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lunedì 31 agosto 2020

Una bella botta e via!

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#SenzaFiltro e, probabilmente, pure senza udito (o, possibilmente, senza dito...) 🧨

lunedì 17 agosto 2020

lunedì 3 agosto 2020

Inculato con dei cerotti

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#SenzaFiltro e pure col naso chiuso dall'allergia

lunedì 27 luglio 2020

lunedì 6 luglio 2020

Di due misure diverse, ma anche simili

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#SenzaFiltro parlando di due misure, ma anche di due pesi

lunedì 29 giugno 2020

domenica 30 dicembre 2012

Il flash mob

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Sono sul divano, seduto davanti alla tv, spenta. Accanto a me Lucky mi spiega:

Sardegna. Estate, prima settimana di agosto.
In realtà questa cosa sta avvenendo in moltissimi alberghi di moltissimi luoghi di villeggiatura, ma per ora tutto quello che sanno i turisti e i cittadini che hanno visto i volantini in giro per qualche stabilimento balneare e per qualche albergo è che un'associazione di giovani registi sta cercando qualche persona disposta a fare la comparsa in alcune scene di un cortometraggio horror.
Tutto comincia il venerdì pomeriggio con un incontro presso un albergo ove alloggia lo staff: sono invitati tutti quelli che pensano di poter recitare: saranno fornite informazioni e sarà effettuata una preselezione. Successivamente l'indomani (sabato) vengono fatti degli specifici provini e vengono selezionate, mediamente, dalle quattro alle sei persone (si fa in modo di scegliere, dove possibile, le coppie che si sono presentate senza "spezzarle").
Domenica mattina ci saranno le riprese.
Gli "attori coinvolti" vengono invitati a rimanere a cena con l'eventuale partner/famiglia e viene loro spiegata la scena che si girerà il giorno dopo (es. inseguimento sulla spiaggia, scena in città, quello che capita) e viene detta loro la "prima verità", ossia che sì, saranno girate delle scene di una sorta di cortometraggio horror/comico.
Quello che tutti ignorano è che la settimana successiva si ripeterà la stessa cosa, ma questa volta coinvolgendo molte più persone (mediamente una quarantina/cinquantina a città, in generale più ce n'è, meglio è).
Un'altra scena, questa volta di tipo "urbano" come un attacco di zombie o roba così.
Quello che tutti ignorano è che questi due week-end di riprese si stanno ripetendo uguali (a parte le scene, differenziate) in molte parti d'Italia.
Gli attori selezionati nella prima sessione reciteranno, peraltro, buona parte del tempo in "costume": vestiti come dei pupazzi di un parco giochi a tema, una cosa tipo "Disney de noatri": c'è uno combinato come un dinosauro, uno una sorta di papero-marinaio alla Paperino eccetera.

Quello che poi tutti quanti verranno a sapere solo alla fine, è che genericamente il cortometraggio sarà presentato a una trasmissione televisiva specifica poco tempo avanti, ma solo a quel punto, quando potranno a fine estate guardare la trasmissione, tutti scopriranno che in realtà si è trattato di una sorta di reality-flash-mob che ha coinvolto lo staff che è stato (di nascosto) ripreso durante le prove, e alla fine si riesce persino a produrre questa sorta di cortometraggio fatto con lo stile dell'horror con una trama semplicissima (che ne so: il parco giochi che di giorno attira i bambini ma di notte è infestato dagli zombie) eppure che ha potuto essere sviluppato con un sapiente lavoro alla base riguardo al girare, al montare ma, soprattutto, all'impegno messo da tutti quanti.

A questo punto mi giro verso Lucky, lo guardo sorridendo e gli arruffo la testolina: -Lucky è un'idea splendida! Ti meriti un premio, mi hai veramente fatto sorridere stavolta...

Poi mi sveglio, sono nella mia camera in una domenica pomeriggio di relax. Fondalmentalmente è stato solo un sogno, ma l'idea mi è piaciuta! (-: Arruffo di nuovo la testolina di Lucky, e poi mi avvio al blog per raccontare questo sogno/ideona...

giovedì 9 agosto 2012

Il lavoro del futuro

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Il mio nome è Marco. Mi hanno detto che è un nome importante, che era il nome di uno dei quattro apostoli del vangelo. Non so cosa significhi, me lo ha spiegato anni fa un nostro vicino di casa, una persona anzianissima e con i capelli e la barba grigi come la cenere. Si chiamava Matteo, ed è morto alcuni anni fa, ma prima mi ha spiegato questa storia sull'origine del mio nome, mi diceva che anche lui aveva il nome di uno degli apostoli, ma non ho mai ben capito come funzionasse la cosa. Aveva a che fare con un libro antico, ed un culto passato di cui sono rimaste poche tracce, nel mondo moderno.
L'ingresso nel XXIII secolo è stato meno doloroso del previsto, e oggi, 4 gennaio 2201, mentre cammino lungo la strada osservo la città intorno a me con occhi dolci, ripensando appunto al passato.
Campobasso è cambiata tantissimo solo negli ultimi vent'anni, figuriamoci quanto può essere cambiata nel corso dei secoli. Adesso, mentre guardo con poco interesse edifici antichi, risalenti forse a centinaia di anni fa, sepolti da immondi casermoni di cemento armato, mi chiedo sul serio se anni di rivoluzione e di battaglie ci hanno portato sul serio a quello che avremmo vo‬luto sin dall'inizio, o semplicemente se qualcuno ci ha dato solo uno spazio dove credere di essere ancora uomini liberi.
La povertà è ovunque, la vedi agli angoli delle strade, la vedi nella faccia delle persone, la vedi nelle case. Gli edifici sono tutti quanti scrostati, con i mattoni ed il cemento a vista, le finestre arrabattate ai muri con manate di calce ed intonaco messi in maniera pressapochista. Ci sono vetri rotti riparati con pezzi di nastro adesivo, sagome di alberi rinseccoliti. I tetti di tutti gli edifici sono costellati di pannelli fotovoltaici, e grazie a questo tutti quanti hanno a disposizione la corrente elettrica gratuitamente. Gratuitamente, già, ma in realtà a che prezzo? Tutti quanti dispongono di pesanti limitazioni al consumo complessivo, ci sono ormai limitazioni che non vanno oltre il kilowatt per ogni abitazione, e mentre il caldo dell'inverno e il gelo e i temporali dell'estate ormai sferzano il clima in maniera così disordinata, nessuno può permettersi praticamente una soluzione per riscaldare l'ambiente, o per rinfrescarlo nella calura. L'aria condizionata è diventata un bene di lusso che solo i più ricchi possono permettersi, così come l'acqua, che anch'essa arriva gratis ai tubi di tutte le case, ma razionata, per solo un ora alla mattina e due ore alla sera. Forte, pulita e puzzolente di grandi quantità di cloro. Ci sono dei premi per chi risparmia sulla sua dose giornaliera d'acqua, così come su quella di corrente elettrica, ma ormai siamo tutti quanti lì a tirare la cinghia perché convertiamo questi ristretti premi in crediti per l'acquisto di beni di prima necessità. Ci sono famiglie che riciclano l'acqua di cottura per lavare e lavarsi, pur di potersi permettere certi sacrifici. La cultura, per fortuna, non manca. Da quando la scuola è divenuta un obbligo per tutti fino ai ventiquattro anni d'età, e tutti quanti riescono in un complicato ma efficace percorso di studi almeno a costruirsi una cultura, in questo mondo le cose vanno meglio. O forse, ce lo vogliono far credere.
Svolto verso sinistra, sono vicino alla mia destinazione.
Campobasso ha due quartieri periferici, uno ad est e uno, opposto, ad ovest, completamente moderni e composti da questi giganti casermoni di cemento armato e vetri oscurati. Che sorgono sulle rovine di altri edifici, crollati con il tempo, il bisogno di costruire casermoni ancora più grandi o, senmplicemente, perché crollati. Perché nel gioco del ribasso, del subappalto e del bisogno di creare elementi per il lavoro del popolo, ci sono pochi muratori sottopagati e che muoiono praticamente ogni giorno in un cantiere per tirare su di corsa un edificio con cemento depotenziato all'estremo: ci saranno grandi uffici per grandi uomini in giacca e cravatta che prometteranno grandi guadagni a tanti giovani in maglietta sdrucita che vivono in un altro casermone, di sparuti e miserrimi alloggi popolari da cinquanta metri quadri con tre camere e due bagni per sette persone. Dove non esiste più la dignità di persona, dove non esiste un minimo di privacy, dove ritorni ogni sera sperando di aver recuperato qualcosa, da questa giornata, finché non ti accorgi che il guadagno della giornata non è sufficiente, forse, neppure a sfamare metà del tuo nucleo familiare. Ma che problema c'è? Tanto le famiglie allargate non esistono più: sempre di meno si sposano, sempre di meno fanno figli (per quanto ti propongano una serie di sgravi fiscali e di soluzioni per sostenere i tuoi figli, finisce che rinunci, perché non sei comunque sicuro di avere di che sostenere te stesso, o tua moglie, o i tuoi genitori, che eppure sacrificano così tanto perché tu possa trovare qualcosa di diverso), sempre di più muoiono e la popolazione si riduce.
Il divario fra ricchi e poveri è una profonda linea di demarcazione, una striscia che appare sempre più difficile da superare.
Giungo davanti al portone di quel casermone di cemento, tutto finestre quadrate in linea, neanche un balcone sulla facciata, ma un'ampia terrazza sul tetto, subito sopra il quarto piano. Lì prendiamo il sole la mattina durante la pausa caffè, lì festeggiamo ogni tanto il compleanno di qualcuno di noi, o qualche altro lieto evento. Lì, prima di tornare nel nostro mondo.
Ed eccolo, il mio: il tanto familiare cubicolo grigio, la sedia, lo schermo tattile del terminale che lampeggia. Mi metto l'auricolare e digito il mio pin sui finti tasti numerici sullo schermo.
In auricolare giunge un <click> che mi da un po' fastidio, e a cui ancora non mi sono abituato. Mentre sto per cominciare dagli altoparlanti ben integrati sui muri giunge una voce meccanica: "Questa è la giornata di Isernia. Buon lavoro a tutta la squadra".
E si va in scena.
<click...> "Pronto?"
"Signora buongiorno, sono Marco di Quattropiù, forse la sua nuova compagnia telefonica..."

martedì 6 marzo 2012

Come sottoscrivere un contratto ENI luce senza saperlo

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Ore 15:45 circa.
Sto per uscire di casa, sto finendo alcune operazioni quando suonano al campanello. Anche con una certa insistenza. Mia madre va ad aprire la porta, mentre io in camera spengo il computer e mi metto le scarpe antinfortunistiche (beh, in casa sto in ciabatte...).
Sento parlottare in cucina, mi giunge una frase che riguarda l'attacco del gas, e la prima cosa che mi sovviene riguarda il fatto che in questi giorni abbiamo ordinato la nuova cucina. Ma poi penso "sì, vabbè, ma quale attacco del gas? Abbiamo la bombola, l'attacco del gas non è fisso, e comunque il piano cottura lo stiamo prendendo noi a parte..."
E, con le scarpe ancora slacciate, mi avvicino in cucina per capire che succede. In cucina ci sono mia madre, una ragazza e un ragazzo ben azzimato in giacca nera e cravatta seduto a tavola. Mia madre un tantino preoccupata che subito cerca di informarmi: "Ah, Mirko, guarda che c'è una dispersione di gas metan..."
Ma io faccio un balzo in avanti: con orrore noto che il ragazzo seduto sta copiando dei dati dalla nostra bolletta ENEL.
Mi fiondo contro di lui, gli strappo la bolletta da sotto le mani e alzando immediatamente la mano destra a indicare la porta, perentoriamente, ordino: "Uscite immediatamente da casa mia"
Ora: i personaggi del dialogo sono:

MM : Mia Madre (peraltro preoccupata a morte dal rischio gas detto dai ragazzi).
Lui : Il venditore
Lei : La compagna del venditore, rimasta silenziosa da quando ho messo piede nella cucina
Io: Il vostro caro Grizzly
Notate che ho interrotto più volte mia madre.

Io (strappando letteralmente da sotto le mani del ragazzo la nostra bolletta enel): "Uscite immediatamente da casa mia"
MM: "Ma Mirko: c'è una perdita di metan..."
Io: "E allora? Noi non abbiamo il metano!" (mi avvicino alla cartelletta che il ragazzo ha poggiato sul tavolo accanto a lui e la alzo, mostrandogliela) "e questi signori vengono qui per conto di ENI, società sul mercato libero dell'energia, non per problemi al metano"
Lui: "No, io veda sto facendo solo..."
Lei: "Ma noi siamo qui per..."
Io: "Ho detto di andarvene, non costringetemi a chiamare la polizia"
MM: "Ma voi per caso siete di enel ener...?"
Lui: "No, ma che sta dicendo, siamo qui per il gas..."
Il tizio: "Siamo infatti qui per..."
MM: "Ma allora?"
Io: "Sono agenti commerciali e stanno cercando di farti sottoscrivere un contratto con un fornitore di energia sul mercato libero. Mi sbaglio?"
Lui: "No... io, non sono qui per questo, c'è pericolo che..."
Mia madre: "Ma Mirko, è pericolos..."
[a questo punto i toni si fanno alti. Molto alti. Sto praticamente sbraitando]
Io: "Bene! BENISSIMO! Visto che c'è una perdita di metano allora chiamiamo i carabinieri ed evacuiamo tutto il palazzo, che ne dite?"
Mi avvicino al telefono e alzo la cornetta, cominciando a comporre le prime cifre del 112, mentre Lui e Lei si avvicinano alla porta. Lui, stizzito, mi risponde "Io sto solo facendo il mio lavoro, c'è un pericolo, sa!"
Mia madre, terrorizzata dal pericolo del gas, mi guarda di traverso.
Io estraggo il tesserino di servizio della protezione civile e glielo mostro: "Anche io sto facendo il mio lavoro, se c'è una perdita di gas dobbiamo avvisare subito le autorità ed evacuare il palazzo. D'altronde se lei sta facendo il suo lavoro non avrà problemi a farsi aiutare dai carabinieri, no?"
Il ragazzo impallidisce
Lui: "Non c'è bisogno di fare tutto questo, stavo solo..."
Io: "E poi lei certamente è un collega, giusto? Posso vedere IL SUO tesserino, ministeriale come questo?"
Il ragazzo, seguito a ruota dalla collega impallidita, esce dalla porta: ormai ha capito la mala parata, ma ciò nonostante pensando di essere forte mi mostra un tesserino di un'agenzia dell'ENI.
Un tesserino con nome, cognome, e la chiara qualifica "venditore", che mostro a mia madre, dicendo: "Oppure non c'è nessuna perdita di gas e avevo ragione. E se ci fossero i carabinieri o i colleghi lei sarebbe nei guai per procurato allarme. Si vergogni! Lei ha cercato di gabbare una persona anziana solo per fargli firmare un contratto. Per quello che ha fatto è persino passibile di denuncia, e meriterebbe di perdere il lavoro! Sparite e non fatevi più vedere"
Chiudo la porta sui due che si allontanano silenziosamente sulle scale, mi giro verso mia madre che mi guarda sconvolta.
Io: "Che cosa ti è saltato in testa di dargli la bolletta dell'ENEL? Ma sei impazzita? Non si mostrano documenti o bollette A NESSUNO per NESSUN MOTIVO!"
MM: "Ma... ma... ma mi hanno spaventato con la storia della perdita di gas metano!"
Io: "Il metano? Ma che stai scherzando? Quale cazzo di fuga di metano? Se ci fosse una fuga di metano ti avrebbe BUSSATO (e non SUONATO) un signore con una tuta arancione e una striscia catarifrangente che dice 'Vigili del fuoco', che t'avrebbe preso di peso e buttato fuori dal palazzo nel tempo che impiegavi a dire 'ma che succede?', te ne rendi conto? E anche se ci fosse una fuga di metano: primo qui non c'è il metano, secondo quei due non avevano strumenti di misurazione per le fughe di gas. Ma apri gli occhi, cavoli. Se non c'ero avevi già fatto il contratto con loro..."

Altro che vederlo su "Le Iene": a Siracusa ci sono agenti commerciali per ENI che giocano sporco.

lunedì 4 luglio 2011

E che schifo

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Di ritorno dall'assemblea di condominio. Si è posto il problema che una decina di giorni fa qualche disgraziato ha usato l'ascensore come bagno. Una decina di giorni fa. Rientro a casa e l'amara (e fetente, ma chiaramente umana) sorpresa è di nuovo lì
Ma vaffanculo, porci!

mercoledì 10 novembre 2010

Questa me la devo segnare...

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Pensavo di aver visto tutto, ma oggi ho scoperto di più: oggi ho scoperto che al peggio non c'è mai fine.
Antefatto: a Siracusa l'acqua di rubinetto è potabile molto al limite, un po' troppo ricca di calcio e calcare e, soprattutto, ha un saporaccio.
Siamo quindi costretti a bere acqua minerale, in sintesi.
Ora, ci sono decine e centinaia di marche di acqua da cui scegliere, e nel tempo ho provato non voglio dire tutte, ma quasi tutte.
Fino a trovare un punto di equilibrio: da quattro anni a questa parte compro l'acqua Fabrizia (in bottiglie da due litri viene fra gli €0,33 e gli €0,38 a bottiglia, a seconda del periodo). Non è fra le più economiche ma, posso dirlo con il cuore, la trovo di buon sapore, di buon valore diuretico (mi calo circa 3~4 litri d'acqua al giorno), e soprattutto non ha retrogusti strani come altre acque minerali disponibili in zona, sia più economiche che più costose.
Stamattina, dato che ho finito l'acqua, mi sono recato al supermercato dove la prendo di solito (non è facile trovarla in giro a Siracusa, se devo essere sincero), ossia il Simply di via Lentini.
Parcheggio, prendo un carrello, mi avvicino alla postazione e prendo tre confezioni d'acqua. Poi scendo in cassa.
Mentre aspetto il turno della persona che mi precede, chiedo al cassiere se ha bisogno che salga una confezione sul nastro o ha il codice. Lui è laconico:
Ca: "Di acqua ne può prendere solo due confezioni."
Io: "Eh? Come solo due, scusi?"
Ca: "Solo due confezioni, sono le disposizioni..."
Io: "E una che faccio? Gliela lascio?"
Ca: "Lei può fare quello che vuole. E comunque è scritto anche sul volantino."
Io: "Volantino? E chi l'ha visto il volantino? Perché, c'è qualche offerta con due? Non mi interessa l'offerta, gliele pago piene, e se no gliele lascio tutte, eh? [ancora ho toni pacati, ma risoluti, ndG]"
Ca: "Queste sono le disposizioni, non la posso aiutare"
Io: "Le disposizioni? E perché non le avete messe all'ingresso o vicino all'acqua? Io mica l'ho letto il volantino..."
Ca: "Ci sono scritte in entrambi i posti"
Con fatica (il braccio destro è zifolino, ricordate?) tolgo una confezione e la metto sul nastro dell'altra cassa, imprecando: "AHI! Ma guarda che mi tocca fare..."
Ca: "E ora me ne metta una sul nastro, che non ho il codice..."
Io: "Scusa, ma... giochiamo? Lo vedi il braccio? Ma che devo fare su e giù? Sai che c'è di buono? Tienitele tutte! [tono seccato]"
Alzo le altre due confezioni e le metto assieme alla prima.
Ca: "E che me le lasci sulla cassa? [stizzito]"
Io: "Ma lo vedi il braccio? Ho una spalla in pezzi, ma devo continuare a fare su e giù? Ti ho detto di tenertela, non andare avanti. Non mi interessa la vostra acqua"
Ca: "Ma a me cosa interessa se..."
Io: "Ancora! Ho una spalla in pezzi, ma ti pare che mi sono venuto a comprare l'acqua per farti una cortesia? Tienitela e non dire altro, che è meglio!"
Mi allontano con il carrello vuoto, questo continua a richiamarmi nervosamente, e a questo punto esplodo, a voce molto alta.
Io: "Basta così. Basta, o chiamo la finanza. Ma che stiamo scherzando? Basta, smettila, non hai altro da dire, questo è assurdo! Con una spalla rotta mi devo mettere anche a seguire le tue direttive? Basta! Smettila o chiamo la finanza subito."
Uscendo controllo bene l'ingresso, ove non c'è nessuna indicazione sul limite di due confezioni d'acqua, e sinceramente non ricordo d'averlo visto neanche in prossimità dell'acqua. Ma ciò non toglie che ho detto chiaramente "Non mi interessa l'offerta, gliele pago piene", per cui se l'offerta è per massimo due confezioni, io ne prendo tre e te le pago a prezzo pieno, stop. Altro che togliere acqua dal carrello.
Ma quando mai s'è visto che uno deve togliere la roba dal carrello perché non gli permettono di pagarla? Anche questa dovevo vedere, eh?
Me ne vado, arrivo in ufficio e sono ancora alquanto incavolato, per cui penso bene di fare quello che so fare bene in questi casi: lamentarmi.
Prendo il sito del Simply, e alla voce "Contatti" trovo, oltre al form, il numero verde (800-82 40 39).
Chiamo il numero verde, mi risponde un'operatrice gentilissima a cui spiego che vorrei esprimere un reclamo per quanto mi è appena successo.
Tranquillamente lascio il mio nome e cognome, il mio numero di cellulare e il mio indirizzo e-mail, identifichiamo il punto vendita (tecnicamente è in via Lentini, ma alla sede centrale risulta "viale Scala Greca") e ripeto questa storia punto per punto, sottolineando come a me interessava comprare l'acqua, e dato che non mi interessava l'offerta bensì le tre confezioni, ero disposto a pagarla a prezzo pieno; ma sottolineando anche che con una spalla rotta non potevo fare su e giù con le confezioni d'acqua (che pesano) perché a dire del cassiere la direttiva è che "devo togliere dal carrello le confezioni d'acqua in eccesso".
La signorina si emette in una giusta profusione di scuse, mi assicura che quanto prima saranno presi provvedimenti ma, soprattutto, mi lascia un numero di segnalazione, così che sarò sicuro che tale segnalazione sarà presa in visione (come d'altronde mi era successo in passato per cose differenti).
Resta il fatto che l'offerta sull'acqua Fabrizia finirà il 13 novembre, e a questo punto non andrò a comprarla fino a giorno 13, alla fine dell'offerta, salvo contatti da parte dell'assistenza clienti per chiarire questa storia.
[Aggiornamento: 14 novembre 2010]
Ieri mattina mi ha chiamato il direttore di filiale al cellulare. Si è scusato per il comportamento del cassiere e mi ha spiegato la direttiva delle due confezioni per aderire all'offerta, ma io ho sottolineato: "sono d'accordo, ma se voi praticate un'offerta su un massimo di due confezioni, nel caso in cui io richieda più di due confezioni, e sono d'accordo a non far praticare l'offerta, lei non può farmi ingollare l'offerta con il cucchiaino. Le pago le confezioni d'acqua che ritengo opportuno mi servano, e gliele pago a prezzo intero, stop."
Non c'è stato uno specifico chiarimento, e io a questo punto sono stato risoluto.
Io: "Senta, facciamo una cosa: l'offerta è dal 3 al 13 novembre, se io vengo giorno 14 posso comprare l'acqua a prezzo pieno?"
Dir: "Ma lei può venire anche oggi, non c'è problema se percaso..."
Io: "No, no: io per per principio voglio comprare l'acqua senza offerte né limitazioni, mi da conferma che l'offerta finisce il 13, e io giorno 14 posso venire e trovarla senza l'offerta?"
Il direttore, profondendosi ancora in scuse [anche lui è d'accordo che se c'era questa situazione della spalla e delle due confezioni 1) il cassiere poteva girare e sollevarsi lui una confezione sul nastro e, soprattutto 2) poteva sollevare una confezione lasciandomene due sul carrello, usare quella sul nastro per il codice e mettersela di lato, anziché farmene tirare su due], mi conferma, per cui stamattina (domenica 14 novembre) sono andato a fare un po' di spesa, prendere quattro fesserie e quattro confezioni di acqua.
C'è scritto molto chiaramente "ACQUA FABRIZIA, sottocosto € 0,19/bottiglia, max 12 bottiglie, dal 3 al 13 novembre".
Passano in cassa, prendo lo scontrino e... magia; "24 x FABRIZIA 2lt €0,40 = 9,60; sconto a valore: € 5,04".
Beh, vale il principio, per cui ho restituito le quattro confezioni d'acqua, anche perché mi hanno detto "no, l'offerta termina lunedì". Riproviamo lunedì, se no amen.

domenica 24 ottobre 2010

Fumatrici inca...te: "lli" o "zza"? (-:

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Capisco che bisogna mettere dei messaggi sulle confezioni dei tabacchi da fumo, e capisco che spesso questi messaggi sono precaricati sulla macchina tipografica che stampa le confezioni, e vengono quindi fuori senza una logica ben precisa, ma...
... con tutta la buona volontà, di persone incinte che fumano ne ho viste, ma sono sicuro che se mai incontrassi una tizia col pancione che si spippa un toscanello quattro paroline non molto dolci gliele direi... anche se non ci fosse scritto sulla scatola.

martedì 5 ottobre 2010

Il fotografo pulisce dal porno, ma proprio bene?

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Stamattina su "La Repubblica" una galleria fotografica.
La didascalia recita: "Private Stages" è il progetto del tedesco Peter Freitag nel quale l'artista "ripulisce" immagini pornografiche trovate sul web dai corpi nudi, coprendoli con un collage realizzato digitalmente. Il nudo si oscura così diventando parte di un sfondo che evoca le ambientazioni del porno pur senza mostrare altro che una silhouette camuffata. Il risultato è un effetto "free porno" che mette in discussione il concetto di voyeurismo.
Ma qui casca l'asino, perché in mezzo alle foto ripulite dai nudi maschili o femminili, compare una foto in cui il nostro amico ha pensato bene di lasciare l'orsetto col dildo...
Pubblicare una foto del genere, anche se c'è il vedo e non vedo che funziona per gli adulti... non lo so: l'immagine dell'orsacchiotto sorridente dato un cazzone eretto non credo che sia adatta a tutto il pubblico...

lunedì 23 agosto 2010

Ecco le cose che mi fanno passare la voglia

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La voglia di prendere la patente radioamatoriale, intendo.
Sono un radioascoltatore con licenza SWL da un paio d'anni. Un paio d'anni che spazzolo le frequenze radioamatoriali, e da sempre rappresenta un'ambiente interessante quello dei ponti radio ministeriali.
I ponti radio ministeriali dovrebbero essere utilizzati solo per verifiche di transito (e tanto poi sono sicuro che se sto facendo servizio antincendio e non prende il cellulare, se mi azzardo a transitare sull'RU2 per parlare col campo base, viene qualcuno a rompermi i marroni nonostante lo scopo dei ponti ministeriali sia proprio quello di creare un'infrastruttura di comunicazioni utile in caso di emergenza), ma sempre più spesso coloro i quali si ergono a signori e padroni dell'etere li utilizzano per le loro chiaccherate degne dei tempi delle ruote sulla CB degli anni d'oro.
E se non è così, spiegatemi perché stamattina mentre scendevo a Trento per fare colazione mi sono fatto una cultura sui piloti d'aereo della seconda guerra mondiale e di quelli che poi hanno continuato facendo i piloti civili per aerei da turismo fino alla metà degli anni '60.
Ma veramente mi passa la voglia di patentarmi, anche se so che con una patente in tasca potrei avere anche un VHF in mano ed esprimere tutto il mio amore per questi sani sperimentatori che hanno fatto del radiantismo una cultura profonda e ricca.
Continuiamo ad ascoltare, va, vediamo che cosa propone il mercato...

sabato 3 aprile 2010

Ma per chi mi hanno preso?

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giovedì 18 marzo 2010

L'ipocrisia delle piccole cose

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Quando ho scelto di percorrere la strada del volontario di protezione civile. Proprio all'inizio, dico, quando avevo quindici-sedici anni e un baracchino CB, con la concessione a me per mezzo di mia madre dato che ero minorenne. Quel periodo lì, il 1991/1992.
Mi riferisco a quel periodo lì. Quando conobbi prima "il primo dei B." quale presidente dell'associazione FIR-CB che poi passò sotto l'egida di FT1.
Proprio allora. Avete presente? Quando Siracusa era fresca di terremoto, e ancora in giro si vedevano i container dei terremotati.
Parlo di quel periodo lì. Ma forse prima ancora, parlo di quando ho intrapreso la strada dello scoutismo, cercando di intraprendere una via. Ma se dovessi parlare di quello, dovrei tornare indietro sin dai miei nove-dieci anni, quando il Siracusa Secondo aveva sede in via dell'Olimpiade. Dovrei parlare della meta' degli anni '80, quando forse lo scoutismo cominciava ad essere "di moda", ma soprattutto quel periodo in cui gli scout avevano abbondantemente dimostrato di funzionare molto meglio di altri sistemi di soccorso sul territorio, quando stavano facendo vedere a tutto il mondo che forse quel pittoresco baronetto, dopotutto, aveva visto giusto.
Ma sto divagando. Dicevo: quando ho scelto di percorrere la strada del volontario di protezione civile.
In quel momento storico che è fissato, con un bel chiodo, in mezzo alla mia vita, sono cambiate alcune cose.
Mi sono preparato con il cuore e con il fisico ad alzarmi le maniche, e a mettermi a disposizione degli altri non per un tornaconto, ma per una soddisfazione personale. La soddisfazione di aver fatto del mio meglio per lasciare ai miei successori un mondo migliore, anche solo in un puntino. D'altronde ogni lungo viaggio comincia sempre con un singolo passo.
Ora. Quando ho fatto la scelta di percorrere quella strada, l'ho fatto anche ma non solo per lo spirito del mio animo, forse nobile, forse legato piuttosto al bisogno di non trincerarmi dietro l'ipocrisia di chi si commuove davanti alle immagini del telegiornale e poi si gira dall'altra parte a fumarsi una sigaretta come se niente fosse.
Eppure i motivi che spingono le persone a diventare volontari di protezione civile sono i più disparati, e io non sono nessuno per dire se i loro motivi siano migliori o peggiori dei miei, anzi, al contrario a guardare bene non sono neppure sicuro che i miei motivi per fare quello che faccio siano effettivamente validi. Mentre ero in Abruzzo a lavorare per il campo mi ha chiamato qualche cliente. Sapere che ero nell'Aquilano a movimentare un magazzino alimentare e ripulire una cucina da campo ha fatto cambiare idea su di me a moltissime persone. Ma io non l'ho fatto perché Tizio o Caio si facessero qualche idea più o meno errata su di me.
Io da quando ho fatto la scelta di diventare un volontario di protezione civile, da quando ho scelto di entrare in un'associazione e rendermi utile nei confronti degli altri, fosse anche non per fare la "protezione civile" in sé stessa, ma magari solo per rendere la mia opera nei confronti di un'associazione, l'ho fatto per portare la mia opera agli altri, non per portare notorietà e/o pubblicità a me o a chi mi stava intorno.
Il lavoro è una cosa, il volontariato un'altra, e le due cose non devono miscelarsi.
Per questo nel passato ho avuto accesi dibattiti con le due associazioni che ho frequentato, e per questo ho abbandonato nel passato la strada della protezione civile: il passaggio da aiuto a ipocrisia purtroppo in questi frangenti è breve, specie in questa regione dove sembra che tutti siano abituati a fare le cose, come si suol dire, "a sugo di mafia".
Pensavo che le cose fossero cambiate. Pensavo sinceramente che le idee portate in comune con tutti funzionassero sul serio. Ma di nuovo, per l'ennesima volta, mi sono dovuto ricredere. Di nuovo io devo vedere i miei sogni più importanti sulla solidarietà che si scontrano con il bisogno di protagonismo di pochi. Di nuovo scopro l'ipocrisia che già conoscevo: quella di chi in assemblea ci insegna a rispettare i grandi valori quali scuola, lavoro, famiglia, e che poi quando c'è da tirare le somme non ha remore a criticarmi perché sto mettendo il mio lavoro o la mia famiglia davanti all'associazione.
Di nuovo l'ipocrisia di chi ha bisogno della collaborazione di tanti volontari solo per poter fare bella figura con l'organizzazione, a scapito della figura quantomai barbina con i volontari. Di chi sa solo comandare e, messo di fronte a qualcuno che sa ANCHE ragionare con la sua testa, cerca di sottometterlo lo stesso: una testa in grado di ragionare potrebbe anche far aprire gli occhi e far vedere quanto schifo si sta creando.
Perché questo è rimasto: lo schifo. Mi sento schifato. Mi passa la voglia di essere un volontario. Ma seguirò il consiglio del mio collega Maurizio: continuerò a fare la protezione civile, continuerò a fare il volontario per aiutare chi sta soffrendo, ma sarà molto difficile che io faccia altro, perché di fronte a persone che hanno tanto bisogno di aiuto, ci sono persone che avrebbero solo bisogno di una ripassata di papagni a due a due finché fanno dispari, e io sono una persona di indole particolarmente non-violenta. L'unico dispiacere che mi resta nel cuore è che non so quanti nella mia stessa situazione avrebbero il coraggio di continuare, anziché mandare affanculo chi se lo merita per chiudere l'esperienza per restare solo con il proverbiale pugno di mosche in mano. Continuerò, perché prima di tutto sono uno scout, e fedele alle parole di B.-P. voglio poter cambiare nel mondo quella virgola che magari sarà il punto da cui i miei figli, e i figli dei miei figli, potranno continuare verso la strada del miglioramento del mondo.
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AGGIORNAMENTO - 1 giugno 2010 - E se pensate che l'ipocrisia sia poca, leggete anche questo!