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lunedì 10 agosto 2020

Orsacchiotto Felice ASMR

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#SenzaFiltro e pure senza voce, ma con l'orsacchiotto 🧸😉

mercoledì 16 maggio 2012

Ennesima frontiera del rompimento di scatole

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Tutto comincia guardando le statistiche del mio sito e, in particolare, i principali siti che portano link entranti a me.
Ed è così che salta allo sguardo un sito mai sentito nominare, che vado ad aprire con molta calma.
E il sito mi si apre. Mi si apre presentandosi come una bella fotocopia del sito youtube, ma con un filmato che appare piccante e/o intrigante, che sembra coinvolgere Emma Watson (la potteriana Hermione).

Ma qui il gioco si fa interessante, perché ovviamente non sono su youtube, e quindi il sito non funziona come funziona il noto portale di condivisione dei video, e infatti provando a clickare play (o qualsiasi altro filmato presente a lato) immediatamente appare una finestra, molto insistente, che invita ad "aggiornare la propria versione del player multimediale", pretendendo di andare ad installare la classica sequela di toolbar+searchpage+diosolosacosaltro componenti aggiuntivi del browser per rompere le balle all'utente, quando non finisci anche su un sito (lo vedevo spesso quando ero su facebook) che per visionare il filmato ti chiede prima di mettere il tuo numero di cellulare (perché, come c'è scritto nella parte in piccolissimo, ti fai un bell'abbonamento a loghi e suonerie per adolescenti in calore con improbabili rane antropomorfe che cantano brani dance per la modica cifra di 40 euro al mese).
Come sempre in questi casi: fate molta attenzione, tanto tutti questi "filmati shock" sono solo un modo per cercare di fregarvi dei soldi...

martedì 5 ottobre 2010

Il fotografo pulisce dal porno, ma proprio bene?

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Stamattina su "La Repubblica" una galleria fotografica.
La didascalia recita: "Private Stages" è il progetto del tedesco Peter Freitag nel quale l'artista "ripulisce" immagini pornografiche trovate sul web dai corpi nudi, coprendoli con un collage realizzato digitalmente. Il nudo si oscura così diventando parte di un sfondo che evoca le ambientazioni del porno pur senza mostrare altro che una silhouette camuffata. Il risultato è un effetto "free porno" che mette in discussione il concetto di voyeurismo.
Ma qui casca l'asino, perché in mezzo alle foto ripulite dai nudi maschili o femminili, compare una foto in cui il nostro amico ha pensato bene di lasciare l'orsetto col dildo...
Pubblicare una foto del genere, anche se c'è il vedo e non vedo che funziona per gli adulti... non lo so: l'immagine dell'orsacchiotto sorridente dato un cazzone eretto non credo che sia adatta a tutto il pubblico...

mercoledì 31 marzo 2010

Google ricerca immagini e SafeSearch

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"SafeSearch? Naaa, non serve, tanto BigG non indicizza immagini porno"

Uhm, SafeSearch sulle mie impostazioni è disattivato, quindi chissene. Dunque, per quella slide che mi ha chiesto Tizio ci vuole un'immagine carina. Ma vediamo se trovo un'orsacchiotta di peluche in gonna e fiocchetto rosa sulle orecchie. Cosa si cerca su Google Immagini? Ovvio "teddybear skirt".
Ora, quello che intendevo io si trova fra i primi risultati, ed è l'immagine che vede alla vostra sinistra.
Semplice, oserei dire persino efficace, e volendo potrei fermare la ricerca qui.
Ma no... ma prima vediamo se per caso qualche altra immagine può stuzzicare un po' di più la mia immaginazione (devo fare altre sei slide), o che possibilmente sta meglio con la veste grafica della slide, e tante belle menate gratuite a piacimento: alla fine quando ho pensato alla ricerca, mentre guardavo le immagini che venivano è anche venuta fuori la mia anima di plantigradofilo, per cui qualche immagine di orsacchiotti di peluche mi fa sempre rilassare un po'.
Il punto è però un altro.
Questa tipetta in tutù vi viene fuori nella prima pagina della risposta alla ricerca "teddybear skirt" [aka: "orsacchiotto in gonna", anche perché non so bene come puntare al femminile in inglese... she teddy, forse? (-: ], ma dato che sto continuando a cercare, clicko semplicemente su "Avanti" e vado alla seconda pagina dei risultati.
Ed ecco che in mezzo a formine da biscotti, interno di teddy-bear-shop e peluche in abiti vittoriani, mi casca l'occhio su un'immagine.
La didascalia spiega molto laconicamente solo "plays with her teddy" e il link al sito http://russianteensclub.qualcosa... mi fa capire che decisamente sono entrato nella strada sbagliata.
E si, in effetti c'è la gonna, e c'è anche l'orsacchiotto... e c'è anche una tipa che gioca col peluche (-:

... ma c'è anche un consiglio spassionato: da oggi soprattutto se avete figli piccoli che usano il PC e internet usate il filtro SafeSearch nella ricerca immagini di Google, perché come vedete a imbattersi in scene dal contenuto esplicito pure cercando cose innocenti non è così difficile come possa sembrare.
E se ancora non mi credete, provate a fare qualche ricerca col SafeSearch disattivato, di qualunque cazzata a piacere, e scoprirete come è vera la teoria che qualunque argomento si possa ricercare su internet, ci sono almeno cinque siti osè che rispondono alle caratteristiche richieste. (-:

mercoledì 24 dicembre 2008

Ifigonia in Culide

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[Regalino natalizio: torniamo un po' al passato, con un passaggio che ai tempi di fidonet in molti sapevamo a memoria (-: ]

IFIGONIA
(Tragedia classica in tre atti, ovvero IN CULIDE)

ATTO PRIMO

Corinto, anno 69 d.c.

SCENA: Reggia di Corinto, Sala del Trono.
Le porte sono spalancate per dare accesso al popolo.
Entra il Gran Cerimoniere.

Gran Cerimoniere
O popolo bruto, su snuda il banano,
non vedi che giunge l'amato sovrano?
Il Sir di Corinto dal nobile augello
qual mai non fu visto più duro e più bello;
Il Sir di Corinto dall'agile pene
terrore e ruina del fragile imene;
Il Sir di Corinto dal cazzo peloso
del cul rubicondo ognora goloso.
O popolo invitto, in gesta d'amore
s'affermi il Sovrano più caro al tuo cuore.
Rendiamogli omaggio nel modo migliore,
offrendogli il culo delle nostre signore.

(entra il Re seguito dalla corte)

Popolo
Noi siamo felici, sappiategli dire,
che tutto al Sovrano c'è grato d'offrire.
Le nostre consorti facciam preparare
in modo che a turno le possa inculare.
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
le chiappe del culo porgiam riverenti:
che al nostro gentile e amato sovrano
rimanga gradito il buco dell'ano.

(entra il Re seguito dalla Corte. Le nobili dame hanno le parti del corpo desiderabili leggermente velate. Il Re, con noncuranza, tocca di tanto in tanto le forme delle damigelle più carine.)

Re
O sudditi amati, io resto confuso!
Il turno dei culi che offrite per l'uso
sarà più gradito al regio mio cazzo
che mai troverebbe migliore sollazzo.
La gioia che mi doni, o popolo, è si grande
che già l'uccello regio distende le mutande.
Per mio regal decreto sarà da stamattina
distribuita ai poveri gratis la vaselina:
che al fine permetta, finché lo vogliate,
di fare nell'ano gloriose chiavate.
Voglio sian compensati i sudditi fedeli:
Il cul pigliate pure, ma state attenti ai peli.

(segni di giubilo)

Gran Cerimoniere
Adesso fuori dai coglioni
per lasciar posto ai Principi e ai Baroni.
Ai Principi e ai Baroni e ad Ifigonia bella
che sospirando brama l'ardor di una cappella.

(il popolo fa largo ed entrano i nobili che si dispongono ai lati del trono. Entra Ifigonia, seguita dalle vergini)

Coro delle Vergini (danzando)
Noi siamo le vergini dai candidi manti,
siam rotte di dietro, ma sane davanti;
i nostri ditini son tutti escoriati
a furia di cazzi che abbiamo menati.
Nell'arte sovrana di fare i pompini
battiamo le troie di tutti i casini;
la lingua sapiente e l'agile mano
dan gioia e sollievo al duro banano.

Ifigonia (gettandosi piangente ai piedi del trono)
Padre mio, padre mio,
sono presa dal desìo!
Ho già un dito che fa male
per l'abuso del ditale;
ho la fica che mi tira
come corda di una lira;
sto soffrendo atroci pene
pel prurito dell'imene;
nella fica ho appena messo
la manopola del cesso;
mi ficcai nella vagina
la più grossa colubrina;
mi son messa dentro il buso
sino il cero di Caruso,
mi piantai nel deretano
cinque dita con la mano.
Credo giunto sia il momento
di donarmi un Reggimento,
che non sappia manovrare,
ma sia lesto nel montare;
nella fica anelo tanto
d'appagarlo tutto quanto...
me la sento rovinata
senza averla adoperata.
Padre mio sì forte e bello,
ho bisogno di un uccello:
d'un uccel di nobil schiatta
che mi spelli la ciabatta,
di una fava grossa e dura
che ricrei la mia natura.
Manda un bando per il Regno,
sia trovato uccello degno
che finisca le mie pene
spalancandomi l'imene.
Padre mio, se non mi sposo
finirò nel Water Closo.

Re
Giuste son le tue brame, o figlia bene amata,
s'io padre non ti fossi, di già ti avrei chiavata.
Con la regal consorte, tua madre la Regina,
n'ho fatte diciassette soltanto stamattina...

Regina (interrompendo il Re)
Se mi alzo le vesti e vedi al di sotto,
vedrai, mio consorte, che arrivi a diciotto...

Re (continuando)
E se alle mie brame non ponessi un freno
non passan tre minuti che il bandolo mi meno.
Vedendo tanti culi di Principi e Baroni
già sento un gran prurito nel fondo dei coglioni.

Popolo
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
si rizzino i cazzi tuttora pendenti,
Madonna Ifigonia, soave e pudica
già sente prurito nell'inclita fica.
O Giove possente, che Venere bella
le faccia gran dono di tale cappella
che il culo le rompa, le rompa l'imene
e in fine la tolga da tutte le pene.
Sia pago il desìo della vergine cara,
meniamoci il cazzo in nobile gara.

(tutti eseguono)

Ifigonia (rivolta al popolo)
Quanta fava, quanta fava,
ma perché nessun mi chiava?
Su ficcatemi l'uccello
nella fica o nel budello;
nella fica o nel sedere
ve lo chiedo per piacere.
Deh! Non fatemi soffrire,
ve lo chiedo per tre lire.

Re
Udendo le tue giuste e oneste aspirazioni,
d'orgoglio mi ribolle lo sperma nei coglioni:
con animo commosso vedo tra i bianchi veli
spuntare lunghe e nere le punte dei tuoi peli.
Non voglio che si sciupi tanto lavoro mio,
con sforzo, forse, potrei chiavarti anch'io.
Il Sacerdote venga, si appresti al sacrificio:
Enter O'Clisma tosto ne tragga lieto auspicio.

Gran Cerimoniere
S'avanzi Enter O'Clisma, il Sacerdote,
dal culo più vezzoso delle gote.

(entra il sacerdote)

Gran Sacerdote (entrando)
Al Sire di Corinto, Signore degli Achei,
auguro cazzi in culo non men di trentasei.

Re
Al Grande Sacerdote, d'ogni rispetto degno,
si doni come omaggio un bel cazzo di legno.

Gran Sacerdote
L'omaggio tuo, mio Sire, mi rende il cuore gaio.
Però l'avrei più caro di ben temprato acciaio.

Popolo
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
prendiamo l'uccello ben stretto fra i denti;
che al Gran Sacerdote quel cazzo d'acciaio
il culo gli renda sì come un mortaio!

Gran Sacerdote
Son corso immantinente alla regal chiamata
lasciando quasi a mezzo la solita chiavata.
Son però sicuro, se il ciel non me lo nega,
che mi compenserete con una bella sega,
che mi verrà tirata con arte sopraffina
dalla regale mano della gentil Regina.
Esponi il tuo desìo, Gran Sire venerando,
in fretta, te ne prego, non vedi come bando?

Re
Alla mia amata figlia, la pallida Ifigonia,
da qualche tempo prude la rorida begonia.
Oh Sacerdote eccelso, chiuditi in sacrestia,
prendi l'uccello in mano e fanne profezia!

Gran Sacerdote
Eseguo senza indugio i tuoi voleri, o Re,
nel regal culo t'auguro cazzi novantatré.
E subito profitto, avendolo sì duro,
di far come nel rito il debito scongiuro.
(s'inginocchia e litaniando:)
Salamelech, salamelech
Nel futuro ho messo il bec'
Non c'è bene, non c'è male,
Non c'è membro senza bale,
Non c'è donna senza fica,
Non c'è uom che non berlica;
Non c'è serva che non spari
Delle seghe ai militari,
Non c'è balia che al pompiere
Non la faccia almen vedere,
Com'è larga, com'è fatta
Finché questi non la spacca,
Non c'è al mondo una ragazza
Che al sognar non vada pazza
Per un cazzo fuor misura
Che le sballi la natura,
Ed il sogno non concluda
Che la fica non le suda;
Non c'è in terra giovanotto
Che non dica d'aver rotto
Con l'uccel fuori ordinanza
Per lo meno qualche panza
Mentre invece ha un pistolino
Assai corto e mingherlino
Che d'un subito s'affloscia
Se lo metti sulla coscia;
Non c'è donna senza veli
Non c'è cazzo senza peli,
Mentre invece più mi garba
Se la fica è senza barba,
Invitante e un poco pingua
Da ficcarvici la lingua;
Senza sol non c'è mattino,
Senza amor non c'è pompino,
Non c'è tram senza tramviere
Non c'è cul senza sedere;
Non c'è al mondo giovinetta
Che una volta almen non metta
Dentro al culo per benino
Piano piano il suo ditino;
Non c'è uccel che non si rizzi
E non faccia degli schizzi;
Non c'è donna savia e folle
Che al vederlo così molle
Non si chieda a tutto spiano
Come mai farà il banano
A mutar di dimensioni
Se lo tocchi sui coglioni;
Tutto questo di sicuro
Parte fa dello scongiuro,
Ma perché venga benone
Poso il dito sul coglione
E se poi siete contenti
Vo' a finir gli esperimenti.
(il Gran Sacerdote esce da destra...)

Re
Adunque esulta, figlia mia diletta,
per la gioia che ti aspetta;
per soddisfare le tue giuste brame
avrai tosto un pezzo di salame.

Regina
Intanto, per tenerti in esercizio,
sarà bene che t'allarghi l'orifizio;
ti sceglierò io stessa, per le prove,
di sponda un letto di sessantanove,
È quanto di meglio esista qui in Corinto
In frutti di banano a tipo spinto.

Ifigonia
Padre mio, Padre mio,
questa volta l'avrò anch'io!
Sospirando quel bel lino
voglio farmi un ditalino,
domandandovi permesso
vado a farmelo nel cesso.
(fa per avviarsi)

Re (trattenendola)
Rimani, o sconsigliata; il padre tuo diletto
innanzi al popol tutto ti gratterà il grilletto,
mentre il Cerimoniere, memore del mio pegno,
ti inculerà di dietro col suo cazzo di legno.
Se con le bianche mani mi tiene su i coglioni
vedrai nella mezz'ora quaranta polluzioni.

Popolo
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
il Re ce l'ha duro in tutti i momenti;
seguiamo l'esempio del caro sovrano,
facciamoci forza, pigliamolo in mano!

Gran Sacerdote (entrando)
Nel filtro del futuro apersi uno spiraglio,
rompendo un culo vergine col mio peloso maglio!

Re
I detti tuoi sapienti son rapidi e fatali
come fuor dell'ano i nodi emorroidali.

Gran Sacerdote
Seguendo il tuo consiglio, o Re buono e sapiente,
misi l'uccello duro sopra un braciere ardente,
lessai il coglion sinistro, ne bevvi poscia il brodo,
grande e divino auspicio traendone in tal modo.
Questa è la frase magica che ho letto nel librone:
"Nessuno vada in figa se privo di goldone,
e che ad Ifigonia in figa nessun metta l'uccello
se prìa non sia svelato l'arcano indovinello.
Tra i principi di sangue dal ben tornito augello
bandito sia il concorso con un indovinello.
Che in fica di Ifigonia, la bella, non si vada,
se prìa non verrà sciolta almeno una sciarada!"

Ifigonia
Dalla gioia son toccata,
già mi sento un po' bagnata
al pensiero di quel cazzo
che darà a me il sollazzo.
Sarà forte, duro e bello,
prepotente, quell'uccello?
Con la punta un po' rosata,
con la schiena un poco arcuata?
Duro, rigido e flessuoso,
ben spavaldo o timoroso?
Già lo sento tra le gambe
Ondeggiare in pose strambe,
penetrar nella vagina
o tentar la pecorina;
passeggiarmi sulla pancia,
le mammelle e sulla guancia;
or m'assal lo sghiribizzo
d'assaggiare il bianco schizzo.

Popolo
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
udendo Ifigonia scandir tali accenti.
Il gusto di vivere è certo più bello
se dentro la fica s'adagia l'uccello.

Gran Cerimoniere (al popolo)
Toccatevi i coglioni, se li avete,
perché vedo transitare un prete.

(tutti eseguono. Solo Ifigonia, troppo felice, non bada all'avvertimento del destino, e del resto non ha alcun paio, ahimè, di coglioni a portata di mano.)

(cala lentamente la tela sul primo atto)
FINE ATTO PRIMO

ATTO SECONDO
SCENA: La stessa sala. Sono presenti i principi pretendenti di Ifigonia con il loro seguito, in esecuzione della profezia di Enter O'Clisma. I pretendenti si presentano...

Allah Ben Dur
Superando monte e valle
V'ho portato le mie palle,
e riempio un gran mastello
con la broda del mio uccello.

Don Peder Asta
Sarete delusa di tutti 'sti doni,
guardando d'Oriente i gloriosi coglioni:
ho riempito quattro stalle
col sudor delle mie palle!

Uccellone di Bel Manico
O fulgida stella, o figlia di Re,
deh, guarda il dono portato per te!
Ho riempito una caserma
Solamente col mio sperma!

Spiro Kito
Io sono Spiro Kito,
dalle palle di granito.
Ho creato un nuovo lago
Col prodotto del mio mago!

Re
A voi che della terra siete i miglior coglioni,
rivolgo il mio saluto, o Principi e Baroni.
Sarete già al corrente di quel che ho decretato,
con il provvedimento che ho steso e poi firmato.
Ad ogni modo ci tengo a farvi noto
che quello che più conta è solo aver lo scroto
potente, blasonato, di nessun male affetto,
noto per le chiavate in piedi oppur sul letto.
Ma ad ogni modo mettetevi a sedere,
ve ne darà lettura il Gran Cerimoniere.

Gran Cerimoniere
L'anno sessantanove, il dì del due di agosto,
dalla Maestà Reale con animo disposto,
bandito fu il concorso con un indovinello
fra i Principi di sangue dal ben tornito augello;
Premio raro e nobile, ben chiaro lo si dica,
Sarà d'Ifigonia più che il cul la fica,
della vergine purissima che nulla ha di finto;
Firmato: Banano Primo, Sire di Corinto.
(imponendo il silenzio)
S'avanzino separatamente i pretendenti;
(rivolto al popolo)
fate largo, e al culo state attenti.

Allah Ben Dur
Io sono Allah Ben Dur dal poderoso uccello,
e dall'Arabia vengo a dorso di un cammello.
Il viaggio fu assai lungo, percorso senza tappe
che per lo strofinio mi bruciano le chiappe.
Raggiunta in fin la meta di sì tremendo viaggio
ho piedi, fava e culo che puzzan di formaggio.
Rinunciai in Bagdad a un favoloso ingaggio
spronato dal desìo di misurarti il raggio,
il raggio della fica, o dolce Principessa,
ché ardo dal desìo di romperti la fessa.
Sul dorso di un cammello so far mille esercizi,
infransi più d'un culo all'ombra dei palmizi.
Le mie palle lucenti, senza badare al puzzo,
sembrano pel volume le uova di uno struzzo.
Son bruno, ardito e forte, devoto mussulmano,
e dell'Arabia tutta certo il miglior banano.
Con l'aiuto d'Allah sciorrò l'indovinello
E deporrò ai tuoi piedi il mio abbronzato uccello.

Ifigonia (leggendo)
Si dice che un giorno un cortese prelato
avendo per via un capro chiavato
s'accorse più tardi che l'estro di maggio
rendealo padre di un ibrido paggio.

(Allah Ben Dur dà segni di incertezza)
Gran Cerimoniere
Se non mi rispondi nella settimana
farò dello tuo scroto una sottana.

Allah Ben Dur (sempre più confuso)
Non so... quel prelato...
se un capro ha chiavato...
io penso con duolo
che ha preso lo scolo.

Popolo (furente, facendo scongiuri)
Noi siamo infelici, noi siamo scontenti,
ti secchino il cazzo i nostri accidenti!
S'affloscin gli uccelli in segno di duolo,
quel testa di cazzo ci parla di scolo!
(il principe è trascinato via a viva forza)

Gran Cerimoniere
Il primo pretendente è bello e fritto,
venga il secondo con l'uccello dritto.

Don Peder Asta (al Re)
Palpita il cuore mio per tale lieto evento!
t'auguro cazzi in culo settecento!
Sono principe e barone, signor del Mozambico
e rompo fiche e culi col mio prestante fico;
vi dico per sicuro, che ho sempre il cazzo duro
ma di mente molto fina,
viaggio sempre con vaselina.
Son Principe di sangue, son nobile spagnolo
che per poter fottere, mancando il protargolo,
uso il preservativo per non subire l'onta
di prendere lo scolo all'atto della monta.

(Ifigonia, provocatissima, scopre le anche, porgendo la fica alle labbra del Grande di Spagna).
Ifigonia
O Principe sapiente, venuto ai miei piè,
da quanto tempo pensi non uso più il bidè?

Don Peder Asta
Se il fiuto non mi inganna,
o mia adorata fata,
io debbo dirti che
non ti sei mai lavata!

Ifigonia
Villanzone, infame traditore,
tu offendi il mio pudore!

Popolo (incazzatisimo)
Noi siamo infelici, che fan sti coglioni?
Lo sanno gli Svizzeri dei Quattro Cantoni
lo sanno le troie, lo sanno i lenoni,
lo sanno persino i nostri coglioni.
Fu il dì di Giunone, con mossa pudica,
che madonna Ifigonia lavossi la fica.
Coi suoi venti chili di augusto formaggio
fu falta una palla di un metro di raggio.
Al Prence sia data la pena infamante
di prenderlo in culo dal Sacro Elefante.

Re
Del Popolo sian tosto esauditi i voleri:
venga Bel Pistolino coi suoi venti staffieri!
Quaranta archibugieri intanto, piano piano,
l'aiuteranno un poco col palmo della mano.
E nel caso imprevisto che non gli venga duro,
gli sfreghino con garbo la punta contro il muro.

(entra Bel Pistolino, dando evidenti segni di giubilo: la scena si svolge alla presenza del popolo.)

Popolo (in delirio)
Pompa, pompa come un mulo,
fagli tremare le chiappe del culo!
Daglielo molle, daglielo duro,
fagli tremare quel buco oscuro;
daglielo duro, daglielo mollo,
fagli scoppiare le vene del collo!

Gran Cerimoniere
Il secondo campione è liquidato,
sia almeno il terzo Prence il fortunato.

Uccellone di Bel Manico
Sono il nobile Uccellone,
sono Conte e son Barone,
chiavo donne a buon mercato
col mio cazzo fortunato.
La mattina appena desto
me lo meno lesto lesto,
poi mi sparo, a colazione,
qualche rapido raspone.
Prima ancor di mezzogiorno,
nobil donne del dintorno
fanno a gara, porco dio,
per provare il cazzo mio.
Quattro seghe a mezzogiorno
non fan male per contorno.
Verso sera, per divario,
rompo qualche tafanario,
alternando col pompino
la chiavata a pecorino.
Se son stanco, verso sera,
chiavo sol la cameriera.
Sulla punta del mio pene
Non si contan le flittene.
Vedi, bando come un mulo
alla vista del tuo culo!

Ifigonia
Sai tu dirmi il mistero della sfinge
la quale prima caca e poi spinge?

Uccellone
Mi riesce, Ifigonia, la tua parola oscura.
il cazzo già mi suda di pallida paura.
ll Ciel mi fu avverso, ignoro il mistero;
mi mette terrore un nero pensiero!
Già vedo il mio culo sfondato all'istante
dal cazzo tremendo del Sacro Elefante!
Gia sento roteare in rotto e alterno moto
i possenti testicoli entro il peloso scroto.
Ho nel fondo del cuore una puntura sorda
come una dozzina di piattole che morda.
Conobbi una fanciulla dalla parola oscura,
mi sento tremebondo, preso dalla paura.

Re (sdegnato)
Tu che fra tanti brami la mano di mia figlia,
col culo pieno d'aglio farai la Mille Miglia!

Gran Cerimoniere
Tosto venga eseguito del Sovrano il volere:
Si porti senza indugio d'aglio un gran paniere.

(Uccellone di Bel Manico scoppia in una fragorosa risata)

Re
Tu ridi, o sconsigliato, davanti al gran travaglio
di far la Mille Miglia col culo pieno d'aglio?!

Uccellone
Mi fate solo pena, oh poveri coglioni,
ché per riempirmi il culo ne occorron tre vagoni!
Col culo pieno d'aglio, novello errante ebreo,
io batterò in volata la rossa Alfa Romeo!
(si allontana baldanzoso)

Gran Cerimoniere
Sian tosto eseguiti i comandi del Sire,
col culo pieno d'aglio ei deve finire.

Ifigonia (piangendo nostalgica)
Addio mio Bel Manico, nobile Signore,
a perder il tuo cazzo non si rassegna il cuore.
Non hai colpa veruna, se con l'uccello dritto,
giammai non scandagliasti la Sfinge dell'Egitto,
se solo mille fiate alla tua chioma fulva
s'intrecciaron tenaci i peli della vulva.

Re
Non piangere Ifigonia, lustro dei peli miei,
sii paziente e devota ai detti degli Dei.

Gran Cerimoniere
Il terzo, a quanto pare, è bello e fritto,
s'avanzi il quarto, col banano dritto.

(il principe Spiro Kito, figlio del Sol Levante, si avanza nei paludamenti di Gran Samurai.)

Spiro Kito
Il regno di Budda manda il mio cuore,
io vengo dal Regno del mandorlo in fiore.
Son Duca d'Oriente, nomato Spiro Kito,
ho il cazzo sì duro che par di granito.
Ancora bambino, giostrando da pazzo,
sembravo potente nell'uso del cazzo;
potente a tal punto, sebbene maschietto,
da farmi pensare a tenzoni da letto.
Poi vinsi il primato persin nei casini,
campione invitto di fiche e pompini;
tal che le ragazze, godendoci anch'esse,
m'offrivan per nulla le povere fesse.
Un'unica volta, una donna di rango
negommi convegno nel giro di un tango:
l'attesi, e quando s'offrì l'occasione
le ruppi il culo con uno spuntone.
Così la mia fama varcando le mura
Di questa, diciamo, casa di cura,
giungea alle bimbe di buona famiglia
dove la madre, più bon della figlia,
cullava l'uccello con docile mano
per fare alla figlia rompere l'ano.
Or passo all'azione, domanda Signora,
qualsiasi indugio va a danno dell'ora.

Popolo
Noi siamo felici e non siamo sciocchi,
questo senz'altro è un cazzo coi fiocchi.

Spiro Kito
Io vengo dal paese dei mandrilli
Dove si va nel culo pure ai grilli.
Son figlio del Giappone, Spiro Kito,
ed ho un paio di coglioni di granito.
Facciamo presto con le spiegazioni,
ché è tempo di sbrodar nei pantaloni.

Ifigonia
Vi era un eremita in Poggibonsi
che non cacava, e non faceva stronzi;
or dimmi: quando un rutto egli tirava,
ai suoi fedeli che impressione dava?

Spiro Kito
A simile domanda una risposta sola:
avea quell'eremita il retto nella gola!
La storia già ci narra del Principe Gargiulo,
il quale avea la faccia che somigliava al culo.
Ne sono più che certo, e dirlo posso lieto,
dell'eremita il rutto puzzava più di un peto!

(il Gran Cerimoniere apre una pergamena e dà segni di approvazione. Il Re s'avanza, congiunge le mani dei due giovani Principi sanzionando l'unione, mentre il popolo e gli astanti si inginocchiano in religioso e muto ringraziamento agli Dei e le vergini innalzano al cielo il loro tenue canto.)

Coro delle Vergini
O Venere buona, o Venere bella,
provvedi noi pure di dura cappella,
e come a lei, Principessa ed amica,
ci capiti in dono l'uccel nella fica.

Re
Un uomo siffatto che ha tanto di cervello
ragiona certamente con l'uccello.
Per Ifigonia mia, devota e grata,
ecco la fava tanto sospirata!
Sii degna dell'uccel che ti ho donato,
non obliando i fasti del Casato:
la grande Filiberta, illustre e saggia,
il culo si incendiò con l'acqua ragia,
preferendo la morte al nero duolo
di curarsi lo scol col protargolo;
Vulvina Bartolino, sua germana,
che arrossiva sbucciando una banana,
in un momento di furor demente
cacciossi nella fica un ferro ardente.
E la nobil Filiconia, tua bisava,
sempre in lizza nel giuoco della fava,
morì, vetusta d'anni, in un bordello
col cuore trapassato da un uccello.

Ifigonia
Il sorriso della fica
la mia gioia alfin vi dica.
Son contenta, son beata
ché alla fin sarò chiavata.
Ma vi giuro sugli Dei
di pensare ancor ai miei:
tanto al Re che alla Regina
quando m'alzo ogni mattina.
a lui dono un sospensorio
con il segno del littorio
ed a lei l'originale
di un bel cazzo artificiale.

Popolo
Noi siamo felici, noi siamo contenti,
s'innalzino i cazzi di gioia frementi;
porgiamoci tosto il culo di sponda,
l'uccello del Prence di gioia c'inonda.

Coro delle Vergini
Noi siamo le vergini dai candidi manti,
s'intreccino i cazzi, s'innalzino i canti:
il grande fattaccio ci dona gaiezza,
e per la gioia tagliamo la pezza.
S'intreccin le danze, si innalzino i canti,
per farci chiavare useremo i guanti.
lasciamo le seghe, lasciamo i pompini,
lasciamo un istante i bei ditalini;
È giorno di festa, l'azzurra pervinca
mettiamo all'occhiello del muso di tinca;
seguendo l'esempio del popolo intero,
un grosso banano ci laceri il velo.

Gran Cerimoniere
E risuoni nella reggia,
perlomeno una scoreggia!
(esegue)

(cala rapida la tela sul secondo atto)

FINE ATTO SECONDO

ATTO TERZO
SCENA: La camera nuziale. Nei quattro angoli, quattro bidè dove bruciano profumi. Nelle pareti bracieri accesi. Pezze di marchese sparse. A destra una porta che da' nell'appartamento del re; in fondo a sinistra, si nota un elegante water-closed con catena d'oro pendente. Ifigonia e Spiro Kito giacciono sul talamo.

Ifigonia
O amato Spiro Kito, Prence e Samurai,
il tempo passa e non mi chiavi mai!

Spiro Kito
Desisti, o Principessa, dal chieder spiegazioni,
non vedi che cominci a rompermi i coglioni?

Ifigonia
Fammi vedere le palle di solido granito,
fammi toccar l'uccello almeno con un dito;
che brami, Spiro Kito, dalla tua dolce amica,
vuoi farmi prima il culo, o ripulir la fica?

Spiro Kito
C'è una cosa, Ifigonia, che ancora non ti ho detto,
un segreto terribile che brucia nel mio petto.

Ifigonia
Oh parla Spiro Kito, mio divino,
t'ascolto col canal di Bartolino!

Spiro Kito
Un giorno, or son quattr'anni, soffrendo per un callo,
stavo prendendo un bagno nel Grande Fiume Giallo
e, come è sempre in uso tra i nobili Signori,
stavo rompendo il culo a paggi e valvassori.
Quand'ecco passa altero un bonzo di Visnù
(allor mio caro amico, ci davam del tu)
il quale mi propose, con sordido cinismo,
di fare nel suo culo un giro di turismo.
Di meglio non bramavo, e come un folle toro,
soffiando a testa bassa glielo ficcai nel foro.
Ma quell'infame avea, nel nero tafanario
lungo, rapace e impavido, un verme solitario,
che mentre io mi godevo il morbido budello,
pian piano mi sbafava la fava dell'uccello.
Eccoti ormai svelato alfin tutto l'arcano:
il bruno Spiro Kito è privo di banano;
ed ora, mia diletta, quando vuol godere,
non ha altra risorsa che il buco del sedere.
Vedi, mi fai pentire d'esserti vicino,
per placar le smanie fatti un ditalino.
Or non è il momento di fare una chiavata,
il cane pechinese provveda alla leccata.
Passata da tempo è la mala avventura,
che tolsemi il membro di madre natura!
Ed or per il tuo bel sesso gentile
Io dunque t'ho fatto un Pesce d'Aprile.
Io sono imponente, in caso sì bello,
ma in modo assoluto mi manca l'uccello.
Io godo di dietro a modo di prete.
È noto che il prete modello e perfetto,
privato dell'uso di maschio uccelletto,
se preso da brama di ibrida voglia
qualunque desìo nel culo convoglia.

Ifigonia
È vero che i preti, a quanto mi dici,
prendendolo a tergo si rendon felici,
ma molti son quelli, lo provano i fatti,
che in barba alle leggi si chiavan da matti.
D'esempio sia al mondo, per detto Egiziano,
di Cesare invitto l'uccello sovrano.
Ignobil fellone, o vil traditore,
la nobile Ifigonia getti nel disonore.
Fui vittima innocente di un infame tranello;
potea mangiarti, il verme, il cuore, non l'uccello!
Crudele e perverso mi è stato il destino,
scegliendo a consorte per me un culattino.

Spiro Kito
Trascorsi tristi giorni col resto del mio uccello,
mi chiusi in una torre sovrastante il mio castello,
tristi notti, solo, mesto, avvolto in neri veli,
strappavo singhiozzando i miei lucenti peli.
Dieci giorni e dieci notti, solo, muto come un reo,
mi pelai tutto lo scroto con l'accluso perineo.
Quando alfine più non ebbi manco un pelo sul coglione,
senza l'ombra di un conforto mi buttai giù dal balcone.
Fu un istante… giunto al suolo dileguossi il mio tormento,
per dar luogo ad uno strano, novello godimento.
Volle il cielo, assai benigno, che nel rapido mio giro
io cadessi con il culo sull'uccello di un fachiro,
che da circa quarant'anni meditava sotto il muro
scarno, muto ed impassibile, ma col cazzo sempre duro.
Benedetto sia per sempre quell'uccello e quel momento
che la porta disserrommi al soave godimento.
Da quattr'anni sempre in viaggio per città, paesi e corti,
io di uccelli assai ne ho presi, lunghi, dritti e grossi e storti,
bianchi, neri, rossi, gialli, prepotenti e timorosi
profumati e puzzolenti, anche rigidi e flessuosi,
oleanti di formaggio, stranamente tatuati
malmenati orribilmente, un pochino scorticati.

Ifigonia
Furie d'Averno, o voi che anguicrinite
chiavar vi fate in pose pervertite
da quei ciclopi che hanno un occhio solo,
perché non vi pigliate mai lo scolo?
E tu, Giunone, che sull'Elicona
ti fai dal Can leccar sulla poltrona,
perché non ti mangia un pezzo di grilletto
il cucciol tuo fetente e prediletto?

Spiro Kito
Frena i tuoi detti alteri, o Ifigonia, basta!
Rispetta, se non altro, l'arte pederasta.
Vedo che tu le gioie non sai dell'intestino,
te lo dice un esperto e vecchio culattino.

Re (entrando con una scatoletta in mano)
Ho sentito rumore dalla stanza vicina;
state cercando forse un po' di vaselina?

(Ifigonia, furiosa per la delusione subìta, si avventa sui coglioni paterni)

Ifigonia
Anche la vaselina, nuovo scherno!
O padre snaturato, va' all'inferno!
Ora ti mangio il destro e poi il sinistro,
e sta certo che neanche il dio Calisto
se pietà si prendesse del tuo guaio,
ridar te ne potrebbe un altro paio.
Castrato sei, e se vorrai godere,
godrai anche tu col buco del sedere!

Re
Ahimè ahimè, o qual vista orrenda!
Mia figlia fè dei miei coglion merenda!

(si accascia piangendo)

Gran Cerimoniere (entrando di corsa)
Accorrete Cortigiani, Duchi, Principi, Baroni,
Nobiluomini, Visconti dai bei nobili coglioni,
voi, pulzelle e maritate, Nobil Dame, Castellane,
che battete di gran lunga le più celebri puttane,
tralasciate le chiavate, i rasponi ed i pompini,
sospendete un sol momento i consueti ditalini!
Ifigonia, la sovrana, accecata dal dolore,
si mangiò le grosse palle dell'augusto genitore!

(entrano i cortigiani e le cortigiane in costume adamitico)

Re
Addio vergini belle, che lasciaste l'imene
sopra la forte punta del mio robusto pene,
addio peli rosati di donne e di bambini,
addio lingue sapienti, maestre di pompini,
Addio mio prode cazzo, piega da questa sera,
la rossa, audace testa un giorno tanto fiera!
Finite son purtroppo le giostre e le tenzoni:
non val robusta fava se priva di coglioni.
Addio nobile uccello, un giorno tanto grande
Da giungere alle stelle col poderoso glande,
signore della vulva, terror dello sfintere,
facevi ognor tremare il buco del sedere,
che mille e mille volte, furente come un toro,
dilaniasti le ceste giungendo nel piloro;
che mille e mille volte, con mosse agili e strane,
metteste a repentaglio le trombe falloppiane.
Tu, che mai cedesti a seghe ed a pompini,
stavolta fosti vittima di due denti canini,
dormi! Da questa sera sarà tuo cimitero,
in segno di cordoglio, un sospensorio nero.
Da oggi tu, negletto, starai nelle mutande,
né più le tingerai con il possente glande!
Meglio sarebbe stato di perder anche il cazzo,
ma perderlo da prode nel gioco del rampazzo.
Perir tu ben dovevi, ma in nobile tenzone
invece, ahimè, peristi da povero coglione!

(il Re si apparta piangendo)

Gran Cerimoniere (rivolgendosi ad Ifigonia)
Ti sarà dato il tormento duro
d'esser legata colla fica al muro:
il popolo sfilerà, e tu con l'ano
farai da monumento vespasiano.

Ifigonia (avanzandosi alla ribalta come in estasi)
Sognavo un cazzo forte, da bambina,
perciò pregavo Giove ogni mattina,
ché, come un giorno avvenne per Enrica,
potesse capitarmi nella fica
Un poderoso e ben tornito cazzo
Per farmene per sempre il mio sollazzo.
Così non fu! La Provvidenza grande,
che gioia e pur dolore in terra spande,
volle che fossi, per crudel destino,
moglie di un detestato culattino!!!
Da prode morirò, come Raniere
Che non poté inculare lo sparviere.
Addio per sempre, Spiro Kito sposo,
mi butto pel dolor nel water closo.
Tu porrai fin, ti prego, alla mia pena,
tirando lentamente la catena.

(prima che qualcuno possa trattenerla, Ifigonia si getta a capofitto nel water-closed. Spiro Kito, impassibile, ubbidendo ai suoi ultimi voleri, tira lentamente la catena. Tutti si inginocchiano pregando, mentre una salva di lugubri scorregge saluta la moritura.)

(cala definitivamente la tela)
FINE

sabato 11 ottobre 2008

Justyn

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Prologo – La sera del compleanno di Arthur
La sala era debolmente illuminata e lentamente quasi tutti se ne stavano andando via. Justyn era rimasto seduto su una poltrona a bordo sala. Giocherellava con una ciliegia rinchiusa in un cubetto di giaccio mezzo sciolto, che faceva capolino dal bicchiere di Martini ormai vuoto sul tavolino alla sua sinistra.
Era tranquillo, forse un po' ubriaco, ma tuttavia non disdegnava quella compagnia di amici: nessuno di loro si era mai azzardato a criticarlo per le sue scelte o per la sua bizzarria, e in un tempo in cui la diversità viene sempre vista di cattivo occhio, questo era importante.
Indossava un paio di jeans e degli sneakers bianchi e neri; dalla camicetta di taglio semplice ma elegante in trasparenza si poteva appena intravedere il reggiseno di pizzo bianco che richiamava l'attenzione sull'abbottonatura rovesciata della camicia. Justyn indossava abiti femminili, come era la sua normalità da un anno a questa parte, ma tuttavia si vestiva con buon gusto e senza portare all'esagerazione pose, trucco o fattezze. Era alto e snello, le ciglia appena rimarcate da una passata di mascara, un sottile strato di fard a rendere il suo volto di un colore uniforme, un rossetto scuro ma non eccessivo sottolineava le sue labbra sottili e naturali, e in tutto l'intorno non compariva il benché minimo filo di barba.

Il festeggiato, Arthur, chiudeva il sabato sera dei suoi primi quarant'anni anch'egli brillo ma non decisamente ubriaco. Felipe e Rose ringraziarono Arthur per la bella serata, e quindi si diressero alla loro auto verso nel cortile del piccolo ranch. Rose barcollava un po' in preda alla stanchezza, e a Felipe forse si leggeva in faccia la flebile delusione composta dall'aver trascorso il compleanno di Arthur con una sola birra ben striminzita. Ma il pensiero di percorrere all'una di notte la strada che dalle campagne di Brunkild giungeva a Lockport con una certa quantità di alcol in circolo aiutava di certo a non pensarci. La serata era stata di certo piacevole, bevande o meno.
Arthur salutò ancora i due amici, poi rientrò in casa con un brivido lamentandosi delle fresche serate estive in campagna, quindi si avvicinò alla poltrona dove Justyn stava andando avanti con la sua ciliegia.
-Ti va di bere qualcosa... di serio, prima di andare a dormire?
Justyn non poté fare a meno di notare l'esitazione dell'amico nel pronunciare quella frase, e intervenne senza battere ciglio: -Stavi per dire 'qualcosa da uomini', vero? Non credo che ci sia nulla di male a provare a fare qualcosa di diverso, per una sera. Che cosa proponi?
Justyn sorrise, e Arthur sorrise di rimando: -Ok, che ne dici di un whiskey con ghiaccio?
Si avvicinò dopo qualche istante portando due bicchieri pieni di ghiaccio e una bottiglia, li poggiò sul tavolino basso al centro fra il divano e la poltrona, e versò il liquido nel primo bicchiere, che porse all'amico; poi si versò il suo e entrambi rimasero a guardarsi negli occhi per pochi secondi. Justyn proruppe: -Auguri, Arthur. Ai tuoi quaranta!
-E all'amicizia. Quella degli amici veri, però.
I due si guardarono ancora, poi affrontarono il bicchiere bagnandosi appena le labbra. Cadde un po' di silenzio, poi fu Arthur che prese parola, all'inizio sembrava quasi che parlasse più con sé stesso che con l'amico.
-Quarant'anni. Già... metà della mia vita è passata così, in un soffio- schioccò le dita. -Eppure sento che manca qualcosa. Chissà se un giorno mi deciderò a mettere su famiglia. Le donne, chi le capisce le donne... io ne ho avute tante, ma non so se mi sento un brav'uomo: penso di essere una causa persa in partenza...
Justyn sorrise, poi abbassò gli occhi e scoppiò a ridere. Dopo qualche istante si riprese e spiegò: -Tu una causa persa? Io invece ti vedo benissimo come un eccellente padre di famiglia, e magari anche un eccellente marito. Un uomo di casa irreprensibile, un ottimo partito, altroché. Sei troppo pessimista secondo me, e comunque gli uomini cambiano, soprattutto quando di mezzo c'è la famiglia... fidati di me, che se sono cambiato lo devo anche ad Elyse.
-Uhm... ti va di essere schietto? Dimmi la verità: ti manca tua moglie?
-Sai, a volerla dire tutta non è che le cose andassero proprio per il meglio fra noi due, negli ultimi tempi...
Arthur lo interruppe: -Se non ti va di continuare, lasciamo stare, eh? Possiamo sempre parlare delle tue impressioni di questa serata, o del lavoro...
-No. Invece mi va eccome. Forse per me sta parlando l'alcol, ma non vedo nulla di male a tracciare una riga e tirare le somme della mia vita. Forse questa è la serata giusta per farlo.
Estrasse da una borsetta nera accanto alla poltrona un pacchetto di sigarette bianco, ne prese una sigaretta e l'accendino, poi offerse il pacchetto ad Arthur, che se ne tirò fuori una anche lui. Mentre nuvolette di fumo azzurrognolo si formavano davanti al volto di Justyn, questi continuò: -Dopo l'incidente molte cose sono cambiate. Io stesso sono cambiato, ma voglio essere sincero: io già stavo cambiando, stavano cambiando le cose fra di noi. Volevamo un bambino, e forse se ci fosse nato un figlio non sarei arrivato dove sono adesso. Forse. Tuttavia la vita è una strada piena di bivi, e non saprai mai dove ti porterà la strada che scegli di percorrere. Io adesso, a trentasette anni, mi sento in pace con me stesso, e con il mondo, anche. La mia esperienza l'ho fatta, magari non è stata un granché, ed ho dovuto vivere un dolore indicibile, ma tutto questo mi ha di sicuro aiutato a trovare lo spazio di cui avevo bisogno già da tempo.
-Ma ora, alla luce di tutto questo, ti faresti di nuovo una famiglia? Voglio dire, se trovassi qualcuna che...
Arthur si interruppe, ma Justyn lo riprese con quella gentilezza e quella naturalezza con cui portava, quasi per mano, le persone che gli stavano intorno: era difficilissimo fare una gaffe con lui, perché viveva questo fattore con una normalità lampante: -Non so se effettivamente ci siano donne che possano apprezzarmi per questo. O uomini: al momento, ovviamente, mi sento più attratto da persone del mio stesso sesso, ma come ti dicevo, io mi sento in pace con me stesso, in questo frangente. Sto vivendo una pausa di riflessione, dopo altri due o tre fidanzamenti con ragazzi molto speciali, ma ora ho bisogno di appunto di tirare le somme prima di continuare.
-Ma se scocca l'amore, tra due persone, non vedo perché ti debba lasciare limitare da questo...
-Non è così semplice. Sai: forse è il caso che ti racconti come tutto questo è cominciato, affinché tu possa farti delle idee ben precise. Non ne ho mai parlato diffusamente con nessuno, tuttavia perché non ho mai avuto dei veri amici che mi sapessero apprezzare per quello che faccio, piuttosto che per quello che sono.
Schiacciò la sigaretta nel posacenere del tavolino, riprese il bicchiere di whiskey e, dopo un sorso, cominciò a raccontare con l'aiuto della bevanda quella che era stata tutta la sua vita precedente.


Justyn: una scelta di vita
Justyn era figlio di un valente industriale, nato e cresciuto nell'immensa e caotica metropoli di Calgary, poteva avere tutto quello che desiderava, a tratti quasi come se fosse stato viziato.
Tuttavia non era stato proprio viziato, diciamo che il padre (dopo la morte precoce della madre) aveva fatto in modo che il suo unico figlio non dovesse sopportare le difficoltà non indifferenti della vita.
E Justyn si era trovato, poco più che trentenne, in quello che appariva come un sogno ad occhi aperti: una bella casa, una moglie amorevole, un lavoro dagli ottimi sbocchi e dagli ottimi guadagni, una laurea...
Lui ed Elyse si conoscevano sin da piccoli, erano sempre stati buoni amici e si erano sempre trovati bene insieme. Tuttavia come fossero finiti fidanzati e poi sposati, sembrava più il risultato di un solerte lavoro di due famiglie che cercassero contatti per una dote d'interesse, piuttosto che il risultato di un sentimento che era sbocciato nel fiore della giovinezza dei due ragazzi. Ma quell'incanto che sarebbe dovuto funzionare come una favola a lieto fine, ad analizzarlo meglio si dimostrava essere un percorso non poco accidentato.
Sebbene avessero seguito ben due grossi trasferimenti per lavoro, prima andando a finire a Regina, in affitto in un piccolo appartamento condominiale per due anni, poi sino a Brandon, dove finalmente Justyn aveva potuto comprare un piccolo villino con giardino, il posto ideale per crescere due figli, magari.
Ma entrambi si avvicinavano ad un crollo netto, e i motivi che portavano a questo lento ed inesorabile crollo erano molteplici, in parte legati a come cambia un'amicizia quando diventa convivenza, in parte a come lentamente i due non si sentivano più attratti fra di loro.
Era come se la scintilla che aveva fatto scaturire l'amore fra i due giovani, stesse lentamente spegnendosi, trascinando con sé tutto il sentimento che c'era stato.

Le prime avvisaglie di come le cose sembravano non andare come era stato previsto Justyn ed Elyse le vissero nel giorno del loro primo anniversario di nozze.
Nel tempo Justyn aveva ripensato spesso a quel giorno, chiedendosi se avere rimpianti: non aver voluto analizzare le difficoltà coniugali magari avrebbe potuto avere conseguenze ben diverse sulla vita di entrambi. Ma come la vita ci insegna, quando si sceglie una via bisogna percorrere la strada fino in fondo e non si può tornare indietro.
Quel giorno era un fresco venerdì di fine febbraio:Justyn voleva che fosse perfetto sotto ogni aspetto, sebbene l'anniversario cadesse non solo in un giorno lavorativo, ma soprattutto di pesante stress sul posto di lavoro per entrambi.
Quella mattina aveva portato ad Elyse la colazione a letto, e l'aveva svegliata con un bacio sulla fronte, ma dopo colazione già era chiaro che il lavoro e gli impegni li avrebbero tenuti separati per quasi tutto il resto della giornata, e bisognava cercare di trovare l'affiatamento per la cena.
La giornata era scorsa tranquillamente, un paio di telefonate fra di loro tanto per sentirsi e cercare di fare finta di essere ancora due piccioncini innamorati, poi finalmente alle 17 il ritorno a casa, il relax in giardino, la cenetta a lume di candela... tutto sembrava scorrere secondo un disegno perfetto e quando intorno a mezzanotte Elyse si dilungò sotto le lenzuola, lasciandosi avvolgere dall'abbraccio e dalle coccole di Justyn pareva che effettivamente tutto fosse andato per il verso giusto.
O stavano fingendo?
Elyse era eccitata, ma sentiva anch'ella che quell'incanto stava lentamente scemando e, dal canto suo, mentre Justyn la aiutava delicatamente a liberarsi dai vestiti, si sentiva assente come uno spettatore di fronte ad uno spettacolo televisivo.
Spensero la luce, Justyn la baciò appassionatamente; lei sentì la pressione del suo pene eretto ed indurito sotto le lenzuola, e gli si concesse per appagare il bisogno di sesso di entrambi. Il bisogno primordiale di trovare una qualche dimensione nel giorno del loro anniversario, dal quale rischiavano di uscire più lontani di prima fra di loro anziché più vicini.
Justyn si offrì più per donare una forma di felicità a lei che a sé stesso, e così andarono avanti per diversi minuti, in un'azione sessuale non eccessiva, ma che tuttavia rischiava di non volersi concludere: Elyse era riuscita a dimenticarsi per qualche momento dei loro contrasti, abbandonandosi alle emozioni e alle scariche ormonali che le facevano gradire lo scorrimento ritmico del pene di Justyn sulle pareti della sua vagina; stringeva i muscoli ed aveva cercato ed ottenuto un orgasmo basso, vaginale.
Justyn, invece, soverchiava la scarica di testosterone mantenendo la mente sul gelo che stava calando lentamente sul loro rapporto. Sentiva che la sua libido aveva alti e bassi, e che se fosse continuata così avrebbe rischiato di cadere del tutto, lasciando finire quel rapporto sessuale così, senza un perché, senza un orgasmo, senza un motivo apparente.
Ma sentiva e sapeva anche che se ciò fosse accaduto, sarebbe stato l'inizio di un crollo verticale forse ancora troppo prematuro.
Justyn cercò di aumentare la sua eccitazione facendo pensieri sexy, si costruì in testa l'immagine della moglie che si muoveva sul letto, nel buio. Questo lo aiutò tantissimo, e quindi ripensò ai momenti precedenti a quel rapporto, mentre l'aiutava a spogliarsi.
E successe.
Mentre pensava a sua moglie in quel frangente, la sua mente si soffermò sull'immagine delle sue mutandine, bianche con finiture nere di pizzo ed un fiocchetto nero con un cuoricino rosso al centro dell'elastico.
L'immagine che gli si formò successivamente in mente era non più della moglie, ma di sé stesso, con addosso quelle mutandine. Furono alcune frazioni di secondo: una frazione di secondo e pensava alle mutandine della moglie; la frazione di secondo successiva vedeva sé stesso, di fianco, con addosso quelle mutandine, e infine la frazione di secondo successiva cancellò l'immagine dalla mente chiedendosi come aveva potuto avere una fantasia del genere. Ma in quell'ultima frazione di secondo, oltre all'immagine scomparve la magia di quel momento, annunciata con una spinta brusca in avanti dentro la vagina della moglie che provocò un lieve dolore ad entrambi.
E l'immagine scomparve in uno dei più dolorosi, violenti ed improvvisi orgasmi che Justyn avesse mai sperimentato.
Continuarono a coccolarsi ancora qualche minuto, poi la moglie crollò e si abbandonò al sonno. Justyn, invece, rimase steso sul letto ad occhi aperti nel buio, rimuginando ancora per un po' su come mai nella sua testa, nella sua mente, si fosse formata così nitidamente un'immagine tanto insolita.

Seguì il sabato, durante il quale nulla di specifico successe, ma poi venne la domenica, e quella domenica Elyse voleva andare a trovare i suoi cugini, a Broadview. Poco meno di un paio di centinaia di chilometri di strada bene o male tranquilla e che non faceva da molto tempo, ma duecento chilometri da farsi da sola, dato che Justyn quella domenica mattina non si sentiva affatto bene.
Oppure stava benissimo, piuttosto, e non aveva nessuna intenzione di incontrare i figli di "zio Thomas" con cui non aveva affatto un buon rapporto. Forse il problema di Justyn era quello, ma di certo se avesse saputo che cosa sarebbe dovuto succedere quel giorno, forse avrebbe cambiato idea e sarebbe andato anche lui. O forse no: i cambiamenti nella vita sono necessari per tutti.
I cambiamenti.
Come quel ritardo di Elyse, sempre puntuale. E il fatto che, pur essendo partita alle 21, il cellulare non era raggiungibile.
I cambiamenti. Come quella telefonata dello sceriffo del distretto di polizia di Whitewood, a mezzanotte passata, per invitare Justyn a farsi anche lui quei bei duecento chilometri in piena notte.
Un cambiamento, magari uno solo: quello che Justyn si aspettava, rispetto allo stato di coma (irreversibile? che brutta parola!) di Elyse, sul letto della guardia medica di Whitewood, mentre il medico di turno cercava di procurare un elicottero per poter raggiungere in tempi accettabili il Victoria General di Winnipeg.
Cambiamento: come la routine del lavoro del lunedì sospeso, come rivedere padre, suoceri, cugini, amici, parenti.
Tutti a Winnipeg per due giorni.
Cambiamento, infine: quel cambiamento d'abito. Dismettere i panni di un assistente capo di laboratorio industriale, per prendere quella giacca nera e quella cravatta nera che sono nell'armadio pronte solo per le occasioni piu' particolari.
E dover dare l'ultimo saluto alla propria moglie pochissimi giorni dopo il primo anniversario di matrimonio.
Eppure il cambiamento, questo cambiamento, era necessario.

Nei giorni seguenti il vuoto lasciato da Elyse in casa di Justyn si faceva sentire e vedere praticamente in ogni angolo. Diversi amici, parenti e colleghi gli proposero una mano di aiuto a ripulire e riordinare la casa, ma Justyn rifiutò con educazione, e continuò a mantenere il mezzo armadio con gli abiti di Elyse in perfetto ordine, i due accappatoi identici con le iniziali ricamate dietro la porta del bagno, persino i due spazzolini da denti sul ripiano accanto al lavandino del bagno.
La prima settimana passò in un lampo. Ogni mattina Justyn si svegliava nel lettone e rimaneva in silenzio per alcuni minuti cercando di rendersi conto della mancanza della moglie.
Fu nel corso della seconda settimana che cominciò a ripensare più seriamente a come si sentiva. Non solo perché sentiva la mancanza della moglie, ma soprattutto perché sentiva che c'era qualche altro cambiamento che doveva avvenire.
Alla fine della seconda settimana, sabato, decise che forse era giunto il momento di trovare la forza per disfarsi dei ricordi di una moglie che non c'era più, e magari per rendersi nuovamente conto che tuttavia quella donna non c'era più da molto tempo prima, e che se in quel momento non si fosse trovata nel cimitero di famiglia, con le ultime tensioni vissute, probabilmente adesso si sarebbe comunque trovata lontana da casa.
Nel corso della mattinata Justyn si occupò del giardino, nel corso del pomeriggio invece raccolse gli abiti della moglie in alcuni scatoloni. Meccanicamente, ma senza rendersene veramente conto, lasciò il cassetto della biancheria intima per ultimo, e arrivò quindi ad aprirlo nel tardo pomeriggio mentre dalla finestra della camera da letto filtravano gli ultimi raggi del tramonto.
Si sentiva strano a maneggiare le mutandine e i reggiseni della moglie, a piegarli e infilarli nello scatolone che aspettava muto accanto al letto, ma poi accadde: nel cassetto apparvero nuovamente le mutandine con il fiocchetto nero e il cuoricino rosso. Rimase fermo, ad osservare il cassetto aperto, senza dire una parola, per diversi minuti.
Diversi minuti nei quali nella sua mente rigiravano immagini di Elyse nel giorno del loro anniversario. Immagini di Elyse che entrava nel letto con addosso solo quelle mutandine ed un reggiseno coordinato (li aveva comprati lei? O glieli aveva regalati Justyn). Immagini di Justyn con addosso quei due indumenti intimi.
Dopo qualche minuto Justyn si accorse, con molto disagio, di essere inginocchiato davanti al cassetto e in preda ad una erezione non indifferente. Cercò di togliersi dalla mente quell'immagine, e si trascinò in bagno dove cercò di rilassarsi respirando lentamente mentre la monumentale Jacuzzi si riempiva pigramente.
Si spogliò e rimase nudo per alcuni minuti a guardarsi allo specchio. Aveva gli addominali ben bilanciati senza essere scolpiti dalla palestra, le spalle larghe e robuste, i capelli corti e ben organizzati; si guardò persino ciglia e sopraciglia cercando di ignorare l'asta porta-bandiera che gli si era eretta fra le gambe.
Poi, senza neppure pensarci, con addosso l'accappatoio, ritornò in camera da letto e pescò dallo scatolone con gli abiti della moglie, uno dei costumi da bagno preferiti da Elyse. Un bikini che Justyn le aveva regalato quando erano ancora fidanzati. Un bikini azzurro con striscette nere, semplice ma elegante, e che avevano scelto assieme.
Tornando in bagno, decise di togliersi il dubbio di quelle immagini che gli tornavano costantemente in testa, e toltosi l'accappatoio, Justyn indossò la parte superiore del costume da bagno sul torace, si allacciò le bretelline dietro il collo e si agganciò sulla schiena la cinghietta posteriore, poi si osservò allo specchio, non solo riconoscendo che quel costume fosse proprio grazioso, ma anche che gli stava bene addosso.
Justyn si sentì... carino.
E si sentiva carino nonostante il suo pene avesse raggiunto una dimensione non indifferente e cominciasse quasi a fare male. E si sentiva così carino che provò ad infilarsi anche lo slip di quel costume.
Ma non appena si piegò in avanti e fece per tirarselo su, si superò le ginocchia e giunse l'orgasmo.
Giunse un orgasmo violento, doloroso, che lo riportò con cruenza alla solida realtà. Alla realtà dello sperma che si era spruzzato sulla faccia, una goccia bianca che scendeva lentamente lungo lo specchio, alcune macchie sul pavimento, e soprattutto alla realtà di un uomo in ginocchio nel bagno che si guardava con addosso un costume da bagno femminile.
Rimase ammutolito, quasi spaventato.
Poi si tolse rapidamente il costume e si infilò nella vasca sfregandosi e spazzolandosi per bene, perché si sentiva sporco. Sporco fuori, ma soprattutto sporco dentro per quello che aveva fatto. Ma per quanto spazzolasse, per quanto cercasse di togliersi di dosso quella sensazione di sporcizia, in realtà c'era una cosa che non se ne voleva comunque andare via dalla sua testa. Non tanto l'immagine ancora fresca che aveva visto allo specchio di sé stesso con il pezzo superiore del bikini della moglie. Non tanto i due triangolini azzurri e neri che si stendevano a coprire timidamente due capezzoli senza seno intorno. No: non era quell'immagine d'insieme, ma un fatto. Il fatto che Justyn si fosse sentito carino. Veramente carino.
Si vergognava di sé stesso e con sé stesso, ma tuttavia non se la sentiva di criticarsi. Era come se si fosse diviso in due persone diverse: una razionale che non voleva pensare a cosa era successo, ed una irrazionale che invece si era trovato carino, si trovava carino, si era eccitato tantissimo e si voleva eccitare ancora, voleva ripetere ancora l'esperienza.
Justyn ripulì il bagno, e preso da buone intenzioni infilò il costume da bagno, rimasto gettato in un angolo, nella cesta della biancheria sporca. La sera successiva, sotto la doccia ripensò all'esperienza del giorno prima, ma a quel punto la parte irrazionale di sé ottenne il sopravvento.
Svuotò gli scatoloni con gli abiti della moglie e rimise tutto quanto fra gli armadi e i cassetti. E la sera dopo, di nuovo nudo davanti allo specchio mentre la Jacuzzi si riempiva, affrontò a cuor più contento (e pene ancor più eretto) un altro bikini rosso trovato nel cassetto della biancheria. Stavolta riuscì ad infilarsi entrambi i pezzi: mentre si guardava allo specchio (cercando di ignorare il suo pene ingigantito che tirava con forza il triangolino rosso di slip che gli copriva il pube) si sentiva ancora più carino. Tuttavia non appena mise piede dentro la vasca da bagno, lo slip si bagnò copiosamente, e non di acqua.
Le forti sensazioni dell'orgasmo avevano pigramente risvegliato la sua parte razionale e rimase per un minuto buono in piedi, dentro la Jacuzzi, poi si tolse il costume e fece il bagno ancora con la sensazione di sentirsi sporco dentro, ma senza spazzolarsi fuoriosamente come aveva già fatto. Ma quella sera fu anche quella dell'ultima fugace apparizione della sua parte razionale: ogni sera in cui poteva sostituire alla doccia un bagno rinfrancante con l'idromassaggio, lo stesso avveniva non prima di essersi infilato un costume da bagno della moglie.
E le abitudini non si fermavano qui. Cominciò a fare una cernita fra i vestiti della moglie, ed ogni domenica in cui era solo in casa dopo essersi lavato restava tutto il giorno a fare ogni genere di attività domestica indossando abiti femminili. Nel giro di non più di tre settimane, grazie all'abitudine e - soprattutto - alla mancanza della sua parte "razionale" cominciò ad abituarsi a questo "gioco", e finalmente questo suo indossare abiti femminili non veniva interrotto o doveva finire necessariamente con un orgasmo più o meno spontaneo. Tuttavia fu anche il periodo in cui riprese a masturbarsi, usando fantasie o immagini di sé stesso in abiti femminili.
Trascorsero quattro mesi dalla morte della moglie, e la situazione si stabilizzò, ma prese anche quella forma che aveva avuto nel tempo: cominciò a comprare abiti da donna, ad uscire per andare magari a prendere qualcosa da bere, vestito da donna.
Justyn all'inizio aveva una certa diffidenza per la sua città, e quindi si allontanava in macchina raggiungendo altri posti, ma poi superò anche questa diffidenza. Tuttavia suo padre accolse male la sua dichiarata omosessualità, e cercò di costringerlo a una terapia psicologica dando la colpa di questa "devianza" alla perdita precoce della moglie. Ma Justyn rifiutò decisamente: c'erano stati alti e bassi fra lei ed Elyse, ed ormai aveva capito che quelle incomprensioni, quel senso di vuoto che c'era fra di loro era dovuto proprio a questo lato della sua vita che cercava di uscire dal suo corpo ed esprimersi liberamente.
Sul lavoro presero la notizia con più filosofia, anche se alla fine Justyn decise di allontanarsi da Brandon e trasferirsi definitivamente a Brunkild, una ventina di miglia fuori Winnipeg, dove (grazie comunque ad una raccomandazione offerta dal padre) trovò posto come magazziniere presso un centro commerciale, e poté comprare un piccolo ranch dopo aver venduto la casa di Brandon.
Frequentava sempre bar per gay, ed ebbe nel tempo qualche fugace avventura con altri uomini, sebbene deciso poi a prendere una specie di "pausa di riflessione" si era ritirato circondandosi di buoni amici che non gli facessero pesare la sua condizione. Si vestiva con molto buon gusto, perché l'immagine di molti omosessuali che avevano il suo vezzo ma usavano uno stile terrificante lo inquietavano: Justyn si sentiva carino indossando abiti femminili, ma allo stesso modo infilandosi tacchi a spillo, calze a rete, minigonna microscopica con perizoma leopardato e camicetta trasparente era sicuro che si sarebbe sentito più vicino alla figura di una prostituta di bassa lega. Sul lavoro indossava l'uniforme generica, ma nessuno trovava da ridire per il suo trucco appena accennato o, come talvolta si notava, per il reggiseno che appariva appena in trasparenza sotto la camicia. E comunque i colleghi erano pressoché tutti amichevoli e gentili, per cui conservava un buon rapporto di amicizia con tutti.
L'integrazione con una società a tratti bigotta era stata certamente non facile (e che dire di quelle volte che qualche collega che gli aveva detto di venirli a trovare "magari porta anche la tua fidanzata", la cui faccia era impagabile alla risposta "tuttalpiù il mio fidanzato, se non ti da problemi..."), ma Justyn viveva bene con sé stesso, e con questa sua condizione.


Epilogo
Il racconto di Justyn era andato avanti lentamente, ed era passata quasi un'altra ora mentre lui ed Arthur era rimasti seduti sul divano toccando appena il bicchierino o fumandosi di tanto in tanto una sigaretta. Arthur era rimasto molto impressionato, ma non dava a vederlo.
-E questo è tutto, mio buon amico. Ora direi che sono abbastanza stanco ed ubriaco, ma dovrei essere in grado di trascinarmi fino alla mia casa qui di fronte senza rischiare di addormentarmi in mezzo al giardino. Tu che ne dici?
Arthur rise, nervosamente. -La tua è una storia complicata, anzi, una vita complicata.
-Diciamo che è la vita che mi sono scelto. E che mi va bene così. La mia pausa di riflessione sta finendo, o almeno sento che sta finendo, e penso che fra qualche mese potrei tentare di nuovo di mettermi con qualcuno. È una fortuna fidanzarsi con un omosessuale: di solito è molto difficile che cerchi di pugnalarti alle spalle.
Arthur si alzò: -Parole sante, caro Justyn... parole sante.
Accompagnò Justyn alla porta, e rimase lì a guardarlo mentre attraversava la strada e superava il cancello della sua proprietà, poi respirò a fondo la frizzante brezza notturna.