venerdì 27 marzo 2009

Mattinata del tecnico

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La mattina entro in laboratorio. Dopo qualche minuto ricevo una telefonata.
Ma vediamo come comincia la mattina e come finisce la telefonata.
Passo dopo passo, però.
  • Mi sveglio. Mi stiracchio, guardo la proiezione dell'ora sul tetto. Se sono già le sei o mancano pochi minuti, è il momento di alzarsi, se ancora siamo più prossimi alle cinque rimango un altro po' a letto, impegnato a coccolare l'orsacchiotto che ho sotto il braccio;
  • Una volta alzato vado in bagno, e mi occupo di varie funzioni, ivi compreso una doccia ed uno shampoo [ora che porto di nuovo i (pochi) capelli, serve];
  • Ritorno in camera da letto, finisco di asciugarmi e comincio a vestirmi: ultimo passaggio sono durante la settimana le scarpe anti-infortunistiche che uso per il lavoro;
  • Accendo il computer, mi collego ad internet, leggo la posta, curo il Blog, leggo i newsgroup, piccola manutenzione della macchina, poi si fanno le sette ed è il momento di andare;
  • Esco, salgo in macchina, ascolto un po' la radio e mi dirigo al bar ove ogni mattina faccio colazione con un ottimo cornetto al miele ed un caffè ristretto. Lì leggo un po' il giornale, poi fumo una sigaretta e infine mi dirigo nello studio di miei amici ascensoristi, ove comincio un po' di manutenzione minimale della loro rete e poi leggo i giornali on-line;
  • Intorno alle 8:30, quando è "svaporata" un po' di confusione che si genera nella zona perché c'è una scuola elementare cui tutti i genitori devono portare contemporaneamente i bambini in SUV davanti alla porta, riprendo l'auto per dirigermi verso casa;
  • Lascio l'auto in cortile, esco dal cancello e mi dirigo in ufficio;
  • Apro l'ufficio: stacco l'antifurto, apro la serranda, apro la porta;
  • Entro in ufficio, salgo in laboratorio e lascio la giacca o il gilet e indosso il camice da lavoro, poi scendo e mi occupo di un po' di pulizia spicciola;
  • Alle nove accendo il cellulare aziendale, indi se ho delle macchine che mi aspettano sul bancone del laboratorio le accendo, altrimenti mi occupo della gestione delle mie macchine in dmz, e di solito lo faccio dall'ufficio;
  • Dopo qualche minuto suona il telefono o il cellulare, a scelta. La mia risposta è formale ed automatica: "BBS buongiorno, sono Grizzly, la posso aiutare?";
Da quello che avete potuto leggere, in nessuno di questi punti ho mai posto un istante nel quale mi dedico alla lettura delle informazioni sulla sfera magica.
Ora, mi spiegate perché nonostante ciò, c'è ancora un sacco di gente che alla mia domanda al telefono ha sempre l'ardire di rispondermi:

CL: "Insomma: è un mese che il computer non funziona!"

No, dico: me lo spiegate?
MA CAZZO! CHIAMARMI UN MESE PRIMA NO, EH? DEVO SAPERLO IO CHE IL VOSTRO COMPUTER NON FUNZIONA???

martedì 17 marzo 2009

Chi sceglie il controllore?

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Monaco di Baviera, Germania, gennaio 1998.
A Monaco i trasporti pubblici sono a dir poco eccezionali, specie dato il traffico non poco caotico del centro città ed il fatto che al contrario che in Italia (purtroppo...) le multe ad esempio per divieto di sosta sono pressoché implacabili.
I trasporti integrati [autobus, tram, U-Bahn (metropolitana "sotterranea") e S-Bahn (metropolitana "di superficie") sono tutti gestiti direttamente dalla compagnia ferroviaria "Deutsche Bahn".
Monaco è una città molto ampia, suddivisa in "quartieri" che dispongono ognuno dei suoi uffici periferici, del suo borgomastro e via discorrendo. Il trasporto pubblico integrato fa uso di biglietti particolari, che dispongono di piu' aree per la timbratura: infatti a seconda del numero di quartieri che devono essere superati con il mezzo pubblico è necessario timbrare una o due tacche del biglietto.
Data la confusione sull'argomento, e la mia poca dimestichezza con la lingua tedesca [la frase più utile che ho imparato in tedesco è "sprechen sie englisch?" (ossia "parla inglese?")], dietro consiglio della persona che mi ha ospitato, ho preso una "Grüne Karte" [la "carta verde", un abbonamento mensile che vale su tutti i mezzi pubblici cittadini senza limite di spazio, tempo o aree urbane ed è attivo dalle sei di mattina alla mezzanotte (con possibilità comunque di concludere la corsa iniziata a quell'ora)].
Al contrario del biglietto, la carta verde non va timbrata a bordo dei mezzi e va solo esibita al personale di controllo (ad esempio nelle stazioni U-Bahn c'è il varco per i possessori di carta verde: la si mostra all'impiegato mentre si passa); nonostante la sua grande comodità, il costo non indifferente della stessa (all'epoca 89 marchi, circa una quarantina di euro) rispetto al costo dei biglietti comuni fa sì che solo particolari pendolari ne facciano uso.
Dato che a Monaco mi spostavo spessissimo con i mezzi pubblici (soprattutto per andare da Gräfelfing, dove ero ospitato, al centro città); una sera, dopo una cena al volo in un ristorante italiano, presi la S-Bahn fino a Planegg, e poi alla stazione mi misi ad aspettare l'autobus che sarebbe arrivato, appunto, a Gräfelfing. Saranno state le 22 circa. Arriva il mezzo. Salgo. Ci sono una decina di persone. L'autista non mi guarda nemmeno mentre faccio un cenno verso il taschino della camicia per prendere la carta verde, ma l'autista si limita a chiudere le porte e riparte; mi aspettano altri dieci-quindici minuti prima di arrivare a casa, e sono stanchissimo, per cui mi limito a sedermi. In quella si avvicina una signora abbastanza anziana (direi oltre la settantina) con uno scialle sulle spalle, un sacchetto della spesa sgualcito in mano e una faccia dolcissima (da nonnina delle favole) incorniciata da un ciuffo di capelli argentanti.
Mi guarda, sorride e mi abbaia qualcosa di incomprensibile in tedesco stretto. Dato che l'autobus è pressoché deserto e sono relativamente sicuro che non voglia il posto, balbetto con poca convinzione: "Entschuldigung: ich nicht sprechen deutsch..." ("scusi: non parlo tedesco").
Mi guarda con un sorriso a 32 capsule (-: poi sprofonda la mano nel sacchetto e...

... ESTRAE UN TESSERINO DELLA DEUTSCHE BAHN dicendomi, con una pronuncia inglese a dir poco inoppugnabile: "may i see your ticket sir, please?"

era il controllore!

Io: "Ah, sure! I've got a green card, ma'am"
e prendo dal taschino la carta. Molto rinfrancata, si siede accanto a me e discutiamo un po' (in inglese). Mi dice di essere un'insegnante di inglese in pensione (e mi pareva!) che svolge questa attività come lavoro socialmente utile, tanto per arrotondare un po'. Parliamo dell'Italia per qualche minuto, mi dice che è la prima volta che incontra un italiano che parla inglese così bene [guuuu! (-: ] e poi ci salutiamo quando arrivo alla mia fermata.

... Che posso dire? Semplicemente PAZZESCO! (((((-:

sabato 14 marzo 2009

Chi controlla il controllore?

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Trento. Estate. Qualche anno fa.
A Trento i mezzi pubblici funzionano. Molto bene. Ci sono i parcheggi di scambio fuori città con gli autobus che passano continuamente. Ci sono i controlli per i biglietti. Molti controlli, e poche multe perché tutti pagano il biglietto.
Il biglietto integrato costava 90 centesimi e valeva 90 minuti. Poi, se uno deve spostarsi spesso coi mezzi pubblici, a 4 euro c'è anche il biglietto giornaliero.
Comincio la mia mattina in giro per luoghi vari. Alle 9 e qualcosa timbro il mio bel biglietto giornaliero e comincio a spostarmi per la città con il biglietto già obliterato (si oblitera solo la prima volta, e vale fino alla mezzanotte sulla tratta urbana, fino alle due di notte su quelle pendolari extraurbane.
Mezzogiorno. Prendo l'autobus per giungere alla stazione delle autocorriere e prendere la navetta verso il parcheggio di scambio. Devo fare un po' di strada perché sono relativamente decentrato. Sale il controllore. Sembra uno con la luna storta, ma non ci faccio caso. Sull'autobus ci sono una decina di persone.
Chiede i biglietti a tutti. Infilo la mano in tasca, prendo il biglietto giornaliero (quelli normali sono azzurri, quello giornaliero è identico ma color porpora) e glielo passo. Lo prende in mano, guarda la timbratura e mi dice solo un laconino: "no" guardandomi storto.
Io: "Eh? Come no? Ma se è un..."
Lui: "(interrompendomi) Ehi, furbetto: hai timbrato alle nove, ormai è scaduto!" e STRAPPA IN DUE IL BIGLIETTO.
Lo guardo.
Lui: "Documenti!"
Io: "... ha appena strappato un biglietto *giornaliero*, CRETINO!"
Mi guarda. Strabuzza gli occhi. Osserva i due pezzi di biglietto che ha ancora in mano. Impallidisce.
Lui: "Ah, scusami, io... veramente... l'orario"
Io: "(lo interrompo) Anzitutto mi dia del lei. Alla prima edicola vi fermate, e lei mi ricompra un bel biglietto giornaliero, lo timbra lei stesso e me lo da, perché ho ancora da girare in autobus oggi."
Lui: "Ma no... ma le firmo il biglietto, ma faccio una dichiarazione, ma eventualmente configuro gli antani con la supercazzora prematurata e confermo lo scappellamento quadratico con piega verso sinistra..."
Io: "Accanto alla prossima fermata c'è una tabaccheria, si muova!"
L'autobus si ferma. L'autista è diviso fra il prendere le difese del collega e ridere, e per ora propende alla seconda ipotesi soffocando risate chiaramente percettibili. Il tizio scende, ritorna dopo 30 secondi con un biglietto giornaliero in mano, mi guarda un po' stravolto, lo oblitera e me lo riconsegna. Fa per scendere dall'autobus.
Io: "Scusi!"
Lui: "Sì?"
Io: "Se non le dispiace, vorrei vedere il suo tesserino: dovrei segnarmi nome e numero di matricola"
Lui: "(diventa sardonico) E se io non avessi intenzione di darglieli?"
Io: "(metto la mano sinistra avanti, con la destra prendo il cellulare) Che problema c'è? Chiamo subito i carabinieri e vediamo se la possono arrestare direttamente per interruzione di pubblico servizio..."
Lui: "No, no... va bene, va bene..." ed estrae dalla tasca della giacca il tesserino, montato in un portatessera da agganciare al taschino. Poso il telefonino e prendo la penna, scrivo due appunti sul retro di un biglietto da visita, glielo porgo indietro e gli indico la mollettina del portatessera.
Io: "Questo, per la cronaca, è fatto per essere messo a vista, non tenuto in tasca."
Si aggancia il tesserino alla giacca, scende dall'autobus e fa un segno fra lo stizzito e il liberatorio in direzione dell'autista, che chiude le porte e riparte.
Io: "Ma roba da matti..."
L'autista mi fa: "Non gli faccia passare dei guai, che di certo non l'ha fatto apposta"
Io: "Tu non strappi il biglietto valido di un utente, perché non è per quello che ti pagano uno stipendio"

Mah. Mi ricorda una battuta di Beppe Grillo: siamo un popolo di approfittatori, di furbi. L'altro giorno a Roma sono salito sull'autobus. Da bravo cittadino ho timbrato il mio biglietto: DLIN/DLON. L'autista ha tirato una frenata: "CHE CA$$O E' STATO QUEL RUMORE???"

mercoledì 18 febbraio 2009

X-Box 360 parte seconda

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Marck1112 e Gabe_Logan, come già detto prodi possessori entrambi di una x-box 360 (no: io aborro le console da gioco) hanno ordinato entrambi, su e-bay, il non poco costoso cavo hdmi+audio per la console, che appunto consente di connettere l'uscita hdmi della stessa senza precludere l'uscita audio composita che si trova sopra il connettore.
Anche perche' il cavo analogico, invece, ha una presa gigantesca che una volta inserita COPRE del tutto il connettore hdmi della console.

Non fosse che, una volta ricevuto il cavo, hanno scoperto (youtube docet) che anziche' spendere tutti quei denari, e' sufficiente possedere il cavo hdmi, indi si procede sventrando la maxipresa del cavo analogico che ha il solo scopo di tappare l'uscita hdmi, e si sostituisce con un opportuno eventuale giro di nastro adesivo intorno al connettore...

lunedì 16 febbraio 2009

Supereroi e crisi

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Superman arriva nel laboratorio dello scienziato pazzo, che ha fregato un sacco di investitori per costruire il suo supermagnete con il quale attirare una cometa contro il pianeta terra (a che scopo, poi? Di studio? Per vedere se macella il pianeta? Mah...).
Dicevo Superman arriva, un paio di pugni da alieno di Kripton e il supermagnete, con tutto il palazzo intorno (magari un antico ateneo in un edificio di più di cento anni) si sbriciolano, mentre il giovane scienziato viene riposto in una cella del posto di polizia più vicino (per essere processato? Chi può saperlo...).
E io mi chiedo. Ma chi resta? Ma chi ha investito denaro, tempo e risorse nelle idee di quello scienziato? Chi nell'edificio aveva i suoi laboratori, i suoi piani e progetti importantissimi (tutti rigorosamente in unica copia: il backup questo sconosciuto), magari i virus e le colture di batteri pro-vaccini che fine hanno fatto?
Ma possibile che nessuno dica nulla? Che siano tutti felici e contenti dopo che Superman ha preso a calcinculo la cometa e nessuno rimpianga denaro, strutture e/o infrastrutture andati irrimediabilmente persi?
E se lo scienziato avesse prima conseguito, che so io, il premio Nobel? Gli lasciamo i soldi? La famiglia? Magari ha una moglie, due figli, una casa di campagna...

... questa notte Simon mi ha lasciato proprio da pensare... e voi che ne dite? (-:

domenica 28 dicembre 2008

Semi-conclusione

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Il materiale già preparato per questo blog, e già programmato per la pubblicazione, al momento è finito. Ma state collegati: non ho finito di scrivere su questo blog e da questo momento la pubblicazione di materiale sarà solo meno regolare, ma non per questo mancheranno i contenuti. (-:

Devo ancora concludere un po' di cosucce, ma il tempo di gestire il blog non manca, per cui... ((-:

venerdì 26 dicembre 2008

Fantasmi al Ciane

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Il luogo è una struttura abbandonata vicino la Torre Landolina, dalle parti del Rinaura. La struttura (si ritiene essere un vecchio caseificio) è soprannominata "La Fabbirika" ed ha attirato l'attenzione di molti (addirittura un gruppo musicale locale ci ha girato un video musicale).
Ma quella sera in cui io, Maurizio, Stefano, Sara, Gabriele ed altri amici abbiamo fatto un giro lungo, l'attenzione e' attirata dal fatto che e' una notte magica, una di quelle notti senza stelle, scura, fresca nel mezzo dell'estate...
... ma soprattutto perche' la notte rende magico quel posto.
Quando parcheggiamo le macchine, e scendiamo, il silenzio della notte è rotto da un rumore.
Un respiro. Regolare.
Amplificato dalla struttura che fa da gigantesca cassa di risonanza, nel silenzio della notte in campagna.
Come se ci fosse qualcuno che sta dormendo. Una sequenza regolare: inspirazione, espirazione.
Non c'è vento, per cui l'idea che ci si pone è che qualche barbone (o animale) stia dormendo nella struttura, per cui ci aggiriamo nelle due strutture adiacenti.
Ma poi, incuriositi dal fatto che per tutto il tempo siamo stati accompagnati dal rumore, entriamo nella struttura.
E qui accade l'inesplicabile. Il rumore appare continuo: siamo ben convinti che qualcuno stia dormendo, eppure il rumore che abbiamo fatto non lo ha riscosso minamente. Cominciamo a girare nella struttura cercando l'origine di quel respiro, ma per quanto ci giriamo intorno, ogni volta che ci avviciniamo in un punto, il rumore sembra provenire da un'altra parte.
Maurizio si arrampica persino fino alla struttura dell'argano del gigantesco ascensore/montacarichi, ma nulla.
Il bello è che ho appresso la mia telecamera (la fida sony video8), e che Gabriele gira parecchio materiale mentre ci aggiriamo là dentro. E nel filmato (lo cercherò e lo metterò su youtube, statene certi) si sente chiaramente questo respiro. Ma tuttavia non riusciamo ugualmente a venirne a capo: questo suono continua per tutto il tempo in cui ci aggiriamo nella struttura. Nessuno rispondei ai nostri richiami. E non troviamo nessuno, da nessuna parte.
Successivamente, qualche sera dopo sono di nuovo passato davanti alla struttura con la macchina, e ugualmente da fuori si sente questo rumore del respiro...

... non ne siamo mai venuti a capo...

Voi che ne dite? Fantasmi? Casualità?

mercoledì 24 dicembre 2008

Ifigonia in Culide

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[Regalino natalizio: torniamo un po' al passato, con un passaggio che ai tempi di fidonet in molti sapevamo a memoria (-: ]

IFIGONIA
(Tragedia classica in tre atti, ovvero IN CULIDE)

ATTO PRIMO

Corinto, anno 69 d.c.

SCENA: Reggia di Corinto, Sala del Trono.
Le porte sono spalancate per dare accesso al popolo.
Entra il Gran Cerimoniere.

Gran Cerimoniere
O popolo bruto, su snuda il banano,
non vedi che giunge l'amato sovrano?
Il Sir di Corinto dal nobile augello
qual mai non fu visto più duro e più bello;
Il Sir di Corinto dall'agile pene
terrore e ruina del fragile imene;
Il Sir di Corinto dal cazzo peloso
del cul rubicondo ognora goloso.
O popolo invitto, in gesta d'amore
s'affermi il Sovrano più caro al tuo cuore.
Rendiamogli omaggio nel modo migliore,
offrendogli il culo delle nostre signore.

(entra il Re seguito dalla corte)

Popolo
Noi siamo felici, sappiategli dire,
che tutto al Sovrano c'è grato d'offrire.
Le nostre consorti facciam preparare
in modo che a turno le possa inculare.
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
le chiappe del culo porgiam riverenti:
che al nostro gentile e amato sovrano
rimanga gradito il buco dell'ano.

(entra il Re seguito dalla Corte. Le nobili dame hanno le parti del corpo desiderabili leggermente velate. Il Re, con noncuranza, tocca di tanto in tanto le forme delle damigelle più carine.)

Re
O sudditi amati, io resto confuso!
Il turno dei culi che offrite per l'uso
sarà più gradito al regio mio cazzo
che mai troverebbe migliore sollazzo.
La gioia che mi doni, o popolo, è si grande
che già l'uccello regio distende le mutande.
Per mio regal decreto sarà da stamattina
distribuita ai poveri gratis la vaselina:
che al fine permetta, finché lo vogliate,
di fare nell'ano gloriose chiavate.
Voglio sian compensati i sudditi fedeli:
Il cul pigliate pure, ma state attenti ai peli.

(segni di giubilo)

Gran Cerimoniere
Adesso fuori dai coglioni
per lasciar posto ai Principi e ai Baroni.
Ai Principi e ai Baroni e ad Ifigonia bella
che sospirando brama l'ardor di una cappella.

(il popolo fa largo ed entrano i nobili che si dispongono ai lati del trono. Entra Ifigonia, seguita dalle vergini)

Coro delle Vergini (danzando)
Noi siamo le vergini dai candidi manti,
siam rotte di dietro, ma sane davanti;
i nostri ditini son tutti escoriati
a furia di cazzi che abbiamo menati.
Nell'arte sovrana di fare i pompini
battiamo le troie di tutti i casini;
la lingua sapiente e l'agile mano
dan gioia e sollievo al duro banano.

Ifigonia (gettandosi piangente ai piedi del trono)
Padre mio, padre mio,
sono presa dal desìo!
Ho già un dito che fa male
per l'abuso del ditale;
ho la fica che mi tira
come corda di una lira;
sto soffrendo atroci pene
pel prurito dell'imene;
nella fica ho appena messo
la manopola del cesso;
mi ficcai nella vagina
la più grossa colubrina;
mi son messa dentro il buso
sino il cero di Caruso,
mi piantai nel deretano
cinque dita con la mano.
Credo giunto sia il momento
di donarmi un Reggimento,
che non sappia manovrare,
ma sia lesto nel montare;
nella fica anelo tanto
d'appagarlo tutto quanto...
me la sento rovinata
senza averla adoperata.
Padre mio sì forte e bello,
ho bisogno di un uccello:
d'un uccel di nobil schiatta
che mi spelli la ciabatta,
di una fava grossa e dura
che ricrei la mia natura.
Manda un bando per il Regno,
sia trovato uccello degno
che finisca le mie pene
spalancandomi l'imene.
Padre mio, se non mi sposo
finirò nel Water Closo.

Re
Giuste son le tue brame, o figlia bene amata,
s'io padre non ti fossi, di già ti avrei chiavata.
Con la regal consorte, tua madre la Regina,
n'ho fatte diciassette soltanto stamattina...

Regina (interrompendo il Re)
Se mi alzo le vesti e vedi al di sotto,
vedrai, mio consorte, che arrivi a diciotto...

Re (continuando)
E se alle mie brame non ponessi un freno
non passan tre minuti che il bandolo mi meno.
Vedendo tanti culi di Principi e Baroni
già sento un gran prurito nel fondo dei coglioni.

Popolo
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
si rizzino i cazzi tuttora pendenti,
Madonna Ifigonia, soave e pudica
già sente prurito nell'inclita fica.
O Giove possente, che Venere bella
le faccia gran dono di tale cappella
che il culo le rompa, le rompa l'imene
e in fine la tolga da tutte le pene.
Sia pago il desìo della vergine cara,
meniamoci il cazzo in nobile gara.

(tutti eseguono)

Ifigonia (rivolta al popolo)
Quanta fava, quanta fava,
ma perché nessun mi chiava?
Su ficcatemi l'uccello
nella fica o nel budello;
nella fica o nel sedere
ve lo chiedo per piacere.
Deh! Non fatemi soffrire,
ve lo chiedo per tre lire.

Re
Udendo le tue giuste e oneste aspirazioni,
d'orgoglio mi ribolle lo sperma nei coglioni:
con animo commosso vedo tra i bianchi veli
spuntare lunghe e nere le punte dei tuoi peli.
Non voglio che si sciupi tanto lavoro mio,
con sforzo, forse, potrei chiavarti anch'io.
Il Sacerdote venga, si appresti al sacrificio:
Enter O'Clisma tosto ne tragga lieto auspicio.

Gran Cerimoniere
S'avanzi Enter O'Clisma, il Sacerdote,
dal culo più vezzoso delle gote.

(entra il sacerdote)

Gran Sacerdote (entrando)
Al Sire di Corinto, Signore degli Achei,
auguro cazzi in culo non men di trentasei.

Re
Al Grande Sacerdote, d'ogni rispetto degno,
si doni come omaggio un bel cazzo di legno.

Gran Sacerdote
L'omaggio tuo, mio Sire, mi rende il cuore gaio.
Però l'avrei più caro di ben temprato acciaio.

Popolo
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
prendiamo l'uccello ben stretto fra i denti;
che al Gran Sacerdote quel cazzo d'acciaio
il culo gli renda sì come un mortaio!

Gran Sacerdote
Son corso immantinente alla regal chiamata
lasciando quasi a mezzo la solita chiavata.
Son però sicuro, se il ciel non me lo nega,
che mi compenserete con una bella sega,
che mi verrà tirata con arte sopraffina
dalla regale mano della gentil Regina.
Esponi il tuo desìo, Gran Sire venerando,
in fretta, te ne prego, non vedi come bando?

Re
Alla mia amata figlia, la pallida Ifigonia,
da qualche tempo prude la rorida begonia.
Oh Sacerdote eccelso, chiuditi in sacrestia,
prendi l'uccello in mano e fanne profezia!

Gran Sacerdote
Eseguo senza indugio i tuoi voleri, o Re,
nel regal culo t'auguro cazzi novantatré.
E subito profitto, avendolo sì duro,
di far come nel rito il debito scongiuro.
(s'inginocchia e litaniando:)
Salamelech, salamelech
Nel futuro ho messo il bec'
Non c'è bene, non c'è male,
Non c'è membro senza bale,
Non c'è donna senza fica,
Non c'è uom che non berlica;
Non c'è serva che non spari
Delle seghe ai militari,
Non c'è balia che al pompiere
Non la faccia almen vedere,
Com'è larga, com'è fatta
Finché questi non la spacca,
Non c'è al mondo una ragazza
Che al sognar non vada pazza
Per un cazzo fuor misura
Che le sballi la natura,
Ed il sogno non concluda
Che la fica non le suda;
Non c'è in terra giovanotto
Che non dica d'aver rotto
Con l'uccel fuori ordinanza
Per lo meno qualche panza
Mentre invece ha un pistolino
Assai corto e mingherlino
Che d'un subito s'affloscia
Se lo metti sulla coscia;
Non c'è donna senza veli
Non c'è cazzo senza peli,
Mentre invece più mi garba
Se la fica è senza barba,
Invitante e un poco pingua
Da ficcarvici la lingua;
Senza sol non c'è mattino,
Senza amor non c'è pompino,
Non c'è tram senza tramviere
Non c'è cul senza sedere;
Non c'è al mondo giovinetta
Che una volta almen non metta
Dentro al culo per benino
Piano piano il suo ditino;
Non c'è uccel che non si rizzi
E non faccia degli schizzi;
Non c'è donna savia e folle
Che al vederlo così molle
Non si chieda a tutto spiano
Come mai farà il banano
A mutar di dimensioni
Se lo tocchi sui coglioni;
Tutto questo di sicuro
Parte fa dello scongiuro,
Ma perché venga benone
Poso il dito sul coglione
E se poi siete contenti
Vo' a finir gli esperimenti.
(il Gran Sacerdote esce da destra...)

Re
Adunque esulta, figlia mia diletta,
per la gioia che ti aspetta;
per soddisfare le tue giuste brame
avrai tosto un pezzo di salame.

Regina
Intanto, per tenerti in esercizio,
sarà bene che t'allarghi l'orifizio;
ti sceglierò io stessa, per le prove,
di sponda un letto di sessantanove,
È quanto di meglio esista qui in Corinto
In frutti di banano a tipo spinto.

Ifigonia
Padre mio, Padre mio,
questa volta l'avrò anch'io!
Sospirando quel bel lino
voglio farmi un ditalino,
domandandovi permesso
vado a farmelo nel cesso.
(fa per avviarsi)

Re (trattenendola)
Rimani, o sconsigliata; il padre tuo diletto
innanzi al popol tutto ti gratterà il grilletto,
mentre il Cerimoniere, memore del mio pegno,
ti inculerà di dietro col suo cazzo di legno.
Se con le bianche mani mi tiene su i coglioni
vedrai nella mezz'ora quaranta polluzioni.

Popolo
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
il Re ce l'ha duro in tutti i momenti;
seguiamo l'esempio del caro sovrano,
facciamoci forza, pigliamolo in mano!

Gran Sacerdote (entrando)
Nel filtro del futuro apersi uno spiraglio,
rompendo un culo vergine col mio peloso maglio!

Re
I detti tuoi sapienti son rapidi e fatali
come fuor dell'ano i nodi emorroidali.

Gran Sacerdote
Seguendo il tuo consiglio, o Re buono e sapiente,
misi l'uccello duro sopra un braciere ardente,
lessai il coglion sinistro, ne bevvi poscia il brodo,
grande e divino auspicio traendone in tal modo.
Questa è la frase magica che ho letto nel librone:
"Nessuno vada in figa se privo di goldone,
e che ad Ifigonia in figa nessun metta l'uccello
se prìa non sia svelato l'arcano indovinello.
Tra i principi di sangue dal ben tornito augello
bandito sia il concorso con un indovinello.
Che in fica di Ifigonia, la bella, non si vada,
se prìa non verrà sciolta almeno una sciarada!"

Ifigonia
Dalla gioia son toccata,
già mi sento un po' bagnata
al pensiero di quel cazzo
che darà a me il sollazzo.
Sarà forte, duro e bello,
prepotente, quell'uccello?
Con la punta un po' rosata,
con la schiena un poco arcuata?
Duro, rigido e flessuoso,
ben spavaldo o timoroso?
Già lo sento tra le gambe
Ondeggiare in pose strambe,
penetrar nella vagina
o tentar la pecorina;
passeggiarmi sulla pancia,
le mammelle e sulla guancia;
or m'assal lo sghiribizzo
d'assaggiare il bianco schizzo.

Popolo
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
udendo Ifigonia scandir tali accenti.
Il gusto di vivere è certo più bello
se dentro la fica s'adagia l'uccello.

Gran Cerimoniere (al popolo)
Toccatevi i coglioni, se li avete,
perché vedo transitare un prete.

(tutti eseguono. Solo Ifigonia, troppo felice, non bada all'avvertimento del destino, e del resto non ha alcun paio, ahimè, di coglioni a portata di mano.)

(cala lentamente la tela sul primo atto)
FINE ATTO PRIMO

ATTO SECONDO
SCENA: La stessa sala. Sono presenti i principi pretendenti di Ifigonia con il loro seguito, in esecuzione della profezia di Enter O'Clisma. I pretendenti si presentano...

Allah Ben Dur
Superando monte e valle
V'ho portato le mie palle,
e riempio un gran mastello
con la broda del mio uccello.

Don Peder Asta
Sarete delusa di tutti 'sti doni,
guardando d'Oriente i gloriosi coglioni:
ho riempito quattro stalle
col sudor delle mie palle!

Uccellone di Bel Manico
O fulgida stella, o figlia di Re,
deh, guarda il dono portato per te!
Ho riempito una caserma
Solamente col mio sperma!

Spiro Kito
Io sono Spiro Kito,
dalle palle di granito.
Ho creato un nuovo lago
Col prodotto del mio mago!

Re
A voi che della terra siete i miglior coglioni,
rivolgo il mio saluto, o Principi e Baroni.
Sarete già al corrente di quel che ho decretato,
con il provvedimento che ho steso e poi firmato.
Ad ogni modo ci tengo a farvi noto
che quello che più conta è solo aver lo scroto
potente, blasonato, di nessun male affetto,
noto per le chiavate in piedi oppur sul letto.
Ma ad ogni modo mettetevi a sedere,
ve ne darà lettura il Gran Cerimoniere.

Gran Cerimoniere
L'anno sessantanove, il dì del due di agosto,
dalla Maestà Reale con animo disposto,
bandito fu il concorso con un indovinello
fra i Principi di sangue dal ben tornito augello;
Premio raro e nobile, ben chiaro lo si dica,
Sarà d'Ifigonia più che il cul la fica,
della vergine purissima che nulla ha di finto;
Firmato: Banano Primo, Sire di Corinto.
(imponendo il silenzio)
S'avanzino separatamente i pretendenti;
(rivolto al popolo)
fate largo, e al culo state attenti.

Allah Ben Dur
Io sono Allah Ben Dur dal poderoso uccello,
e dall'Arabia vengo a dorso di un cammello.
Il viaggio fu assai lungo, percorso senza tappe
che per lo strofinio mi bruciano le chiappe.
Raggiunta in fin la meta di sì tremendo viaggio
ho piedi, fava e culo che puzzan di formaggio.
Rinunciai in Bagdad a un favoloso ingaggio
spronato dal desìo di misurarti il raggio,
il raggio della fica, o dolce Principessa,
ché ardo dal desìo di romperti la fessa.
Sul dorso di un cammello so far mille esercizi,
infransi più d'un culo all'ombra dei palmizi.
Le mie palle lucenti, senza badare al puzzo,
sembrano pel volume le uova di uno struzzo.
Son bruno, ardito e forte, devoto mussulmano,
e dell'Arabia tutta certo il miglior banano.
Con l'aiuto d'Allah sciorrò l'indovinello
E deporrò ai tuoi piedi il mio abbronzato uccello.

Ifigonia (leggendo)
Si dice che un giorno un cortese prelato
avendo per via un capro chiavato
s'accorse più tardi che l'estro di maggio
rendealo padre di un ibrido paggio.

(Allah Ben Dur dà segni di incertezza)
Gran Cerimoniere
Se non mi rispondi nella settimana
farò dello tuo scroto una sottana.

Allah Ben Dur (sempre più confuso)
Non so... quel prelato...
se un capro ha chiavato...
io penso con duolo
che ha preso lo scolo.

Popolo (furente, facendo scongiuri)
Noi siamo infelici, noi siamo scontenti,
ti secchino il cazzo i nostri accidenti!
S'affloscin gli uccelli in segno di duolo,
quel testa di cazzo ci parla di scolo!
(il principe è trascinato via a viva forza)

Gran Cerimoniere
Il primo pretendente è bello e fritto,
venga il secondo con l'uccello dritto.

Don Peder Asta (al Re)
Palpita il cuore mio per tale lieto evento!
t'auguro cazzi in culo settecento!
Sono principe e barone, signor del Mozambico
e rompo fiche e culi col mio prestante fico;
vi dico per sicuro, che ho sempre il cazzo duro
ma di mente molto fina,
viaggio sempre con vaselina.
Son Principe di sangue, son nobile spagnolo
che per poter fottere, mancando il protargolo,
uso il preservativo per non subire l'onta
di prendere lo scolo all'atto della monta.

(Ifigonia, provocatissima, scopre le anche, porgendo la fica alle labbra del Grande di Spagna).
Ifigonia
O Principe sapiente, venuto ai miei piè,
da quanto tempo pensi non uso più il bidè?

Don Peder Asta
Se il fiuto non mi inganna,
o mia adorata fata,
io debbo dirti che
non ti sei mai lavata!

Ifigonia
Villanzone, infame traditore,
tu offendi il mio pudore!

Popolo (incazzatisimo)
Noi siamo infelici, che fan sti coglioni?
Lo sanno gli Svizzeri dei Quattro Cantoni
lo sanno le troie, lo sanno i lenoni,
lo sanno persino i nostri coglioni.
Fu il dì di Giunone, con mossa pudica,
che madonna Ifigonia lavossi la fica.
Coi suoi venti chili di augusto formaggio
fu falta una palla di un metro di raggio.
Al Prence sia data la pena infamante
di prenderlo in culo dal Sacro Elefante.

Re
Del Popolo sian tosto esauditi i voleri:
venga Bel Pistolino coi suoi venti staffieri!
Quaranta archibugieri intanto, piano piano,
l'aiuteranno un poco col palmo della mano.
E nel caso imprevisto che non gli venga duro,
gli sfreghino con garbo la punta contro il muro.

(entra Bel Pistolino, dando evidenti segni di giubilo: la scena si svolge alla presenza del popolo.)

Popolo (in delirio)
Pompa, pompa come un mulo,
fagli tremare le chiappe del culo!
Daglielo molle, daglielo duro,
fagli tremare quel buco oscuro;
daglielo duro, daglielo mollo,
fagli scoppiare le vene del collo!

Gran Cerimoniere
Il secondo campione è liquidato,
sia almeno il terzo Prence il fortunato.

Uccellone di Bel Manico
Sono il nobile Uccellone,
sono Conte e son Barone,
chiavo donne a buon mercato
col mio cazzo fortunato.
La mattina appena desto
me lo meno lesto lesto,
poi mi sparo, a colazione,
qualche rapido raspone.
Prima ancor di mezzogiorno,
nobil donne del dintorno
fanno a gara, porco dio,
per provare il cazzo mio.
Quattro seghe a mezzogiorno
non fan male per contorno.
Verso sera, per divario,
rompo qualche tafanario,
alternando col pompino
la chiavata a pecorino.
Se son stanco, verso sera,
chiavo sol la cameriera.
Sulla punta del mio pene
Non si contan le flittene.
Vedi, bando come un mulo
alla vista del tuo culo!

Ifigonia
Sai tu dirmi il mistero della sfinge
la quale prima caca e poi spinge?

Uccellone
Mi riesce, Ifigonia, la tua parola oscura.
il cazzo già mi suda di pallida paura.
ll Ciel mi fu avverso, ignoro il mistero;
mi mette terrore un nero pensiero!
Già vedo il mio culo sfondato all'istante
dal cazzo tremendo del Sacro Elefante!
Gia sento roteare in rotto e alterno moto
i possenti testicoli entro il peloso scroto.
Ho nel fondo del cuore una puntura sorda
come una dozzina di piattole che morda.
Conobbi una fanciulla dalla parola oscura,
mi sento tremebondo, preso dalla paura.

Re (sdegnato)
Tu che fra tanti brami la mano di mia figlia,
col culo pieno d'aglio farai la Mille Miglia!

Gran Cerimoniere
Tosto venga eseguito del Sovrano il volere:
Si porti senza indugio d'aglio un gran paniere.

(Uccellone di Bel Manico scoppia in una fragorosa risata)

Re
Tu ridi, o sconsigliato, davanti al gran travaglio
di far la Mille Miglia col culo pieno d'aglio?!

Uccellone
Mi fate solo pena, oh poveri coglioni,
ché per riempirmi il culo ne occorron tre vagoni!
Col culo pieno d'aglio, novello errante ebreo,
io batterò in volata la rossa Alfa Romeo!
(si allontana baldanzoso)

Gran Cerimoniere
Sian tosto eseguiti i comandi del Sire,
col culo pieno d'aglio ei deve finire.

Ifigonia (piangendo nostalgica)
Addio mio Bel Manico, nobile Signore,
a perder il tuo cazzo non si rassegna il cuore.
Non hai colpa veruna, se con l'uccello dritto,
giammai non scandagliasti la Sfinge dell'Egitto,
se solo mille fiate alla tua chioma fulva
s'intrecciaron tenaci i peli della vulva.

Re
Non piangere Ifigonia, lustro dei peli miei,
sii paziente e devota ai detti degli Dei.

Gran Cerimoniere
Il terzo, a quanto pare, è bello e fritto,
s'avanzi il quarto, col banano dritto.

(il principe Spiro Kito, figlio del Sol Levante, si avanza nei paludamenti di Gran Samurai.)

Spiro Kito
Il regno di Budda manda il mio cuore,
io vengo dal Regno del mandorlo in fiore.
Son Duca d'Oriente, nomato Spiro Kito,
ho il cazzo sì duro che par di granito.
Ancora bambino, giostrando da pazzo,
sembravo potente nell'uso del cazzo;
potente a tal punto, sebbene maschietto,
da farmi pensare a tenzoni da letto.
Poi vinsi il primato persin nei casini,
campione invitto di fiche e pompini;
tal che le ragazze, godendoci anch'esse,
m'offrivan per nulla le povere fesse.
Un'unica volta, una donna di rango
negommi convegno nel giro di un tango:
l'attesi, e quando s'offrì l'occasione
le ruppi il culo con uno spuntone.
Così la mia fama varcando le mura
Di questa, diciamo, casa di cura,
giungea alle bimbe di buona famiglia
dove la madre, più bon della figlia,
cullava l'uccello con docile mano
per fare alla figlia rompere l'ano.
Or passo all'azione, domanda Signora,
qualsiasi indugio va a danno dell'ora.

Popolo
Noi siamo felici e non siamo sciocchi,
questo senz'altro è un cazzo coi fiocchi.

Spiro Kito
Io vengo dal paese dei mandrilli
Dove si va nel culo pure ai grilli.
Son figlio del Giappone, Spiro Kito,
ed ho un paio di coglioni di granito.
Facciamo presto con le spiegazioni,
ché è tempo di sbrodar nei pantaloni.

Ifigonia
Vi era un eremita in Poggibonsi
che non cacava, e non faceva stronzi;
or dimmi: quando un rutto egli tirava,
ai suoi fedeli che impressione dava?

Spiro Kito
A simile domanda una risposta sola:
avea quell'eremita il retto nella gola!
La storia già ci narra del Principe Gargiulo,
il quale avea la faccia che somigliava al culo.
Ne sono più che certo, e dirlo posso lieto,
dell'eremita il rutto puzzava più di un peto!

(il Gran Cerimoniere apre una pergamena e dà segni di approvazione. Il Re s'avanza, congiunge le mani dei due giovani Principi sanzionando l'unione, mentre il popolo e gli astanti si inginocchiano in religioso e muto ringraziamento agli Dei e le vergini innalzano al cielo il loro tenue canto.)

Coro delle Vergini
O Venere buona, o Venere bella,
provvedi noi pure di dura cappella,
e come a lei, Principessa ed amica,
ci capiti in dono l'uccel nella fica.

Re
Un uomo siffatto che ha tanto di cervello
ragiona certamente con l'uccello.
Per Ifigonia mia, devota e grata,
ecco la fava tanto sospirata!
Sii degna dell'uccel che ti ho donato,
non obliando i fasti del Casato:
la grande Filiberta, illustre e saggia,
il culo si incendiò con l'acqua ragia,
preferendo la morte al nero duolo
di curarsi lo scol col protargolo;
Vulvina Bartolino, sua germana,
che arrossiva sbucciando una banana,
in un momento di furor demente
cacciossi nella fica un ferro ardente.
E la nobil Filiconia, tua bisava,
sempre in lizza nel giuoco della fava,
morì, vetusta d'anni, in un bordello
col cuore trapassato da un uccello.

Ifigonia
Il sorriso della fica
la mia gioia alfin vi dica.
Son contenta, son beata
ché alla fin sarò chiavata.
Ma vi giuro sugli Dei
di pensare ancor ai miei:
tanto al Re che alla Regina
quando m'alzo ogni mattina.
a lui dono un sospensorio
con il segno del littorio
ed a lei l'originale
di un bel cazzo artificiale.

Popolo
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
s'innalzino i cazzi di gioia frementi;
porgiamoci tosto il culo di sponda,
l'uccello del Prence di gioia c'inonda.

Coro delle Vergini
Noi siamo le vergini dai candidi manti,
s'intreccino i cazzi, s'innalzino i canti:
il grande fattaccio ci dona gaiezza,
e per la gioia tagliamo la pezza.
S'intreccin le danze, si innalzino i canti,
per farci chiavare useremo i guanti.
lasciamo le seghe, lasciamo i pompini,
lasciamo un istante i bei ditalini;
È giorno di festa, l'azzurra pervinca
mettiamo all'occhiello del muso di tinca;
seguendo l'esempio del popolo intero,
un grosso banano ci laceri il velo.

Gran Cerimoniere
E risuoni nella reggia,
perlomeno una scoreggia!
(esegue)

(cala rapida la tela sul secondo atto)

FINE ATTO SECONDO

ATTO TERZO
SCENA: La camera nuziale. Nei quattro angoli, quattro bidè dove bruciano profumi. Nelle pareti bracieri accesi. Pezze di marchese sparse. A destra una porta che da' nell'appartamento del re; in fondo a sinistra, si nota un elegante water-closed con catena d'oro pendente. Ifigonia e Spiro Kito giacciono sul talamo.

Ifigonia
O amato Spiro Kito, Prence e Samurai,
il tempo passa e non mi chiavi mai!

Spiro Kito
Desisti, o Principessa, dal chieder spiegazioni,
non vedi che cominci a rompermi i coglioni?

Ifigonia
Fammi vedere le palle di solido granito,
fammi toccar l'uccello almeno con un dito;
che brami, Spiro Kito, dalla tua dolce amica,
vuoi farmi prima il culo, o ripulir la fica?

Spiro Kito
C'è una cosa, Ifigonia, che ancora non ti ho detto,
un segreto terribile che brucia nel mio petto.

Ifigonia
Oh parla Spiro Kito, mio divino,
t'ascolto col canal di Bartolino!

Spiro Kito
Un giorno, or son quattr'anni, soffrendo per un callo,
stavo prendendo un bagno nel Grande Fiume Giallo
e, come è sempre in uso tra i nobili Signori,
stavo rompendo il culo a paggi e valvassori.
Quand'ecco passa altero un bonzo di Visnù
(allor mio caro amico, ci davam del tu)
il quale mi propose, con sordido cinismo,
di fare nel suo culo un giro di turismo.
Di meglio non bramavo, e come un folle toro,
soffiando a testa bassa glielo ficcai nel foro.
Ma quell'infame avea, nel nero tafanario
lungo, rapace e impavido, un verme solitario,
che mentre io mi godevo il morbido budello,
pian piano mi sbafava la fava dell'uccello.
Eccoti ormai svelato alfin tutto l'arcano:
il bruno Spiro Kito è privo di banano;
ed ora, mia diletta, quando vuol godere,
non ha altra risorsa che il buco del sedere.
Vedi, mi fai pentire d'esserti vicino,
per placar le smanie fatti un ditalino.
Or non è il momento di fare una chiavata,
il cane pechinese provveda alla leccata.
Passata da tempo è la mala avventura,
che tolsemi il membro di madre natura!
Ed or per il tuo bel sesso gentile
Io dunque t'ho fatto un Pesce d'Aprile.
Io sono imponente, in caso sì bello,
ma in modo assoluto mi manca l'uccello.
Io godo di dietro a modo di prete.
È noto che il prete modello e perfetto,
privato dell'uso di maschio uccelletto,
se preso da brama di ibrida voglia
qualunque desìo nel culo convoglia.

Ifigonia
È vero che i preti, a quanto mi dici,
prendendolo a tergo si rendon felici,
ma molti son quelli, lo provano i fatti,
che in barba alle leggi si chiavan da matti.
D'esempio sia al mondo, per detto Egiziano,
di Cesare invitto l'uccello sovrano.
Ignobil fellone, o vil traditore,
la nobile Ifigonia getti nel disonore.
Fui vittima innocente di un infame tranello;
potea mangiarti, il verme, il cuore, non l'uccello!
Crudele e perverso mi è stato il destino,
scegliendo a consorte per me un culattino.

Spiro Kito
Trascorsi tristi giorni col resto del mio uccello,
mi chiusi in una torre sovrastante il mio castello,
tristi notti, solo, mesto, avvolto in neri veli,
strappavo singhiozzando i miei lucenti peli.
Dieci giorni e dieci notti, solo, muto come un reo,
mi pelai tutto lo scroto con l'accluso perineo.
Quando alfine più non ebbi manco un pelo sul coglione,
senza l'ombra di un conforto mi buttai giù dal balcone.
Fu un istante… giunto al suolo dileguossi il mio tormento,
per dar luogo ad uno strano, novello godimento.
Volle il cielo, assai benigno, che nel rapido mio giro
io cadessi con il culo sull'uccello di un fachiro,
che da circa quarant'anni meditava sotto il muro
scarno, muto ed impassibile, ma col cazzo sempre duro.
Benedetto sia per sempre quell'uccello e quel momento
che la porta disserrommi al soave godimento.
Da quattr'anni sempre in viaggio per città, paesi e corti,
io di uccelli assai ne ho presi, lunghi, dritti e grossi e storti,
bianchi, neri, rossi, gialli, prepotenti e timorosi
profumati e puzzolenti, anche rigidi e flessuosi,
oleanti di formaggio, stranamente tatuati
malmenati orribilmente, un pochino scorticati.

Ifigonia
Furie d'Averno, o voi che anguicrinite
chiavar vi fate in pose pervertite
da quei ciclopi che hanno un occhio solo,
perché non vi pigliate mai lo scolo?
E tu, Giunone, che sull'Elicona
ti fai dal Can leccar sulla poltrona,
perché non ti mangia un pezzo di grilletto
il cucciol tuo fetente e prediletto?

Spiro Kito
Frena i tuoi detti alteri, o Ifigonia, basta!
Rispetta, se non altro, l'arte pederasta.
Vedo che tu le gioie non sai dell'intestino,
te lo dice un esperto e vecchio culattino.

Re (entrando con una scatoletta in mano)
Ho sentito rumore dalla stanza vicina;
state cercando forse un po' di vaselina?

(Ifigonia, furiosa per la delusione subìta, si avventa sui coglioni paterni)

Ifigonia
Anche la vaselina, nuovo scherno!
O padre snaturato, va' all'inferno!
Ora ti mangio il destro e poi il sinistro,
e sta certo che neanche il dio Calisto
se pietà si prendesse del tuo guaio,
ridar te ne potrebbe un altro paio.
Castrato sei, e se vorrai godere,
godrai anche tu col buco del sedere!

Re
Ahimè ahimè, o qual vista orrenda!
Mia figlia fè dei miei coglion merenda!

(si accascia piangendo)

Gran Cerimoniere (entrando di corsa)
Accorrete Cortigiani, Duchi, Principi, Baroni,
Nobiluomini, Visconti dai bei nobili coglioni,
voi, pulzelle e maritate, Nobil Dame, Castellane,
che battete di gran lunga le più celebri puttane,
tralasciate le chiavate, i rasponi ed i pompini,
sospendete un sol momento i consueti ditalini!
Ifigonia, la sovrana, accecata dal dolore,
si mangiò le grosse palle dell'augusto genitore!

(entrano i cortigiani e le cortigiane in costume adamitico)

Re
Addio vergini belle, che lasciaste l'imene
sopra la forte punta del mio robusto pene,
addio peli rosati di donne e di bambini,
addio lingue sapienti, maestre di pompini,
Addio mio prode cazzo, piega da questa sera,
la rossa, audace testa un giorno tanto fiera!
Finite son purtroppo le giostre e le tenzoni:
non val robusta fava se priva di coglioni.
Addio nobile uccello, un giorno tanto grande
Da giungere alle stelle col poderoso glande,
signore della vulva, terror dello sfintere,
facevi ognor tremare il buco del sedere,
che mille e mille volte, furente come un toro,
dilaniasti le ceste giungendo nel piloro;
che mille e mille volte, con mosse agili e strane,
metteste a repentaglio le trombe falloppiane.
Tu, che mai cedesti a seghe ed a pompini,
stavolta fosti vittima di due denti canini,
dormi! Da questa sera sarà tuo cimitero,
in segno di cordoglio, un sospensorio nero.
Da oggi tu, negletto, starai nelle mutande,
né più le tingerai con il possente glande!
Meglio sarebbe stato di perder anche il cazzo,
ma perderlo da prode nel gioco del rampazzo.
Perir tu ben dovevi, ma in nobile tenzone
invece, ahimè, peristi da povero coglione!

(il Re si apparta piangendo)

Gran Cerimoniere (rivolgendosi ad Ifigonia)
Ti sarà dato il tormento duro
d'esser legata colla fica al muro:
il popolo sfilerà, e tu con l'ano
farai da monumento vespasiano.

Ifigonia (avanzandosi alla ribalta come in estasi)
Sognavo un cazzo forte, da bambina,
perciò pregavo Giove ogni mattina,
ché, come un giorno avvenne per Enrica,
potesse capitarmi nella fica
Un poderoso e ben tornito cazzo
Per farmene per sempre il mio sollazzo.
Così non fu! La Provvidenza grande,
che gioia e pur dolore in terra spande,
volle che fossi, per crudel destino,
moglie di un detestato culattino!!!
Da prode morirò, come Raniere
Che non poté inculare lo sparviere.
Addio per sempre, Spiro Kito sposo,
mi butto pel dolor nel water closo.
Tu porrai fin, ti prego, alla mia pena,
tirando lentamente la catena.

(prima che qualcuno possa trattenerla, Ifigonia si getta a capofitto nel water-closed. Spiro Kito, impassibile, ubbidendo ai suoi ultimi voleri, tira lentamente la catena. Tutti si inginocchiano pregando, mentre una salva di lugubri scorregge saluta la moritura.)

(cala definitivamente la tela)
FINE