lunedì 25 gennaio 2016

Cambio di condizioni

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Ho un'app sul cellulare che mi tiene lontani gli scocciatori permettendo le chiamate solo da rubrica.
Ce l'ho sin dall'inizio, praticamente.
Era gratuita, anche se ti invitava a scaricare la versione Pro dal Samsung Store (però sempre gratuitamente), finché ha smesso di rompere le scatole e con un aggiornamento è passata gratuita e basta.
Oggi il telefono mi segnala un'aggiornamento dell'app. Lo lancio, e l'app mi dice di essere in versione demo e di comprare la versione completa (dall'app store).
Bene. Disinstallo l'app, cerco la versione precedente in giro, la trovo, la carico sul mio cloud-web-server, la installo sul telefono, disattivo gli aggiornamenti automatici.
Voilà: di nuovo gratuita e funzionante senza limitazioni. Avvertire prima no, eh?

giovedì 5 giugno 2014

Piscina segreta

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Il palazzo è in costruzione da molto tempo. Pur essendo in periferia, e destinato a diventare un grosso edificio di uffici e servizi, con un grande bar al piano terreno, viene costruito usando tecniche tipiche di anni molto passati: pesanti pareti esterne in blocchetti di arenaria, colonne portanti molto ampie e ambienti ad altezze differenti e rifiniture ad arcata.
Ma sebbene sarebbe dovuto essere ormai costruito e completato da parecchio tempo, e nonostante un gruppo di muratori e carpentieri sia lì praticamente ogni giorno, i lavori procedono a completo rilento.
Il cantiere è chiuso, ovviamente.
Ma conosco un modo per entrare: il palazzo sorge sulle fondamenta e sulla base di una struttura che esisteva in passato. Uno degli edifici circostanti è circondato da una stradina che è ridotta a un sentiero fra le erbacce. Questo sentiero dopo aver raggiunto il lato posteriore dell'edificio, giunge alle spalle del cantiere, in un punto che - apparendo in mezzo alle erbacce e alle sterpaglie, non è stato recintato.
Ed è così che di mattina, all'alba, entro nel cantiere e salgo fino al primo piano, guardandomi intorno e notando che ci sono fori scavati nelle pareti di tufo per cercare di ottenere un alleggerimento generale della struttura, oltre ad aperture a forma d'arco che dovrebbero ospitare porte e finestre.
So che devo potermi muovere liberamente, e dato che ho con me un borsello, per evitare di dover tornare indietro l'ho lasciato nascosto in un buco del muro perimetrale dell'edificio vicino. Non so a che scopo (il borsello non è pesante, e peraltro so che dentro ho il cellulare e la Legria Mini), ma me ne libero.
Sulla sinistra, in quello che appare appunto il lato sinistro dell'edificio, che sull'esterno ha finestre solo al secondo e terzo piano, anche dall'interno appare praticamente sigillato. Tranne una serie di fessure verticali larghe pochi centimetri su una parete di fondo. Mi avvicino. Alcune di queste fessure, che sembra vengano scavate manualmente a scalpello, sembrano essere più un modo per arieggiare l'ambiente che c'è dietro, più che per far entrare luce. Le fessure più a destra sono più ampie e rifinite: sembra che l'aspetto finale di questa sorta di griglia dovrà essere simile a questa. Riesco a infilare la testa con difficoltà e guardo verso il basso, cercando di capire che cosa ci sia.
C'è un unico ambiente, molto illuminato, cui l'ingresso si deve trovare proprio sotto di me (anche se data la posizione riesco solo a vedere la parete opposta e una stretta diagonale più o meno fino a metà di quello che ci sarebbe.
L'ambiente è molto più profondo del solo piano terra (scende di almeno altri dieci metri. Appare uno scavo, profondo, e svasato. Una vibrazione e un successivo riflesso mi fanno notare che lo scavo è pieno di acqua, per almeno un paio di metri di profondità. L'acqua appare molto limpida e pressoché senza movimenti, quando all'improvviso un rumore violento annuncia la "caduta" (o il tuffo) di due grossi oggetti.
Che mi si presentano davanti al naso dopo pochi istanti: ci sono due panda che stanno nuotando! Non sono adulti, ma neppure dei cuccioli: saranno alti poco meno di un metro ciascuno.
Mi sposto silenziosamente indietro, mentre sento i primi muratori che sembra stiano arrivando. Insomma: le voci su strani esperimenti condotti in questo edificio erano corrette.
Ma mentre riesco a svicolare fuori dal cantiere e ripesco il mio borsello, prima di raggiungere una serie di persone in piazza, mi rendo conto che - a parte la mia testimonianza - non c'è nulla che provi quello che ho visto. E con molta difficoltà, dopo essermi introdotto di nuovo nel cantiere e aver pescato la telecamera dal borsello, riesco dallo stesso punto a filmare gli ultimi momenti in cui i due ailoropodi giocano in quella specie di piscina risicata. Mi chiedo da dove vengano ma sento delle voci: qualcuno sospetta un ingresso non desiderato (aka: forse mi hanno scoperto) e quindi mi allontano di corsa e riesco ad evitare di essere scoperto per un soffio.
Ci vediamo quindi in piazza con alcune persone (ci sono sia miei amici che youtuber che seguo) e la discussione verte proprio sul fatto che si dice che si facciano esperimenti in quell'edificio, ma quando nessuno vuole credere che ho visto i panda con i miei occhi (prima che possa dire loro di avere le prove), decido di pubblicare in un canale nascosto su youtube il filmato rubato dei panda.
Ed è così che la notizia si diffonde, mentre sto guardando il filmato sul telefonino e tutti si chiedono chi possa aver girato quelle immagini: sto per svelare il segreto quando...

... quando decido che è ora di svegliarsi e di cominciare la giornata ^_^

lunedì 5 agosto 2013

Un semplice esperimento

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La palestra è, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, estremamente silenziosa, e la serie di file ordinate di banchi su cui i bambini, singolarmente, e con una matita e un foglio in mano stanno svolgendo la prima serie di test MENSA. Alcuni adulti girano fra i banchi in silenzio. È stato espressa una regola che i bambini non conoscono: per evitare qualsiasi problema chiunque dovesse essere sorpreso a copiare o barare sarà "segnalato" silenziosamente e successivamente i suoi risultati saranno scartati, ma nessuno sarà cacciato dalla palestra durante l'esame, per evitare ogni genere di distrazione.
Tuttavia, pur essendo tutti quanti bambini fra i sette e i dieci anni, c'è molto silenzio e decisamente ben poca intenzione di copiare qualcosa, anche perché il test stesso è più un gioco di logica. Ma soprattutto perché sono stati ammessi a partecipare solo i bambini che risultano avere un Q.I. appena superiore alla media.
Ci sono sette file di cinque banchi ciascuna: trentacinque bambini e bambine con l'espressione più o meno assorta, la matita sul foglio delle risposte. Anzi no: trentadue hanno l'espressione assorta. Mentre tre, che erano stati notati e che sono stati convenientemente posti ai tre posti alternati sulla prima fila, con estrema calma ed espressione molto rilassata procedono a marcare le risposte sul foglio quasi senza guardare le domande.
Tre matite si posano sul banco quasi all'unisono, quando ancora mancano quindici minuti al termine del test. Silenziosamente uno dei controllori ritira le loro risposte e i due bambini e la bambina si limitano ad annuire con un sorriso.
Sera. Nella palestra sono rimasti solo dieci adulti e i banchi vuoti. Controllano con calma le risposte: i test sono stati completati e, peraltro, tutti e tre i test risultano perfetti al 100%. Sono gli unici tre test completati senza errori.
Alfredo, giovane ricercatore fresco della seconda laurea, con degli occhiali leggerissimi con montatura in titanio e lenti senza cornice, volto perfettamente rasato ma corposi basettoni fino all'attaccatura dell'orecchio, si rivolge a quella che appare come la sua superiore: l'unica persona che è rimasta seduta e non sta mettendo da parte il computer e l'attrezzatura. -Il risultato, se confermato, è incredibile. Di fatto questi tre bambini potrebbero benissimo essere accolti nel MENSA già oggi stesso. Ma non voglio essere troppo ottimista: un secondo test in ambiente controllato è obbligatorio, in questo caso.
La professoressa, Stefania, da poco entrata nei quaranta, sempre gioviale e dal sorriso contagioso, in realtà nascondeva il terribile dolore della perdita di entrambi i genitori proprio ad opera di una squadra d'invasione extraterrestre. Già da vent'anni, a causa di questi attacchi "chirurgici" era stata approvata la legge 180 già su tutto il pianeta.
La Legge 180, nata in Italia con il pomposo nome di Decreto Legislativo del 18 settembre 2036 nr. 180, ma fra tutti quanti nota soprattutto per il soprannome "Decreto Zimonta", dal nome del senatore Francesco Zimonta, che l'aveva proposta quell'anno, in sostanza è quella normativa che permette l'esecuzione sommaria delle forme di vita extraterrestre che si presentano sul nostro pianeta, in quanto considerate un rischio immediato per la vita umana, e stabilisce che in nessun caso è processabile chiunque abbia, a mani nude oppure utilizzando qualsivoglia arma o strumento, ucciso le entità eliminando di fatto il pericolo di uno o più invasori extraterrestri. In tale attività, l'eventuale coinvolgimento e possibile morte di umani anche a causa di "fuoco amico" è considerato un danno collaterale accettabile.
Ma dopo quasi vent'anni, molti scienziati comunque si chiedono se sia comunque possibile ottenere dei contatti con civiltà aliene, e soprattutto se sia possibile far fiorire degli accordi, magari commerciali, con essi.
Ma la ricerca scientifica italiana ormai da anni ha perso pressoché tutti i finanziamenti: lo stato non la sostiene, e i finanziatori privati puntano soprattutto a quelle attività con ritorni economici sicuri e veloci.
Per questo motivo Alfredo e Simona sono a capo di questo esperimento. Ossia: non per la loro preparazione scientifica comunque lungamente dimostrata da un'abbondante quantità di pubblicazioni sulle principali riviste scientifiche. No: principalmente per la loro capacità (soprattutto di Alfredo) di "bucare lo schermo televisivo".
È infatti ovvio che i principali fondi per la ricerca scientifica di questo livello sono procurati per mezzo di improbabili trasmissioni televisive. E cosa c'è di meglio di un bel reality per racimolare fondi con cui scoprire se è possibile condividere una lingua extraterrestre?

Il giorno dopo, nella stessa palestra, ci sono Alfredo, Stefania, solo tre banchi molto distanti fra di loro e tutti gli adulti di ieri.
I tre bambini, ossia Anna, di nove anni, Luca e Massimiliano, di otto, ora appaiono leggermente intimoriti da tutti quegli occhi che li squadrano. Ma la situazione non è diversa da quella del giorno precedente: anzi! Di sicuro qualcuno di loro riuscirà ad andare in televisione e a diventare famoso.
Alfredo, inquadrato da una serie di telecamere molto discrete, spiega ai bambini: -Niente di particolare: anche oggi dovrete semplicemente rispondere a dei quiz a risposta multipla, come è successo ieri. Solo che ieri si cominciava con delle domande semplici e si andava avanti con domande via via più difficili. Oggi io e la professoressa abbiamo scelto a caso cento domande da un gruppo di duemila. Ce ne sono di molto facili, ce ne sono di molto difficili. Ma questa volta non c'è un tempo limite. Potete prendere tutto il tempo che volete, e dovete comunque essere sicuri della risposta che date, perché questa volta la scelta è molto importante.
Dobbiamo evitare che possiate copiare o prendere qualsiasi riferimento, per cui i controllori resteranno per tutto il tempo accanto a voi. Se siete pronti, possiamo cominciare!
I tre bambini, silenziosamente, si siedono. Sul banco sono già presenti, voltati verso il basso, il foglio delle domande e quello in cui marcare le risposte, oltre a due matite, un temperamatite e una gomma.
I tre girano all'unisono il foglio delle domande, e cominciano ad affrontare le domande e le risposte. La procedura appare persino più semplice del giorno prima, e i tre bambini cominciano a marcare le risposte con convinzione e un sorriso che appare sempre più raggiante.
Non passano neppure dieci minuti che i tre praticamente nel giro di pochi secondi ciascuno, con espressioni decisamente soddisfatte, posano la matita sul banco e guardano con interesse i controllori, che sono rimasti a guardarli impassibili per tutto il tempo.
Stavolta è Stefania a prendere la parola: -Grazie a tutti. Domani mattina qualcuno fra di voi sarà chiamato e parteciperà alla trasmissione. Per ora abbiamo concluso.
Di nuovo vengono guardati i fogli delle risposte, prima di passarli al controllo computerizzato, ma prima tutti quanti notano con un sorriso che in tutti e tre i fogli non è marcata alcuna risposta alla domanda numero trentasei. La domanda civetta: nessuna delle risposte fornite era valida. Ma nessuno dei tre si è fatto cogliere in castagna.
Di nuovo sono 99 (cento, contando la risposta 36) risposte esatte, per tutti e tre. E di nuovo i due scienziati s'interrogano.
-Pensi che abbiano potuto barare?
-E come? Imparando a memoria le duemila domande possibili del test MENSA (che non sono manco tanto facilmente procurabili) per poter dare le risposte corrette a novantanove a caso scelte stamani alle sei? Guarda Alfredo: se un bambino di otto anni ha la capacità di imparare a memoria duemila risposte visive, per me è comunque pronto ad affrontare l'esperimento.
-Sì, capisco quello che vuoi dire. Comunque per me resta un risultato molto strano: sono un membro, e che io sappia da molti anni non si vedono soci che hanno ottenuto due volte di fila il 100% delle risposte esatte al test. Significa che stiamo parlando di persone con uno spirito di osservazione assoluto. E sono bambini, Stefania, sono solo bambini...

Davanti alla "casa", costruita dentro uno dei teatri di Cinecittà, ci sono già i due scienziati, i tecnici e il personale che per venti giorni starà a stretto contatto con i tre bambini. Anna ha accettato di buon grado di avere una cameretta tutta per sé, mentre Luca e Massimiliano condivideranno con piacere un'altra cameretta. Alfredo e Stefania hanno due camere da letto separate e tutto sembra pronto per cominciare. Sembra. Perché i bambini sono dal medico che sta facendo la visita iniziale. E a quanto pare c'è un problema.
Luca non ha effettuato le vaccinazioni facoltative consigliate (fra cui morbillo e poliomielite). Non le ha mai effettuate perché si sospetta una grave forma allergica a uno dei componenti dei vaccini, ma per motivi di sicurezza non si può consentire al bambino di partecipare alla trasmissione e alla ricerca se non si parte da una situazione comune. Nello specifico dal fatto che gli altri due bambini risultano vaccinati. Per questo motivo, di concerto con la famiglia, sono stati somministrati quattro vaccini polivalenti (uno zuccherino e tre iniezioni), e il bambino è stato tenuto sotto osservazione per eventuali crisi allergiche.
Ma il povero Luca, come "premio" per aver ospitato sul suo robusto posteriore ben tre vaccini, ha ricevuto dopo un'oretta di controlli di rito per reazioni allergiche, un lecca-lecca alla ciliegia.
Una crisi respiratoria pochi istanti dopo aver scartato il dolcetto ha fatto scoprire nella maniera peggiore proprio una grave allergia alla ciliegia, e il bambino è stato portato d'urgenza in ospedale. Alla conferma del ricovero del bambino, con il dovuto rispetto per la privacy della famiglia (e il dovuto ascolto alle proteste non indifferenti degli sponsor) si è proceduto a rinviare di una settimana l'inizio dell'esperimento.

Dopo una settimana, durante la quale uno sponsor ha abbandonato ma è stato subito sostituito da due molto più interessati, finalmente davanti alle telecamera di molte tv incuriosite, in un tripudio di bambini e adulti urlanti, davanti all'ingresso della "casa" addobbato con centinaia di palloncini in mylar (uno degli sponsor) decorati con disegni di fatine dei cartoni animati (altro sponsor) e con un bellissimo tappeto rosso e bianco (ancora sponsor, ovviamente!) arriva la limousine che scodella i tre bambini un po' confusi in mezzo a questo ginepraio.

I bambini salutano con la mano la folla urlante mentre i fari si spengono sugli ultimi fuochi d'artificio dello sponsor, e infine entrano nella casa seguiti da decine di telecamere fisse e dietro specchi finti.

E finalmente, dopo una cena offerta dalla produzione con pizza, patatine e bibite offerte dallo sponsor (ma solo perché è la sera d'arrivo: da domani una dieta equilibrata decisa assieme alle famiglie), Alfredo e Stefania spiegano a grandi linee ai bambini lo scopo di questo "esperimento".
Il giovane ricercatore prende la parola per primo: -Come tutti voi sapete, tutte le volte che sono venuti degli esseri da altre galassie, ci hanno soprattutto lasciato dei segnali. Messaggi, scritti nelle lingue terrestri. Messaggi scritti con i caratteri terrestri, ma con una sintassi, un'ortografia e una grammatica ben precise...
-Il nostro esperimento- continua la scienzata, -vuole dimostrare che è possibile imparare la sintassi e la grammatica tipica delle razze extraterrestri più pericolose, pur essendo dei comuni terrestri.
-Questo, riteniamo, in qualche modo dovrebbe favorire e migliorare il contatto con  le forme di vita aliena.
I bambini annuiscono convinti, e seguono le spiegazioni con interesse nonostante l'orario sia abbondantemente vicino alla mezzanotte.

Per evitare alcune implicazioni anche legislative il reality non è a la "Grande Fratello" e pertanto il reality viene registrato e le parti salienti vengono trasmesse in differita. Non ci sono telecamere in bagno, ad esempio. Alla coppia di ricercatori si affiancano alcuni stagisti ed altri ricercatori, in un team che compie un lavoro eccellente e i primi sei giorni scorrono tranquilli ed efficaci. Anna, Luca e Massimiliano collaborano di buon grado, accettano persino di indossare i vestiti offerti dagli sponsor; certo: Anna appare solare quando va a dormire indossando il pigiama delle fatine colorate, mentre i due bambini non sembrano particolarmente a loro agio con le magliette dello stesso tema, ma in realtà tutto scorre in secondo piano data la velocità di apprendimento durante la trasmissione. In particolare i tre, che dimostrano capacità logiche fuori dal comune, tanto da giustificare gli incredibili risultati ai test MENSA, sembrano far sperare bene sul risultato dell'esperimento.
Stefania, tra l'altro, è quella che nel tempo appare più speranzosa visto il terribile precedente che ha vissuto.

L'alba del settimo giorno dall'inizio dell'esperimento tutto sembrava normale.
Alfredo esce silenziosamente dalla casa in maglietta e pantaloncini e comincia la giornata con un'oretta di jogging attorno al percorso interno di Cinecittà. Rientrando poi verso le sei e un quarto in casa, prossimo a fare una doccia, nota la luce accesa nello studio.

Entrando lentamente, mentre si chiede il motivo della luce accesa, apre la porta accostata e si avvicina alla lavagna, su cui c'è scritto qualcosa. Dietro di lui giunge decisa la voce di Stefania: -Anna si è alzata all'alba, per andare in bagno, ma poi è entrata qui nello studio, e io l'ho seguita silenziosamente. La ho vista prendere il gessetto, cancellare la lavagna e scrivere. Ed ho capito. Ho capito che ci siamo sbagliati. Ho capito che quello che facciamo è sbagliato ma, soprattutto, ho capito che non è quello che sembra. Perché ora so come ha fatto a ottenere il 100% al test del MENSA.
Alfredo la guarda preoccupato: la donna tiene in mano un grosso coltello insanguinato. -Di cosa stai parlando?
Mentre percorre lentamente il breve percorso che lo separa dalla scienziata, e comincia a notare la chiazza rossa crescente sul pavimento.
E poi la vede. Anna è riversa a terra. Nella pozza di sangue. Sulla schiena varie ferite. Sul volto, vicino al pavimento, un'espressione sconvolta, fermata da almeno sei pugnalate alla schiena.
-L'ho vista. Era andata in bagno- continua a ripetere meccanicamente la scienziata, quasi a volersi dare una giustificazione da sola -ma poi è venuta qui... e ha scritto quello sulla lavagna... è la stessa calligrafia... è lo stesso linguaggio... è un'aliena, Alfredo. È una di loro, ne sono certa, e non potevo lasciarla in vita. Dovevo farlo, la legge Zimonta mi chiedeva di farlo, per forza...

I tecnici di studio entrano silenziosamente nella stanza, le prendono dalla mano il coltello e la allontanano lentamente, mentre lei in lacrime continua a ripetere solo che doveva farlo.
Finalmente Alfredo si gira e guarda la lavagna, su cui campeggia a caratteri dalla dimensione non indifferente il messaggio di Anna: "VOGLIO TORNARE DALLA MIA MAMMA"

giovedì 4 aprile 2013

Serie televisive poliziesche a... confronto?

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[storica, ripescata da qui, me l'hanno fatta pensare in questi giorni]
Da un lato la Crime Scene Investigation, dall'altro il Reparto Investigazioni Scientifiche. Vincerà la serie con il budget stratosferico o il tarocco italiano? Beh, in effetti c'era proprio bisogno di porsi questa domanda?

Ore 12, Las Vegas, sede della Crime Scene Investigation. Squilla il telefono. Grissom, il capo, risponde.
«Come? Hanno trovato un uomo morto nel bagagliaio di una Mercedes fuori città? Questo è un caso per noi. Sarò lì fra 12 minuti.»

Stessa ora, Parma, sede della Ricerche Investigazioni Scentifiche. Squilla il telefono. Il capitano Venturi risponde.
«Pronto, qui è il capitano Venturi.»
«Prrrrrrrrrrr!» (riattaccano)
«Ma com... che cazz... Ah, questi bambini di oggi...»
Risquilla il telefono.
«Oh basta mi hai rotto il cazzo!»
«Ma insomma Venturi!»
«Oh, mi scusi Tenente... è lei... pensavo fossero quei maledetti bambini.»
«Senta Venturi, hanno trovato un uomo morto nel bagagliaio di una Cinquecento, poco fuori città.»
«Eeeeeh e che ci devo fare io? Non ci può mandare qualcun altro, i vigili del fuoco, la guardia di finanza...»
«Non dica sciocchezze. Voi siete il Ris, siete i più adatti per queste situazioni.»
«Mah, se lo dice lei. Vabbè: sto là fra una mezz'oretta...»

CSI, dodici minuti dopo spaccati.
«Dunque. Si direbbe che quest'uomo sia morto una mezz'ora prima di essere stato chiuso nel bagagliaio dall'aspetto della sua pelle. Le vedi queste macchioline blu? Emoglobina ossigenata. Inoltre i numerosi ematomi suggeriscono che ci sia stata una colluttazione prima del decesso. I segni sul collo e l'aspetto delle pupille dicono che la morte deve essere avvenuta per strangolamento. Probabilmente a mani nude.»
«Attento Grissom! Guarda meglio!»
«Giusto! Questi segni indicano che l'assassino portava guanti di pelle, neri.»
«Come vedo non hai perso il tuo infallibile fiuto!»

Ris, un'ora abbondante dopo.
«Dunque. Si direbbe che quest'uomo è morto.»

CSI, più tardi.
«Ehi, Grissom, guarda qui! Forse possiamo incastrarlo. Vedi quella macchiolina scura all'interno del bagagliaio?»
«Uhm... uno sputo! Se non corrisponde col DNA della vittima allora sappiamo chi è l'assassino! Presto, porta l'analizzatore sputolitico da campo!»
«Cacchio, questo qui si è lasciato sfuggire uno sputo! È pazzesco! È come se ci avesse scritto il suo nome con una bomboletta spray verde, in quel bagagliaio!»

Ris, pochi minuti dopo.
«Uhm! Che culo! Una macchia sospetta! Se l'analizziamo magari viene fuori qualcosa, e riusciamo a farci venire un'idea per archiviare il caso! Pippo, vieni qui un attimo!»
«Che c'è capitano?»
«Odora un po' quella macchia!»
«Che puzza!»
«Ti dice niente?»
«No, beh, puzza un po', ma nient'altro.»
«Ok andiamocene: stiamo seguendo una pista sbagliata...»
«Ehi, non portiamo un campione di questa roba al laboratorio per farla analizzare?»
«Tu vorresti portare quella roba puzzolente nella MIA macchina? Vuoi scherzare?»

CSI più tardi.
«Allora, fate un'analisi accurata di quello che la vittima ha mangiato e bevuto nelle ultime dodici ore, capito?»
«Già fatta, capo, sapevamo che ce l'avrebbe chiesta.»
«E allora fate anche un'analisi delle cavità polmonari, per ritrovare eventuali frammenti entrati nei polmoni durante il soffocamento.»
«Fatta anche questa, capo, l'abbiamo preceduta.»
«Va bene va bene, allora fatemi un esame a piacere... Ma ehi! Avete lasciato il bisturi sul tavolo operatorio! Quante volte vi ho detto che i bisturi dopo essere stati usati vanno riposti nell'apposito contenitore? Eh? Quante volte?»
«Ha ragione capo, staremo più attenti...»
«Sì, sì, intanto questo mese vi dimezzo la busta paga.»
«Ha ragione capo, abbiamo sbagliato, dobbiamo pagare.»

Ris, ora di pranzo.
«Mamma, che ci fai in caserma?»
«Sono venuta a portarti i fegatini di vitello che ti piacciono tanto!»
«Oh, grazie mamma, ma ora sono occupato, mettili lì sul tavolo operatorio, vicino a quel contenitore bianco...»
«Mi raccomando! Mangia, che ti stai sciupando!»
---
«Capitano Venturi, abbiamo effettuato delle analisi sul fegato che ci è arrivato in laboratorio... e... quello che le stiamo per dire la sconvolgerà, ma siamo abbastanza certi: la vittima non è un essere umano, deve essere un vitello, non so... una mutazione... come in X-Files...»
«Scusate un attimo... il fegato era mica in uno scatolo sul tavolo del laboratorio...»
«Sì, era proprio lì capitano...»
«E allora io che ho mangiato... ommioddio... vado nel bagno a vomitare, aspettate un attimo...»

CSI
«Ecco fatto. Ora il computer confronterà tutti i campioni di DNA dello Stato, e se siamo fortunati in circa venti minuti sapremo l'identità dell'assassino...»

Ris
«Abbiamo un identikit del probabile assassino. Ce lo ha fatto coi pastelli a cera un bambino che dice di essere passato di là all'ora dell'omicidio.»
«Bene bene. Scendi per strada e vedi se qualcuno riconosce l'assassino nell'uomo del disegno... aspetta... o è una donna?»

Las Vegas, casa di un americano medio.
«Salve, sono un americano medio e sto andando al bagno.»
Improvvisamente un marine esce dal water, un membro dei corpi speciali esce dal bidet e da un buco nel soffitto si cala lui, Grissom, il capo della CSI.
«Ok, sei in arresto, le prove contro di te sono schiaccianti, non muoverti e non parlare, ogni parola gesto o sospiro potranno essere usati contro di te in tribunale.»
«Posso andare prima in bagno?»

Ris
«Terribile... l'identikit si è rivelato essere un falso, il fegato della vittima se l'è mangiato il capitano... inoltre la macchina per le spettrografie non funziona, la macchina per il DNA nessuno la sa usare e la maggior parte degli agenti o sono in ferie, o sono al bar.»
«Io direi che questa volta è il caso di giocare il Jolly.»
«Evvabene!»
---
«Tenente, abbiamo effettuato delle indagini molto accurate, con i mezzi più sofisticati che lo Stato ci ha messo a disposizione e siamo arrivati alla conclusione che si sia trattato di suicidio.»
«Voi trovate un cadavere chiuso (da fuori) in un portabagagli e mi dite che si è trattato di suicidio?»
«Strano eh?»
«Ma noooo che fa, si è trattato di suicidio, chissenefrega!»

CSI
«È incredibile Grissom, l'avete arrestato per uno sputo! Uno sputo!»
«Sì, non ci credo neanche io che un assassino sia così stupido da lasciare un suo sputo in giro!»
«HAHAHAHAHHA!»
«HAHAHHAHAHA!»
«Mica come quelli del Ris!»

martedì 2 aprile 2013

Un orsacchiotto mi protegge, XII

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-Seguimi. Non discutere né fare domande, devi solo venire con me.
Lo guardo con attenzione. Aveva qualcosa di familiare ma non riuscivo a capire che cosa. -Ma è pericoloso, non possiamo semplicemente muoverci lì in mezzo!
-Ti ho detto di non discutere!- Mi afferra per un braccio, poi mi tira a sé lungo la strada che c'era davanti a noi. -Dobbiamo fare presto, comunque.
Comincio a correre per stargli dietro. Dopo qualche istante mi lascia il braccio e comincia ad allungare il passo, ma poi dopo un centinaio di metri la nostra velocità va scemando e lui mi sembra più tranquillo di prima. Si gira accennando un sorriso: -Ne siamo quasi fuori, ancora pochi passi, fidati.
Improvvisamente metto un piede in fallo e finisco in ginocchio. Adesso mi rendo meglio conto della strada che stiamo percorrendo: siamo su una specie di sterrata di montagna, piena di fango e di pozzanghere, come se avesse finito di piovere da pochi minuti. Il cielo è grigio, e dà l'idea che fra poco seguirà un altro fortunale non indifferente. Anzi, capisco che la nostra corsa serve proprio a trovare un riparo prima che cominci a piovere. Ma mentre mi rialzo e sento la sensazione di freddo umido al ginocchio, ho la sensazione di piccole goccioline d'acqua che mi cominciano a colpire la testa e le spalle.
-Sta cominciando a piovere.
-Per questo dobbiamo muoverci. Forza dai, che siamo quasi.
Avanziamo in mezzo a una specie di frutteto, intorno a me vedo solo degli alberi sparsi (ma sono alberi da frutto: vedo degli agrumi e degli ulivi); a un certo punto lui si ferma in un punto che a me sembra identico a tutto quello che ci sta circondando: -Va bene, adesso siamo al sicuro.
-Cosa?
Mi guarda e sorride, poi mi mette una mano sulla spalla. Ha un po' di fiatone, e anche io mi rendo conto di avere le gambe doloranti ed il respiro corto per la corsa appena affrontata.
-Ci vuole un po' d'acqua, andiamo verso il fiume.
-Quale fiume?- lui parte verso sinistra e io lo guardo rimanendo dove mi trovo: intorno a noi vedo solo gli alberi, ma poi improvvisamente mi rendo conto di un rumore lontano ma non troppo: come di acqua che scorre.
La pioggia comincia a peggiorare, mi sistemo meglio la giacca e la maglietta che ho addosso e mi metto a seguirlo. Le gocce d'acqua stanno aumentando in numero e comincio a sentirmi dell'acqua che mi scola dalla testa verso la faccia e il collo.
Dietro di me, sopra di noi, un lampo. Non una luce momentanea come il flash di una macchina fotografica, ma più una luce che va e viene come se fosse la visualizzazione di un battito cardiaco: una serie di momenti di luce bianca-azzurra più forti e di bagliori violacei più bassi. Dura poco meno di un secondo, e il rumore dell'acqua che sento sempre più forte viene accompagnato da un lungo brontolio lontano.
-Il tempo sta peggioran...- la mia frase viene interrotta da uno schianto assordante, che ha seguito di poco meno di un secondo il lampo: una deflagrazione violentissima e lunga. Mi guardo attorno, ma ovviamente ormai il "danno" è già passato, ma quando ritorno a guardare il mio compagno un altro lampo come il primo squarcia il cielo. E di nuovo un tuono molto forte ed improvviso scuote l'aria circostante, solo che stavolta ho la chiara sensazione dell'onda d'urto che mi arriva addosso: un vento che mi spinge in avanti facendomi quasi cadere. -Non possiamo continuare a restare all'aperto, è pericoloso. Ci serve un riparo.
Il compagno si ferma all'improvviso e comincia a guardarsi intorno, proprio alla ricerca di un riparo, mentre io per poco non vado a sbattergli addosso.
Un terzo lampo, ma ora sto dando le spalle al mio compagno e finalmente capisco che succede: un fulmine colpisce un albero MOLTO vicino a noi. Lo schianto del tuono è assordante e mi fischiano le orecchie, e di nuovo lo spostamento d'aria calda mi fa barcollare: -Oh cazzo!
-Stai tranquillo, te l'ho detto: siamo al sicuro, qui non può colpirci.
-Ma che stai dicendo? Qui siamo all'aper...
Un altro fulmine, un altro tuono. Ma comincio a rendermi conto di una cosa: chi è con me ha ragione: il fulmine è caduto più o meno alla stessa distanza del primo. Piove, ma dove siamo noi casca appena qualche gocciolina d'acqua, mentre ad alcuni metri di distanza in mezzo agli alberi c'è una specie di muro d'acqua. Sento un rumore strano e alzo lo sguardo sopra di noi. A questo punto vedo con orrore una saetta che punta dritta verso di noi ma che, all'improvviso devia sulla destra percorrendo una curva che la porta contro un altro albero poco distante: è come se sopra di noi ci fosse una specie di cupola trasparente.
-Dai, andiamo verso il fiume.
-Ma che succede?
Il mio compagno si dirige verso sinistra e lo seguo; percorriamo un centinaio di metri e poi giungiamo a un declivio che diventa il greto di una specie di torrentello. Sarà largo un paio di metri, l'acqua profonda pochi centimetri, ma trasparente e oserei dire persino profumata. Si siede sul bordo e infila le mani nell'acqua, cominciando a bere.
Lo guardo con attenzione: -Sono sicuro che sia anche acqua non inquinata, ma credo che ci siano anche sabbia, piante e chissà quali altre fesserie... non credo che si possa bere così, a cuor contento...
-Stai tranquillo, tanto sta finendo di piovere, e quello che mi interessava era semplicemente essere vicino a te... ora ti puoi svegliare!
Il rumore della pioggia si allontana, l'ambiente si fa buio, la mia sensazione di essere a letto si fa più evidente. La mia camera, la pioggia, fuori... un tuono... Lucky sotto il braccio sinistro.
-Ehi, ma non credi che dovrei essere io a proteggere te dal temporale, orsetto fifone? Buongiorno, eh... le cinque meno cinque di mattina, direi che ci si può alzare e si può cominciare la giornata...

domenica 30 dicembre 2012

Il flash mob

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Sono sul divano, seduto davanti alla tv, spenta. Accanto a me Lucky mi spiega:

Sardegna. Estate, prima settimana di agosto.
In realtà questa cosa sta avvenendo in moltissimi alberghi di moltissimi luoghi di villeggiatura, ma per ora tutto quello che sanno i turisti e i cittadini che hanno visto i volantini in giro per qualche stabilimento balneare e per qualche albergo è che un'associazione di giovani registi sta cercando qualche persona disposta a fare la comparsa in alcune scene di un cortometraggio horror.
Tutto comincia il venerdì pomeriggio con un incontro presso un albergo ove alloggia lo staff: sono invitati tutti quelli che pensano di poter recitare: saranno fornite informazioni e sarà effettuata una preselezione. Successivamente l'indomani (sabato) vengono fatti degli specifici provini e vengono selezionate, mediamente, dalle quattro alle sei persone (si fa in modo di scegliere, dove possibile, le coppie che si sono presentate senza "spezzarle").
Domenica mattina ci saranno le riprese.
Gli "attori coinvolti" vengono invitati a rimanere a cena con l'eventuale partner/famiglia e viene loro spiegata la scena che si girerà il giorno dopo (es. inseguimento sulla spiaggia, scena in città, quello che capita) e viene detta loro la "prima verità", ossia che sì, saranno girate delle scene di una sorta di cortometraggio horror/comico.
Quello che tutti ignorano è che la settimana successiva si ripeterà la stessa cosa, ma questa volta coinvolgendo molte più persone (mediamente una quarantina/cinquantina a città, in generale più ce n'è, meglio è).
Un'altra scena, questa volta di tipo "urbano" come un attacco di zombie o roba così.
Quello che tutti ignorano è che questi due week-end di riprese si stanno ripetendo uguali (a parte le scene, differenziate) in molte parti d'Italia.
Gli attori selezionati nella prima sessione reciteranno, peraltro, buona parte del tempo in "costume": vestiti come dei pupazzi di un parco giochi a tema, una cosa tipo "Disney de noatri": c'è uno combinato come un dinosauro, uno una sorta di papero-marinaio alla Paperino eccetera.

Quello che poi tutti quanti verranno a sapere solo alla fine, è che genericamente il cortometraggio sarà presentato a una trasmissione televisiva specifica poco tempo avanti, ma solo a quel punto, quando potranno a fine estate guardare la trasmissione, tutti scopriranno che in realtà si è trattato di una sorta di reality-flash-mob che ha coinvolto lo staff che è stato (di nascosto) ripreso durante le prove, e alla fine si riesce persino a produrre questa sorta di cortometraggio fatto con lo stile dell'horror con una trama semplicissima (che ne so: il parco giochi che di giorno attira i bambini ma di notte è infestato dagli zombie) eppure che ha potuto essere sviluppato con un sapiente lavoro alla base riguardo al girare, al montare ma, soprattutto, all'impegno messo da tutti quanti.

A questo punto mi giro verso Lucky, lo guardo sorridendo e gli arruffo la testolina: -Lucky è un'idea splendida! Ti meriti un premio, mi hai veramente fatto sorridere stavolta...

Poi mi sveglio, sono nella mia camera in una domenica pomeriggio di relax. Fondalmentalmente è stato solo un sogno, ma l'idea mi è piaciuta! (-: Arruffo di nuovo la testolina di Lucky, e poi mi avvio al blog per raccontare questo sogno/ideona...

giovedì 9 agosto 2012

Il lavoro del futuro

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Il mio nome è Marco. Mi hanno detto che è un nome importante, che era il nome di uno dei quattro apostoli del vangelo. Non so cosa significhi, me lo ha spiegato anni fa un nostro vicino di casa, una persona anzianissima e con i capelli e la barba grigi come la cenere. Si chiamava Matteo, ed è morto alcuni anni fa, ma prima mi ha spiegato questa storia sull'origine del mio nome, mi diceva che anche lui aveva il nome di uno degli apostoli, ma non ho mai ben capito come funzionasse la cosa. Aveva a che fare con un libro antico, ed un culto passato di cui sono rimaste poche tracce, nel mondo moderno.
L'ingresso nel XXIII secolo è stato meno doloroso del previsto, e oggi, 4 gennaio 2201, mentre cammino lungo la strada osservo la città intorno a me con occhi dolci, ripensando appunto al passato.
Campobasso è cambiata tantissimo solo negli ultimi vent'anni, figuriamoci quanto può essere cambiata nel corso dei secoli. Adesso, mentre guardo con poco interesse edifici antichi, risalenti forse a centinaia di anni fa, sepolti da immondi casermoni di cemento armato, mi chiedo sul serio se anni di rivoluzione e di battaglie ci hanno portato sul serio a quello che avremmo vo‬luto sin dall'inizio, o semplicemente se qualcuno ci ha dato solo uno spazio dove credere di essere ancora uomini liberi.
La povertà è ovunque, la vedi agli angoli delle strade, la vedi nella faccia delle persone, la vedi nelle case. Gli edifici sono tutti quanti scrostati, con i mattoni ed il cemento a vista, le finestre arrabattate ai muri con manate di calce ed intonaco messi in maniera pressapochista. Ci sono vetri rotti riparati con pezzi di nastro adesivo, sagome di alberi rinseccoliti. I tetti di tutti gli edifici sono costellati di pannelli fotovoltaici, e grazie a questo tutti quanti hanno a disposizione la corrente elettrica gratuitamente. Gratuitamente, già, ma in realtà a che prezzo? Tutti quanti dispongono di pesanti limitazioni al consumo complessivo, ci sono ormai limitazioni che non vanno oltre il kilowatt per ogni abitazione, e mentre il caldo dell'inverno e il gelo e i temporali dell'estate ormai sferzano il clima in maniera così disordinata, nessuno può permettersi praticamente una soluzione per riscaldare l'ambiente, o per rinfrescarlo nella calura. L'aria condizionata è diventata un bene di lusso che solo i più ricchi possono permettersi, così come l'acqua, che anch'essa arriva gratis ai tubi di tutte le case, ma razionata, per solo un ora alla mattina e due ore alla sera. Forte, pulita e puzzolente di grandi quantità di cloro. Ci sono dei premi per chi risparmia sulla sua dose giornaliera d'acqua, così come su quella di corrente elettrica, ma ormai siamo tutti quanti lì a tirare la cinghia perché convertiamo questi ristretti premi in crediti per l'acquisto di beni di prima necessità. Ci sono famiglie che riciclano l'acqua di cottura per lavare e lavarsi, pur di potersi permettere certi sacrifici. La cultura, per fortuna, non manca. Da quando la scuola è divenuta un obbligo per tutti fino ai ventiquattro anni d'età, e tutti quanti riescono in un complicato ma efficace percorso di studi almeno a costruirsi una cultura, in questo mondo le cose vanno meglio. O forse, ce lo vogliono far credere.
Svolto verso sinistra, sono vicino alla mia destinazione.
Campobasso ha due quartieri periferici, uno ad est e uno, opposto, ad ovest, completamente moderni e composti da questi giganti casermoni di cemento armato e vetri oscurati. Che sorgono sulle rovine di altri edifici, crollati con il tempo, il bisogno di costruire casermoni ancora più grandi o, senmplicemente, perché crollati. Perché nel gioco del ribasso, del subappalto e del bisogno di creare elementi per il lavoro del popolo, ci sono pochi muratori sottopagati e che muoiono praticamente ogni giorno in un cantiere per tirare su di corsa un edificio con cemento depotenziato all'estremo: ci saranno grandi uffici per grandi uomini in giacca e cravatta che prometteranno grandi guadagni a tanti giovani in maglietta sdrucita che vivono in un altro casermone, di sparuti e miserrimi alloggi popolari da cinquanta metri quadri con tre camere e due bagni per sette persone. Dove non esiste più la dignità di persona, dove non esiste un minimo di privacy, dove ritorni ogni sera sperando di aver recuperato qualcosa, da questa giornata, finché non ti accorgi che il guadagno della giornata non è sufficiente, forse, neppure a sfamare metà del tuo nucleo familiare. Ma che problema c'è? Tanto le famiglie allargate non esistono più: sempre di meno si sposano, sempre di meno fanno figli (per quanto ti propongano una serie di sgravi fiscali e di soluzioni per sostenere i tuoi figli, finisce che rinunci, perché non sei comunque sicuro di avere di che sostenere te stesso, o tua moglie, o i tuoi genitori, che eppure sacrificano così tanto perché tu possa trovare qualcosa di diverso), sempre di più muoiono e la popolazione si riduce.
Il divario fra ricchi e poveri è una profonda linea di demarcazione, una striscia che appare sempre più difficile da superare.
Giungo davanti al portone di quel casermone di cemento, tutto finestre quadrate in linea, neanche un balcone sulla facciata, ma un'ampia terrazza sul tetto, subito sopra il quarto piano. Lì prendiamo il sole la mattina durante la pausa caffè, lì festeggiamo ogni tanto il compleanno di qualcuno di noi, o qualche altro lieto evento. Lì, prima di tornare nel nostro mondo.
Ed eccolo, il mio: il tanto familiare cubicolo grigio, la sedia, lo schermo tattile del terminale che lampeggia. Mi metto l'auricolare e digito il mio pin sui finti tasti numerici sullo schermo.
In auricolare giunge un <click> che mi da un po' fastidio, e a cui ancora non mi sono abituato. Mentre sto per cominciare dagli altoparlanti ben integrati sui muri giunge una voce meccanica: "Questa è la giornata di Isernia. Buon lavoro a tutta la squadra".
E si va in scena.
<click...> "Pronto?"
"Signora buongiorno, sono Marco di Quattropiù, forse la sua nuova compagnia telefonica..."

mercoledì 16 maggio 2012

Ennesima frontiera del rompimento di scatole

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Tutto comincia guardando le statistiche del mio sito e, in particolare, i principali siti che portano link entranti a me.
Ed è così che salta allo sguardo un sito mai sentito nominare, che vado ad aprire con molta calma.
E il sito mi si apre. Mi si apre presentandosi come una bella fotocopia del sito youtube, ma con un filmato che appare piccante e/o intrigante, che sembra coinvolgere Emma Watson (la potteriana Hermione).

Ma qui il gioco si fa interessante, perché ovviamente non sono su youtube, e quindi il sito non funziona come funziona il noto portale di condivisione dei video, e infatti provando a clickare play (o qualsiasi altro filmato presente a lato) immediatamente appare una finestra, molto insistente, che invita ad "aggiornare la propria versione del player multimediale", pretendendo di andare ad installare la classica sequela di toolbar+searchpage+diosolosacosaltro componenti aggiuntivi del browser per rompere le balle all'utente, quando non finisci anche su un sito (lo vedevo spesso quando ero su facebook) che per visionare il filmato ti chiede prima di mettere il tuo numero di cellulare (perché, come c'è scritto nella parte in piccolissimo, ti fai un bell'abbonamento a loghi e suonerie per adolescenti in calore con improbabili rane antropomorfe che cantano brani dance per la modica cifra di 40 euro al mese).
Come sempre in questi casi: fate molta attenzione, tanto tutti questi "filmati shock" sono solo un modo per cercare di fregarvi dei soldi...