Il luogo (e lo spazio) dei più pesanti, discutibili e profondi deliri di Grizzly: alcuni di essi potrebbero urtare la sensibilità di chi legge, pertanto le Pagine Oscure sono in secondo piano.
Comunque, come sul Diario di Viaggio sarete ospiti ben graditi.
Pagine importanti
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lunedì 31 agosto 2020
Una bella botta e via!
#SenzaFiltro e, probabilmente, pure senza udito (o, possibilmente, senza dito...) 🧨
lunedì 24 agosto 2020
Seguito dalle puttane... ma anche da Pippo Franco e la Caritas?
#SenzaFiltro e senza alcun ritegno... eppure fa piacere saperlo 😊
lunedì 3 agosto 2020
lunedì 20 luglio 2020
lunedì 13 luglio 2020
lunedì 6 luglio 2020
lunedì 29 giugno 2020
martedì 8 maggio 2012
martedì 6 marzo 2012
Come sottoscrivere un contratto ENI luce senza saperlo
[leggi anche l'articolo formale sul Diario di Viaggio]
Ore 15:45 circa.Sto per uscire di casa, sto finendo alcune operazioni quando suonano al campanello. Anche con una certa insistenza. Mia madre va ad aprire la porta, mentre io in camera spengo il computer e mi metto le scarpe antinfortunistiche (beh, in casa sto in ciabatte...).
Sento parlottare in cucina, mi giunge una frase che riguarda l'attacco del gas, e la prima cosa che mi sovviene riguarda il fatto che in questi giorni abbiamo ordinato la nuova cucina. Ma poi penso "sì, vabbè, ma quale attacco del gas? Abbiamo la bombola, l'attacco del gas non è fisso, e comunque il piano cottura lo stiamo prendendo noi a parte..."
E, con le scarpe ancora slacciate, mi avvicino in cucina per capire che succede. In cucina ci sono mia madre, una ragazza e un ragazzo ben azzimato in giacca nera e cravatta seduto a tavola. Mia madre un tantino preoccupata che subito cerca di informarmi: "Ah, Mirko, guarda che c'è una dispersione di gas metan..."
Ma io faccio un balzo in avanti: con orrore noto che il ragazzo seduto sta copiando dei dati dalla nostra bolletta ENEL.
Mi fiondo contro di lui, gli strappo la bolletta da sotto le mani e alzando immediatamente la mano destra a indicare la porta, perentoriamente, ordino: "Uscite immediatamente da casa mia"
Ora: i personaggi del dialogo sono:
MM : Mia Madre (peraltro preoccupata a morte dal rischio gas detto dai ragazzi).
Lui : Il venditore
Lei : La compagna del venditore, rimasta silenziosa da quando ho messo piede nella cucina
Io: Il vostro caro Grizzly
Notate che ho interrotto più volte mia madre.
Io (strappando letteralmente da sotto le mani del ragazzo la nostra bolletta enel): "Uscite immediatamente da casa mia"
MM: "Ma Mirko: c'è una perdita di metan..."
Io: "E allora? Noi non abbiamo il metano!" (mi avvicino alla cartelletta che il ragazzo ha poggiato sul tavolo accanto a lui e la alzo, mostrandogliela) "e questi signori vengono qui per conto di ENI, società sul mercato libero dell'energia, non per problemi al metano"
Lui: "No, io veda sto facendo solo..."
Lei: "Ma noi siamo qui per..."
Io: "Ho detto di andarvene, non costringetemi a chiamare la polizia"
MM: "Ma voi per caso siete di enel ener...?"
Lui: "No, ma che sta dicendo, siamo qui per il gas..."
Il tizio: "Siamo infatti qui per..."
MM: "Ma allora?"
Io: "Sono agenti commerciali e stanno cercando di farti sottoscrivere un contratto con un fornitore di energia sul mercato libero. Mi sbaglio?"
Lui: "No... io, non sono qui per questo, c'è pericolo che..."
Mia madre: "Ma Mirko, è pericolos..."
[a questo punto i toni si fanno alti. Molto alti. Sto praticamente sbraitando]
Io: "Bene! BENISSIMO! Visto che c'è una perdita di metano allora chiamiamo i carabinieri ed evacuiamo tutto il palazzo, che ne dite?"
Mi avvicino al telefono e alzo la cornetta, cominciando a comporre le prime cifre del 112, mentre Lui e Lei si avvicinano alla porta. Lui, stizzito, mi risponde "Io sto solo facendo il mio lavoro, c'è un pericolo, sa!"
Mia madre, terrorizzata dal pericolo del gas, mi guarda di traverso.
Io estraggo il tesserino di servizio della protezione civile e glielo mostro: "Anche io sto facendo il mio lavoro, se c'è una perdita di gas dobbiamo avvisare subito le autorità ed evacuare il palazzo. D'altronde se lei sta facendo il suo lavoro non avrà problemi a farsi aiutare dai carabinieri, no?"
Il ragazzo impallidisce
Lui: "Non c'è bisogno di fare tutto questo, stavo solo..."
Io: "E poi lei certamente è un collega, giusto? Posso vedere IL SUO tesserino, ministeriale come questo?"
Il ragazzo, seguito a ruota dalla collega impallidita, esce dalla porta: ormai ha capito la mala parata, ma ciò nonostante pensando di essere forte mi mostra un tesserino di un'agenzia dell'ENI.
Un tesserino con nome, cognome, e la chiara qualifica "venditore", che mostro a mia madre, dicendo: "Oppure non c'è nessuna perdita di gas e avevo ragione. E se ci fossero i carabinieri o i colleghi lei sarebbe nei guai per procurato allarme. Si vergogni! Lei ha cercato di gabbare una persona anziana solo per fargli firmare un contratto. Per quello che ha fatto è persino passibile di denuncia, e meriterebbe di perdere il lavoro! Sparite e non fatevi più vedere"
Chiudo la porta sui due che si allontanano silenziosamente sulle scale, mi giro verso mia madre che mi guarda sconvolta.
Io: "Che cosa ti è saltato in testa di dargli la bolletta dell'ENEL? Ma sei impazzita? Non si mostrano documenti o bollette A NESSUNO per NESSUN MOTIVO!"
MM: "Ma... ma... ma mi hanno spaventato con la storia della perdita di gas metano!"
Io: "Il metano? Ma che stai scherzando? Quale cazzo di fuga di metano? Se ci fosse una fuga di metano ti avrebbe BUSSATO (e non SUONATO) un signore con una tuta arancione e una striscia catarifrangente che dice 'Vigili del fuoco', che t'avrebbe preso di peso e buttato fuori dal palazzo nel tempo che impiegavi a dire 'ma che succede?', te ne rendi conto? E anche se ci fosse una fuga di metano: primo qui non c'è il metano, secondo quei due non avevano strumenti di misurazione per le fughe di gas. Ma apri gli occhi, cavoli. Se non c'ero avevi già fatto il contratto con loro..."
Altro che vederlo su "Le Iene": a Siracusa ci sono agenti commerciali per ENI che giocano sporco.
giovedì 19 maggio 2011
Posizionamento del Diario di Viaggio
Da: TEMPLATE****.com <info@template****.com>
Oggetto: ai primi posti su GOOGLE
Data: gio 19 mag 2011 8:01
------------------
Rido, perché metà dei miei referrer sono ricerche su Google, e soprattutto a sentire un porcaio di gente rido: un porcaio di gente che mi dice "Cavoli! Qualsiasi cosa cerco su google, minimo ci trovo una pagina del tuo blog fra i risultati!"
Rido, perché apro il loro sito, vado sulla pagina "Contatti" e lì c'è un bel form:
E quel characters left tradotto con "caratteri a sinistra" mi fa veramente impazzire (((-:
MA PER CORTESIA! SAPETE COSA DOVETE FARCI CON LA VOSTRA PROPOSTA DI CONSULENZA?
Se volete ve la do io, una consulenza: volete sapere come evitare una querela per spam, la chiusura di tutti i vostri domini internet, la sospensione di tutti gli indirizzi di posta elettronica e un'altra lunga serie di problemi? Contattatemi e vi spiegherò tutto: i miei prezzi non sono molto modici, ma le mie consulenze funzionano, credetemi! (-:
Oggetto: ai primi posti su GOOGLE
Data: gio 19 mag 2011 8:01
------------------
Salve,Ecco, al solito. A parte che non ho mai richiesto un contatto a questi rompiscatole, questa volta rido.
facendo una ricerca, ho notato che il Vs. sito non e' facilmente raggiungibile su GOOGLE e sui principali motori di ricerca utilizzando come parole chiave i vs. prodotti.
L'azienda con la quale collaboro ha aiutato molte aziende a raggiungere i primi posti sui principali motori di ricerca.
In caso foste interessati, rispondete a questa email, Vi farò avere un’analisi gratuita del Vs. sito web ed i consigli per raggiungere la massima visibilità sui motori di ricerca e per fare apparire il vs. sito web davanti a tutta la concorrenza.
Per effettuare l'analisi gratuita, Vi prego fornire in risposta alla presente i seguenti dati:
- indirizzo sito web
- vs. nome e cognome
- numero di telefono
Cordialmente,
S****** F*******
Template****.com
nota: ricevi questa email perchè hai richiesto un contatto a template****.com, se non desideri ricevere altre email, clicca qui per cancellare i tuoi dati
Rido, perché metà dei miei referrer sono ricerche su Google, e soprattutto a sentire un porcaio di gente rido: un porcaio di gente che mi dice "Cavoli! Qualsiasi cosa cerco su google, minimo ci trovo una pagina del tuo blog fra i risultati!"
Rido, perché apro il loro sito, vado sulla pagina "Contatti" e lì c'è un bel form:
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MA PER CORTESIA! SAPETE COSA DOVETE FARCI CON LA VOSTRA PROPOSTA DI CONSULENZA?
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sabato 2 aprile 2011
Mi valutate il template?
Se volete, mi sarebbe molto utile conoscere quello che pensate di questo nuovo tema di impaginazione del sito, che vorrei far diventare definitivo anche sul Diario di Viaggio.
Questo modulo on-line vi permette di esprimere il vostro parere su questo tema; grazie sin da ora: ci tengo molto a quello che pensano i miei lettori.
Questo modulo on-line vi permette di esprimere il vostro parere su questo tema; grazie sin da ora: ci tengo molto a quello che pensano i miei lettori.
lunedì 27 dicembre 2010
My Christmas Carol
Dicembre 2010, Londra. Vigilia di Natale. Mattina
E.S., presidente di una grossa corporazione che gestisce centri commerciali in metà Europa è nel suo ufficio. Sono le nove di mattina.
Improvvisamente bussano alla porta: una persona trafelata si fionda quindi dentro l'ufficio con una serie di cartellette e incartamenti in mano: -Mi scusi, signore: c'è un traffico tremendo per via della vigilia, ed ho trovato pure la neve per strada.
E.S. alza lo sguardo dallo schermo del portatile che ha sulla scrivania, e tira un'occhiataccia al suo segretario, poi ritorna con lo sguardo e la concentrazione alle immagini del computer.
Mentre l'uomo appena arrivato deposita tutte le cartellette sulla scrivania accanto a quella presidenziale, e si avvicina alla parete per appendere il cappottone imbiancato dalla neve che sta cercando di togliersi velocemente, però, E.S. riprende la parola senza distogliere lo sguardo: -Lo so che c'è confusione, Mike. Ma lo sapevi anche tu che sarebbe stato così oggi. Potevi organizzarti meglio e partire qualche minuto prima, o forse vorresti dirmi che dovevi accompagnare i tuoi figli a scuola?
Mike si ferma vicino alla parete con la giacca in mano: -Ha ragione, signore. Mi scusi, non si ripeterà più.
-È già pronto tutto? Lo sai che domani non possiamo sbagliare. Ci sarà un sacco da lavorare, però.
Il repentino cambio di argomento da parte di E.S. lascia per un istante il giovane segretario con le sopracciglia alzate, ma poi torna l'abitudine al lavoro e subito risponde: -Naturalmente. Tutto organizzato sin nei minimi dettagli: domani mattina alle otto in punto saremo tutti quanti qui; non un solo dipendente si è azzardato di proporre scuse o prendere giorni di malattia. Sappiamo tutti quanti che ci sarà del lavoro duro da fare, ma siamo tutti pronti, stia sicuro, signore.
Il presidente accenna una specie di abbozzo di sorriso e poi i due cominciano la giornata analizzando conti e studiando strategie commerciali da applicarsi con l'anno nuovo.
Giunge finalmente la sera, si fanno le 19 e il grande edificio di uffici chiude. Mike e il presidente escono dallo stabile deserto.
-Uff, si è fatto tardi, ma è la sera della Vigilia. Signore, è sicuro di non voler venire da noi in questa cena di Natale?
Mike si rivolge con un sorriso amichevole al suo presidente, nonostante l'espressione stanca di entrambi, ma quest'ultimo lo guarda di sottecchi con un'espressione scura: -Sai bene cosa ne penso di Natale, per cui lasciami perdere. A domani.
E.S. arriva davanti alla casa, un po' defilata dal centro città. Grande, austera e vuota. Si avvicina alla porta e guarda il battacchio di ottone in stile antico. Il solito leone che tiene l'anello gli fa l'occhiolino.
E.S. rimane surgelato davanti alla porta e comincia a guardare il fregio, che appare statico e freddo come al solito. L'uomo fa spallucce e varca la porta d'ingresso, chiudendosela alle spalle con un colpo secco.
Serata. E.S. è da solo, in casa, in vestaglia e davanti al caminetto acceso in un salone molto grande. Si siede in poltrona con un bicchiere di brandy in mano, quando all'improvviso sente un rumore secco che risuona dalla stanza adiacente.
-Ma che...?
La porta si spalanca con un colpo secco e una figura evanescente si fionda dentro la camera, trascinandosi appresso delle catene attaccate a dei grossi macigni.
E.S. è letteralmente paralizzato da questa visione: l'uomo si avvicina al piano-bar, si versa una copiosa dose di scotch in un bicchiere e poi si posiziona malamente sulla poltrona da cui E.S. è schizzato via quando ha assistito a quella visione assurda.
Una veloce sgargarozzata di quasi tutto il bicchiere, un commentaccio a proposito del bicchiere che il fantasma continua a tenere con la mano sinistra, e poi stende il braccio puntandolo verso l'uomo, che sta abbandonando il terrore per cercare di capire chi sia quell'entità. Poi il fantasma comincia a parlare, come un fiume in piena avvolge l'uomo di parole: -Ebenizer Scrooge: suppongo che tu ti stia ricordando di me, sono Jacob, il tuo vecchio socio. Sono qui per lanciarti un messaggio: non fare il mio stesso errore, mio buon amico. Non isolarti e non morire da solo come ho fatto io. Non puoi portarti i soldi nella tomba, e finirai come me e a cercare di vedere la luce nell'oscurità dell'aldilà, senza una meta fino alla fine dei tempi. Questa notte riceverai la visita di altri tre spiriti, come me, che ti mostreranno come puoi cambiare. Ora devo andare, vecchio bastardo. Ricordati delle mie parole: i tuoi soldi non ti seguiranno nella tomba.
La figura evanescente scompare come in una specie di dissolvenza. Il bicchiere che stringeva in mano con un residuo di whisky cade sulla moquette con un tonfo sordo e macchiando in terra. Ci vogliono diversi minuti prima che E.S., sconvolto, si riscossa dalla sua catatonia.
-Il mio ex socio... Jacob?
Passano un paio d'ore, l'uomo molto preoccupato da questa strana storia è ormai in camera da letto, e sta per infilarsi fra il calore del piumone, quando uno scricchiolio scuote il corridoio fuori dalla camera.
La porta della camera da letto (chiusa a chiave, nonostante l'uomo fosse da solo) si spalanca di schianto con un rumore violentissimo. Ne entra una figura simile a una bambina di neanche dodici anni, meno incorporea del fantasma che ha visitato l'uomo solo un paio d'ore prima; si avvicina, gli acchiappa una mano e comincia: -Buona sera, Ebenizer. Io sono lo spirito dei natali passati e sono qui per farti rivedere come hai vissuto questo periodo dell'anno nel passato.
-Ma, ma io...
-Oh, taci, abbiamo fretta.
La ragazzina da uno strattone al braccio di E.S., la stanza cade nell'oscurità e improvvisamente i due si trovano sul balcone di un grosso condominio. La bambina continua: -Non possono vederci, né toccarci, ma noi potremo vivere questa storia in tempo reale, come un film. Vieni, Ebenizer: entriamo.
-Ma io...
-Non discutere, brutto idiota, guarda che cosa succedeva a Natale quando eri piccolo. Vedrai se non ti commuoverai quando rivedrai i tuoi genitori!
La scena è molto semplice: i due genitori e il ragazzino dai lineamenti molto simili a quelli di E.S. sono seduti intorno alla tavola. Su un mobile alla parete un televisore a colori da 28" manda in onda il telegiornale della sera. Uno sparuto albero di natale con quattro palline e quattro luci è nell'angolo opposto della cucina. Padre e figlio stanno discutendo piacevolmente.
-Papà... io glielo ho spiegato che pensare ad essere buoni una volta l'anno, e dimenticarsi degli affetti per il resto dell'anno è molto ipocrita, ma non ci sono santi di farglielo capire a quella testaccia dura.
-Sai bene che gli atei come noi sono sempre visti di cattivo occhio da chi non riesce a guardare oltre il lume del proprio naso, ma che cosa ci vuoi fare?
-Niente: l'importante è andare avanti per la propria strada tenendo il massimo rispetto per coloro i quali hanno invece deciso di seguire altre strade. Finché c'è rispetto, c'è tutto.
-Bravo, belle parole. E tanto ormai negli ultimi anni il valore spirituale di questa festa è andato sempre più scemando, in favore del valore commerciale. E secondo me invece non dovresti sottovalutare questa funzione, specie in vista di future ipotesi lavorative nel campo della grande distribuzione.
-Ma certo! Un'occasione del genere non ho nessuna intenzione di farmela sfuggire. Vaben, io sono stanco, finiamo di mangiare che vado a dormire.
La bambina guarda E.S. sconvolta: -Ma... ma.... ma che razza di cena della Vigilia sarebbe mai questa?
-Ma noi da sempre siamo at...
E.S. si interrompe, mentre la bambina comincia a singhiozzare rumorosamente, e quindi scoppia in un pianto disperato, prende per il braccio E.S. e lo tira indietro. Un istante di buio e i due si trovano di nuovo nella camera da letto di E.S., che si avvicina alla bambina e cerca di abbracciarla per rincuorarla un po', ma scopre che ella è evanescente come un fantasma, e non è in grado di toccarla.
Passano pochissimi istanti, e una seconda figura supera la porta della camera da letto. È un uomo altissimo, quasi un gigante: sarà alto almeno due metri e trenta, ha dovuto piegarsi in avanti per passare dall'uscio e ora rischia di dare una sonora capocciata al lampadario in vetro di Murano che scende dal tetto della camera. Non è solo altissimo, è letteralmente enorme: ha una rotondità non indifferente e il fisico di un camionista norvegese in piena attività. Non appena entra e assiste a quella scena, diventa furioso: -Ma che cosa succede? Ma questo non mi era mai successo! Ebenizer, che cosa hai combinato?
-Ma io non...
Afferra l'esile (in confronto...) E.S. per il braccio sinistro e lo scuote violentemente: -A quanto pare con te sarà più difficile del previsto, eh? Bene, niente paura: io sono lo spirito del natale presente e ti farò scoprire che cosa ne pensa di te chi lavora con te, i tuoi collaboratori e soprattutto... vieni con me!
Un altro strattone, di nuovo buio, e di nuovo luce. In mezzo alla strada, nel quartiere dove abita Mike. Lo spirito del Natale presente prende E.S. di peso e lo spinge contro la porta di casa. E.S. la attraversa come un fantasma, ma poi si spalma contro la parete opposta a circa un metro con un tonfo secco.
Mentre il povero E.S. si allontana dalla parete e comincia a tastarsi il naso per capire se è tutto intero (rendendosi conto che la sua immagine non si riflette nello specchio accanto al punto ove è andato a sbattere) il fantasma lo prende per l'avambraccio destro e lo tira sulla sua destra, fino a raggiungere il salone della casa di Mike.
La tavola è apparecchiata, e sono presenti varie decorazioni natalizie, compreso un albero di natale piacevolmente decorato, delle calze rosse attaccate a una mensola sulla parete e persino due palline rosse attaccate alla carrozzina parcheggiata a capotavola.
Mike e la moglie sono in piedi ai lati della carrozzina, su cui è seduto un bambino dell'apparente età di otto anni, senza capelli né sopraciglia, con degli occhi di un blu così profondo che potresti annegare nel suo sguardo. La sua espressione è molto serafica, e mentre gli altri parenti stanno discutendo del posto di lavoro di Mike, prende la parola con qualche difficoltà ma un tono risoluto: -Smettetela. D'accordo, non è venuto qui, ma ha comunque rispetto di noi, e noi dobbiamo rispettare le sue scelte spirituali. Prima di tutto perché noi non possiamo giudicare un uomo solo perché ha deciso di non festeggiare il Santo Natale, giudicare è un compito di Dio. Secondo, perché comunque è Natale, e dobbiamo mostrarci comprensivi e rispettosi per il nostro prossimo, soprattutto per l'uomo che ha fatto così tanto per la nostra famiglia.
Commenti di approvazione girano per la tavola, sopra tutti quanti quello della madre: -Bravo Timmy. Belle parole, le tue. E in fondo anche se domani tuo padre sarà in ufficio già di mattina presto, sarà comunque un Natale splendido.
Lo spirito del natale presente guarda la scena strabuzzando gli occhi, poi si gira di scatto verso E.S.: -Ebenizer vuoi spiegarmi che diavolo significa?
Gli da uno spintone e in un breve istante di oscurità ritornano nella camera da letto, dove la bambina è ancora lì in lacrime. Una terza figura con un saio nero e incappucciato entra nella stanza, mentre E.S. prende la parola: -È quello che sto cercando di dire da un pezzo. Prima di tutto io...
E.S. si ferma osservando la figura incappucciata che lo guarda puntandogli contro una mano ossuta che fa capolino da una manica troppo larga.
-Spirito del natale futuro, eh? E vuoi portare Ebenizer Scrooge con te a mostrargli che cosa lo aspetta nel natale del futuro, giusto? Bene. Aspetta uno stramaledetto istante, adesso.
Un ruggito cupo risuona per la stanza, ma lo spirito del natale presente gli indica la bambina che piange e gli fa: -Un minuto, Bruce. C'è qualcosa che non va...
-Ecco, appunto. Intanto io non so chi diavolo sia questo Ebenizer Scrooge che continuate a cercare, anche perché io mi chiamo Erbert Soorce! E avevo cercato di spiegarlo a quell'altro squinternato di... come si chiama, Jack?
-Jacob- lo corregge lo spirito del natale futuro con una voce cupa.
-Sì, Jacob. Il mio ex socio? Ma quale ex socio? Io vinsi alla lotteria dieci anni fa e ho aperto i grandi magazzini Soorce da solo! Quale cavolo di socio?
Si gira, guardando in direzione del terzo spirito: -E ora? Vuoi farmi vedere il natale futuro? Andiamo pure! Vuoi mostrarmi Mike e la moglie che piangono sulla tomba del piccolo Timmy? Lo so già. Lo sappiamo già tutti quanti: Timmy è un malato terminale di cancro. Gli hanno amputato le gambe, e ogni settimana si sottopone a massacranti cicli di chemioterapia e radioterapia, che lo lasciano debilitato anche per due giorni. Eppure lui per primo se ne è fatta una ragione. Ha una forza incredibile, quel povero bambino: il suo semplice sorriso mi ha insegnato più cose di quante abbiate cercato di farmene imparare voi tre, anzi quattro squinternati in una intera stramaledetta serata. Altrimenti perché pensate che sono io a pagare tutte le sue costosissime spese mediche?
La bambina, continando a singhiozzare, alza lo sguardo e chiede, incredula: -Sei tu che paghi le sue spese mediche?
-Andiamo: Mike con il solo stipendio di segretario non riuscirebbe a donare alla sua famiglia quella dignità che li fa andare avanti ogni giorno! Lo considero un brav'uomo, che non merita di vivere un dolore così grande!
Dalla porta spuntò Jacob, puntando baldanzoso il dito contro Erbert: -Ma Mike domani sarà al lavoro, anzi lo saranno tutti quanti. L'hai detto tu stamattina, e lui l'ha confermato. Avete detto che ci sarà molto da lavorare! Mike sarà lontano dalla famiglia...
-E certo! Le decorazioni non si metteranno da sole in sala, e c'è bisogno di cucinare per tutti i dipendenti, ma siamo tutti quanti felici di poter passare una giornata in compagnia e in allegria, forse in nome del natale, ma soprattutto in nome del rapporto di fiducia e amicizia che ci lega tutti quanti. Mike mi ha promesso che con molti dipendenti verranno di mattina presto, mentre i familiari ci raggiungeranno solo a ora di pranzo!
-Cosa?
-Domani abbiamo il pranzo aziendale di natale, nonché la festa per tutti i figli dei dipendenti. Come ho già fatto negli ultimi cinque anni mi vestirò da Babbo Natale e consegnerò regali a tutti i bambini dei dipendenti.- Erbert si fermò, fece un sospiro e i suoi occhi divennero lucidi. -Me lo chiese Timmy quando era più piccolo, e io non ho avuto bisogno di pensarci un solo istante, prima di promettergli che avrei organizzato la festa di natale aziendale ogni anno. Visto? Non c'è bisogno di spiritualità per fare delle buone azioni.
I quattro fantasmi uscirono dalla stanza, visibilmente commossi, tenendosi spalla su spalla. Aver sbagliato il proprio lavoro è seccante, ma aver cercato di lanciare un messaggio a una persona come Erbert Soorce era stato l'errore più stupido che mai si potesse fare. L'ultima frase che echeggiò nella stanza, prima che la porta si richiudesse, fu quella di Erbert, che concludeva: -Ad ogni modo, se vorrete unirvi a noi domani, ne saremo molto lieti tutti quanti. Per me il natale non è altro che un giorno festivo sul calendario, in cui si chiude bottega. Ma questo non ci proibisce di riunirci tutti insieme per un momento di spensieratezza, lontani dallo stress e dal tran tran quotidiano del lavoro, riscoprendo l'altissimo valore dell'amicizia, e della famiglia.
E.S., presidente di una grossa corporazione che gestisce centri commerciali in metà Europa è nel suo ufficio. Sono le nove di mattina.
Improvvisamente bussano alla porta: una persona trafelata si fionda quindi dentro l'ufficio con una serie di cartellette e incartamenti in mano: -Mi scusi, signore: c'è un traffico tremendo per via della vigilia, ed ho trovato pure la neve per strada.
E.S. alza lo sguardo dallo schermo del portatile che ha sulla scrivania, e tira un'occhiataccia al suo segretario, poi ritorna con lo sguardo e la concentrazione alle immagini del computer.
Mentre l'uomo appena arrivato deposita tutte le cartellette sulla scrivania accanto a quella presidenziale, e si avvicina alla parete per appendere il cappottone imbiancato dalla neve che sta cercando di togliersi velocemente, però, E.S. riprende la parola senza distogliere lo sguardo: -Lo so che c'è confusione, Mike. Ma lo sapevi anche tu che sarebbe stato così oggi. Potevi organizzarti meglio e partire qualche minuto prima, o forse vorresti dirmi che dovevi accompagnare i tuoi figli a scuola?
Mike si ferma vicino alla parete con la giacca in mano: -Ha ragione, signore. Mi scusi, non si ripeterà più.
-È già pronto tutto? Lo sai che domani non possiamo sbagliare. Ci sarà un sacco da lavorare, però.
Il repentino cambio di argomento da parte di E.S. lascia per un istante il giovane segretario con le sopracciglia alzate, ma poi torna l'abitudine al lavoro e subito risponde: -Naturalmente. Tutto organizzato sin nei minimi dettagli: domani mattina alle otto in punto saremo tutti quanti qui; non un solo dipendente si è azzardato di proporre scuse o prendere giorni di malattia. Sappiamo tutti quanti che ci sarà del lavoro duro da fare, ma siamo tutti pronti, stia sicuro, signore.
Il presidente accenna una specie di abbozzo di sorriso e poi i due cominciano la giornata analizzando conti e studiando strategie commerciali da applicarsi con l'anno nuovo.
Giunge finalmente la sera, si fanno le 19 e il grande edificio di uffici chiude. Mike e il presidente escono dallo stabile deserto.
-Uff, si è fatto tardi, ma è la sera della Vigilia. Signore, è sicuro di non voler venire da noi in questa cena di Natale?
Mike si rivolge con un sorriso amichevole al suo presidente, nonostante l'espressione stanca di entrambi, ma quest'ultimo lo guarda di sottecchi con un'espressione scura: -Sai bene cosa ne penso di Natale, per cui lasciami perdere. A domani.
E.S. arriva davanti alla casa, un po' defilata dal centro città. Grande, austera e vuota. Si avvicina alla porta e guarda il battacchio di ottone in stile antico. Il solito leone che tiene l'anello gli fa l'occhiolino.
E.S. rimane surgelato davanti alla porta e comincia a guardare il fregio, che appare statico e freddo come al solito. L'uomo fa spallucce e varca la porta d'ingresso, chiudendosela alle spalle con un colpo secco.
Serata. E.S. è da solo, in casa, in vestaglia e davanti al caminetto acceso in un salone molto grande. Si siede in poltrona con un bicchiere di brandy in mano, quando all'improvviso sente un rumore secco che risuona dalla stanza adiacente.
-Ma che...?
La porta si spalanca con un colpo secco e una figura evanescente si fionda dentro la camera, trascinandosi appresso delle catene attaccate a dei grossi macigni.
E.S. è letteralmente paralizzato da questa visione: l'uomo si avvicina al piano-bar, si versa una copiosa dose di scotch in un bicchiere e poi si posiziona malamente sulla poltrona da cui E.S. è schizzato via quando ha assistito a quella visione assurda.
Una veloce sgargarozzata di quasi tutto il bicchiere, un commentaccio a proposito del bicchiere che il fantasma continua a tenere con la mano sinistra, e poi stende il braccio puntandolo verso l'uomo, che sta abbandonando il terrore per cercare di capire chi sia quell'entità. Poi il fantasma comincia a parlare, come un fiume in piena avvolge l'uomo di parole: -Ebenizer Scrooge: suppongo che tu ti stia ricordando di me, sono Jacob, il tuo vecchio socio. Sono qui per lanciarti un messaggio: non fare il mio stesso errore, mio buon amico. Non isolarti e non morire da solo come ho fatto io. Non puoi portarti i soldi nella tomba, e finirai come me e a cercare di vedere la luce nell'oscurità dell'aldilà, senza una meta fino alla fine dei tempi. Questa notte riceverai la visita di altri tre spiriti, come me, che ti mostreranno come puoi cambiare. Ora devo andare, vecchio bastardo. Ricordati delle mie parole: i tuoi soldi non ti seguiranno nella tomba.
La figura evanescente scompare come in una specie di dissolvenza. Il bicchiere che stringeva in mano con un residuo di whisky cade sulla moquette con un tonfo sordo e macchiando in terra. Ci vogliono diversi minuti prima che E.S., sconvolto, si riscossa dalla sua catatonia.
-Il mio ex socio... Jacob?
Passano un paio d'ore, l'uomo molto preoccupato da questa strana storia è ormai in camera da letto, e sta per infilarsi fra il calore del piumone, quando uno scricchiolio scuote il corridoio fuori dalla camera.
La porta della camera da letto (chiusa a chiave, nonostante l'uomo fosse da solo) si spalanca di schianto con un rumore violentissimo. Ne entra una figura simile a una bambina di neanche dodici anni, meno incorporea del fantasma che ha visitato l'uomo solo un paio d'ore prima; si avvicina, gli acchiappa una mano e comincia: -Buona sera, Ebenizer. Io sono lo spirito dei natali passati e sono qui per farti rivedere come hai vissuto questo periodo dell'anno nel passato.
-Ma, ma io...
-Oh, taci, abbiamo fretta.
La ragazzina da uno strattone al braccio di E.S., la stanza cade nell'oscurità e improvvisamente i due si trovano sul balcone di un grosso condominio. La bambina continua: -Non possono vederci, né toccarci, ma noi potremo vivere questa storia in tempo reale, come un film. Vieni, Ebenizer: entriamo.
-Ma io...
-Non discutere, brutto idiota, guarda che cosa succedeva a Natale quando eri piccolo. Vedrai se non ti commuoverai quando rivedrai i tuoi genitori!
La scena è molto semplice: i due genitori e il ragazzino dai lineamenti molto simili a quelli di E.S. sono seduti intorno alla tavola. Su un mobile alla parete un televisore a colori da 28" manda in onda il telegiornale della sera. Uno sparuto albero di natale con quattro palline e quattro luci è nell'angolo opposto della cucina. Padre e figlio stanno discutendo piacevolmente.
-Papà... io glielo ho spiegato che pensare ad essere buoni una volta l'anno, e dimenticarsi degli affetti per il resto dell'anno è molto ipocrita, ma non ci sono santi di farglielo capire a quella testaccia dura.
-Sai bene che gli atei come noi sono sempre visti di cattivo occhio da chi non riesce a guardare oltre il lume del proprio naso, ma che cosa ci vuoi fare?
-Niente: l'importante è andare avanti per la propria strada tenendo il massimo rispetto per coloro i quali hanno invece deciso di seguire altre strade. Finché c'è rispetto, c'è tutto.
-Bravo, belle parole. E tanto ormai negli ultimi anni il valore spirituale di questa festa è andato sempre più scemando, in favore del valore commerciale. E secondo me invece non dovresti sottovalutare questa funzione, specie in vista di future ipotesi lavorative nel campo della grande distribuzione.
-Ma certo! Un'occasione del genere non ho nessuna intenzione di farmela sfuggire. Vaben, io sono stanco, finiamo di mangiare che vado a dormire.
La bambina guarda E.S. sconvolta: -Ma... ma.... ma che razza di cena della Vigilia sarebbe mai questa?
-Ma noi da sempre siamo at...
E.S. si interrompe, mentre la bambina comincia a singhiozzare rumorosamente, e quindi scoppia in un pianto disperato, prende per il braccio E.S. e lo tira indietro. Un istante di buio e i due si trovano di nuovo nella camera da letto di E.S., che si avvicina alla bambina e cerca di abbracciarla per rincuorarla un po', ma scopre che ella è evanescente come un fantasma, e non è in grado di toccarla.
Passano pochissimi istanti, e una seconda figura supera la porta della camera da letto. È un uomo altissimo, quasi un gigante: sarà alto almeno due metri e trenta, ha dovuto piegarsi in avanti per passare dall'uscio e ora rischia di dare una sonora capocciata al lampadario in vetro di Murano che scende dal tetto della camera. Non è solo altissimo, è letteralmente enorme: ha una rotondità non indifferente e il fisico di un camionista norvegese in piena attività. Non appena entra e assiste a quella scena, diventa furioso: -Ma che cosa succede? Ma questo non mi era mai successo! Ebenizer, che cosa hai combinato?
-Ma io non...
Afferra l'esile (in confronto...) E.S. per il braccio sinistro e lo scuote violentemente: -A quanto pare con te sarà più difficile del previsto, eh? Bene, niente paura: io sono lo spirito del natale presente e ti farò scoprire che cosa ne pensa di te chi lavora con te, i tuoi collaboratori e soprattutto... vieni con me!
Un altro strattone, di nuovo buio, e di nuovo luce. In mezzo alla strada, nel quartiere dove abita Mike. Lo spirito del Natale presente prende E.S. di peso e lo spinge contro la porta di casa. E.S. la attraversa come un fantasma, ma poi si spalma contro la parete opposta a circa un metro con un tonfo secco.
Mentre il povero E.S. si allontana dalla parete e comincia a tastarsi il naso per capire se è tutto intero (rendendosi conto che la sua immagine non si riflette nello specchio accanto al punto ove è andato a sbattere) il fantasma lo prende per l'avambraccio destro e lo tira sulla sua destra, fino a raggiungere il salone della casa di Mike.
La tavola è apparecchiata, e sono presenti varie decorazioni natalizie, compreso un albero di natale piacevolmente decorato, delle calze rosse attaccate a una mensola sulla parete e persino due palline rosse attaccate alla carrozzina parcheggiata a capotavola.
Mike e la moglie sono in piedi ai lati della carrozzina, su cui è seduto un bambino dell'apparente età di otto anni, senza capelli né sopraciglia, con degli occhi di un blu così profondo che potresti annegare nel suo sguardo. La sua espressione è molto serafica, e mentre gli altri parenti stanno discutendo del posto di lavoro di Mike, prende la parola con qualche difficoltà ma un tono risoluto: -Smettetela. D'accordo, non è venuto qui, ma ha comunque rispetto di noi, e noi dobbiamo rispettare le sue scelte spirituali. Prima di tutto perché noi non possiamo giudicare un uomo solo perché ha deciso di non festeggiare il Santo Natale, giudicare è un compito di Dio. Secondo, perché comunque è Natale, e dobbiamo mostrarci comprensivi e rispettosi per il nostro prossimo, soprattutto per l'uomo che ha fatto così tanto per la nostra famiglia.
Commenti di approvazione girano per la tavola, sopra tutti quanti quello della madre: -Bravo Timmy. Belle parole, le tue. E in fondo anche se domani tuo padre sarà in ufficio già di mattina presto, sarà comunque un Natale splendido.
Lo spirito del natale presente guarda la scena strabuzzando gli occhi, poi si gira di scatto verso E.S.: -Ebenizer vuoi spiegarmi che diavolo significa?
Gli da uno spintone e in un breve istante di oscurità ritornano nella camera da letto, dove la bambina è ancora lì in lacrime. Una terza figura con un saio nero e incappucciato entra nella stanza, mentre E.S. prende la parola: -È quello che sto cercando di dire da un pezzo. Prima di tutto io...
E.S. si ferma osservando la figura incappucciata che lo guarda puntandogli contro una mano ossuta che fa capolino da una manica troppo larga.
-Spirito del natale futuro, eh? E vuoi portare Ebenizer Scrooge con te a mostrargli che cosa lo aspetta nel natale del futuro, giusto? Bene. Aspetta uno stramaledetto istante, adesso.
Un ruggito cupo risuona per la stanza, ma lo spirito del natale presente gli indica la bambina che piange e gli fa: -Un minuto, Bruce. C'è qualcosa che non va...
-Ecco, appunto. Intanto io non so chi diavolo sia questo Ebenizer Scrooge che continuate a cercare, anche perché io mi chiamo Erbert Soorce! E avevo cercato di spiegarlo a quell'altro squinternato di... come si chiama, Jack?
-Jacob- lo corregge lo spirito del natale futuro con una voce cupa.
-Sì, Jacob. Il mio ex socio? Ma quale ex socio? Io vinsi alla lotteria dieci anni fa e ho aperto i grandi magazzini Soorce da solo! Quale cavolo di socio?
Si gira, guardando in direzione del terzo spirito: -E ora? Vuoi farmi vedere il natale futuro? Andiamo pure! Vuoi mostrarmi Mike e la moglie che piangono sulla tomba del piccolo Timmy? Lo so già. Lo sappiamo già tutti quanti: Timmy è un malato terminale di cancro. Gli hanno amputato le gambe, e ogni settimana si sottopone a massacranti cicli di chemioterapia e radioterapia, che lo lasciano debilitato anche per due giorni. Eppure lui per primo se ne è fatta una ragione. Ha una forza incredibile, quel povero bambino: il suo semplice sorriso mi ha insegnato più cose di quante abbiate cercato di farmene imparare voi tre, anzi quattro squinternati in una intera stramaledetta serata. Altrimenti perché pensate che sono io a pagare tutte le sue costosissime spese mediche?
La bambina, continando a singhiozzare, alza lo sguardo e chiede, incredula: -Sei tu che paghi le sue spese mediche?
-Andiamo: Mike con il solo stipendio di segretario non riuscirebbe a donare alla sua famiglia quella dignità che li fa andare avanti ogni giorno! Lo considero un brav'uomo, che non merita di vivere un dolore così grande!
Dalla porta spuntò Jacob, puntando baldanzoso il dito contro Erbert: -Ma Mike domani sarà al lavoro, anzi lo saranno tutti quanti. L'hai detto tu stamattina, e lui l'ha confermato. Avete detto che ci sarà molto da lavorare! Mike sarà lontano dalla famiglia...
-E certo! Le decorazioni non si metteranno da sole in sala, e c'è bisogno di cucinare per tutti i dipendenti, ma siamo tutti quanti felici di poter passare una giornata in compagnia e in allegria, forse in nome del natale, ma soprattutto in nome del rapporto di fiducia e amicizia che ci lega tutti quanti. Mike mi ha promesso che con molti dipendenti verranno di mattina presto, mentre i familiari ci raggiungeranno solo a ora di pranzo!
-Cosa?
-Domani abbiamo il pranzo aziendale di natale, nonché la festa per tutti i figli dei dipendenti. Come ho già fatto negli ultimi cinque anni mi vestirò da Babbo Natale e consegnerò regali a tutti i bambini dei dipendenti.- Erbert si fermò, fece un sospiro e i suoi occhi divennero lucidi. -Me lo chiese Timmy quando era più piccolo, e io non ho avuto bisogno di pensarci un solo istante, prima di promettergli che avrei organizzato la festa di natale aziendale ogni anno. Visto? Non c'è bisogno di spiritualità per fare delle buone azioni.
I quattro fantasmi uscirono dalla stanza, visibilmente commossi, tenendosi spalla su spalla. Aver sbagliato il proprio lavoro è seccante, ma aver cercato di lanciare un messaggio a una persona come Erbert Soorce era stato l'errore più stupido che mai si potesse fare. L'ultima frase che echeggiò nella stanza, prima che la porta si richiudesse, fu quella di Erbert, che concludeva: -Ad ogni modo, se vorrete unirvi a noi domani, ne saremo molto lieti tutti quanti. Per me il natale non è altro che un giorno festivo sul calendario, in cui si chiude bottega. Ma questo non ci proibisce di riunirci tutti insieme per un momento di spensieratezza, lontani dallo stress e dal tran tran quotidiano del lavoro, riscoprendo l'altissimo valore dell'amicizia, e della famiglia.
mercoledì 10 novembre 2010
Questa me la devo segnare...
Pensavo di aver visto tutto, ma oggi ho scoperto di più: oggi ho scoperto che al peggio non c'è mai fine.
Antefatto: a Siracusa l'acqua di rubinetto è potabile molto al limite, un po' troppo ricca di calcio e calcare e, soprattutto, ha un saporaccio.
Siamo quindi costretti a bere acqua minerale, in sintesi.
Ora, ci sono decine e centinaia di marche di acqua da cui scegliere, e nel tempo ho provato non voglio dire tutte, ma quasi tutte.
Fino a trovare un punto di equilibrio: da quattro anni a questa parte compro l'acqua Fabrizia (in bottiglie da due litri viene fra gli €0,33 e gli €0,38 a bottiglia, a seconda del periodo). Non è fra le più economiche ma, posso dirlo con il cuore, la trovo di buon sapore, di buon valore diuretico (mi calo circa 3~4 litri d'acqua al giorno), e soprattutto non ha retrogusti strani come altre acque minerali disponibili in zona, sia più economiche che più costose.
Stamattina, dato che ho finito l'acqua, mi sono recato al supermercato dove la prendo di solito (non è facile trovarla in giro a Siracusa, se devo essere sincero), ossia il Simply di via Lentini.
Parcheggio, prendo un carrello, mi avvicino alla postazione e prendo tre confezioni d'acqua. Poi scendo in cassa.
Mentre aspetto il turno della persona che mi precede, chiedo al cassiere se ha bisogno che salga una confezione sul nastro o ha il codice. Lui è laconico:
Ca: "Di acqua ne può prendere solo due confezioni."
Io: "Eh? Come solo due, scusi?"
Ca: "Solo due confezioni, sono le disposizioni..."
Io: "E una che faccio? Gliela lascio?"
Ca: "Lei può fare quello che vuole. E comunque è scritto anche sul volantino."
Io: "Volantino? E chi l'ha visto il volantino? Perché, c'è qualche offerta con due? Non mi interessa l'offerta, gliele pago piene, e se no gliele lascio tutte, eh? [ancora ho toni pacati, ma risoluti, ndG]"
Ca: "Queste sono le disposizioni, non la posso aiutare"
Io: "Le disposizioni? E perché non le avete messe all'ingresso o vicino all'acqua? Io mica l'ho letto il volantino..."
Ca: "Ci sono scritte in entrambi i posti"
Con fatica (il braccio destro è zifolino, ricordate?) tolgo una confezione e la metto sul nastro dell'altra cassa, imprecando: "AHI! Ma guarda che mi tocca fare..."
Ca: "E ora me ne metta una sul nastro, che non ho il codice..."
Io: "Scusa, ma... giochiamo? Lo vedi il braccio? Ma che devo fare su e giù? Sai che c'è di buono? Tienitele tutte! [tono seccato]"
Alzo le altre due confezioni e le metto assieme alla prima.
Ca: "E che me le lasci sulla cassa? [stizzito]"
Io: "Ma lo vedi il braccio? Ho una spalla in pezzi, ma devo continuare a fare su e giù? Ti ho detto di tenertela, non andare avanti. Non mi interessa la vostra acqua"
Ca: "Ma a me cosa interessa se..."
Io: "Ancora! Ho una spalla in pezzi, ma ti pare che mi sono venuto a comprare l'acqua per farti una cortesia? Tienitela e non dire altro, che è meglio!"
Mi allontano con il carrello vuoto, questo continua a richiamarmi nervosamente, e a questo punto esplodo, a voce molto alta.
Io: "Basta così. Basta, o chiamo la finanza. Ma che stiamo scherzando? Basta, smettila, non hai altro da dire, questo è assurdo! Con una spalla rotta mi devo mettere anche a seguire le tue direttive? Basta! Smettila o chiamo la finanza subito."
Uscendo controllo bene l'ingresso, ove non c'è nessuna indicazione sul limite di due confezioni d'acqua, e sinceramente non ricordo d'averlo visto neanche in prossimità dell'acqua. Ma ciò non toglie che ho detto chiaramente "Non mi interessa l'offerta, gliele pago piene", per cui se l'offerta è per massimo due confezioni, io ne prendo tre e te le pago a prezzo pieno, stop. Altro che togliere acqua dal carrello.
Ma quando mai s'è visto che uno deve togliere la roba dal carrello perché non gli permettono di pagarla? Anche questa dovevo vedere, eh?
Me ne vado, arrivo in ufficio e sono ancora alquanto incavolato, per cui penso bene di fare quello che so fare bene in questi casi: lamentarmi.
Prendo il sito del Simply, e alla voce "Contatti" trovo, oltre al form, il numero verde (800-82 40 39).
Chiamo il numero verde, mi risponde un'operatrice gentilissima a cui spiego che vorrei esprimere un reclamo per quanto mi è appena successo.
Tranquillamente lascio il mio nome e cognome, il mio numero di cellulare e il mio indirizzo e-mail, identifichiamo il punto vendita (tecnicamente è in via Lentini, ma alla sede centrale risulta "viale Scala Greca") e ripeto questa storia punto per punto, sottolineando come a me interessava comprare l'acqua, e dato che non mi interessava l'offerta bensì le tre confezioni, ero disposto a pagarla a prezzo pieno; ma sottolineando anche che con una spalla rotta non potevo fare su e giù con le confezioni d'acqua (che pesano) perché a dire del cassiere la direttiva è che "devo togliere dal carrello le confezioni d'acqua in eccesso".
La signorina si emette in una giusta profusione di scuse, mi assicura che quanto prima saranno presi provvedimenti ma, soprattutto, mi lascia un numero di segnalazione, così che sarò sicuro che tale segnalazione sarà presa in visione (come d'altronde mi era successo in passato per cose differenti).
Resta il fatto che l'offerta sull'acqua Fabrizia finirà il 13 novembre, e a questo punto non andrò a comprarla fino a giorno 13, alla fine dell'offerta, salvo contatti da parte dell'assistenza clienti per chiarire questa storia.
[Aggiornamento: 14 novembre 2010]
Ieri mattina mi ha chiamato il direttore di filiale al cellulare. Si è scusato per il comportamento del cassiere e mi ha spiegato la direttiva delle due confezioni per aderire all'offerta, ma io ho sottolineato: "sono d'accordo, ma se voi praticate un'offerta su un massimo di due confezioni, nel caso in cui io richieda più di due confezioni, e sono d'accordo a non far praticare l'offerta, lei non può farmi ingollare l'offerta con il cucchiaino. Le pago le confezioni d'acqua che ritengo opportuno mi servano, e gliele pago a prezzo intero, stop."
Non c'è stato uno specifico chiarimento, e io a questo punto sono stato risoluto.
Io: "Senta, facciamo una cosa: l'offerta è dal 3 al 13 novembre, se io vengo giorno 14 posso comprare l'acqua a prezzo pieno?"
Dir: "Ma lei può venire anche oggi, non c'è problema se percaso..."
Io: "No, no: io per per principio voglio comprare l'acqua senza offerte né limitazioni, mi da conferma che l'offerta finisce il 13, e io giorno 14 posso venire e trovarla senza l'offerta?"
Il direttore, profondendosi ancora in scuse [anche lui è d'accordo che se c'era questa situazione della spalla e delle due confezioni 1) il cassiere poteva girare e sollevarsi lui una confezione sul nastro e, soprattutto 2) poteva sollevare una confezione lasciandomene due sul carrello, usare quella sul nastro per il codice e mettersela di lato, anziché farmene tirare su due], mi conferma, per cui stamattina (domenica 14 novembre) sono andato a fare un po' di spesa, prendere quattro fesserie e quattro confezioni di acqua.
C'è scritto molto chiaramente "ACQUA FABRIZIA, sottocosto € 0,19/bottiglia, max 12 bottiglie, dal 3 al 13 novembre".
Passano in cassa, prendo lo scontrino e... magia; "24 x FABRIZIA 2lt €0,40 = 9,60; sconto a valore: € 5,04".
Beh, vale il principio, per cui ho restituito le quattro confezioni d'acqua, anche perché mi hanno detto "no, l'offerta termina lunedì". Riproviamo lunedì, se no amen.
Antefatto: a Siracusa l'acqua di rubinetto è potabile molto al limite, un po' troppo ricca di calcio e calcare e, soprattutto, ha un saporaccio.
Siamo quindi costretti a bere acqua minerale, in sintesi.
Ora, ci sono decine e centinaia di marche di acqua da cui scegliere, e nel tempo ho provato non voglio dire tutte, ma quasi tutte.
Fino a trovare un punto di equilibrio: da quattro anni a questa parte compro l'acqua Fabrizia (in bottiglie da due litri viene fra gli €0,33 e gli €0,38 a bottiglia, a seconda del periodo). Non è fra le più economiche ma, posso dirlo con il cuore, la trovo di buon sapore, di buon valore diuretico (mi calo circa 3~4 litri d'acqua al giorno), e soprattutto non ha retrogusti strani come altre acque minerali disponibili in zona, sia più economiche che più costose.
Stamattina, dato che ho finito l'acqua, mi sono recato al supermercato dove la prendo di solito (non è facile trovarla in giro a Siracusa, se devo essere sincero), ossia il Simply di via Lentini.
Parcheggio, prendo un carrello, mi avvicino alla postazione e prendo tre confezioni d'acqua. Poi scendo in cassa.
Mentre aspetto il turno della persona che mi precede, chiedo al cassiere se ha bisogno che salga una confezione sul nastro o ha il codice. Lui è laconico:
Ca: "Di acqua ne può prendere solo due confezioni."
Io: "Eh? Come solo due, scusi?"
Ca: "Solo due confezioni, sono le disposizioni..."
Io: "E una che faccio? Gliela lascio?"
Ca: "Lei può fare quello che vuole. E comunque è scritto anche sul volantino."
Io: "Volantino? E chi l'ha visto il volantino? Perché, c'è qualche offerta con due? Non mi interessa l'offerta, gliele pago piene, e se no gliele lascio tutte, eh? [ancora ho toni pacati, ma risoluti, ndG]"
Ca: "Queste sono le disposizioni, non la posso aiutare"
Io: "Le disposizioni? E perché non le avete messe all'ingresso o vicino all'acqua? Io mica l'ho letto il volantino..."
Ca: "Ci sono scritte in entrambi i posti"
Con fatica (il braccio destro è zifolino, ricordate?) tolgo una confezione e la metto sul nastro dell'altra cassa, imprecando: "AHI! Ma guarda che mi tocca fare..."
Ca: "E ora me ne metta una sul nastro, che non ho il codice..."
Io: "Scusa, ma... giochiamo? Lo vedi il braccio? Ma che devo fare su e giù? Sai che c'è di buono? Tienitele tutte! [tono seccato]"
Alzo le altre due confezioni e le metto assieme alla prima.
Ca: "E che me le lasci sulla cassa? [stizzito]"
Io: "Ma lo vedi il braccio? Ho una spalla in pezzi, ma devo continuare a fare su e giù? Ti ho detto di tenertela, non andare avanti. Non mi interessa la vostra acqua"
Ca: "Ma a me cosa interessa se..."
Io: "Ancora! Ho una spalla in pezzi, ma ti pare che mi sono venuto a comprare l'acqua per farti una cortesia? Tienitela e non dire altro, che è meglio!"
Mi allontano con il carrello vuoto, questo continua a richiamarmi nervosamente, e a questo punto esplodo, a voce molto alta.
Io: "Basta così. Basta, o chiamo la finanza. Ma che stiamo scherzando? Basta, smettila, non hai altro da dire, questo è assurdo! Con una spalla rotta mi devo mettere anche a seguire le tue direttive? Basta! Smettila o chiamo la finanza subito."
Uscendo controllo bene l'ingresso, ove non c'è nessuna indicazione sul limite di due confezioni d'acqua, e sinceramente non ricordo d'averlo visto neanche in prossimità dell'acqua. Ma ciò non toglie che ho detto chiaramente "Non mi interessa l'offerta, gliele pago piene", per cui se l'offerta è per massimo due confezioni, io ne prendo tre e te le pago a prezzo pieno, stop. Altro che togliere acqua dal carrello.
Ma quando mai s'è visto che uno deve togliere la roba dal carrello perché non gli permettono di pagarla? Anche questa dovevo vedere, eh?
Me ne vado, arrivo in ufficio e sono ancora alquanto incavolato, per cui penso bene di fare quello che so fare bene in questi casi: lamentarmi.
Prendo il sito del Simply, e alla voce "Contatti" trovo, oltre al form, il numero verde (800-82 40 39).
Chiamo il numero verde, mi risponde un'operatrice gentilissima a cui spiego che vorrei esprimere un reclamo per quanto mi è appena successo.
Tranquillamente lascio il mio nome e cognome, il mio numero di cellulare e il mio indirizzo e-mail, identifichiamo il punto vendita (tecnicamente è in via Lentini, ma alla sede centrale risulta "viale Scala Greca") e ripeto questa storia punto per punto, sottolineando come a me interessava comprare l'acqua, e dato che non mi interessava l'offerta bensì le tre confezioni, ero disposto a pagarla a prezzo pieno; ma sottolineando anche che con una spalla rotta non potevo fare su e giù con le confezioni d'acqua (che pesano) perché a dire del cassiere la direttiva è che "devo togliere dal carrello le confezioni d'acqua in eccesso".
La signorina si emette in una giusta profusione di scuse, mi assicura che quanto prima saranno presi provvedimenti ma, soprattutto, mi lascia un numero di segnalazione, così che sarò sicuro che tale segnalazione sarà presa in visione (come d'altronde mi era successo in passato per cose differenti).
Resta il fatto che l'offerta sull'acqua Fabrizia finirà il 13 novembre, e a questo punto non andrò a comprarla fino a giorno 13, alla fine dell'offerta, salvo contatti da parte dell'assistenza clienti per chiarire questa storia.
[Aggiornamento: 14 novembre 2010]
Ieri mattina mi ha chiamato il direttore di filiale al cellulare. Si è scusato per il comportamento del cassiere e mi ha spiegato la direttiva delle due confezioni per aderire all'offerta, ma io ho sottolineato: "sono d'accordo, ma se voi praticate un'offerta su un massimo di due confezioni, nel caso in cui io richieda più di due confezioni, e sono d'accordo a non far praticare l'offerta, lei non può farmi ingollare l'offerta con il cucchiaino. Le pago le confezioni d'acqua che ritengo opportuno mi servano, e gliele pago a prezzo intero, stop."
Non c'è stato uno specifico chiarimento, e io a questo punto sono stato risoluto.
Io: "Senta, facciamo una cosa: l'offerta è dal 3 al 13 novembre, se io vengo giorno 14 posso comprare l'acqua a prezzo pieno?"
Dir: "Ma lei può venire anche oggi, non c'è problema se percaso..."
Io: "No, no: io per per principio voglio comprare l'acqua senza offerte né limitazioni, mi da conferma che l'offerta finisce il 13, e io giorno 14 posso venire e trovarla senza l'offerta?"
Il direttore, profondendosi ancora in scuse [anche lui è d'accordo che se c'era questa situazione della spalla e delle due confezioni 1) il cassiere poteva girare e sollevarsi lui una confezione sul nastro e, soprattutto 2) poteva sollevare una confezione lasciandomene due sul carrello, usare quella sul nastro per il codice e mettersela di lato, anziché farmene tirare su due], mi conferma, per cui stamattina (domenica 14 novembre) sono andato a fare un po' di spesa, prendere quattro fesserie e quattro confezioni di acqua.
C'è scritto molto chiaramente "ACQUA FABRIZIA, sottocosto € 0,19/bottiglia, max 12 bottiglie, dal 3 al 13 novembre".
Passano in cassa, prendo lo scontrino e... magia; "24 x FABRIZIA 2lt €0,40 = 9,60; sconto a valore: € 5,04".
Beh, vale il principio, per cui ho restituito le quattro confezioni d'acqua, anche perché mi hanno detto "no, l'offerta termina lunedì". Riproviamo lunedì, se no amen.
domenica 24 ottobre 2010
Fumatrici inca...te: "lli" o "zza"? (-:
Capisco che bisogna mettere dei messaggi sulle confezioni dei tabacchi da fumo, e capisco che spesso questi messaggi sono precaricati sulla macchina tipografica che stampa le confezioni, e vengono quindi fuori senza una logica ben precisa, ma...
... con tutta la buona volontà, di persone incinte che fumano ne ho viste, ma sono sicuro che se mai incontrassi una tizia col pancione che si spippa un toscanello quattro paroline non molto dolci gliele direi... anche se non ci fosse scritto sulla scatola.
... con tutta la buona volontà, di persone incinte che fumano ne ho viste, ma sono sicuro che se mai incontrassi una tizia col pancione che si spippa un toscanello quattro paroline non molto dolci gliele direi... anche se non ci fosse scritto sulla scatola.
martedì 5 ottobre 2010
Il fotografo pulisce dal porno, ma proprio bene?
Stamattina su "La Repubblica" una galleria fotografica.
La didascalia recita: "Private Stages" è il progetto del tedesco Peter Freitag nel quale l'artista "ripulisce" immagini pornografiche trovate sul web dai corpi nudi, coprendoli con un collage realizzato digitalmente. Il nudo si oscura così diventando parte di un sfondo che evoca le ambientazioni del porno pur senza mostrare altro che una silhouette camuffata. Il risultato è un effetto "free porno" che mette in discussione il concetto di voyeurismo.
Ma qui casca l'asino, perché in mezzo alle foto ripulite dai nudi maschili o femminili, compare una foto in cui il nostro amico ha pensato bene di lasciare l'orsetto col dildo...
Pubblicare una foto del genere, anche se c'è il vedo e non vedo che funziona per gli adulti... non lo so: l'immagine dell'orsacchiotto sorridente dato un cazzone eretto non credo che sia adatta a tutto il pubblico...
La didascalia recita: "Private Stages" è il progetto del tedesco Peter Freitag nel quale l'artista "ripulisce" immagini pornografiche trovate sul web dai corpi nudi, coprendoli con un collage realizzato digitalmente. Il nudo si oscura così diventando parte di un sfondo che evoca le ambientazioni del porno pur senza mostrare altro che una silhouette camuffata. Il risultato è un effetto "free porno" che mette in discussione il concetto di voyeurismo.
Ma qui casca l'asino, perché in mezzo alle foto ripulite dai nudi maschili o femminili, compare una foto in cui il nostro amico ha pensato bene di lasciare l'orsetto col dildo...
Pubblicare una foto del genere, anche se c'è il vedo e non vedo che funziona per gli adulti... non lo so: l'immagine dell'orsacchiotto sorridente dato un cazzone eretto non credo che sia adatta a tutto il pubblico...
lunedì 23 agosto 2010
Ecco le cose che mi fanno passare la voglia
La voglia di prendere la patente radioamatoriale, intendo.
Sono un radioascoltatore con licenza SWL da un paio d'anni. Un paio d'anni che spazzolo le frequenze radioamatoriali, e da sempre rappresenta un'ambiente interessante quello dei ponti radio ministeriali.
I ponti radio ministeriali dovrebbero essere utilizzati solo per verifiche di transito (e tanto poi sono sicuro che se sto facendo servizio antincendio e non prende il cellulare, se mi azzardo a transitare sull'RU2 per parlare col campo base, viene qualcuno a rompermi i marroni nonostante lo scopo dei ponti ministeriali sia proprio quello di creare un'infrastruttura di comunicazioni utile in caso di emergenza), ma sempre più spesso coloro i quali si ergono a signori e padroni dell'etere li utilizzano per le loro chiaccherate degne dei tempi delle ruote sulla CB degli anni d'oro.
E se non è così, spiegatemi perché stamattina mentre scendevo a Trento per fare colazione mi sono fatto una cultura sui piloti d'aereo della seconda guerra mondiale e di quelli che poi hanno continuato facendo i piloti civili per aerei da turismo fino alla metà degli anni '60.
Ma veramente mi passa la voglia di patentarmi, anche se so che con una patente in tasca potrei avere anche un VHF in mano ed esprimere tutto il mio amore per questi sani sperimentatori che hanno fatto del radiantismo una cultura profonda e ricca.
Continuiamo ad ascoltare, va, vediamo che cosa propone il mercato...
Sono un radioascoltatore con licenza SWL da un paio d'anni. Un paio d'anni che spazzolo le frequenze radioamatoriali, e da sempre rappresenta un'ambiente interessante quello dei ponti radio ministeriali.
I ponti radio ministeriali dovrebbero essere utilizzati solo per verifiche di transito (e tanto poi sono sicuro che se sto facendo servizio antincendio e non prende il cellulare, se mi azzardo a transitare sull'RU2 per parlare col campo base, viene qualcuno a rompermi i marroni nonostante lo scopo dei ponti ministeriali sia proprio quello di creare un'infrastruttura di comunicazioni utile in caso di emergenza), ma sempre più spesso coloro i quali si ergono a signori e padroni dell'etere li utilizzano per le loro chiaccherate degne dei tempi delle ruote sulla CB degli anni d'oro.
E se non è così, spiegatemi perché stamattina mentre scendevo a Trento per fare colazione mi sono fatto una cultura sui piloti d'aereo della seconda guerra mondiale e di quelli che poi hanno continuato facendo i piloti civili per aerei da turismo fino alla metà degli anni '60.
Ma veramente mi passa la voglia di patentarmi, anche se so che con una patente in tasca potrei avere anche un VHF in mano ed esprimere tutto il mio amore per questi sani sperimentatori che hanno fatto del radiantismo una cultura profonda e ricca.
Continuiamo ad ascoltare, va, vediamo che cosa propone il mercato...
sabato 12 giugno 2010
Fuoco, purificaci tutti
-Non riuscirai a comprenderlo in tempo. Ma non ti preoccupare, non ti servirà a molto comprenderlo. Non è per te che è stato scritto, o pensato, o semplicemente concepito.
-Forse. Ma comunque è stato concepito. E se qualcuno è stato in grado di pensarlo, qualcun altro potrà anche svelarne i segreti. Non vedo perché non potrei essere io, quel qualcuno.
Lo guardai di sottecchi, con l'attenzione rivolta allo schermo del terminale portatile anche per non soffermarmi sulla terribile visione d'insieme. Era sporco, indossava abiti lerci e consumati, aveva due scarpe differenti, la barba incolta di almeno tre settimane. Solo a guardarlo faceva tanto di quel ribrezzo da farti venire voglia di allontanarti di almeno cento metri, e persino l'odore che emetteva ti faceva valutare seriamente quella ipotesi.
Ma lo ammiravo. Lo ammiravano tutti. Era un mito. Seduto su una pietra infangata con le gambe incrociate, sulla vetta della collina, le mani consumate dal lavoro sulla terra, un sigaretto consunto e fetente che teneva fra le dita tremolanti della mano sinistra, e gli occhi.
I suoi occhi blu, profondi.
Come il più misterioso degli oceani. Come l'immagine rilassante del cielo nello sfondo dei sistemi multilivello basati su quella nuova versione del sistema operativo.
I suoi occhi ti lasciavano senza fiato.
Aveva l'espressione rilassata, l'aspetto di un vecchio agricoltore sul suo terreno che si gode una meritata pausa dopo una giornata trascorsa sui campi. Ma i suoi occhi.
Avevi paura dei suoi occhi.
Pensavi che ti avrebbe potuto uccidere con i suoi occhi. Ucciderti. Con la sola profondità del suo sguardo, anche a miglia e miglia di distanza.
Riportai lo sguardo che fugacemente si era soffermato su di lui, sul terminale.
Gli eventi degli ultimi sei giorni avevano cambiato completamente la mia vita. Mentre osservavo quei simboli, il mio raziocinio sapeva che avrei dovuto occuparmi di decifrare quel codice, ma la mia mente divagò quasi subito, tornando al primo giorno. Tornando a come era cominciato tutto quanto. E come non tornare indietro? Era passata meno di una settimana, da quando era cominciato tutto quanto.
Il mio nome, non ha importanza. Quello della larva umana che mi stava davanti con quegli occhi blu fumando un minibido, neppure. Numeri. Ecco quello che siamo. Solo numeri.
Io sono stato un numero uno, nel mio campo. Nel mio piccolo.
Ho una famiglia.
Una moglie amorevole.
Una magnifica bambina di sette anni.
Una casa: una bella villa in periferia, dotata di ogni comfort.
Auto sportive.
Moto, computer, dipendenti.
Un intero impero nelle mie mani.
Che schifo!
Ora che guardo l'uomo che è stato (ed è) la guida spirituale per tantissimi, provo schifo e vergogna per me stesso.
Sono arrivato a questo punto con anni di duro lavoro e sudore della mia fronte, senza dover mai dare conto a nessuno di quello che facevo. Come lui. Sono riuscito a superare molte sfide, molte analisi, grazie al raziocinio. Grazie alle conoscenze in ambito tecnico ma, soprattutto, grazie alla mia mente fredda e matematica. Anni di tecnologie sempre più evolute hanno insegnato a tutti come appiattire la vita e renderla un lento e noioso fluire dalla mattina alla sera nel solito tran-tran quotidiano.
Un lento e noioso fluire dei giorni, delle settimane, dei mesi, degli anni. Novità? No, le solite cose, sai.
E invece no! Porcaccia miseriaccia: per una volta no!
Non dopo aver visto come chiudere con tutto e con tutti, non quando è finalmente possibile scandire la propria vita senza temi, senza titoli, senza 140caratteri, senza la tastiera del computer, senza smartphone, senza terminale, senza terminazione, senza corrente elettrica, perché no?
Il raziocinio. Ritrovare il raziocinio, scoprire che la mente umana è un'arma meravigliosa e terribile, anzi riscoprirlo. Scoprire che forse la radice quadrata di 78432 non è "batteria della calcolatrice scarica". Anzi no, scoprire proprio che non serve una macchina per tenere in esercizio la mente.
Isolamento.
Questo ci vuole, per capire, per pensare, per ragionare. No, isolamento per sentire i propri pensieri, per sentire in mezzo alle onde wi-fi, bluetooth e hyperlan che c'è ancora del raziocinio. Che l'uomo può ancora pensare.
Che esiste ancora la fantasia.
Sei giorni fa ho lasciato tutto. Ho lasciato tutti. Ho lasciato tutti e tutto, e sono entrato nel "monastero".
Che bel nome. Antico. Altisonante. D'altronde, mi hanno detto che l'edificio molti, tanti, troppi anni fa ospitava proprio un monastero. E ora quello che serve è solo silenzio, una cella fredda, un letto duro, e niente tecnologia. Niente corrente, niente telefoni, niente terminali, niente di niente.
-Le notti a lume di un mozzicone di candela e i giorni scanditi solo dallo scorrere del sole e dal bisogno di respirare a pieni polmoni a stretto contatto con la natura, sono duri. All'inizio per tutti sono duri. Il primo giorno è quello in cui decidi se hai carattere. Se sei carismatico. Molti vengono al monastero, pochissimi superano il primo giorno. Io sono il Priore. Da quando uscirai da questa cella, sarai solo tu, la tua mente e gli altri, se vorrai rapportarti con loro. Qui vige solo una regola: coloro che alzano il cappuccio del saio sulla testa applicano la regola del silenzio. Non potrai parlare con loro: loro non parleranno con te.
Che belle parole. Alzai il cappuccio sulla testa non appena giunsi all'arcata della porta per uscire, e da allora per tutti i sei giorni di permanenza non lo abbassai mai.
Il primo giorno passò. Lento, omologo, poco efficace, e il terrore che mi fece tremare la colonna vertebrale fu quello che in qualche modo nel monastero si cooperasse solo per costruire l'ennesimo cliché di vita preconfezionata e dettata da regole di ripetitività generica. Ma superai il mio primo giorno dimostrando una forza d'animo mai vista in anni di monastero.
Nessuno me lo disse, perché invitando a rispettare la mia scelta del silenzio portavo sempre il cappuccio del saio sdrucito ben alzato sul collo e sui capelli corti e spettinati, che in quei sei giorni giunsero anche a un opportuno livello di lerciume non dissimile a quello del personaggio che ora, alla fine di tutto, mi stava osservando. Anche una settimana di barba cominciava a darmi fastidio, ma era una sensazione lontana, assente.
Gli ero vicino lo stesso. Nonostante il fetore che emanava. Nonostante desse l'impressione di essere un pazzo. Ma gli stavo vicino perché avevo provato quelle sensazioni anche io. E se io avevo assaggiato la profondità di quello stato dopo sei giorni, pur sapendo di non avere la forza di affrontare una vita di privazioni, ascetica come quella della nostra guida spirituale, lo ammiravo. Lo ammiravo proprio perché aveva trovato il coraggio di allontanarsi da tutto. Di allontanarsi così tanto da essere riuscito a capire il passato, il presente e il futuro della tecnologia senza neppure bisogno di esserne a contatto.
Il secondo giorno rimasi a passeggiare nel giardino interno del monastero. Cercavo di mettere in ordine la mia testa. Cercavo di trovare il bandolo della matassa di pensieri e ragionamenti che - finalmente - urlavano dall'interno del mio cervello cercando di uscirne tutti assieme appassionatamente.
E fu dura, ma quando giunsi alla sera e mi ritirai nella mia cella, in attesa di addormentarmi sul duro letto di pietra e fieno, cominciavo già ad assaporare un senso differente del tempo.
-Non cercare di trovare segni di una profondità disarmante. Non immaginare chissà quali allitterazioni metafisiche, né intricate e poco controvertibili formule trigonometriche sviluppate in codice esadecimale o che coinvolgano magari anche l'insieme dei numeri complessi coniugati: la strada è molto meno complessa di quanto possa apparire al primo sguardo. Non è una strada semplice, e non a caso ti dico che sinora in centinaia di anni che si tramanda questo codice, nessuno è mai riuscito nell'intento. Cadiamo nella superstizione, nella leggenda e profezia che vuole dell'esistenza di un uomo dalla mente contorta eppure pura, forse un pazzo. Un uomo che potrà decifrare questo codice senza bisogno di studiarlo. Un codice concepito da una mente superiore...
-No. Non è opera di una mente superiore, è opera di una mente libera, ma inferiore. Vuoi la verità? Quello che non vi tramandate dai secoli è un rasoio di Occam: questo codice è stato concepito da un uomo che non ha mai conosciuto la tecnologia, la tecnica, la matematica. Nulla. Forse da un uomo che non era neppure in grado di leggere né scrivere, o fare di conto.
Il terzo giorno. Oh, il terzo giorno, come mi ricordo il terzo giorno. Come dimenticarsi quel giorno in cui uscii dal monastero solo per passeggiare fino al limitare del bosco? Solo per scoprire che c'è ancora un sole che splende alto nel cielo, solo per scoprire che ci sono ancora uccelli che cinguettano. Per scoprire che la natura esiste, e va avanti secondo un disegno che non si può sintetizzare in una formula matematica. Che non si può sintetizzare in 140 caratteri, che non si può far diventare un concetto.
E il quarto giorno, che semplicemente passò.
E il quinto. No. Il quinto no, il quinto fu il giorno difficile: sapevo che mi rimanevano solo ventiquattrore prima di dover incontrare di nuovo il maestro. Sapevo che avrei dovuto trovare una risposta, e che la risposta non era solo e semplicemente dettata dalla quiete interiore che stavo raggiungendo. Che non era solo dettata dai miei pensieri che finalmente avevano trovato il loro spazio e la loro realtà, senza bisogno di urlare per cercare di venire fuori da una mente offuscata dai tempi e dai ritmi della tecnologia.
Ma quel sesto giorno, all'alba, fu il giorno. Ero uscito di corsa dalla cella, di nascosto. Avevo camminato per delle ore fino ad arrivare dal maestro. Ero sudato, la bocca impastata, la gola riarsa. In piedi, davanti al maestro guardavo il terminale e leggevo il codice.
No. Guardavo il terminale, tenendolo il mano come un oggetto sconosciuto. Solo sei giorni avrebbero potuto cambiare radicalmente la mia vita, il mio rapporto con la tecnologia, forse persino il mio rapporto con l'intero universo.
Ma poi, all'improvviso tutto divenne chiaro. Come se quell'accozzaglia di caratteri casuali fosse diventato all'improvviso uno di quei pensieri-in-140-caratteri da social network tanto di moda. Breve, conciso, forse persino ridicolo.
-Forse. Ma comunque è stato concepito. E se qualcuno è stato in grado di pensarlo, qualcun altro potrà anche svelarne i segreti. Non vedo perché non potrei essere io, quel qualcuno.
Lo guardai di sottecchi, con l'attenzione rivolta allo schermo del terminale portatile anche per non soffermarmi sulla terribile visione d'insieme. Era sporco, indossava abiti lerci e consumati, aveva due scarpe differenti, la barba incolta di almeno tre settimane. Solo a guardarlo faceva tanto di quel ribrezzo da farti venire voglia di allontanarti di almeno cento metri, e persino l'odore che emetteva ti faceva valutare seriamente quella ipotesi.
Ma lo ammiravo. Lo ammiravano tutti. Era un mito. Seduto su una pietra infangata con le gambe incrociate, sulla vetta della collina, le mani consumate dal lavoro sulla terra, un sigaretto consunto e fetente che teneva fra le dita tremolanti della mano sinistra, e gli occhi.
I suoi occhi blu, profondi.
Come il più misterioso degli oceani. Come l'immagine rilassante del cielo nello sfondo dei sistemi multilivello basati su quella nuova versione del sistema operativo.
I suoi occhi ti lasciavano senza fiato.
Aveva l'espressione rilassata, l'aspetto di un vecchio agricoltore sul suo terreno che si gode una meritata pausa dopo una giornata trascorsa sui campi. Ma i suoi occhi.
Avevi paura dei suoi occhi.
Pensavi che ti avrebbe potuto uccidere con i suoi occhi. Ucciderti. Con la sola profondità del suo sguardo, anche a miglia e miglia di distanza.
Riportai lo sguardo che fugacemente si era soffermato su di lui, sul terminale.
Gli eventi degli ultimi sei giorni avevano cambiato completamente la mia vita. Mentre osservavo quei simboli, il mio raziocinio sapeva che avrei dovuto occuparmi di decifrare quel codice, ma la mia mente divagò quasi subito, tornando al primo giorno. Tornando a come era cominciato tutto quanto. E come non tornare indietro? Era passata meno di una settimana, da quando era cominciato tutto quanto.
Il mio nome, non ha importanza. Quello della larva umana che mi stava davanti con quegli occhi blu fumando un minibido, neppure. Numeri. Ecco quello che siamo. Solo numeri.
Io sono stato un numero uno, nel mio campo. Nel mio piccolo.
Ho una famiglia.
Una moglie amorevole.
Una magnifica bambina di sette anni.
Una casa: una bella villa in periferia, dotata di ogni comfort.
Auto sportive.
Moto, computer, dipendenti.
Un intero impero nelle mie mani.
Che schifo!
Ora che guardo l'uomo che è stato (ed è) la guida spirituale per tantissimi, provo schifo e vergogna per me stesso.
Sono arrivato a questo punto con anni di duro lavoro e sudore della mia fronte, senza dover mai dare conto a nessuno di quello che facevo. Come lui. Sono riuscito a superare molte sfide, molte analisi, grazie al raziocinio. Grazie alle conoscenze in ambito tecnico ma, soprattutto, grazie alla mia mente fredda e matematica. Anni di tecnologie sempre più evolute hanno insegnato a tutti come appiattire la vita e renderla un lento e noioso fluire dalla mattina alla sera nel solito tran-tran quotidiano.
Un lento e noioso fluire dei giorni, delle settimane, dei mesi, degli anni. Novità? No, le solite cose, sai.
E invece no! Porcaccia miseriaccia: per una volta no!
Non dopo aver visto come chiudere con tutto e con tutti, non quando è finalmente possibile scandire la propria vita senza temi, senza titoli, senza 140caratteri, senza la tastiera del computer, senza smartphone, senza terminale, senza terminazione, senza corrente elettrica, perché no?
Il raziocinio. Ritrovare il raziocinio, scoprire che la mente umana è un'arma meravigliosa e terribile, anzi riscoprirlo. Scoprire che forse la radice quadrata di 78432 non è "batteria della calcolatrice scarica". Anzi no, scoprire proprio che non serve una macchina per tenere in esercizio la mente.
Isolamento.
Questo ci vuole, per capire, per pensare, per ragionare. No, isolamento per sentire i propri pensieri, per sentire in mezzo alle onde wi-fi, bluetooth e hyperlan che c'è ancora del raziocinio. Che l'uomo può ancora pensare.
Che esiste ancora la fantasia.
Sei giorni fa ho lasciato tutto. Ho lasciato tutti. Ho lasciato tutti e tutto, e sono entrato nel "monastero".
Che bel nome. Antico. Altisonante. D'altronde, mi hanno detto che l'edificio molti, tanti, troppi anni fa ospitava proprio un monastero. E ora quello che serve è solo silenzio, una cella fredda, un letto duro, e niente tecnologia. Niente corrente, niente telefoni, niente terminali, niente di niente.
-Le notti a lume di un mozzicone di candela e i giorni scanditi solo dallo scorrere del sole e dal bisogno di respirare a pieni polmoni a stretto contatto con la natura, sono duri. All'inizio per tutti sono duri. Il primo giorno è quello in cui decidi se hai carattere. Se sei carismatico. Molti vengono al monastero, pochissimi superano il primo giorno. Io sono il Priore. Da quando uscirai da questa cella, sarai solo tu, la tua mente e gli altri, se vorrai rapportarti con loro. Qui vige solo una regola: coloro che alzano il cappuccio del saio sulla testa applicano la regola del silenzio. Non potrai parlare con loro: loro non parleranno con te.
Che belle parole. Alzai il cappuccio sulla testa non appena giunsi all'arcata della porta per uscire, e da allora per tutti i sei giorni di permanenza non lo abbassai mai.
Il primo giorno passò. Lento, omologo, poco efficace, e il terrore che mi fece tremare la colonna vertebrale fu quello che in qualche modo nel monastero si cooperasse solo per costruire l'ennesimo cliché di vita preconfezionata e dettata da regole di ripetitività generica. Ma superai il mio primo giorno dimostrando una forza d'animo mai vista in anni di monastero.
Nessuno me lo disse, perché invitando a rispettare la mia scelta del silenzio portavo sempre il cappuccio del saio sdrucito ben alzato sul collo e sui capelli corti e spettinati, che in quei sei giorni giunsero anche a un opportuno livello di lerciume non dissimile a quello del personaggio che ora, alla fine di tutto, mi stava osservando. Anche una settimana di barba cominciava a darmi fastidio, ma era una sensazione lontana, assente.
Gli ero vicino lo stesso. Nonostante il fetore che emanava. Nonostante desse l'impressione di essere un pazzo. Ma gli stavo vicino perché avevo provato quelle sensazioni anche io. E se io avevo assaggiato la profondità di quello stato dopo sei giorni, pur sapendo di non avere la forza di affrontare una vita di privazioni, ascetica come quella della nostra guida spirituale, lo ammiravo. Lo ammiravo proprio perché aveva trovato il coraggio di allontanarsi da tutto. Di allontanarsi così tanto da essere riuscito a capire il passato, il presente e il futuro della tecnologia senza neppure bisogno di esserne a contatto.
Il secondo giorno rimasi a passeggiare nel giardino interno del monastero. Cercavo di mettere in ordine la mia testa. Cercavo di trovare il bandolo della matassa di pensieri e ragionamenti che - finalmente - urlavano dall'interno del mio cervello cercando di uscirne tutti assieme appassionatamente.
E fu dura, ma quando giunsi alla sera e mi ritirai nella mia cella, in attesa di addormentarmi sul duro letto di pietra e fieno, cominciavo già ad assaporare un senso differente del tempo.
-Non cercare di trovare segni di una profondità disarmante. Non immaginare chissà quali allitterazioni metafisiche, né intricate e poco controvertibili formule trigonometriche sviluppate in codice esadecimale o che coinvolgano magari anche l'insieme dei numeri complessi coniugati: la strada è molto meno complessa di quanto possa apparire al primo sguardo. Non è una strada semplice, e non a caso ti dico che sinora in centinaia di anni che si tramanda questo codice, nessuno è mai riuscito nell'intento. Cadiamo nella superstizione, nella leggenda e profezia che vuole dell'esistenza di un uomo dalla mente contorta eppure pura, forse un pazzo. Un uomo che potrà decifrare questo codice senza bisogno di studiarlo. Un codice concepito da una mente superiore...
-No. Non è opera di una mente superiore, è opera di una mente libera, ma inferiore. Vuoi la verità? Quello che non vi tramandate dai secoli è un rasoio di Occam: questo codice è stato concepito da un uomo che non ha mai conosciuto la tecnologia, la tecnica, la matematica. Nulla. Forse da un uomo che non era neppure in grado di leggere né scrivere, o fare di conto.
Il terzo giorno. Oh, il terzo giorno, come mi ricordo il terzo giorno. Come dimenticarsi quel giorno in cui uscii dal monastero solo per passeggiare fino al limitare del bosco? Solo per scoprire che c'è ancora un sole che splende alto nel cielo, solo per scoprire che ci sono ancora uccelli che cinguettano. Per scoprire che la natura esiste, e va avanti secondo un disegno che non si può sintetizzare in una formula matematica. Che non si può sintetizzare in 140 caratteri, che non si può far diventare un concetto.
E il quarto giorno, che semplicemente passò.
E il quinto. No. Il quinto no, il quinto fu il giorno difficile: sapevo che mi rimanevano solo ventiquattrore prima di dover incontrare di nuovo il maestro. Sapevo che avrei dovuto trovare una risposta, e che la risposta non era solo e semplicemente dettata dalla quiete interiore che stavo raggiungendo. Che non era solo dettata dai miei pensieri che finalmente avevano trovato il loro spazio e la loro realtà, senza bisogno di urlare per cercare di venire fuori da una mente offuscata dai tempi e dai ritmi della tecnologia.
Ma quel sesto giorno, all'alba, fu il giorno. Ero uscito di corsa dalla cella, di nascosto. Avevo camminato per delle ore fino ad arrivare dal maestro. Ero sudato, la bocca impastata, la gola riarsa. In piedi, davanti al maestro guardavo il terminale e leggevo il codice.
No. Guardavo il terminale, tenendolo il mano come un oggetto sconosciuto. Solo sei giorni avrebbero potuto cambiare radicalmente la mia vita, il mio rapporto con la tecnologia, forse persino il mio rapporto con l'intero universo.
Ma poi, all'improvviso tutto divenne chiaro. Come se quell'accozzaglia di caratteri casuali fosse diventato all'improvviso uno di quei pensieri-in-140-caratteri da social network tanto di moda. Breve, conciso, forse persino ridicolo.
domenica 30 maggio 2010
Ed è andato in onda OGGI...
Sì, se volete clickate per ingrandire. 450k/s: mi è arrivato in venti minuti... gosh, ancora devono completare i sottotitoli.
giovedì 20 maggio 2010
sabato 3 aprile 2010
Ma per chi mi hanno preso?
Questo riepilogo non è disponibile.
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