La palestra è, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, estremamente silenziosa, e la serie di file ordinate di banchi su cui i bambini, singolarmente, e con una matita e un foglio in mano stanno svolgendo la prima serie di test MENSA. Alcuni adulti girano fra i banchi in silenzio. È stato espressa una regola che i bambini non conoscono: per evitare qualsiasi problema chiunque dovesse essere sorpreso a copiare o barare sarà "segnalato" silenziosamente e successivamente i suoi risultati saranno scartati, ma nessuno sarà cacciato dalla palestra durante l'esame, per evitare ogni genere di distrazione.
Tuttavia, pur essendo tutti quanti bambini fra i sette e i dieci anni, c'è molto silenzio e decisamente ben poca intenzione di copiare qualcosa, anche perché il test stesso è più un gioco di logica. Ma soprattutto perché sono stati ammessi a partecipare solo i bambini che risultano avere un Q.I. appena superiore alla media.
Ci sono sette file di cinque banchi ciascuna: trentacinque bambini e bambine con l'espressione più o meno assorta, la matita sul foglio delle risposte. Anzi no: trentadue hanno l'espressione assorta. Mentre tre, che erano stati notati e che sono stati convenientemente posti ai tre posti alternati sulla prima fila, con estrema calma ed espressione molto rilassata procedono a marcare le risposte sul foglio quasi senza guardare le domande.
Tre matite si posano sul banco quasi all'unisono, quando ancora mancano quindici minuti al termine del test. Silenziosamente uno dei controllori ritira le loro risposte e i due bambini e la bambina si limitano ad annuire con un sorriso.
Sera. Nella palestra sono rimasti solo dieci adulti e i banchi vuoti. Controllano con calma le risposte: i test sono stati completati e, peraltro, tutti e tre i test risultano perfetti al 100%. Sono gli unici tre test completati senza errori.
Alfredo, giovane ricercatore fresco della seconda laurea, con degli occhiali leggerissimi con montatura in titanio e lenti senza cornice, volto perfettamente rasato ma corposi basettoni fino all'attaccatura dell'orecchio, si rivolge a quella che appare come la sua superiore: l'unica persona che è rimasta seduta e non sta mettendo da parte il computer e l'attrezzatura. -Il risultato, se confermato, è incredibile. Di fatto questi tre bambini potrebbero benissimo essere accolti nel MENSA già oggi stesso. Ma non voglio essere troppo ottimista: un secondo test in ambiente controllato è obbligatorio, in questo caso.
La professoressa, Stefania, da poco entrata nei quaranta, sempre gioviale e dal sorriso contagioso, in realtà nascondeva il terribile dolore della perdita di entrambi i genitori proprio ad opera di una squadra d'invasione extraterrestre. Già da vent'anni, a causa di questi attacchi "chirurgici" era stata approvata la legge 180 già su tutto il pianeta.
La Legge 180, nata in Italia con il pomposo nome di Decreto Legislativo del 18 settembre 2036 nr. 180, ma fra tutti quanti nota soprattutto per il soprannome "Decreto Zimonta", dal nome del senatore Francesco Zimonta, che l'aveva proposta quell'anno, in sostanza è quella normativa che permette l'esecuzione sommaria delle forme di vita extraterrestre che si presentano sul nostro pianeta, in quanto considerate un rischio immediato per la vita umana, e stabilisce che in nessun caso è processabile chiunque abbia, a mani nude oppure utilizzando qualsivoglia arma o strumento, ucciso le entità eliminando di fatto il pericolo di uno o più invasori extraterrestri. In tale attività, l'eventuale coinvolgimento e possibile morte di umani anche a causa di "fuoco amico" è considerato un danno collaterale accettabile.
Ma dopo quasi vent'anni, molti scienziati comunque si chiedono se sia comunque possibile ottenere dei contatti con civiltà aliene, e soprattutto se sia possibile far fiorire degli accordi, magari commerciali, con essi.
Ma la ricerca scientifica italiana ormai da anni ha perso pressoché tutti i finanziamenti: lo stato non la sostiene, e i finanziatori privati puntano soprattutto a quelle attività con ritorni economici sicuri e veloci.
Per questo motivo Alfredo e Simona sono a capo di questo esperimento. Ossia: non per la loro preparazione scientifica comunque lungamente dimostrata da un'abbondante quantità di pubblicazioni sulle principali riviste scientifiche. No: principalmente per la loro capacità (soprattutto di Alfredo) di "bucare lo schermo televisivo".
È infatti ovvio che i principali fondi per la ricerca scientifica di questo livello sono procurati per mezzo di improbabili trasmissioni televisive. E cosa c'è di meglio di un bel reality per racimolare fondi con cui scoprire se è possibile condividere una lingua extraterrestre?
Il giorno dopo, nella stessa palestra, ci sono Alfredo, Stefania, solo tre banchi molto distanti fra di loro e tutti gli adulti di ieri.
I tre bambini, ossia Anna, di nove anni, Luca e Massimiliano, di otto, ora appaiono leggermente intimoriti da tutti quegli occhi che li squadrano. Ma la situazione non è diversa da quella del giorno precedente: anzi! Di sicuro qualcuno di loro riuscirà ad andare in televisione e a diventare famoso.
Alfredo, inquadrato da una serie di telecamere molto discrete, spiega ai bambini: -Niente di particolare: anche oggi dovrete semplicemente rispondere a dei quiz a risposta multipla, come è successo ieri. Solo che ieri si cominciava con delle domande semplici e si andava avanti con domande via via più difficili. Oggi io e la professoressa abbiamo scelto a caso cento domande da un gruppo di duemila. Ce ne sono di molto facili, ce ne sono di molto difficili. Ma questa volta non c'è un tempo limite. Potete prendere tutto il tempo che volete, e dovete comunque essere sicuri della risposta che date, perché questa volta la scelta è molto importante.
Dobbiamo evitare che possiate copiare o prendere qualsiasi riferimento, per cui i controllori resteranno per tutto il tempo accanto a voi. Se siete pronti, possiamo cominciare!
I tre bambini, silenziosamente, si siedono. Sul banco sono già presenti, voltati verso il basso, il foglio delle domande e quello in cui marcare le risposte, oltre a due matite, un temperamatite e una gomma.
I tre girano all'unisono il foglio delle domande, e cominciano ad affrontare le domande e le risposte. La procedura appare persino più semplice del giorno prima, e i tre bambini cominciano a marcare le risposte con convinzione e un sorriso che appare sempre più raggiante.
Non passano neppure dieci minuti che i tre praticamente nel giro di pochi secondi ciascuno, con espressioni decisamente soddisfatte, posano la matita sul banco e guardano con interesse i controllori, che sono rimasti a guardarli impassibili per tutto il tempo.
Stavolta è Stefania a prendere la parola: -Grazie a tutti. Domani mattina qualcuno fra di voi sarà chiamato e parteciperà alla trasmissione. Per ora abbiamo concluso.
Di nuovo vengono guardati i fogli delle risposte, prima di passarli al controllo computerizzato, ma prima tutti quanti notano con un sorriso che in tutti e tre i fogli non è marcata alcuna risposta alla domanda numero trentasei. La domanda civetta: nessuna delle risposte fornite era valida. Ma nessuno dei tre si è fatto cogliere in castagna.
Di nuovo sono 99 (cento, contando la risposta 36) risposte esatte, per tutti e tre. E di nuovo i due scienziati s'interrogano.
-Pensi che abbiano potuto barare?
-E come? Imparando a memoria le duemila domande possibili del test MENSA (che non sono manco tanto facilmente procurabili) per poter dare le risposte corrette a novantanove a caso scelte stamani alle sei? Guarda Alfredo: se un bambino di otto anni ha la capacità di imparare a memoria duemila risposte visive, per me è comunque pronto ad affrontare l'esperimento.
-Sì, capisco quello che vuoi dire. Comunque per me resta un risultato molto strano: sono un membro, e che io sappia da molti anni non si vedono soci che hanno ottenuto due volte di fila il 100% delle risposte esatte al test. Significa che stiamo parlando di persone con uno spirito di osservazione assoluto. E sono bambini, Stefania, sono solo bambini...
Davanti alla "casa", costruita dentro uno dei teatri di Cinecittà, ci sono già i due scienziati, i tecnici e il personale che per venti giorni starà a stretto contatto con i tre bambini. Anna ha accettato di buon grado di avere una cameretta tutta per sé, mentre Luca e Massimiliano condivideranno con piacere un'altra cameretta. Alfredo e Stefania hanno due camere da letto separate e tutto sembra pronto per cominciare. Sembra. Perché i bambini sono dal medico che sta facendo la visita iniziale. E a quanto pare c'è un problema.
Luca non ha effettuato le vaccinazioni facoltative consigliate (fra cui morbillo e poliomielite). Non le ha mai effettuate perché si sospetta una grave forma allergica a uno dei componenti dei vaccini, ma per motivi di sicurezza non si può consentire al bambino di partecipare alla trasmissione e alla ricerca se non si parte da una situazione comune. Nello specifico dal fatto che gli altri due bambini risultano vaccinati. Per questo motivo, di concerto con la famiglia, sono stati somministrati quattro vaccini polivalenti (uno zuccherino e tre iniezioni), e il bambino è stato tenuto sotto osservazione per eventuali crisi allergiche.
Ma il povero Luca, come "premio" per aver ospitato sul suo robusto posteriore ben tre vaccini, ha ricevuto dopo un'oretta di controlli di rito per reazioni allergiche, un lecca-lecca alla ciliegia.
Una crisi respiratoria pochi istanti dopo aver scartato il dolcetto ha fatto scoprire nella maniera peggiore proprio una grave allergia alla ciliegia, e il bambino è stato portato d'urgenza in ospedale. Alla conferma del ricovero del bambino, con il dovuto rispetto per la privacy della famiglia (e il dovuto ascolto alle proteste non indifferenti degli sponsor) si è proceduto a rinviare di una settimana l'inizio dell'esperimento.
Dopo una settimana, durante la quale uno sponsor ha abbandonato ma è stato subito sostituito da due molto più interessati, finalmente davanti alle telecamera di molte tv incuriosite, in un tripudio di bambini e adulti urlanti, davanti all'ingresso della "casa" addobbato con centinaia di palloncini in mylar (uno degli sponsor) decorati con disegni di fatine dei cartoni animati (altro sponsor) e con un bellissimo tappeto rosso e bianco (ancora sponsor, ovviamente!) arriva la limousine che scodella i tre bambini un po' confusi in mezzo a questo ginepraio.
I bambini salutano con la mano la folla urlante mentre i fari si spengono sugli ultimi fuochi d'artificio dello sponsor, e infine entrano nella casa seguiti da decine di telecamere fisse e dietro specchi finti.
E finalmente, dopo una cena offerta dalla produzione con pizza, patatine e bibite offerte dallo sponsor (ma solo perché è la sera d'arrivo: da domani una dieta equilibrata decisa assieme alle famiglie), Alfredo e Stefania spiegano a grandi linee ai bambini lo scopo di questo "esperimento".
Il giovane ricercatore prende la parola per primo: -Come tutti voi sapete, tutte le volte che sono venuti degli esseri da altre galassie, ci hanno soprattutto lasciato dei segnali. Messaggi, scritti nelle lingue terrestri. Messaggi scritti con i caratteri terrestri, ma con una sintassi, un'ortografia e una grammatica ben precise...
-Il nostro esperimento- continua la scienzata, -vuole dimostrare che è possibile imparare la sintassi e la grammatica tipica delle razze extraterrestri più pericolose, pur essendo dei comuni terrestri.
-Questo, riteniamo, in qualche modo dovrebbe favorire e migliorare il contatto con le forme di vita aliena.
I bambini annuiscono convinti, e seguono le spiegazioni con interesse nonostante l'orario sia abbondantemente vicino alla mezzanotte.
Per evitare alcune implicazioni anche legislative il reality non è a la "Grande Fratello" e pertanto il reality viene registrato e le parti salienti vengono trasmesse in differita. Non ci sono telecamere in bagno, ad esempio. Alla coppia di ricercatori si affiancano alcuni stagisti ed altri ricercatori, in un team che compie un lavoro eccellente e i primi sei giorni scorrono tranquilli ed efficaci. Anna, Luca e Massimiliano collaborano di buon grado, accettano persino di indossare i vestiti offerti dagli sponsor; certo: Anna appare solare quando va a dormire indossando il pigiama delle fatine colorate, mentre i due bambini non sembrano particolarmente a loro agio con le magliette dello stesso tema, ma in realtà tutto scorre in secondo piano data la velocità di apprendimento durante la trasmissione. In particolare i tre, che dimostrano capacità logiche fuori dal comune, tanto da giustificare gli incredibili risultati ai test MENSA, sembrano far sperare bene sul risultato dell'esperimento.
Stefania, tra l'altro, è quella che nel tempo appare più speranzosa visto il terribile precedente che ha vissuto.
L'alba del settimo giorno dall'inizio dell'esperimento tutto sembrava normale.
Alfredo esce silenziosamente dalla casa in maglietta e pantaloncini e comincia la giornata con un'oretta di jogging attorno al percorso interno di Cinecittà. Rientrando poi verso le sei e un quarto in casa, prossimo a fare una doccia, nota la luce accesa nello studio.
Entrando lentamente, mentre si chiede il motivo della luce accesa, apre la porta accostata e si avvicina alla lavagna, su cui c'è scritto qualcosa. Dietro di lui giunge decisa la voce di Stefania: -Anna si è alzata all'alba, per andare in bagno, ma poi è entrata qui nello studio, e io l'ho seguita silenziosamente. La ho vista prendere il gessetto, cancellare la lavagna e scrivere. Ed ho capito. Ho capito che ci siamo sbagliati. Ho capito che quello che facciamo è sbagliato ma, soprattutto, ho capito che non è quello che sembra. Perché ora so come ha fatto a ottenere il 100% al test del MENSA.
Alfredo la guarda preoccupato: la donna tiene in mano un grosso coltello insanguinato. -Di cosa stai parlando?
Mentre percorre lentamente il breve percorso che lo separa dalla scienziata, e comincia a notare la chiazza rossa crescente sul pavimento.
E poi la vede. Anna è riversa a terra. Nella pozza di sangue. Sulla schiena varie ferite. Sul volto, vicino al pavimento, un'espressione sconvolta, fermata da almeno sei pugnalate alla schiena.
-L'ho vista. Era andata in bagno- continua a ripetere meccanicamente la scienziata, quasi a volersi dare una giustificazione da sola -ma poi è venuta qui... e ha scritto quello sulla lavagna... è la stessa calligrafia... è lo stesso linguaggio... è un'aliena, Alfredo. È una di loro, ne sono certa, e non potevo lasciarla in vita. Dovevo farlo, la legge Zimonta mi chiedeva di farlo, per forza...
I tecnici di studio entrano silenziosamente nella stanza, le prendono dalla mano il coltello e la allontanano lentamente, mentre lei in lacrime continua a ripetere solo che doveva farlo.
Finalmente Alfredo si gira e guarda la lavagna, su cui campeggia a caratteri dalla dimensione non indifferente il messaggio di Anna: "VOGLIO TORNARE DALLA MIA MAMMA"
Il luogo (e lo spazio) dei più pesanti, discutibili e profondi deliri di Grizzly: alcuni di essi potrebbero urtare la sensibilità di chi legge, pertanto le Pagine Oscure sono in secondo piano.
Comunque, come sul Diario di Viaggio sarete ospiti ben graditi.
Pagine importanti
Visualizzazione post con etichetta sci-fi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sci-fi. Mostra tutti i post
lunedì 5 agosto 2013
giovedì 4 aprile 2013
Serie televisive poliziesche a... confronto?
[storica, ripescata da qui, me l'hanno fatta pensare in questi giorni]
Da un lato la Crime Scene Investigation, dall'altro il Reparto Investigazioni Scientifiche. Vincerà la serie con il budget stratosferico o il tarocco italiano? Beh, in effetti c'era proprio bisogno di porsi questa domanda?Ore 12, Las Vegas, sede della Crime Scene Investigation. Squilla il telefono. Grissom, il capo, risponde.
«Come? Hanno trovato un uomo morto nel bagagliaio di una Mercedes fuori città? Questo è un caso per noi. Sarò lì fra 12 minuti.»
Stessa ora, Parma, sede della Ricerche Investigazioni Scentifiche. Squilla il telefono. Il capitano Venturi risponde.
«Pronto, qui è il capitano Venturi.»
«Prrrrrrrrrrr!» (riattaccano)
«Ma com... che cazz... Ah, questi bambini di oggi...»
Risquilla il telefono.
«Oh basta mi hai rotto il cazzo!»
«Ma insomma Venturi!»
«Oh, mi scusi Tenente... è lei... pensavo fossero quei maledetti bambini.»
«Senta Venturi, hanno trovato un uomo morto nel bagagliaio di una Cinquecento, poco fuori città.»
«Eeeeeh e che ci devo fare io? Non ci può mandare qualcun altro, i vigili del fuoco, la guardia di finanza...»
«Non dica sciocchezze. Voi siete il Ris, siete i più adatti per queste situazioni.»
«Mah, se lo dice lei. Vabbè: sto là fra una mezz'oretta...»
CSI, dodici minuti dopo spaccati.
«Dunque. Si direbbe che quest'uomo sia morto una mezz'ora prima di essere stato chiuso nel bagagliaio dall'aspetto della sua pelle. Le vedi queste macchioline blu? Emoglobina ossigenata. Inoltre i numerosi ematomi suggeriscono che ci sia stata una colluttazione prima del decesso. I segni sul collo e l'aspetto delle pupille dicono che la morte deve essere avvenuta per strangolamento. Probabilmente a mani nude.»
«Attento Grissom! Guarda meglio!»
«Giusto! Questi segni indicano che l'assassino portava guanti di pelle, neri.»
«Come vedo non hai perso il tuo infallibile fiuto!»
Ris, un'ora abbondante dopo.
«Dunque. Si direbbe che quest'uomo è morto.»
CSI, più tardi.
«Ehi, Grissom, guarda qui! Forse possiamo incastrarlo. Vedi quella macchiolina scura all'interno del bagagliaio?»
«Uhm... uno sputo! Se non corrisponde col DNA della vittima allora sappiamo chi è l'assassino! Presto, porta l'analizzatore sputolitico da campo!»
«Cacchio, questo qui si è lasciato sfuggire uno sputo! È pazzesco! È come se ci avesse scritto il suo nome con una bomboletta spray verde, in quel bagagliaio!»
Ris, pochi minuti dopo.
«Uhm! Che culo! Una macchia sospetta! Se l'analizziamo magari viene fuori qualcosa, e riusciamo a farci venire un'idea per archiviare il caso! Pippo, vieni qui un attimo!»
«Che c'è capitano?»
«Odora un po' quella macchia!»
«Che puzza!»
«Ti dice niente?»
«No, beh, puzza un po', ma nient'altro.»
«Ok andiamocene: stiamo seguendo una pista sbagliata...»
«Ehi, non portiamo un campione di questa roba al laboratorio per farla analizzare?»
«Tu vorresti portare quella roba puzzolente nella MIA macchina? Vuoi scherzare?»
CSI più tardi.
«Allora, fate un'analisi accurata di quello che la vittima ha mangiato e bevuto nelle ultime dodici ore, capito?»
«Già fatta, capo, sapevamo che ce l'avrebbe chiesta.»
«E allora fate anche un'analisi delle cavità polmonari, per ritrovare eventuali frammenti entrati nei polmoni durante il soffocamento.»
«Fatta anche questa, capo, l'abbiamo preceduta.»
«Va bene va bene, allora fatemi un esame a piacere... Ma ehi! Avete lasciato il bisturi sul tavolo operatorio! Quante volte vi ho detto che i bisturi dopo essere stati usati vanno riposti nell'apposito contenitore? Eh? Quante volte?»
«Ha ragione capo, staremo più attenti...»
«Sì, sì, intanto questo mese vi dimezzo la busta paga.»
«Ha ragione capo, abbiamo sbagliato, dobbiamo pagare.»
Ris, ora di pranzo.
«Mamma, che ci fai in caserma?»
«Sono venuta a portarti i fegatini di vitello che ti piacciono tanto!»
«Oh, grazie mamma, ma ora sono occupato, mettili lì sul tavolo operatorio, vicino a quel contenitore bianco...»
«Mi raccomando! Mangia, che ti stai sciupando!»
---
«Capitano Venturi, abbiamo effettuato delle analisi sul fegato che ci è arrivato in laboratorio... e... quello che le stiamo per dire la sconvolgerà, ma siamo abbastanza certi: la vittima non è un essere umano, deve essere un vitello, non so... una mutazione... come in X-Files...»
«Scusate un attimo... il fegato era mica in uno scatolo sul tavolo del laboratorio...»
«Sì, era proprio lì capitano...»
«E allora io che ho mangiato... ommioddio... vado nel bagno a vomitare, aspettate un attimo...»
CSI
«Ecco fatto. Ora il computer confronterà tutti i campioni di DNA dello Stato, e se siamo fortunati in circa venti minuti sapremo l'identità dell'assassino...»
Ris
«Abbiamo un identikit del probabile assassino. Ce lo ha fatto coi pastelli a cera un bambino che dice di essere passato di là all'ora dell'omicidio.»
«Bene bene. Scendi per strada e vedi se qualcuno riconosce l'assassino nell'uomo del disegno... aspetta... o è una donna?»
Las Vegas, casa di un americano medio.
«Salve, sono un americano medio e sto andando al bagno.»
Improvvisamente un marine esce dal water, un membro dei corpi speciali esce dal bidet e da un buco nel soffitto si cala lui, Grissom, il capo della CSI.
«Ok, sei in arresto, le prove contro di te sono schiaccianti, non muoverti e non parlare, ogni parola gesto o sospiro potranno essere usati contro di te in tribunale.»
«Posso andare prima in bagno?»
Ris
«Terribile... l'identikit si è rivelato essere un falso, il fegato della vittima se l'è mangiato il capitano... inoltre la macchina per le spettrografie non funziona, la macchina per il DNA nessuno la sa usare e la maggior parte degli agenti o sono in ferie, o sono al bar.»
«Io direi che questa volta è il caso di giocare il Jolly.»
«Evvabene!»
---
«Tenente, abbiamo effettuato delle indagini molto accurate, con i mezzi più sofisticati che lo Stato ci ha messo a disposizione e siamo arrivati alla conclusione che si sia trattato di suicidio.»
«Voi trovate un cadavere chiuso (da fuori) in un portabagagli e mi dite che si è trattato di suicidio?»
«Strano eh?»
«Ma noooo che fa, si è trattato di suicidio, chissenefrega!»
CSI
«È incredibile Grissom, l'avete arrestato per uno sputo! Uno sputo!»
«Sì, non ci credo neanche io che un assassino sia così stupido da lasciare un suo sputo in giro!»
«HAHAHAHAHHA!»
«HAHAHHAHAHA!»
«Mica come quelli del Ris!»
martedì 16 marzo 2010
Benvenuti in "Rivoira"
Questo è un racconto che ho scritto all'inizio del 1995. Un racconto che non sono mai riuscito a completare, forse perché non mi aveva mai convinto. Ve lo offro così come lo ho conservato per tanti anni.
La targhetta sulla porta parlava chiaro: "Fam. Clementi"; il posto era quello, sicuramente.
Samuele, 24 anni, era in casa, entrando non potei fare a meno di notare che tutti gli stipiti delle porte erano segnati ad una certa altezza: segno inconfondibile lasciato dal copriruota della sedia a rotelle.
Certo non mi faceva piacere sapere che uno dei miei utenti piu' assidui era un paraplegico. Ma in un certo senso per me non faceva differenza.
"Mark Twain"... beh, gia'. Il suo pseudo non poteva che venire dal suo nome: "Samuele Clementi", come "Samuel L. Clemens...". Una volta glielo chiesi, e mi rispose che si', erano i suoi ad apprezzare Mark Twain come scrittore e ad avergli appioppato il nome Samuele.
Samuele era in camera sua che mi aspettava. Emanava una vitalita' incredibile, e nonostante la posizione forzatamente seduta, era comunque molto vivace ed in continuo movimento. Non riuscivo a parlargli senza che lui andasse avanti e indietro per la stanza, mi faceva pure innervosire...
"Oh, io solo cosi' posso muovermi, che vuoi? Sopporta in silenzio!", mi rispondeva sempre, sorridendo.
Ricordo quando lo ho conosciuto la prima volta. Non sapeva nulla di BBS, di modem e di telecomunicazioni. Non sapeva nulla di fidonet o di internet, non sapeva neppure molto sui computer, pero' gli sarebbe piaciuto imparare di piu'.
Non so come, ero riuscito ad inculcargli quel sentimento di amore e rispetto per il computer che ho anche io. Ed in modo incredibile: aveva un 286 con un hard disk da 80 mega, un modemmino a 9600 interno, e si sentiva in paradiso.
Ma la cosa piu' assurda era la velocita' con cui imparava le cose. In una sola settimana di spiegazioni, era in grado di smontare e rimontare un computer con la naturalezza con cui si toglie il cappuccio ad una penna.
E poi la sua camera era un mondo veramente incredibile. Spiccavano i quattro telefoni: uno sulla scrivania, uno sulla parete vicino alla porta, uno sul comodino ed uno vicino all'armadio: "Cosi' posso rispondere sempre e dovunque" mi aveva detto.
Gia' mi aveva stupito l'aver saputo che tutte e quattro le prese telefoniche le aveva montate lui, e che il passaggio del filo fino alla sua camera lo aveva fatto suo padre sotto la sua guida e le sue indicazioni...
E poi tutta la roba di scarto... vecchi telefoni, vecchi giocattoli, componenti elettroniche sparse... sembrava il negozio di un rigattiere, ma nonostante il disordine, lo ammiravo: mi piaceva la sua stanza.
Il miglior regalo che gli potei fare fu, pero', il terminalino videotel guasto che avevo trovato alla sip, comprato a 10 mila lire. Mi ricordo che lo aveva aperto e si era subito reso conto dei guasti... beh in due minuti o giu' di li era riuscito ad aggiustarlo, a forgiarne un cavo e a collegarsi per provarlo.
Si abbono' al videotel e, per un po' di tempo, comincio' a frequentare di meno il bbs. Un giorno, entrando in una messageria itapac, lo trovai li, intento a parlare con due o tre persone di come si fornisce un servizio su videotel, stando a quel poco che mi disse.
Quando finalmente ero giunto nella sua nuova casa, mi aveva detto qual'era la sua idea: diventare sysop di una messaggeria videotel.
"Non ci vuole molto: mi basta il 286 con il dos, un modem particolare per collegarmi al pad centrale, e poi un software apposito, come CEPT Commander."
Ero sconvolto. Sapeva gia' tutto ed era pronto a farlo, anche perche' cosi' poteva guadagnare dei soldi utili a pagarsi spese mediche od altro.
"E il tuo problema?" gli chiesi, preoccupato.
"Nessuno, fino ad ora, si e' mai accorto, in rete, che io sono sulla carrozzella, nessuno se ne accorgera dopo. Non sai quello che c'e' dietro la tastiera, lo puoi solo immaginare."
E mi invito' a partecipare al "gioco". Installammo la scheda gate della Saritel e poi per due giorni, assieme, combattemmo con il CEPT Commander per installarlo in maniera decente e per rendere la messaggeria un mondo vivibile. "Rivoira". Che nome! Era derivato da un segnale turistico scritto male e consumato. E nacque la messaggeria Rivoira, in prestel, alla pagina *16481# di videotel. Non me lo posso dimenticare quel numero. Furono tanti gli utenti che ci passarono dentro.
Samuele aveva dovuto trovare un ufficio dove mettere il sistema, perche' non era possibile tenerlo in casa, ma era stato fortunato, dato che aveva ottenuto in commodato gratuito, dal condominio, l'ex ufficio, ormai in disuso, della portineria.
Abitando in pianterreno doveva solo spostarsi da una porta ad un altra, e lo faceva tranquillamente piu' volte al giorno. Aveva messo un doppino telefonico dall'ufficio verso casa, e poi aveva comprato un centralino, alche' i suoi potevano chiamarlo da casa senza dover uscire, magari solo per chiedergli se contava di arrivare a pranzo subito o dopo un po'.
In breve quell'ufficio era diventato la sua nuova sede. Era apparso un nuovo ordine in camera da letto, e tutta la roba piu' assurda era stata spostata nell'ufficio.
Da li' con una telefonata ad un numero verde, collegava il computer alla porta, e poi restava li, in attesa delle chiamate, che giungevano spesso numerose. Non solo perche' il sistema era a basso costo (800 lire a collegamento, e basta), ma anche perche' era abbastanza innovativo per il periodo. Mi colpivano peraltro le schermate prestel di incredibile bellezza che Samuele riusciva a creare in pochissimi minuti, anche restando on line. Aveva imparato tutto lo standard prestel a memoria in pochissimi giorni, ed era riuscito a farci di tutto.
Lo ammiravo, aveva una grande forza d'animo, veramente grande.
Due anni. Riusci' ad andare avanti per due anni. Nemmeno io ci riuscii, e dovetti chiudere il bbs. Chiuderlo perche' mi ero entusiasmato di Rivoira, ero pieno di quella messaggeria, ormai l'avevo presa a cuore anche io.
Dopo due anni e rotti dall'inizio, chiuse. Non perche' aveva avuto problemi finanziari o legali, non perche' non frequentavano piu' il sistema (Che continuava ad essere sulla cresta dell'onda); non aveva voluto dirmi il motivo al telefono.
"Questa decisione e' maturata dopo mesi di riflessioni e di notti collegato... Vorrei parlartene di persona."
Samuele da quando aveva aperto la messaggeria, aveva cominciato una vita nuova: non dando piu' troppo peso al suo problema aveva cominciato ad uscire di casa e a girare per la citta'. Si era fatto molti amici, ma nonostante tutto il fatto di tenere la messaggeria lo teneva segreto. Diceva di si', la conosceva, ma non aveva idea di chi fosse il sysop o di dove fosse.
Era stato un buon affare: aveva guadagnato molti soldi grazie a questa attivita'.
Superata l'ultima porta, lo trovai in camera, intento a rimontare il pc sulla scrivania.
"Ciao, allora, dimmi. Spiegami un po' il perche' di questa tua decisione..."
Dopo un po' di incertezza, comincio' a raccontarmi tutto, ma proprio tutto, partendo dall'inizio.
"Come tu ben saprai, su Rivoira e' passato ogni tipo di utente, dal videoteliota appena abbonato all'hacker piu' duro che distribuiva password videotel... certo, molte persone erano piu' o meno normali hobbisti. Pero' non hai potuto vedere o seguire certe situazioni delle quali mi sono occupato io. La prima volta e' stata pochi mesi fa. Era notte, le tre passate credo, ed eravamo io ed altri due utenti. Un ragazzo ed una ragazza, due fidanzati di modena. La ragazza stava insultando il ragazzo, che cercava di difendersi come meglio poteva. Ho fatto da paciere, fra entrambi. Due ore e' durato. Mi sentivo stanco, ma alla fine sono riuscito a farli reincontrare, e poi hanno ricominciato a scambiarsi messaggi amorosi. Poi c'e' stata la volta del gay che veniva preso in giro pesantemente da alcuni utenti. Ho cercato di ristabilire la situazione, ma andava sempre peggio, alche' alla fine ho cominciato a buttare fuori chi si comportava male. Pero' e' stato molto duro, farlo. Io non sarei mai voluto arrivare al punto di comportarmi con tanta violenza. Infatti non e' durato: quella sera stessa ho spento... E ancora quella del gruppetto che si divertiva a confondere i nuovi utenti e quelli poco pratici, o quelli che gli dicevano di comandi riservati... Quella volta che hanno scoperto come buttare fuori, da remoto, gli altri utenti. Un giorno sono cominciate anche a girare voci poco edificanti sul mio conto... E poi quante volte ho visto hackers che si passavano password videotel? Quante volte ho visto girare informazioni riservate su videotel e su itapac... Un giorno, era un venerdi', ho visto due utenti che si scambiavano password di videotel, una era la mia password di servizio, e dicevano di combinarmi qualche scherzone alla porta tracciando la linea. Ho fatto cambiare la password e poi ho cominciato ad insospettirmi. Troppe cose sono uscite fuori dalla mia portata... Tutto questo e' stato lungo e duraturo negli anni, pero' una cosa e' successa, in questi giorni, che mi ha sinceramente fatto cambiare idea. In questi anni ho fatto amicizia con una ragazza. "Scoiattolino", la ho conosciuta cosi' per tanto tempo. Mi diceva di essere sola, ho scoperto poi che abitava al Tivoli, praticamente a pochi passi dalla citta'. Ma e' qui il punto. La ho conosciuta meglio. Poi alla fine mi ha detto che voleva conoscermi di persona. Ed ho paura. Paura che mi possa giudicare."
Osservai Samuele interessato: avevo seguito tutto il discorso con attenzione, ma mi venne naturale chiedergli: "E perche' tutta questa paura? Si tratta del tuo problema, forse? Credo che forse, per quanto possa essere dapprima difficile, ti accettera', o c'e' dell'altro?"
Forse qualcosa l'avevo capita. Samuele mi guardo', con i suoi grandi occhi azzurri: "Io mi sono innamorato. Non la conosco di vista, eppure mi sono innamorato. Lei e' una ragazza cosi' dolce, cosi' gentile, cosi' simpatica... Ho paura a confessargli chi... chi sono... veramente, ecco. Come sono, che sono sulla carrozzella... Non riesco ad andare avanti, mi sembra di imbrogliarla, di tradirla, di giocare con i suoi sentimenti... perche'... ho paura... che anche lei... provi qualcosa... per me..."
Nell'ultima parte del discorso Samuele fu piu' lento, la voce si fece piu' cupa e la sua espressione molto triste. Per la prima volta mi resi conto che io lo avevo voluto accettare cosi' com'era, ma che nel mondo non tutti sono come me, non tutti sono disposti ad accettare il prossimo cosi', anche quando esso ha delle grosse limitazioni, dei grossi handycapp...
"Lo sai gia', vero? Fra due giorni ti avranno gia' dimenticato tutti, e si saranno persi dentro i meandri di altri sistemi.", gli dissi, ricordando che cosi' era proprio cominciato tutto: la gente i primi giorni era poca ma poi, con la morte di un'altra messaggeria, tutti quanti si erano riversati li'. Continuavo ad avere in mente due immagini distinte. Una di due mani che battono lentamente sul piccolo tastierino del videotel, un utente qualsiasi che
scrive tutto quello che pensa... Sul monitor le schermate di Rivoira...
L'altra di Samuele, di notte, da solo, circondato dalle sue carabattole, davanti al computer; sul monitor la schermata principale di CEPT Commander, le sue mani (Unico punto di liberta' della sua terribile malattia) veloci sulla tastiera. Un ticchettare continuo ed uniforme, l'espressione serena, che talvolta muta un attimo quando legge un suo messaggio o intercetta qualche sporadico messaggio fra due utenti.
"Cosa conti di fare? Spegnere e dimenticare? Tutto qui?", sapevo che il rimorso della sua coscienza non lo avrebbe lasciato in pace per molto tempo, anche se peraltro mi sembrava cattivo rigirare il coltello nella ferita.
"Come si chiama? Non dirmi che fino ad ora la hai sempre e solo chiamata scoiattolino."
"Silvia...", mi rispose con tono pacato, guardando verso il monitor del computer spento.
"Cosa hai in mente?", mi chiese, mentre mi alzavo ed uscivo dalla stanza.
"Lo vedrai, lo vedrai a suo tempo.", gli dissi, allontanandomi.
La ricerca fu dura, non era facile esaminare il database degli abbonati al Videotel, anzi non era possibile per niente, infatti dovetti andare dalle vie
non troppo ufficiali.
Il mio ex cosysop, "Thy", era la persona che faceva al caso mio.
Quella sera bussavo alla porta di casa sua. "Sipali", classico come cognome. Ma il nome? Non lo avevo mai saputo. Avevo il suo numero di telefono, e mi sarebbe bastata una chiamata al 12 per sapere il suo nome, ma forse non mi interessava: lo avevo sempre chiamato Thy, e lui mi aveva sempre chiamato Cerveza. Nessuno di noi due conosceva il nome dell'altro.
Quando vedevo Thy con gli amici, c'erano momenti che mi chiedevo veramente se almeno lui se lo ricordasse il suo nome: tutti quanti lo chiamavano Thy. Ma forse questo anonimato era necessario: le sue amicizie non erano (Per mia fortuna) tutte quante di alto rango. Qualcuno che potesse curiosare nei database sip c'era sicuramente... E infatti me lo indico', gli parlo', e mi fece avere le informazioni che mi servivano.
Silvia Sidari: sulla strada di Papeo, al Tivoli. La avevo trovata. Ma adesso? Avevo paura. Non sapevo come contattarla. Il peggio pero', venne quando cercai di andare a trovarla.
La targhetta sulla porta parlava chiaro: "Fam. Clementi"; il posto era quello, sicuramente.
Samuele, 24 anni, era in casa, entrando non potei fare a meno di notare che tutti gli stipiti delle porte erano segnati ad una certa altezza: segno inconfondibile lasciato dal copriruota della sedia a rotelle.
Certo non mi faceva piacere sapere che uno dei miei utenti piu' assidui era un paraplegico. Ma in un certo senso per me non faceva differenza.
"Mark Twain"... beh, gia'. Il suo pseudo non poteva che venire dal suo nome: "Samuele Clementi", come "Samuel L. Clemens...". Una volta glielo chiesi, e mi rispose che si', erano i suoi ad apprezzare Mark Twain come scrittore e ad avergli appioppato il nome Samuele.
Samuele era in camera sua che mi aspettava. Emanava una vitalita' incredibile, e nonostante la posizione forzatamente seduta, era comunque molto vivace ed in continuo movimento. Non riuscivo a parlargli senza che lui andasse avanti e indietro per la stanza, mi faceva pure innervosire...
"Oh, io solo cosi' posso muovermi, che vuoi? Sopporta in silenzio!", mi rispondeva sempre, sorridendo.
Ricordo quando lo ho conosciuto la prima volta. Non sapeva nulla di BBS, di modem e di telecomunicazioni. Non sapeva nulla di fidonet o di internet, non sapeva neppure molto sui computer, pero' gli sarebbe piaciuto imparare di piu'.
Non so come, ero riuscito ad inculcargli quel sentimento di amore e rispetto per il computer che ho anche io. Ed in modo incredibile: aveva un 286 con un hard disk da 80 mega, un modemmino a 9600 interno, e si sentiva in paradiso.
Ma la cosa piu' assurda era la velocita' con cui imparava le cose. In una sola settimana di spiegazioni, era in grado di smontare e rimontare un computer con la naturalezza con cui si toglie il cappuccio ad una penna.
E poi la sua camera era un mondo veramente incredibile. Spiccavano i quattro telefoni: uno sulla scrivania, uno sulla parete vicino alla porta, uno sul comodino ed uno vicino all'armadio: "Cosi' posso rispondere sempre e dovunque" mi aveva detto.
Gia' mi aveva stupito l'aver saputo che tutte e quattro le prese telefoniche le aveva montate lui, e che il passaggio del filo fino alla sua camera lo aveva fatto suo padre sotto la sua guida e le sue indicazioni...
E poi tutta la roba di scarto... vecchi telefoni, vecchi giocattoli, componenti elettroniche sparse... sembrava il negozio di un rigattiere, ma nonostante il disordine, lo ammiravo: mi piaceva la sua stanza.
Il miglior regalo che gli potei fare fu, pero', il terminalino videotel guasto che avevo trovato alla sip, comprato a 10 mila lire. Mi ricordo che lo aveva aperto e si era subito reso conto dei guasti... beh in due minuti o giu' di li era riuscito ad aggiustarlo, a forgiarne un cavo e a collegarsi per provarlo.
Si abbono' al videotel e, per un po' di tempo, comincio' a frequentare di meno il bbs. Un giorno, entrando in una messageria itapac, lo trovai li, intento a parlare con due o tre persone di come si fornisce un servizio su videotel, stando a quel poco che mi disse.
Quando finalmente ero giunto nella sua nuova casa, mi aveva detto qual'era la sua idea: diventare sysop di una messaggeria videotel.
"Non ci vuole molto: mi basta il 286 con il dos, un modem particolare per collegarmi al pad centrale, e poi un software apposito, come CEPT Commander."
Ero sconvolto. Sapeva gia' tutto ed era pronto a farlo, anche perche' cosi' poteva guadagnare dei soldi utili a pagarsi spese mediche od altro.
"E il tuo problema?" gli chiesi, preoccupato.
"Nessuno, fino ad ora, si e' mai accorto, in rete, che io sono sulla carrozzella, nessuno se ne accorgera dopo. Non sai quello che c'e' dietro la tastiera, lo puoi solo immaginare."
E mi invito' a partecipare al "gioco". Installammo la scheda gate della Saritel e poi per due giorni, assieme, combattemmo con il CEPT Commander per installarlo in maniera decente e per rendere la messaggeria un mondo vivibile. "Rivoira". Che nome! Era derivato da un segnale turistico scritto male e consumato. E nacque la messaggeria Rivoira, in prestel, alla pagina *16481# di videotel. Non me lo posso dimenticare quel numero. Furono tanti gli utenti che ci passarono dentro.
Samuele aveva dovuto trovare un ufficio dove mettere il sistema, perche' non era possibile tenerlo in casa, ma era stato fortunato, dato che aveva ottenuto in commodato gratuito, dal condominio, l'ex ufficio, ormai in disuso, della portineria.
Abitando in pianterreno doveva solo spostarsi da una porta ad un altra, e lo faceva tranquillamente piu' volte al giorno. Aveva messo un doppino telefonico dall'ufficio verso casa, e poi aveva comprato un centralino, alche' i suoi potevano chiamarlo da casa senza dover uscire, magari solo per chiedergli se contava di arrivare a pranzo subito o dopo un po'.
In breve quell'ufficio era diventato la sua nuova sede. Era apparso un nuovo ordine in camera da letto, e tutta la roba piu' assurda era stata spostata nell'ufficio.
Da li' con una telefonata ad un numero verde, collegava il computer alla porta, e poi restava li, in attesa delle chiamate, che giungevano spesso numerose. Non solo perche' il sistema era a basso costo (800 lire a collegamento, e basta), ma anche perche' era abbastanza innovativo per il periodo. Mi colpivano peraltro le schermate prestel di incredibile bellezza che Samuele riusciva a creare in pochissimi minuti, anche restando on line. Aveva imparato tutto lo standard prestel a memoria in pochissimi giorni, ed era riuscito a farci di tutto.
Lo ammiravo, aveva una grande forza d'animo, veramente grande.
Due anni. Riusci' ad andare avanti per due anni. Nemmeno io ci riuscii, e dovetti chiudere il bbs. Chiuderlo perche' mi ero entusiasmato di Rivoira, ero pieno di quella messaggeria, ormai l'avevo presa a cuore anche io.
Dopo due anni e rotti dall'inizio, chiuse. Non perche' aveva avuto problemi finanziari o legali, non perche' non frequentavano piu' il sistema (Che continuava ad essere sulla cresta dell'onda); non aveva voluto dirmi il motivo al telefono.
"Questa decisione e' maturata dopo mesi di riflessioni e di notti collegato... Vorrei parlartene di persona."
Samuele da quando aveva aperto la messaggeria, aveva cominciato una vita nuova: non dando piu' troppo peso al suo problema aveva cominciato ad uscire di casa e a girare per la citta'. Si era fatto molti amici, ma nonostante tutto il fatto di tenere la messaggeria lo teneva segreto. Diceva di si', la conosceva, ma non aveva idea di chi fosse il sysop o di dove fosse.
Era stato un buon affare: aveva guadagnato molti soldi grazie a questa attivita'.
Superata l'ultima porta, lo trovai in camera, intento a rimontare il pc sulla scrivania.
"Ciao, allora, dimmi. Spiegami un po' il perche' di questa tua decisione..."
Dopo un po' di incertezza, comincio' a raccontarmi tutto, ma proprio tutto, partendo dall'inizio.
"Come tu ben saprai, su Rivoira e' passato ogni tipo di utente, dal videoteliota appena abbonato all'hacker piu' duro che distribuiva password videotel... certo, molte persone erano piu' o meno normali hobbisti. Pero' non hai potuto vedere o seguire certe situazioni delle quali mi sono occupato io. La prima volta e' stata pochi mesi fa. Era notte, le tre passate credo, ed eravamo io ed altri due utenti. Un ragazzo ed una ragazza, due fidanzati di modena. La ragazza stava insultando il ragazzo, che cercava di difendersi come meglio poteva. Ho fatto da paciere, fra entrambi. Due ore e' durato. Mi sentivo stanco, ma alla fine sono riuscito a farli reincontrare, e poi hanno ricominciato a scambiarsi messaggi amorosi. Poi c'e' stata la volta del gay che veniva preso in giro pesantemente da alcuni utenti. Ho cercato di ristabilire la situazione, ma andava sempre peggio, alche' alla fine ho cominciato a buttare fuori chi si comportava male. Pero' e' stato molto duro, farlo. Io non sarei mai voluto arrivare al punto di comportarmi con tanta violenza. Infatti non e' durato: quella sera stessa ho spento... E ancora quella del gruppetto che si divertiva a confondere i nuovi utenti e quelli poco pratici, o quelli che gli dicevano di comandi riservati... Quella volta che hanno scoperto come buttare fuori, da remoto, gli altri utenti. Un giorno sono cominciate anche a girare voci poco edificanti sul mio conto... E poi quante volte ho visto hackers che si passavano password videotel? Quante volte ho visto girare informazioni riservate su videotel e su itapac... Un giorno, era un venerdi', ho visto due utenti che si scambiavano password di videotel, una era la mia password di servizio, e dicevano di combinarmi qualche scherzone alla porta tracciando la linea. Ho fatto cambiare la password e poi ho cominciato ad insospettirmi. Troppe cose sono uscite fuori dalla mia portata... Tutto questo e' stato lungo e duraturo negli anni, pero' una cosa e' successa, in questi giorni, che mi ha sinceramente fatto cambiare idea. In questi anni ho fatto amicizia con una ragazza. "Scoiattolino", la ho conosciuta cosi' per tanto tempo. Mi diceva di essere sola, ho scoperto poi che abitava al Tivoli, praticamente a pochi passi dalla citta'. Ma e' qui il punto. La ho conosciuta meglio. Poi alla fine mi ha detto che voleva conoscermi di persona. Ed ho paura. Paura che mi possa giudicare."
Osservai Samuele interessato: avevo seguito tutto il discorso con attenzione, ma mi venne naturale chiedergli: "E perche' tutta questa paura? Si tratta del tuo problema, forse? Credo che forse, per quanto possa essere dapprima difficile, ti accettera', o c'e' dell'altro?"
Forse qualcosa l'avevo capita. Samuele mi guardo', con i suoi grandi occhi azzurri: "Io mi sono innamorato. Non la conosco di vista, eppure mi sono innamorato. Lei e' una ragazza cosi' dolce, cosi' gentile, cosi' simpatica... Ho paura a confessargli chi... chi sono... veramente, ecco. Come sono, che sono sulla carrozzella... Non riesco ad andare avanti, mi sembra di imbrogliarla, di tradirla, di giocare con i suoi sentimenti... perche'... ho paura... che anche lei... provi qualcosa... per me..."
Nell'ultima parte del discorso Samuele fu piu' lento, la voce si fece piu' cupa e la sua espressione molto triste. Per la prima volta mi resi conto che io lo avevo voluto accettare cosi' com'era, ma che nel mondo non tutti sono come me, non tutti sono disposti ad accettare il prossimo cosi', anche quando esso ha delle grosse limitazioni, dei grossi handycapp...
"Lo sai gia', vero? Fra due giorni ti avranno gia' dimenticato tutti, e si saranno persi dentro i meandri di altri sistemi.", gli dissi, ricordando che cosi' era proprio cominciato tutto: la gente i primi giorni era poca ma poi, con la morte di un'altra messaggeria, tutti quanti si erano riversati li'. Continuavo ad avere in mente due immagini distinte. Una di due mani che battono lentamente sul piccolo tastierino del videotel, un utente qualsiasi che
scrive tutto quello che pensa... Sul monitor le schermate di Rivoira...
L'altra di Samuele, di notte, da solo, circondato dalle sue carabattole, davanti al computer; sul monitor la schermata principale di CEPT Commander, le sue mani (Unico punto di liberta' della sua terribile malattia) veloci sulla tastiera. Un ticchettare continuo ed uniforme, l'espressione serena, che talvolta muta un attimo quando legge un suo messaggio o intercetta qualche sporadico messaggio fra due utenti.
"Cosa conti di fare? Spegnere e dimenticare? Tutto qui?", sapevo che il rimorso della sua coscienza non lo avrebbe lasciato in pace per molto tempo, anche se peraltro mi sembrava cattivo rigirare il coltello nella ferita.
"Come si chiama? Non dirmi che fino ad ora la hai sempre e solo chiamata scoiattolino."
"Silvia...", mi rispose con tono pacato, guardando verso il monitor del computer spento.
"Cosa hai in mente?", mi chiese, mentre mi alzavo ed uscivo dalla stanza.
"Lo vedrai, lo vedrai a suo tempo.", gli dissi, allontanandomi.
La ricerca fu dura, non era facile esaminare il database degli abbonati al Videotel, anzi non era possibile per niente, infatti dovetti andare dalle vie
non troppo ufficiali.
Il mio ex cosysop, "Thy", era la persona che faceva al caso mio.
Quella sera bussavo alla porta di casa sua. "Sipali", classico come cognome. Ma il nome? Non lo avevo mai saputo. Avevo il suo numero di telefono, e mi sarebbe bastata una chiamata al 12 per sapere il suo nome, ma forse non mi interessava: lo avevo sempre chiamato Thy, e lui mi aveva sempre chiamato Cerveza. Nessuno di noi due conosceva il nome dell'altro.
Quando vedevo Thy con gli amici, c'erano momenti che mi chiedevo veramente se almeno lui se lo ricordasse il suo nome: tutti quanti lo chiamavano Thy. Ma forse questo anonimato era necessario: le sue amicizie non erano (Per mia fortuna) tutte quante di alto rango. Qualcuno che potesse curiosare nei database sip c'era sicuramente... E infatti me lo indico', gli parlo', e mi fece avere le informazioni che mi servivano.
Silvia Sidari: sulla strada di Papeo, al Tivoli. La avevo trovata. Ma adesso? Avevo paura. Non sapevo come contattarla. Il peggio pero', venne quando cercai di andare a trovarla.
lunedì 25 maggio 2009
sabato 20 dicembre 2008
Il viaggio in treno
[Ladies and gentleman, questa storia l'ho scritta nel 1993. Un po' di rispetto, sil vouz plait! (-: ]
Nove e mezzo, stazione ferroviaria di Siracusa, fine di maggio.
Il sole splendeva alto nel cielo terso, proiettando tutto intorno una calura umida insopportabile, difetto delle città di mare; la stazione sembrava deserta: si vedevano soltanto un uomo grassoccio in canottiera (e sudaticcio) sulla cinquantina, che sorseggiava a fatica un caffè freddo e contemplava il panorama appoggiato all'uscio della porta del bar.
Alla sua destra, a pochi metri, c'era un ragazzo biondo; anch'egli sudato, seduto sull'unica panchina ombreggiata di tutta la stazione aspettava facendosi un po' d'aria con una copia spiegazzata della Settimana Enigmistica.
Dopo qualche minuto l'altoparlante annunciò, con voce roca: "Interregionale 17325 per Modica e Ragusa è in partenza dal primo binario piazzale est; espleta esclusivamente servizio di seconda classe".
Sulla sinistra del bar, poche decine di metri a lato dell'assolato prolungamento del primo marciapiede, c'era la vecchia littorina verdognola, vuota, che si cuoceva al sole da quasi mezzora.
La stazione dopo quel messaggio riprese un minimo di vita: il ragazzo sulla panchina si alzò, prese un borsone e si avvicinò al treno, seguito dall'uomo del bar, che nel frattempo aveva scagliato il bicchiere di plastica, pieno ancora a metà di quel liquame marroncino, nel cestino vicino alla porta del bar.
Dietro di loro si raccolse una piccola folla: due soldati, una giovane donna con un bambino e una bambina, altri due uomini stanchi e sudati che discutevano fra di loro in stretto dialetto dell'entroterra.
Tutti quanti salirono e presero lentamente posto sul treno. Poco dopo arrivò con passo strascicato anche il capotreno, con la divisa scura madida di sudore.
Il sole batteva sul suo tesserino bianco, ed era praticamente impossibile riuscire a leggere "Rontersi Fabio, Capo Treno Titolare", senza restare abbagliati.
L'uomo salì sul treno, percorse rapidamente il corridoio ed aprì la porta della cabina di guida, quindi disse al conducente: "Filippo, hai già firmato? No? Ci penso io, allora...".
Di nuovo Rontersi percorse il corridoio verso la piattaforma, scese e fece un cenno con il braccio verso la dirigenza, per richiamare la capostazione.
Arrivò una ragazza che non avrà avuto più di venticinque anni, in camicia scura con le maniche arrotolate alla meglio e un cappello rosso che doveva tenerle la testa in una morsa di caldo terribile.
La giovane diede una cartelletta in mano a Rontersi, che osservò il foglio, lo firmò e lo restituì; immediatamente la giovane si scostò dal treno e alzò uno straccetto verde consunto in direzione della testa del treno.
Il vecchio vagone fischiò, e iniziò a muoversi con una buona scrollata.
Il capotreno infilò la chiave in un buco a lato delle porte, che si chiusero sibilando debolmente, quindi entrò nel vagone e convalidò i biglietti.
Rientrato infine in cabina, prese posto sullo strapuntino di destra e iniziò a leggere il giornale.
I due soldati cominciarono a parlare tra di loro, il tizio del caffè si aprì un giornale sportivo e prese a leggerlo con interesse, mentre i due uomini che prima discutevano in dialetto, sonnecchiavano; la donna con i bambini era immersa nella lettura di una rivista, mentre il bambino giocava con un videogame portabile che suonava una musichetta ridicola e martellante. Infine la bambina guardava il panorama fuori dal finestrino.
Il sole era sempre alto in cielo e il caldo era sempre insopportabile. Dopo qualche dall'inizio del viaggio, ci fu il momento.
Il momento di distrazione: il momento in cui nessuno badava a quello che succedeva fuori dal treno.
Mentre il capotreno leggeva il giornale, il macchinista si era giusto abbassato un attimo per prendere dal borsello gli occhiali da sole perché si era quasi abbagliato. La donna continuava a leggere la rivista, mentre Marco, un bambino di cinque o sei anni, continuava con il suo giochetto demenziale.
Elena, più o meno della stessa età del fratellino, era sempre intenta a guardare il panorama fuori dal finestrino. Forse la bambina era, in quel momento, l'unico essere umano che si accorgeva di quello che succedeva fuori dal treno, e che non si era abituata del tutto all'afa. Ma ci fu un attimo, un solo attimo, terribile. La piccola Elena si era distratta solo un istante, solo un terribile momento: aveva abbassato gli occhi per guardare il fratellino impegnato sulla macchinetta sonante...
Subito si oscurò il cielo, e l'afa divenne di colpo un freddo penetrante. La prima persona che si accorse di questo, fu proprio quella che forse aveva scatenato tutto: Elena. Non appena rialzò gli occhi, con un fil di voce pronunciò: "Mamma: ho paura... Il temporale, i tuoni... no...".
Ma nonostante il basso tono di voce ed il rumore del treno, il silenzio che si era formato aveva fatto risaltare le parole della piccola. Ormai, però, il danno era fatto.
Tutti i passeggeri osservarono quello che succedeva fuori dal finestrino, e il tizio del caffè disse: "Meno male, viene da piovere, finalmente va via il caldo!"
Tutti approvarono, ma Elena no: la vista di alcuni lampi in lontananza la impauriva; Marco, invece, non si preoccupava, poiché - evidentemente - non aveva paura, e dopo un po' si mise persino a canzonare la sorellina, impaurita.
La madre cercò di rassicurare la piccola; dopo qualche minuto il giovane biondo della panchina si avvicinò al gruppetto, si sedette di fronte alla bambina e le disse: "Ciao, io mi chiamo Oscar... Stai un po' tranquilla, ti va di giocare con me?"
Finalmente Rontersi alzò gli occhi dal giornale e, con il sudore congelato addosso, disse al conducente: "Ma che diavolo succede?". Incrociò la faccia pallida e stravolta del macchinista: "Filippo, cosa c'è? Va tutto bene?".
Il macchinista non rispose subito alle domande del capotreno, ma dopo qualche istante di incertezza riuscì a dire, quasi con un filo di voce: "Fabio... il tracciato... non corrisponde. Non è questa la linea... dopo il passaggio a livello di Santa Teresa ci sono sette curve, e noi ne abbiamo fatte solo due, ora il tracciato è... dritto..." nel dire quest'ultima parola, il macchinista fece segno al collega con la mano, indicando di fronte a loro il binario chiaramente visibile per almeno tre chilometri, rettilineo in mezzo ad una specie di viale alberato. "Fabio, non ci sono scambi... dove minchia siamo finiti?"
Guardarono davanti a loro, la littorina che andava avanti senza battere ciglio.
E c'era quel cielo buio, quell'atmosfera densa, quel freddo.
Il capotreno dopo qualche istante uscì, pallido, dalla cabina di guida, avvicinandosi ai finestrini per esaminare il panorama, e finalmente anche i passeggeri del treno si accorsero del fatto che qualcosa sembrava cambiato.
Una preoccupazione, non proprio panico, assalì tutti i passeggeri del treno. Le uniche persone che erano rimaste apparentemente tranquille erano i due soldati, che si erano svegliati e continuavano a dialogare fra di loro, come se niente fosse.
Oscar continuava a distrarre la piccola, ma dai suoi occhi traspariva una specie di timore, come di consapevolezza.
Il macchinista intravide una costruzione e aprì i freni: il treno giunse lentamente ad una stazione che nessuno aveva mai visto, senza nessun nome o segno distintivo. Sembrava uno scheletro di edificio abbandonato in mezzo alla campagna.
I passeggeri erano increduli, e continuavano a chiedersi fra di loro cosa succedesse. Ad un certo punto uno dei due uomini dell'entroterra sbottò verso il capotreno: "Beh... capo: che succede? Dove spacchio siamo?".
Lui guardò l'uomo con un espressione del volto tale che non ci sarebbe stato bisogno di aggiungere: "Non ne ho la più pallida idea".
Questa atmosfera di irreale tensione durò alcuni minuti, poi di colpo i due soldati si alzarono, uno dei due richiamò l'attenzione dei passeggeri e chiese il silenzio; subito dopo l'altro cominciò: "Siamo esseri viventi di un'altra dimensione, ma non siamo qui in pace. Eravamo venuti in missione segreta, ma purtroppo siamo stati scoperti, e siamo stati costretti a fuggire, per evitare la cattura. Purtroppo per riuscire a scappare subito l'unica possibilità era quella di rapirvi; però adesso che abbiamo rivelato il nostro segreto, non possiamo liberarvi; sarete nostri prigionieri. Il treno verrà ritrovato fermo sulla linea, poco dopo il passaggio a livello di Santa Teresa Longarini. Di voi non se ne saprà più niente.".
La gente sul treno era impaurita, la giovane madre teneva stretto a se Marco, mentre Oscar teneva la piccola Elena. Forse la bambina era stata la causa scatenante di tutto, forse non si rendeva conto di quello che succedeva, forse se ne rendeva conto, e aveva paura.
Non riusciva a parlare, a tremare, a reagire; l'unica cosa che le riusci' di fare, quasi meccanicamente, fu quella di guardare negli occhi uno dei soldati, senza accorgersene.
Il soldato che aveva parlato capi' che quella era una manifestazione, se pur strana, di paura, ed impallidi'.
Repentinamente ritorno' il cielo sereno e l'afa; il panorama esterno cambio', dalla stazione all'aperta campagna. Tutti i passeggeri rimasero increduli e attoniti. I due soldati erano sempre pallidi, sudavano freddo.
Di colpo si spalanco' la porta di accesso alla cabina di guida e sali' un ragazzo, che poteva avere si e no vent'anni. Il ragazzo stringeva nella mano sinistra una specie di pistola. Tutti lo guardarono, e immediatamente disse, rivolto ai due soldati: "Voi due, maledetti, non mi conoscete, ma sapete chi sono. Sono il medium che vi da la caccia da un interminabile anno. E non avrei mai immaginato di arrivare a tanto: vi siete traditi come due idioti... Io non posso sintonizzarmi sulle vostre menti e leggere i vostri pensieri, poiche' voi siete diversi da me; gia', voi, ma non la gente che c'e' su questo treno. E in special modo la bambina che mi ha guidato inconsapevolmente qui... Voi non sapete quanto puo' essere forte lo shining di un bambino impaurito, non lo immaginate neanche... Quando ho sentito la paura della piccola Elena, non capivo cosa c'entrasse con voi, ma la ho seguita, e vi ho trovati.".
Dopo queste parole, il giovane alzo' la pistola e la punto' contro uno dei soldati, sotto gli occhi increduli di tutti i passeggeri. Il soldato, che prima aveva chiesto silenzio, prese la parola e disse: "Non puoi farci nulla in questo mondo, e' inutile che ti sforzi, dovresti saperlo anche tu.".
Il ragazzo sogghigno', e gli rispose sarcasticamente: "Si' che lo so, infatti quest'arma non viene da questo mondo".
Intorno al treno risuonano due colpi secchi, seguiti dal gridolino strozzato della piccola Elena, spaventata. Il giovane abbasso' la pistola e guardo' in direzione dei due corpi esanimi; dopo pochi secondi i due cadaveri si dissolsero, come magicamente, e caddero in terra le due pallottole luccicanti, che il giovane raccolse. A questo punto, passando dalla cabina, salirono alcuni agenti di polizia, che aiutarono tutti i passeggeri a scendere ed a aggiungere a piedi la stazione di Santa Teresa Longarini, poche centinaia di metri dietro al treno.
Pochi minuti dopo, mentre Elena, Marco e la madre si riprendevano dallo shock, il giovane si avvicino' alla piccola Elena, e le disse: "Mi dispiace sapere che hai avuto paura, ma dovresti essere contenta del fatto che sei stata tu, in realta', a salvare tutti quanti...".
"Sì, forse... Ma dimmi, tu... come ti chiami?".
"Roberto. E non sono da solo. Ogni volta che avrai paura, ci sara' sempre qualcuno pronto ad aiutarti.", il giovane mostrò la mano sinistra aperta e vuota, la chiuse a pugno rapidamente e poi prese la mano sinistra di Elena, facendole cadere qualcosa dentro. Le chiuse la mano e si allontanò, sorridendo.
Elena aprì la mano, trovandoci dentro una piccola sferetta (forse un centimetro di diametro) luccicante e molto pesante, poi tornò con lo sguardo verso Roberto, che nel frattempo aveva raggiunto un fuoristrada. Roberto salì al posto del guidatore, ma la piccola non poté non notare che sul sedile passeggero era seduto Oscar, il ragazzo che la aveva tranquillizzata a proposito del temporale.
L'auto si girò e ripartì scomparendo dietro il polverone della stradina di campagna che correva vicino ai binari, e molti portarono per un attimo lo sguardo in quella direzione.
venerdì 12 dicembre 2008
Raccontino di Vision-X
[Ammetto che non è mio, ma tanto per darvi un'idea, è stato un vago ricordo di questa storia ad ispirare "Ancora, ancora, ancora" ((-: ]
[Comunque dato che l'ho trovato nel backup, va salvato per i posteri (((-: ]
[Comunque dato che l'ho trovato nel backup, va salvato per i posteri (((-: ]
= Area: FreakNet - Piazza Virtuale ===========================================
Msg#: 2029 Date: 03 Sep 96 11:36
From: Vision-X Read: Yes Replied: No
To: All Mark:
Subj: raccontino
==============================================================================
@MSGID: 99:392/1.7 322c6c97
@CHRS: LATIN-1 2
una grande stanza...un monolocale....all'ultimo piano di un grattacielo
Il pavimento e' in legno ma in molte parti cavi e tubi sono completamente scoperti e alcune delle assi asportate sono ancora riconoscibili in mezzo alle ceneri del caminetto; il muro e' dipinto di un bianco sporco o almeno originariamente lo era, buona parte mostra i segni di umidita' ed erosione e crepe di dimensioni notevoli.
Al centro della parete nord c'e' un televisore... uno degli ultimi modelli della Sony (ultimi prima che Tokio sprofondasse grazie ai giochetti tellurici con le bombe sotterane dei koerani) uno di quelli ultrapiatti color argento con le rifiniture in granito nero con tutti quegli bei optional per la connesione multissessione ai circuiti televisi e telematici satellitari, peccato per l'enorme crepa che percorreva in diagonale i 2.5 metri quadri di superficie dello schermo in cristallo che ne altera visibilemte i colori e la nitidezza dell'immagine. Il televisore viene alimentato da una presa di corrente distrutta i cui cavi fuoriescono direttamente dal muro e sono attacati alla meglio con la spina smontata.
Nella parete est sono ammucchiati alla rinfusa rifiuti, ciarpame, bombole di gas arruginite ma ancora utilizzabili, stracci o vestiti in disuso a seconda dell'interpretazione, qualche cd che aveva orami perso i riflessi d'arcobaleno, altri aggeggi di metallo e silicio che orami potevano essere utili solo a ratti alla ricerca di un riparo.
Nella parete ovest vi e' solo il frigorifero, la cui porta semi aperta lascia intravedere solo qualche bottiglia di birra qualche cibaria in un sacchetto, e il generatore di corrente affiancato dalle taniche contenenti il combustibile che lo alimenta.
Al centro una sedia in pelle su cui e' addormentato un uomo... Un mulatto mezzo vietnamita mezzo occidentale robusto (forse un soldato) piedi scalzi, jeans con qualche strappo e bruciatura da arma da fuoco, una canottiera rotta sulla spalla destra lascia scoperto parte della venere di Botticelli tatuata sul pettorale.
Alcune gocce provenienti dal soffitto gli colpiscono il volto e lo svegliano di colpo, il suo sguardo si rivolge immediatamente al frigorifero ronzante... apre lo sportello e prende una delle ultime birre. Presa la bottiglia si riadagia sulla sedia e guarda dritto allo schermo e fissa per alcuni secondi il led che segnala lo stand-by... rompe il silenzio gridando con la gola secca. "crystal...."
Lo schermo si accende e compare una deliziosa soubrette sintetica in tinte di oro e argento.
"buongiorno signore oggi e' il ven...."
Interrompe bruscamente la sequenza di benvenuto con un: "scansiona frequenze radiotelevisive...." "i segnali preimpostati sono errati o malselezionati eseguo procedura di ricerca e ottimizazzione..."
Rivolge la testa al soffitto con gli occhi chiusi...
"il numero di canali rilevati e' 0"
"cambia modalita'... connettiti servizi di telecomunicazione..."
"numero di network presenti in memoria 10"
"effettua una connessione multipla...."
"risultato prima connessione: negativo il sistema remoto non risponde" "risultato seconda connessione: negativo il sistema remoto non risponde" "risultato terza connessione: negativo il sistema remoto non risponde" "risultato quarta connessione: negativo il sistema remoto non risponde" "risultato quinta connessione: negativo il sistema remoto non risponde" "risultato sesta connessione: negativo il sistema remoto non risponde" "risultato settima connessione: negativo il sistema remoto non risponde" "risultato ottava connessione: negativo il sistema remoto non risponde" "risultato nona
connessione: negativo il sistema remoto non risponde" "risultato decima connessione: negativo il sistema remoto non risponde"
L'uomo visiblmente affranto impartisce l'ultimo ordine nella speranza di trovare qualcuno da qualche parte. "Cambia modalita'... connessione telefonica, indicami il numero di utenti registrati..."
"104 Signore"
"conessione multipla... li voglio tutti..."
"come signore?"
"telefona a tutti contemporaneamente a tutti seduta stante o ti giuro che ti sfondo quel musino metallico"
"le chiamate verranno effettuate a gruppo di dieci... questo modello non implementa piu' di 10 utenti contemporaneamente..."
"Va bene esegui"
"qualche preferenza nella selezione dgli utenti da chiamare?"
"piantala di rompere i coglioni! Chiama e Basta!"
Lo schermo si dividei in dieci e su ognuno di essi compare l'immagine di una tastiera di un telefono ove si forma il numero, scompare dopo un minuto e mezzo d'attesa per poi ricomparire e formare il numero successivo. Ad ogni mancata risposta il nervosismo dell'uomo sale vertiginosamente.
"signore la chiamata numero uno ha dato esito negativo..."
Preso dalla rabbia comincia a spargere carburante sul pavimento e a buttare all'aria Il ciarpame ammassato sulla parete. In mezzo ai rifiuti trova un fucile con un colpo in canna lo prende e si siede fissando il monitor... mancano poche chiamate. Alle ultime quattro chiamate impugna con decisione il fucile e urlando un qualche cosa di indecifrabile (forse qualche parola in vietnamita o una delle tante sottolingue metropolitane nate durante la guerra) e spara contro il generatore di corrente il quale emana scintille accecanti che infiammano il pavimento.
Si dirige verso la parete sud dove vi e' un enorme finestra semicircolare (oramai ridotta ad una crepa un po' piu' grande delle altre) che da' sulla citta'... o per meglio dire quello che ne rimane... Palazzi crollati, strade interotte da voragini, veicoli civili e militari terrestri e aerei ammassati in un groviglio indistricabile di scuro metallo arruginito qua e la' interrotto dal bianco di ossa umane. E' ormai tramonto e all'orizzonte si vede tutto offuscato dall'effetto morgana e' meraviglioso con quelle tinte che si mescolano delicatamente nel cielo. Fissa per alcuni istanti questo quadro che emana uno strano fascino e poi lancia l'ultima bottiglia quasi volesse spezzare quell'immagine, come se fosse finta come uno sfondo da teatro e oltre vi fosse la realta' di sempre... ma non e' cosi', dopo qualche evoluzione in aria la bottiglia cade e scompare inesorabilmente... tanti sono i piani del palazzo che non si puo' nemmeno udire il suono dei vetri infranti. Si gira per guardare un ultima volta quel pannello di cristallo e' rimasto solo un numero... si ode un rumore di esplosione... le bomole avevano generato un esplosione tale da sospingere l'uomo fuori dalla finestra... giu' verso quell'inferno di macerie... dall'altra parte del telefono: "pronto? chi e'? C'e qualcuno ? Vi prego se c'e' qualcuno mi risponda vi scongiuro!"
Vi e' un calo di corrente e la cade la linea... si riavvia il telvisore e ricompare la sinuosa e sorridente creatura sintetica mentre il resto va a
fuoco...
"Buongiorno signore oggi sono le ore 19.45 del venticinque dicembre la temperatura esterna e' di 43 gradi centigradi mi permetta di augurarle ancora un buon Natale"
_______o'DnG
_ /
\/ISION-X -= *vision-x@freenet.hut.fi* =-
-!- Spot 1.3a Unregistered
! Origin: Ohhhh my soul,I love you strange kind of woman.... (99:392/1.7)
SEEN-BY: 391/1 2 4 5 6 7 8 392/1 393/1 395/1 396/1
@PATH: 392/1 391/1
lunedì 8 dicembre 2008
Computering
[Questa è roba almeno del 1995; la versione 2.0 la misi su ridere.ita in quel periodo...]
Computering
Il timer a Dasd City by passava tranquillo. Dopo l'ultimo processor ad un ladro di polling tutto sembrava quiet.
Nel saloon si giocava a card.
Appoggiato al benchmark, Job sorseggiava un punch fumando una cisc.
Dal cinturone pieno di cartridge pending una Browsing 48K.
L'host stava pulendo con uno scratch una picture del Generale Cluster.
All'improvviso... shutdown!!!
Si open la port ed enter Blank, point il digit e disse: "Ehy, Job, brutto figlio di put, mi hanno detto che fai il default con Key, la mia ragazza!"
"Output di qui e non mi rompere le labels else ti unpack il queue", response Job all'inquiry di Blank.
"Non fare il buffer, ti pare il modem di parlarmi?", disse Blank.
"Mettiamo le cluse in sinclair e non fare il phase", lo interrupt Job, "Ho fatto il default con Key perché tu la lasci sempre standalone e io la console. E lo farò finché mi farà commodore!"
Ma aveva fatto l'acounting senza l'host...
Improvvisamente, Vtoc!... Vtoc!... Enter gli otto fratelli bit della banda Byte, amici di Blank, che avevano sentence tutto.
Job li view con la code dell'occours. Gli dissero: "Ci display per te, ma ti faremo passare un brutto roscoe perché sei un uomo senza password!!"
Job estrasse la sua 48K, la pointer contro di loro e fece Dump! Dump!
Input in quel momento Key, la ragazza di Blank, che crash colpita da Job.
Invano tentarono di rename, la stanby su un package abbastanza software e la fasciarono con della abend ma ormai la sua sort era signoff.
Chiamarono allora il padre Priority che la until con l'olio send; ma prima di memory risolta a Job disse, con un file di voice: "Caro amico, questa è la EOF; sii fortran: era sincom stare con te, dammi un ultimo batch!"
Job acconsentì e la basic.
Appena terminal, Key expired branche al cobol di Job, diventando hardware senza possibilità di restart... e la sua anima ascending al Cyl.
"Il delete non payroll..." mormorò l'host scrolling la test.
Fuori tirava un vento flag. Il disk della luna si era retry fra le nuvole.
Blank, Job e i fratelli Byte order all'host un drum che bevvero in un source.
Poi sysin camminarono con passo floppy e le mani in task lasciandosi alle spalle il saloon e la bella Key more...
Intanto init a piovere e si separarono alla search di un recovery per la not.
La storage di Key è finita. Se return a Dasd City, record di visitare la tomba di Key per depending un mazzo di overflow.
Requiesce in Pause
Computering 2.0 (di Grizzly)
> Il timer a Dasd City by passava tranquillo.
Ormai sono trascorsi molti timesharing, giù a Dasd City.
Job, loggandosi al vecchio saloon, sentiva ancora l'aria pesante di quel giorno, quando crashò Key...
Il vecchio benchmark di sempre, i vecchi tavolini e le sedie, malati terminals che bevevano birra, qualcuno un po' troppo output di testa...
"Hei, host! Dammi del lynx con ghiaccio."
Estrasse dal pacchetto software (spiegazzato) l'ultima cisc, e iniziò a fumarla lentamente.
Doveva trovare un posto dove poter sleep, al cover e senza troppi mouse: sì, doveva stare zombie per un po'.
La sua mano sfiorò la fedele Browsing 48K, e ripensò a Blank. Per strada risuonava far l'echo di un minuet...
Mget, mget... Dal vortal del saloon venne un rumore di step pesanti, e subito Job seek la head verso la webport.
Uno dopo l'altro entrarono i fratelli Bit: anche per loro il tempo era passato... adesso stavano con una band mafiosa, capeggiata da un certo X25, che tra l'altro aveva killato uno di loro.
Job non talk subito con i Bit, e preferì restare in background per un while.
Ma poi lo find: "Job, vecchiaccio, sei return!"
Job si avvicinò ai sette until li poté abbracciare. "Quella mezza cartridge di Blank come sta? Gli ho script tn3270 volte, ma non mi ha mai setup..."
La reply venne direttamente dalla backdoor del bagno: Blank, con la head molto più free di capelli, telnet di accendere il last fiammifero per switch on il suo fetente fsck.
Job era sul point di printf il suo Zip acceso a Blank, quando successe.
Tutto fu shared nello stesso istante: Blank riconobbe il vecchio amico, e fece per salutarlo, e HP-UX input nel saloon con la sua AS400 Magnum ben carica in mano, mentre i fratelli Bit che ne avevano scorto il visa, si erano disposti in format.
Top! Top! I colpi secchi risuonarono all'interno del localhost, e caddero.
HP-UX aveva trovato ACK per i suoi ENQ, ma in middle ci era rimasto anche il power Job: un brutto code al bracket sinistro.
Blank prese Job per il kool e cercò di rename, perché sembrava avere gli hayes vacui.
Lo get sul pavimento per scan se ci fossero altri feriti: uno dei fratelli bit, solo superficial, un mark sulla space.
L'host si hangup da sotto il benchmark con gli occhietti vispi come delphi, scanning se c'erano altri bad-blocks dietro HP-UX, ma per fortuna enter lo sceriffo brandendo un qwk a pompa, e visto HP-UX gli scaricò subito due ping nella backdoor. HP-UX signoff in terra con un espressione bsod.
Mentre un medico fasciava il bracket di Job con un banner, due man dello sceriffo exit con HP-UX cover da uno spreadsheet. Il medico si occupò quindi di uno dei fratelli Bit, e Job loop in dir di esso, prima di scuotere melanconicamente la testa. Ci sarebbe stato sempre qualche tail dei tali che avrebbe cercato di attentare alla sua life, per cui da quel giorno decise che mai più sarebbe return a Dasd City, per maggiore security.
Passò dal recycled per lasciare un overflow a Key, e poi si diresse deciso stdout dalla città.
mercoledì 12 novembre 2008
Ancora, ancora, ancora.
Il bosco e' silenzioso. Silenzioso e difficile. Ma quello che non ti uccide ti rende piu' forte. Deve renderti piu' forte. Deve essere cosi': non puo' essere altrimenti.
Sei rimasto solo.
No, non e' vero!
Si, sei rimasto solo. Il bosco e' silenzioso. Il rumore della pioggia non ti porta a nulla.
No! Ti ho detto che non e' vero. La pioggia, si. Mi ricordo. Quei giorni in cui la pioggia rendeva difficile la connessione. La corrente elettrica non aiutava mai. Le linee si intasavano.
Ma ora e' difficile. Forse no. Come puoi crederci ancora. Ascolta la CB: nessun rumore. Neppure la piu' bassa forma di QRM, la banda AM e' pulita come il rumore della pioggia sul bosco. Neppure li' e' rimasto piu' nessuno.
No, non e' vero... non puo' essere vero. Lo so.
Lo so. Hai scritto il mio indirizzo IP dappertutto. Ho fatto broadcast, ho inciso le pietre sul mio stesso cammino.
172.29.65.44
Lo hai gridato. Lo hai gridato ai quattro venti. Finche' ogni numero ha perso di significato. Finche' ogni sillaba, ogni singolo fiato non ha avuto piu' senso.
E continuero'. Continuero' ancora. Centosettantadue punto ventinove punto sessantacinque punto quarantaquattro, il mio nodo e' sempre on-line.
Anche tu sei sempre on-line, anche se ti allontani. Il tuo telefono funziona?
Si, le batterie sono cariche ed il tono di linea non manca.
Non ha senso.
Anche la corrente non manca mai.
Non ha senso: sei elettricamente e telefonicamente autonomo.
Smettila!
Perche'?
Smettila, ti ho detto di smetterla.
Sei solo. Senti la mancanza degli uomini, delle donne, degli animali... degli insetti.
Rosetta. La puledra del vicino. Te la ricordi, vero? Ogni sera in cui potevi passeggiare fino al limitare delle stalle. Lei che non si faceva toccare da nessuno. Lei che era la cavallina piu' timida e impaurita della vallata.
Si. Ma non temeva le delicate carezze sul muso bianco chiazzato di marrone.
E sotto il muso, sulla gola. Si, ricordi? Stendeva il collo in avanti come un felino e si lasciava accarezzare la gola.
Una gola da tagliare con un rasoio. Smettila. No, devo smetterla. Si, dovevo tagliarla, quella gola. Forse almeno lei non avrebbe sofferto. Anche altri hanno sofferto. Tutti hanno sofferto. Anche io sto soffrendo. E una donna, un uomo, un vicino.
Una sigaretta, magari. Quella calda sensazione del fumo che ti scende lungo la gola, quella opprimente sensazione di catarro appena svegliato la mattina. Quelle sensazioni, si: quelle sensazioni che non ci sono piu'.
E il rumore della pioggia, si. Anche quello mi ricordo. Non hai bisogno di ricordarlo: sta piovendo.
Gia', e poi smettera', ma solo fino a quando non ricomincera' a piovere ancora.
E lo schermo del computer, l'avviamento del sistema operativo, e la gente, e le stelle.
Il buio di un cielo senza stelle. No, non e' vero: smettila. Ci sono le stelle: le ho viste. Ho visto ancora il gran carro, e le sette stelle mi hanno guardato dall'alto. Ci hanno guardato. Hanno visto me, ma hanno visto anche gli altri.
Ma forse non ci sono gli altri. Forse non ci sono neanche io. Forse non c'e' piu' neanche il pianeta.
Sei tu che l'hai voluto.
Magari un'invasione di astronavi scintillanti nel cielo buio sarebbe stata meglio, magari una malattia sconosciuta, magari un rasoio che tagliava la gola di Rosetta.
Smettila, non voglio parlarne.
Magari un cane. Un fedele amico da accarezzare sotto la gola.
Ti ho detto che non voglio parlarne.
E che cosa farai? Griderai al vento? Centosettantadue, punto ventinove, punto sessantacinque, punto quarantaquattro. Ti ho gia' detto che sono on-line?
Sono sempre on-line.
Ma a che pro?
La banda AM e' silenziosa. Il bosco e' silenzioso. Il cielo e' silenzioso. No il cielo piove, ma sopra le nuvole e' silenzioso.
Il mondo e' silenzioso. Anche io sono silenzioso.
I tuoi abiti sono strappati, lisi, consumati e sporchi.
Ti mancano degli abiti puliti.
Magari non tuoi. Magari in qualche casa e' rimasto qualcosa da poter accapparrare. Magari qualche puledrina a cui tagliare la gola. Ti ho detto che non voglio parlarne. Ma i cavalli non si vestono. E i cavalieri sono gentili. Io sono un chierico guerriero. La mia maledizione spargera' gli atomi del tuo corpo in terreni lontani ampi migliaia e migliaia di acri. Sono molto bravo con gli incantesimi, sai?
Sono molto bravo anche con il computer, e il mio nodo e' sempre on line.
172.29.65.44 e' il mio indirizzo, ed e' li', che aspetta. Anche il mio telefono e' li', e aspetta anche lui.
Anche tu aspetti.
Smettila.
Smettila.
Il bosco nasconde molte insidie, nel silenzio. Nel buio.
Non ho paura del buio.
Ma hai paura del silenzio.
Si.
No. Ho rispetto del silenzio. Ho paura del buio. Anzi no. Ho rispetto del buio, ho paura del silenzio.
Dal bosco salteranno fuori spiriti maligni che cavalcheranno puledre immacolate, uccidendo gli uomini liberi. E scaglieranno maledizioni sulla rete. E la rete non funzionera' piu'. E non funzionera' piu' il CB, non funzionera' piu' il telefono. Anche la tua mente vacillera'.
Non senti questo rumore?
Si. E' la pioggia che cade fitta sugli alberi del bosco.
E' il gruppo di generazione elettrica che fa il suo dovere. E' l'antenna della rete senza fili. La rete e la CB fanno il giro del mondo.
Centosettantadue, ventinove, sessantacinque e quarantaquattro. Sommali e saprai quante volte queste parole hanno fatto il giro del mondo. Moltiplicali e saprai di quanti parsec si sono allontanate dall'universo.
Il bosco e' silenzioso. Ma vuoi affrontarlo. Piove... chi ha da andar, vada, che l'acqua non e' spada!
Voglio le coccole. Voglio qualcuno. Voglio qualcosa. Voglio solo qualcuno.
Guarda quei lampi sopra il bosco.
E' il ritorno degli uomini liberi, e' la festa per il ritorno dell'umanita': sono fuochi d'artificio che annunciano felicita'. E sono fulmini che saettano fra gli alberi del bosco, per rompere la monotonia della pioggia.
La pioggia non e' monotona.
Aspetta.
Smettila.
Forse senti il rumore di un cavallo che si avvicina? Ti ho detto di smetterla: non voglio parlarne, e se non la smetti...
La rinascita della rete passa anche dalla pioggia. Dalla CB, dalla radio, dal wi-fi, dal wi-max. Che belle parole piene. Sei un mago del computer, ma con cui parlerai di protocolli di rete?
Alle margherite.
A chi ripeterai incessantemente quel centosettantadue punto ventinove punto sessantacinque punto quarantaquattro che ti rimbomba nella testa?
Alle margherite.
E per quanto tempo? Alle margherite. Non mi stai ascoltando. Non ti sto ascoltando. Non c'e' niente oltre il rumore della pioggia. Non c'e' nessun telefono, non c'e' nessun computer, non c'e' nessun uomo. Non c'e' piu' nulla. Non ci sono neppure puledre sgozzate.
Ti ho detto di smetterla. Subito.
Smetterla di piovere? Smetterla di pronunciare quegli inutili quattro numeri che ormai saturano le strade, le pietre miliari, le rocce da qui a molto lontano?
Continua, allora. Continua ancora, e ancora, e ancora fino all'infinito.
Qualcuno prima o poi si trovera'. Devi smetterla.
Smetterla di sperare. Il bosco e' silenzioso. Nessuno tornera'. Nessuno verra'. Nessuno chiamera'. Nessuno sei tu, nessuno sono io, nessuno e' l'io, nessuno e' nessuno.
Smettila! Non ti sopporto!
Che cosa vuoi fare? Accarezzarmi il muso come con Rosetta? Fare l'amore con me come quando avevi una moglie? Giochiamo a carte, bevendoci una birra, in ricordo dei vecchi tempi. Accendiamo la tv via cavo, e vedrai come ci sono piu' di cento canali di pioggia. E di silenzio.
Uscirai sotto la pioggia. Rimarrai a guardare il bosco. E sentiro' la pioggia battere sulla mia testa, sulle mie spalle, e sui miei timpani.
Stanno arrivando!
Non e' vero, e lo sai. Non c'e' nessuno. Nessuno sta arrivando.
Lo sai. Lo hai sempre saputo. Sarebbe successo prima o poi, e non puoi dire che non te lo aspettavi. Perche' lo volevi. No! Smettila! Basta!
Non ti sopporto piu'!
Centosettantadue, punto ventinove, punto sessantacinque, punto quarantaquattro, il mio nodo e' on-line, il mio server VoIP e' on-line, la mia stessa vita e' on-line. Ditemi quando potro' sapere che cosa mi resta al di fuori della pioggia.
Che sta finendo.
Smettila. Qualcuno ha tagliato la gola al dio della pioggia. Smettila, ti ho detto.
Non voglio parlarne. No, anzi, non voglio parlare. E' tardi. Ora che smette di piovere il bosco e' ancora piu' silenzioso. Ed il cielo e' sempre piu' buio.
Non e' vero. Guarda: quella e' una fetta di luna, e quella e' una stella. Anzi no, e' Venere. O Marte, o una stella solitaria.
Una nave spaziale intergalattica che viene a prenderti, per portarti in un mondo completamente diverso da questo, dove essere completamente solo. Solo tu. Solo tua moglie, il tuo vicino, il resto del mondo, Rosetta, chi ti manca ancora?
Mi manchi tu. O magari, non saprei, un peluche.
Molto piu' sopportabile di te, di certo. E di questo maledetto computer che sta di nuovo macinando dati senza motivo. Questo hard disk e' inaffidabile.
Basta! Smettila! Non ne posso piu'! Il bosco e' silenzioso! E faro' rumore! Centosettantadue! Punto ventinove! Punto sessantacinque! Punto quarantaquattro! Voglio morire! Voglio morire da solo in un mondo silenzioso e abbandonato! Voglio morire nel bosco intorno a questa casa! Voglio morire con il rumore di fondo del CB che mi ricorda la pioggia che non c'e' piu'! Basta!
"Signore, il ping si e' interrotto improvvisamente mentre cercavamo di aprire una sessione telnet con la bbs, e non risponde piu' nessuna porta." il soldato era davanti al monitor e sembrava stupefatto.
"Avete provato anche sulle altre frequenze?", chiese l'ufficiale che sembrava invecchiare a vista d'occhio ogni secondo che passava.
"Il QRM sta tornando lentamente, e stiamo verificando l'esistenza di altri segnali visivi o tecnologici."
"Qual'era l'indirizzo IP di quella bbs?"
"Dunque... 172.29.65.44"
"Punto ventinove... avete chiamato sul canale 29 CB?"
"Uhm... no, signore. Ci provo subito!"; il giovane soldato prese dalla sua sinistra il mike arruginito, mentre la mano destra ruotava una manopola dentata finche' accanto allo schermo del computer non comparve un 29 a cifre led tremolanti, poi parlo': "Attenzione binario 29, attenzione binario 29: qui e' la stazione tecnica Orionis. Se c'e' qualcuno che riesce a copiarci, risponda, per favore. E' della massima importanza. C'e' rimasto ancora qualcuno sul pianeta? Cambio."
Solo un lieve tremito nel QRM di fondo fu l'unica risposta. Il giovane soldato intanto con la mano libera non smetteva di digitare comandi e test di rete in direzione di quell'unico indirizzo IP di cui erano presenti tracce dovunque.
"Attenzione binario 29: qui e' la stazione tecnica Orionis. Se qualcuno mi copia, mi risponda. E' importante! Cambio."
Il rumore dei tasti battuti sulla tastiera del computer fu la risposta piu' eloquente della frequenza AM: "Attenzione binario 29: qui e' la stazione tecnica Orionis. Sysop della bbs su 172.29, se mi copi vieni avanti. Dobbiamo sapere se e' sopravvissuto qualcuno... cambio... Inutile signore. Deve essere stato l'ultimo nodo di rete che disponeva di un qualche generatore."
"Maledizione. Ma deve esserci rimasto qualcuno. Non puo' essere rimasto solo il bosco!"
"Il bosco e' silenzioso, signore".
Sei rimasto solo.
No, non e' vero!
Si, sei rimasto solo. Il bosco e' silenzioso. Il rumore della pioggia non ti porta a nulla.
No! Ti ho detto che non e' vero. La pioggia, si. Mi ricordo. Quei giorni in cui la pioggia rendeva difficile la connessione. La corrente elettrica non aiutava mai. Le linee si intasavano.
Ma ora e' difficile. Forse no. Come puoi crederci ancora. Ascolta la CB: nessun rumore. Neppure la piu' bassa forma di QRM, la banda AM e' pulita come il rumore della pioggia sul bosco. Neppure li' e' rimasto piu' nessuno.
No, non e' vero... non puo' essere vero. Lo so.
Lo so. Hai scritto il mio indirizzo IP dappertutto. Ho fatto broadcast, ho inciso le pietre sul mio stesso cammino.
172.29.65.44
Lo hai gridato. Lo hai gridato ai quattro venti. Finche' ogni numero ha perso di significato. Finche' ogni sillaba, ogni singolo fiato non ha avuto piu' senso.
E continuero'. Continuero' ancora. Centosettantadue punto ventinove punto sessantacinque punto quarantaquattro, il mio nodo e' sempre on-line.
Anche tu sei sempre on-line, anche se ti allontani. Il tuo telefono funziona?
Si, le batterie sono cariche ed il tono di linea non manca.
Non ha senso.
Anche la corrente non manca mai.
Non ha senso: sei elettricamente e telefonicamente autonomo.
Smettila!
Perche'?
Smettila, ti ho detto di smetterla.
Sei solo. Senti la mancanza degli uomini, delle donne, degli animali... degli insetti.
Rosetta. La puledra del vicino. Te la ricordi, vero? Ogni sera in cui potevi passeggiare fino al limitare delle stalle. Lei che non si faceva toccare da nessuno. Lei che era la cavallina piu' timida e impaurita della vallata.
Si. Ma non temeva le delicate carezze sul muso bianco chiazzato di marrone.
E sotto il muso, sulla gola. Si, ricordi? Stendeva il collo in avanti come un felino e si lasciava accarezzare la gola.
Una gola da tagliare con un rasoio. Smettila. No, devo smetterla. Si, dovevo tagliarla, quella gola. Forse almeno lei non avrebbe sofferto. Anche altri hanno sofferto. Tutti hanno sofferto. Anche io sto soffrendo. E una donna, un uomo, un vicino.
Una sigaretta, magari. Quella calda sensazione del fumo che ti scende lungo la gola, quella opprimente sensazione di catarro appena svegliato la mattina. Quelle sensazioni, si: quelle sensazioni che non ci sono piu'.
E il rumore della pioggia, si. Anche quello mi ricordo. Non hai bisogno di ricordarlo: sta piovendo.
Gia', e poi smettera', ma solo fino a quando non ricomincera' a piovere ancora.
E lo schermo del computer, l'avviamento del sistema operativo, e la gente, e le stelle.
Il buio di un cielo senza stelle. No, non e' vero: smettila. Ci sono le stelle: le ho viste. Ho visto ancora il gran carro, e le sette stelle mi hanno guardato dall'alto. Ci hanno guardato. Hanno visto me, ma hanno visto anche gli altri.
Ma forse non ci sono gli altri. Forse non ci sono neanche io. Forse non c'e' piu' neanche il pianeta.
Sei tu che l'hai voluto.
Magari un'invasione di astronavi scintillanti nel cielo buio sarebbe stata meglio, magari una malattia sconosciuta, magari un rasoio che tagliava la gola di Rosetta.
Smettila, non voglio parlarne.
Magari un cane. Un fedele amico da accarezzare sotto la gola.
Ti ho detto che non voglio parlarne.
E che cosa farai? Griderai al vento? Centosettantadue, punto ventinove, punto sessantacinque, punto quarantaquattro. Ti ho gia' detto che sono on-line?
Sono sempre on-line.
Ma a che pro?
La banda AM e' silenziosa. Il bosco e' silenzioso. Il cielo e' silenzioso. No il cielo piove, ma sopra le nuvole e' silenzioso.
Il mondo e' silenzioso. Anche io sono silenzioso.
I tuoi abiti sono strappati, lisi, consumati e sporchi.
Ti mancano degli abiti puliti.
Magari non tuoi. Magari in qualche casa e' rimasto qualcosa da poter accapparrare. Magari qualche puledrina a cui tagliare la gola. Ti ho detto che non voglio parlarne. Ma i cavalli non si vestono. E i cavalieri sono gentili. Io sono un chierico guerriero. La mia maledizione spargera' gli atomi del tuo corpo in terreni lontani ampi migliaia e migliaia di acri. Sono molto bravo con gli incantesimi, sai?
Sono molto bravo anche con il computer, e il mio nodo e' sempre on line.
172.29.65.44 e' il mio indirizzo, ed e' li', che aspetta. Anche il mio telefono e' li', e aspetta anche lui.
Anche tu aspetti.
Smettila.
Smettila.
Il bosco nasconde molte insidie, nel silenzio. Nel buio.
Non ho paura del buio.
Ma hai paura del silenzio.
Si.
No. Ho rispetto del silenzio. Ho paura del buio. Anzi no. Ho rispetto del buio, ho paura del silenzio.
Dal bosco salteranno fuori spiriti maligni che cavalcheranno puledre immacolate, uccidendo gli uomini liberi. E scaglieranno maledizioni sulla rete. E la rete non funzionera' piu'. E non funzionera' piu' il CB, non funzionera' piu' il telefono. Anche la tua mente vacillera'.
Non senti questo rumore?
Si. E' la pioggia che cade fitta sugli alberi del bosco.
E' il gruppo di generazione elettrica che fa il suo dovere. E' l'antenna della rete senza fili. La rete e la CB fanno il giro del mondo.
Centosettantadue, ventinove, sessantacinque e quarantaquattro. Sommali e saprai quante volte queste parole hanno fatto il giro del mondo. Moltiplicali e saprai di quanti parsec si sono allontanate dall'universo.
Il bosco e' silenzioso. Ma vuoi affrontarlo. Piove... chi ha da andar, vada, che l'acqua non e' spada!
Voglio le coccole. Voglio qualcuno. Voglio qualcosa. Voglio solo qualcuno.
Guarda quei lampi sopra il bosco.
E' il ritorno degli uomini liberi, e' la festa per il ritorno dell'umanita': sono fuochi d'artificio che annunciano felicita'. E sono fulmini che saettano fra gli alberi del bosco, per rompere la monotonia della pioggia.
La pioggia non e' monotona.
Aspetta.
Smettila.
Forse senti il rumore di un cavallo che si avvicina? Ti ho detto di smetterla: non voglio parlarne, e se non la smetti...
La rinascita della rete passa anche dalla pioggia. Dalla CB, dalla radio, dal wi-fi, dal wi-max. Che belle parole piene. Sei un mago del computer, ma con cui parlerai di protocolli di rete?
Alle margherite.
A chi ripeterai incessantemente quel centosettantadue punto ventinove punto sessantacinque punto quarantaquattro che ti rimbomba nella testa?
Alle margherite.
E per quanto tempo? Alle margherite. Non mi stai ascoltando. Non ti sto ascoltando. Non c'e' niente oltre il rumore della pioggia. Non c'e' nessun telefono, non c'e' nessun computer, non c'e' nessun uomo. Non c'e' piu' nulla. Non ci sono neppure puledre sgozzate.
Ti ho detto di smetterla. Subito.
Smetterla di piovere? Smetterla di pronunciare quegli inutili quattro numeri che ormai saturano le strade, le pietre miliari, le rocce da qui a molto lontano?
Continua, allora. Continua ancora, e ancora, e ancora fino all'infinito.
Qualcuno prima o poi si trovera'. Devi smetterla.
Smetterla di sperare. Il bosco e' silenzioso. Nessuno tornera'. Nessuno verra'. Nessuno chiamera'. Nessuno sei tu, nessuno sono io, nessuno e' l'io, nessuno e' nessuno.
Smettila! Non ti sopporto!
Che cosa vuoi fare? Accarezzarmi il muso come con Rosetta? Fare l'amore con me come quando avevi una moglie? Giochiamo a carte, bevendoci una birra, in ricordo dei vecchi tempi. Accendiamo la tv via cavo, e vedrai come ci sono piu' di cento canali di pioggia. E di silenzio.
Uscirai sotto la pioggia. Rimarrai a guardare il bosco. E sentiro' la pioggia battere sulla mia testa, sulle mie spalle, e sui miei timpani.
Stanno arrivando!
Non e' vero, e lo sai. Non c'e' nessuno. Nessuno sta arrivando.
Lo sai. Lo hai sempre saputo. Sarebbe successo prima o poi, e non puoi dire che non te lo aspettavi. Perche' lo volevi. No! Smettila! Basta!
Non ti sopporto piu'!
Centosettantadue, punto ventinove, punto sessantacinque, punto quarantaquattro, il mio nodo e' on-line, il mio server VoIP e' on-line, la mia stessa vita e' on-line. Ditemi quando potro' sapere che cosa mi resta al di fuori della pioggia.
Che sta finendo.
Smettila. Qualcuno ha tagliato la gola al dio della pioggia. Smettila, ti ho detto.
Non voglio parlarne. No, anzi, non voglio parlare. E' tardi. Ora che smette di piovere il bosco e' ancora piu' silenzioso. Ed il cielo e' sempre piu' buio.
Non e' vero. Guarda: quella e' una fetta di luna, e quella e' una stella. Anzi no, e' Venere. O Marte, o una stella solitaria.
Una nave spaziale intergalattica che viene a prenderti, per portarti in un mondo completamente diverso da questo, dove essere completamente solo. Solo tu. Solo tua moglie, il tuo vicino, il resto del mondo, Rosetta, chi ti manca ancora?
Mi manchi tu. O magari, non saprei, un peluche.
Molto piu' sopportabile di te, di certo. E di questo maledetto computer che sta di nuovo macinando dati senza motivo. Questo hard disk e' inaffidabile.
Basta! Smettila! Non ne posso piu'! Il bosco e' silenzioso! E faro' rumore! Centosettantadue! Punto ventinove! Punto sessantacinque! Punto quarantaquattro! Voglio morire! Voglio morire da solo in un mondo silenzioso e abbandonato! Voglio morire nel bosco intorno a questa casa! Voglio morire con il rumore di fondo del CB che mi ricorda la pioggia che non c'e' piu'! Basta!
"Signore, il ping si e' interrotto improvvisamente mentre cercavamo di aprire una sessione telnet con la bbs, e non risponde piu' nessuna porta." il soldato era davanti al monitor e sembrava stupefatto.
"Avete provato anche sulle altre frequenze?", chiese l'ufficiale che sembrava invecchiare a vista d'occhio ogni secondo che passava.
"Il QRM sta tornando lentamente, e stiamo verificando l'esistenza di altri segnali visivi o tecnologici."
"Qual'era l'indirizzo IP di quella bbs?"
"Dunque... 172.29.65.44"
"Punto ventinove... avete chiamato sul canale 29 CB?"
"Uhm... no, signore. Ci provo subito!"; il giovane soldato prese dalla sua sinistra il mike arruginito, mentre la mano destra ruotava una manopola dentata finche' accanto allo schermo del computer non comparve un 29 a cifre led tremolanti, poi parlo': "Attenzione binario 29, attenzione binario 29: qui e' la stazione tecnica Orionis. Se c'e' qualcuno che riesce a copiarci, risponda, per favore. E' della massima importanza. C'e' rimasto ancora qualcuno sul pianeta? Cambio."
Solo un lieve tremito nel QRM di fondo fu l'unica risposta. Il giovane soldato intanto con la mano libera non smetteva di digitare comandi e test di rete in direzione di quell'unico indirizzo IP di cui erano presenti tracce dovunque.
"Attenzione binario 29: qui e' la stazione tecnica Orionis. Se qualcuno mi copia, mi risponda. E' importante! Cambio."
Il rumore dei tasti battuti sulla tastiera del computer fu la risposta piu' eloquente della frequenza AM: "Attenzione binario 29: qui e' la stazione tecnica Orionis. Sysop della bbs su 172.29, se mi copi vieni avanti. Dobbiamo sapere se e' sopravvissuto qualcuno... cambio... Inutile signore. Deve essere stato l'ultimo nodo di rete che disponeva di un qualche generatore."
"Maledizione. Ma deve esserci rimasto qualcuno. Non puo' essere rimasto solo il bosco!"
"Il bosco e' silenzioso, signore".
sabato 8 novembre 2008
Adesso
E' un'analisi strana di un futuro prossimo regolato dalle norme tecnologiche di questa grande compagnia di telecomunicazioni, che ormai ha stabilito il controllo totale e globale di ogni transazione elettronica privata e pubblica.
In un frammisto di passato e futuro l'unica sicurezza e' data da questo strano ed ambiguo personaggio, consumato dall'orgoglio dei suoi stessi ricordi, ultima pietra miliare prima del grande buio...
C'e' stato un periodo in cui io ho scritto qualcosa, ma e' stato un periodo anteriore sia al libro che al blog. Era un periodo in cui internet cominciava a prendere piede e forma di strumento che rischiava (forse profeticamente) un'esagerato sfruttamento commerciale, troppo prossimo al paradigma "Rete = Web" i cui contenuti sono generati dalle multinazionali.
La convergenza di comunicazioni, telecomunicazioni, contenuti, servizi: tutto quanto passa dalla rete, e la rete e' in mano a pochi.
E' stata una torrida estate, quella del 1997, quando ho scritto questa storia (forse qualcuno se la ricorda pure), ed ora che la ho ritrovata voglio condividerla (nuovamente, era sul mio vecchio sito) con tutti.
[PS: almeno un'altra persona so che la sta rileggendo con una lacrimuccia che gli scende lentamente lungo la guancia. (-: ]
Nella stanza c'e' aria viziata, ma l'unica finestra e' incastrata da almeno dieci anni.
E' buio, il letto scomodo.
Cosa mi ricordo? Poco.
Presto mi verranno a prendere, o no? Mi hanno abbandonato? Quanto tempo e' che non vedo nessuno? Giorni, forse. Il buio mi confonde le idee.
Adesso dovrebbe essere notte. Ho sonno, ma il rumore della pioggia mi tiene sveglio.
Un tuono smuove la camera. Stringo la coperta crespa fra le mani.
"Quante volte lo hai gia' fatto?", Francis mi guardo' preoccupato, mentre salivo in macchina.
"Credo una decina, forse di piu', devo dire che non le ho mai contate."
Il rumore della pioggia in crescendo mi ricorda un vecchio disco di Oldfield, il buio e' morbido, amaro ed impalpabile.
Il sapore dell'acetilsalicilico nella cola mi ha lasciato dei segni in bocca, Metaterm e' gia' difficile da configurare da lucidi, figuriamoci in acido.
"Naaa. In trip e' piu' facile, di sicuro"; il rassicurante freddo buio intorno a me.
"Set terminal server as default access point, ma che cazzo e'? Aspetta, fammi guardare l'help, no forse me lo ricordo, dovrebbe essere no, perche' voglio cambiare il mio sistema di accesso in base al network address di chiamata.", lo schermo scuro davanti a me.
Scuro.
Perche' nessuno voleva ascoltarmi? Lo avevo previsto, ma sono stato l'unico a non farsi fregare, il solo.
E' diventato un affare per ricchi, e dire che una volta bastava un cesso per allacciarsi, ora col cesso ci guardi gli stronzi cagati dal riccone per te.
Odioso. La coperta e' vecchia, mi ricorda una specie di pezza di lana dei tempi del campeggio.
"Okkay, adesso penso che ci voglia un buon caffe', magari sopra ci mettiamo anche una sigaretta, e intanto si comincia."
La sensazione del caffe', nero, freddo e amaro mi riporta nella stanza.
Ho bisogno di una sigaretta. Nella tasca della camicia sento il tabacco; e' difficile rollarsi una sigaretta al buio? In fondo non guardo mai la sigaretta mentre la rigiro.
La luce dell'accendino mi ferisce gli occhi, e proietta ombre tremolanti sulle pareti bianche dove si stagliano i pochi mobili.
Un po' di luce filtra da quella maledetta finestra, ogni volta la devo chiudere per bene con una sbarra e pogiarci un libro, ma lo stesso filtra della luce, il risveglio mattutino cosi' non e' dei migliori.
Voglio il buio, il buio profondo. C'e' chi ha paura del buio, io ho paura della luce...
Una volta tenevo sempre dei pacchetti di sigarette nascosti tutto intorno per non restare mai senza.
Mai piu' senza!
Brontolio di temporale sommesso.
Ricordo che una notte, disperso in piena notte sulla provinciale, avevo trovato un accesso (Incredibile, siamo alle tecnologie piu complesse, e poi in campagna c'e' fibra ottica tirata coi paletti di legno, classe '960) e stavo cercando di interfacciarmi; la mia riuscita fu accompagnata (applaudita?) da un carosello di fuochi artificiali qualche kilometro avanti a me: conclusione pagana di qualche antica tradizione religiosa dell'entroterra.
Ed avevo afferrato la ricchezza della rete, in una fresca sensazione di erba tagliata, disteso sul terreno e sotto le stelle.
Una volta la natura era bella.
Ora non c'e' piu la natura. No. C'e'. La pioggia. Sento in lontananza un rumore. Stanno arrivando.
C'e' tanta spazzatura, intorno a me. Butto la sigaretta davanti a me.
Una fugace toccata sotto al cuscino mi fa sentire la rigida struttura della card: nessuno sa che esiste, e per ora nessuno lo deve sapere.
La porta si apre, filtra la luce del giorno davanti a me.
Un altro tuono. La pioggia impazza.
"Francis, te lo ho gia' detto: dopo non ci saranno altre possibilita'. Siamo pronti?"
La sua risposta fulminea mi preoccupa: "Andiamo."
Sono passati tre anni da quando lo ho scoperto. E fino ad ora ho conservato i due segreti. Uno, quello dell'accesso, lo ho svelato a qualcuno, anche se nessuno ha la mia abilita'.
L'altro, la scheda, non lo sa nessuno.
Lo stanzino e' vagamente illuminato da una vecchia lampadina. Giunge lo scroscio sordo del temporale.
"Quando piove e' il momento migliore: bastano le puttanate dei tecnici, che lasciano finestre aperte in centrale, o che si fumano una sigaretta prima di iniziare a considerare anche lontanamente come risolvere il guasto."
Francis ed io non ci parliamo mai, ormai da tempo. Siamo diventati meccanici: io gli do la rete, e lui mi da qualcosa per tirarmi su. Ma non siamo meccanici, no, lo ammetto. C'e' ancora un sorriso d'intesa fra di noi.
Siamo nella casa di campagna in pochi minuti; Robert lancia un pacchetto di sigarette sul tavolo, lo guardo in silenzio, poi ne estraggo una Philip Morris pulita pulita (Cazzo, quanto tempo che non vedo sigarette normali).
Mi ficco in gola parecchio fumo, il calore della sigaretta mi riscalda, in mezzo a tutto questo freddo... a tutta questa pioggia. Vivo solo nella pioggia. La sigaretta mi riscalda l'anima. Poi butto le mani sulla tastiera, giusto il tempo di sbatacchiare qualche tasto a caso.
Che polli, hanno chiuso tutte le vie di accesso normali, ma non hanno toccato neanche una delle decine di backdoor che mi sono lasciato.
Il loro sistema di sicurezza e' piu' bucato di uno scolapasta, ma preferisco non parlare: niente commenti, niente sorrisi sbilenchi... il tempo e' passato. Ed ora ti bustano come niente se non ti pari il culo per bene.
.LOGIN U#=1014 /SERVER /NET=ON /PVT
Ora avranno pane per i loro denti, e crederanno di aver trovato il covo degli hackers cattivi.
"Andiamo", credo che si siano impauriti: mi sono bloccato di botta solo per dire questo, con le mani sollevate dalla tastiera.
Ci dirigiamo in una dispersa localita' di campagna, svariati kilometri piu' a nord della magione dimenticata. Giunti presso una vecchia casa cantoniera, faccio parcheggiare Francis nel magazzino, pronti a scappare.
Ci inerpichiamo a piedi per un sentiero scosceso, in mezzo al vento forte che ha sostituito la pioggia.
E' li', in mezzo al campo coltivato, Francis la vede per la prima volta: "Mio Dio, ma che cazzo e'?"
"L'ultima frontiera, una stazione di rilevamento sismologico in disuso. L'ho scoperta quasi per caso, ma non me la lascio sfuggire."
L'unica cosa che ci aveva accompagnati per oltre venti kilometri era solo il cavo telefonico teso fra i pali, aereo (Classe '960, tanto per cambiare). E lo stesso cavo si inerpicava su per il sentiero, e lo stesso cavo era quello che aveva attirato la mia attenzione, una notte, facendomi incuriosire fino a seguirlo da una punta all'altra, per molti kilometri di terra riarsa...
Francis, guardandomi con circospezione, mi fa incazzare: "Credi che non ci troveranno solo perche' siamo in mezzo alla campagna? Tracceranno la chiamata..."
Io, spazientito: "E andranno laggiu'", puntando in basso, "ad oltre 30 kilometri da qui. A meta' strada c'era la cassetta di derivazione: ho scelto l'azienda agricola piu' lontana, che per ora e' in disuso, ci ho lasciato qualche bel fuoco di paglia con quella puttanata di terminale aperto e poi ho paro paro rigirato i loro due fili con quelli della stazione."
Francis sorrideva soddisfatto: se fossero venuti, li avremmo visti ed avremmo avuto tutto il tempo di scappare.
Era una cosa che avevo visto milioni di volte, quella di tracciare un telefono. Ma il massimo che era successo per non farsi tracciare era di collegare fra di loro alcune cabine del telefono. Perche' nessuno ha mai pensato a giuntarsi ad una linea telefonica, o ad invertire due linee di due posti, in modo che le "forze dell'ordine" puntassero nella casa sbagliata?
Tagliata la piccola rete di recinzione, entro e punto subito dietro l'ingresso del piccolo prefabbricato di metallo.
In un attimo con le tronchesi in mano spello il vecchio doppino da campo, e ficco i due morsetti, mentre Francis tira fuori da dietro il cavo elettrico.
Pogiamo il terminale sul coperchio della botola che conduce al sismografo. Sono pochi istanti, per raggiungere una via diversa.
Francis mi guarda stupefatto mentre estraggo dalla tasca la card. Una vecchia placchetta di plastica ingiallita; sopra ci sono due innoqui numeretti, uno sopra all'altro, laconicamente.
"Se non fosse stato per questo, non ci saremmo mai arrivati."
Il cursore del terminale lampeggia, il mio comando arriva.
.LOGIN U#=00113870 /PUB /PASSWORD=60132
"Eccolo!", l'esclamazione di trionfo mi pervade mentre sul monitor, sotto le decine di frasi senza senso, appare solo un innocuo asterisco.
Il cuore inizia a battermi forte.
Lo digito lentamente, per non commettere errori:
SERVICE /CMD=CLOSE /ACTION=PRITV /NORETURN
Premo con soddisfazione il tasto di invio, per trovarmi davanti solo il laconico messaggio:
THIS WILL CLOSE ALL SATELLITAR AND LAND COMMUNICATIONS
IF YOU ARE REALLY SURE, PLEASE ENTER DEFINITION CODE:
Il cursore lampeggia tranquillo, fermo immobile mentre digito quella maledetta password:
QUESTO E' IL CODICE DI BLOCCO DEFINITIVO DELLE COMUNICAZIONI
Non so se questo sia il codice di default per i routers del sistema multistandard di comunicazione, ma sta di fatto che questa scoperta per me e' stata peggio di quando sul mainframe di Parigi si entrava dando "SYSTEM" ad ogni domanda di identificativo, codice di accesso, nome della libreria e puttanate simili. E si entrava System, mica ospite. Abbiamo buttato giu' Parigi tre volte, una volta sono rimasti isolati una settimana: il simbolo della loro vergogna, ma non se ne erano resi conto.
"Francis, ora tocca a noi"; ci scambiamo un'occhiata d'intesa. Prendo il suo indice con la mia mano, e li avviamo tutti e due a premere una sola volta, in un solo gesto, a due mani, il tasto di invio.
Si.
SELF-DESTRUCT IN PROGRESS... HANG UP
NO CARRIER
Francis si lancia sul cavo della corrente e lo stacca, mentre io con calma tolgo i due coccodrilli e riavvolgo il cavo.
Ci riavviamo, il fedele terminale sotto il mio braccio, Francis con i due mitici cavetti da campeggio.
In lontananza, sulla provinciale, si vedono le luci lampeggianti che corrono verso l'ignara azienda agricola.
Chissa' se si renderanno mai conto di come ho fatto.
Specie adesso, che per parlare devono affacciarsi a gridare dal balcone.
In un frammisto di passato e futuro l'unica sicurezza e' data da questo strano ed ambiguo personaggio, consumato dall'orgoglio dei suoi stessi ricordi, ultima pietra miliare prima del grande buio...
C'e' stato un periodo in cui io ho scritto qualcosa, ma e' stato un periodo anteriore sia al libro che al blog. Era un periodo in cui internet cominciava a prendere piede e forma di strumento che rischiava (forse profeticamente) un'esagerato sfruttamento commerciale, troppo prossimo al paradigma "Rete = Web" i cui contenuti sono generati dalle multinazionali.
La convergenza di comunicazioni, telecomunicazioni, contenuti, servizi: tutto quanto passa dalla rete, e la rete e' in mano a pochi.
E' stata una torrida estate, quella del 1997, quando ho scritto questa storia (forse qualcuno se la ricorda pure), ed ora che la ho ritrovata voglio condividerla (nuovamente, era sul mio vecchio sito) con tutti.
[PS: almeno un'altra persona so che la sta rileggendo con una lacrimuccia che gli scende lentamente lungo la guancia. (-: ]
Adesso
(Di Grizzly)
Piove.(Di Grizzly)
Nella stanza c'e' aria viziata, ma l'unica finestra e' incastrata da almeno dieci anni.
E' buio, il letto scomodo.
Cosa mi ricordo? Poco.
Presto mi verranno a prendere, o no? Mi hanno abbandonato? Quanto tempo e' che non vedo nessuno? Giorni, forse. Il buio mi confonde le idee.
Adesso dovrebbe essere notte. Ho sonno, ma il rumore della pioggia mi tiene sveglio.
Un tuono smuove la camera. Stringo la coperta crespa fra le mani.
"Quante volte lo hai gia' fatto?", Francis mi guardo' preoccupato, mentre salivo in macchina.
"Credo una decina, forse di piu', devo dire che non le ho mai contate."
Il rumore della pioggia in crescendo mi ricorda un vecchio disco di Oldfield, il buio e' morbido, amaro ed impalpabile.
Il sapore dell'acetilsalicilico nella cola mi ha lasciato dei segni in bocca, Metaterm e' gia' difficile da configurare da lucidi, figuriamoci in acido.
"Naaa. In trip e' piu' facile, di sicuro"; il rassicurante freddo buio intorno a me.
"Set terminal server as default access point, ma che cazzo e'? Aspetta, fammi guardare l'help, no forse me lo ricordo, dovrebbe essere no, perche' voglio cambiare il mio sistema di accesso in base al network address di chiamata.", lo schermo scuro davanti a me.
Scuro.
Perche' nessuno voleva ascoltarmi? Lo avevo previsto, ma sono stato l'unico a non farsi fregare, il solo.
E' diventato un affare per ricchi, e dire che una volta bastava un cesso per allacciarsi, ora col cesso ci guardi gli stronzi cagati dal riccone per te.
Odioso. La coperta e' vecchia, mi ricorda una specie di pezza di lana dei tempi del campeggio.
"Okkay, adesso penso che ci voglia un buon caffe', magari sopra ci mettiamo anche una sigaretta, e intanto si comincia."
La sensazione del caffe', nero, freddo e amaro mi riporta nella stanza.
Ho bisogno di una sigaretta. Nella tasca della camicia sento il tabacco; e' difficile rollarsi una sigaretta al buio? In fondo non guardo mai la sigaretta mentre la rigiro.
La luce dell'accendino mi ferisce gli occhi, e proietta ombre tremolanti sulle pareti bianche dove si stagliano i pochi mobili.
Un po' di luce filtra da quella maledetta finestra, ogni volta la devo chiudere per bene con una sbarra e pogiarci un libro, ma lo stesso filtra della luce, il risveglio mattutino cosi' non e' dei migliori.
Voglio il buio, il buio profondo. C'e' chi ha paura del buio, io ho paura della luce...
Una volta tenevo sempre dei pacchetti di sigarette nascosti tutto intorno per non restare mai senza.
Mai piu' senza!
Brontolio di temporale sommesso.
Ricordo che una notte, disperso in piena notte sulla provinciale, avevo trovato un accesso (Incredibile, siamo alle tecnologie piu complesse, e poi in campagna c'e' fibra ottica tirata coi paletti di legno, classe '960) e stavo cercando di interfacciarmi; la mia riuscita fu accompagnata (applaudita?) da un carosello di fuochi artificiali qualche kilometro avanti a me: conclusione pagana di qualche antica tradizione religiosa dell'entroterra.
Ed avevo afferrato la ricchezza della rete, in una fresca sensazione di erba tagliata, disteso sul terreno e sotto le stelle.
Una volta la natura era bella.
Ora non c'e' piu la natura. No. C'e'. La pioggia. Sento in lontananza un rumore. Stanno arrivando.
C'e' tanta spazzatura, intorno a me. Butto la sigaretta davanti a me.
Una fugace toccata sotto al cuscino mi fa sentire la rigida struttura della card: nessuno sa che esiste, e per ora nessuno lo deve sapere.
La porta si apre, filtra la luce del giorno davanti a me.
Un altro tuono. La pioggia impazza.
"Francis, te lo ho gia' detto: dopo non ci saranno altre possibilita'. Siamo pronti?"
La sua risposta fulminea mi preoccupa: "Andiamo."
Sono passati tre anni da quando lo ho scoperto. E fino ad ora ho conservato i due segreti. Uno, quello dell'accesso, lo ho svelato a qualcuno, anche se nessuno ha la mia abilita'.
L'altro, la scheda, non lo sa nessuno.
Lo stanzino e' vagamente illuminato da una vecchia lampadina. Giunge lo scroscio sordo del temporale.
"Quando piove e' il momento migliore: bastano le puttanate dei tecnici, che lasciano finestre aperte in centrale, o che si fumano una sigaretta prima di iniziare a considerare anche lontanamente come risolvere il guasto."
Francis ed io non ci parliamo mai, ormai da tempo. Siamo diventati meccanici: io gli do la rete, e lui mi da qualcosa per tirarmi su. Ma non siamo meccanici, no, lo ammetto. C'e' ancora un sorriso d'intesa fra di noi.
Siamo nella casa di campagna in pochi minuti; Robert lancia un pacchetto di sigarette sul tavolo, lo guardo in silenzio, poi ne estraggo una Philip Morris pulita pulita (Cazzo, quanto tempo che non vedo sigarette normali).
Mi ficco in gola parecchio fumo, il calore della sigaretta mi riscalda, in mezzo a tutto questo freddo... a tutta questa pioggia. Vivo solo nella pioggia. La sigaretta mi riscalda l'anima. Poi butto le mani sulla tastiera, giusto il tempo di sbatacchiare qualche tasto a caso.
Che polli, hanno chiuso tutte le vie di accesso normali, ma non hanno toccato neanche una delle decine di backdoor che mi sono lasciato.
Il loro sistema di sicurezza e' piu' bucato di uno scolapasta, ma preferisco non parlare: niente commenti, niente sorrisi sbilenchi... il tempo e' passato. Ed ora ti bustano come niente se non ti pari il culo per bene.
.LOGIN U#=1014 /SERVER /NET=ON /PVT
Ora avranno pane per i loro denti, e crederanno di aver trovato il covo degli hackers cattivi.
"Andiamo", credo che si siano impauriti: mi sono bloccato di botta solo per dire questo, con le mani sollevate dalla tastiera.
Ci dirigiamo in una dispersa localita' di campagna, svariati kilometri piu' a nord della magione dimenticata. Giunti presso una vecchia casa cantoniera, faccio parcheggiare Francis nel magazzino, pronti a scappare.
Ci inerpichiamo a piedi per un sentiero scosceso, in mezzo al vento forte che ha sostituito la pioggia.
E' li', in mezzo al campo coltivato, Francis la vede per la prima volta: "Mio Dio, ma che cazzo e'?"
"L'ultima frontiera, una stazione di rilevamento sismologico in disuso. L'ho scoperta quasi per caso, ma non me la lascio sfuggire."
L'unica cosa che ci aveva accompagnati per oltre venti kilometri era solo il cavo telefonico teso fra i pali, aereo (Classe '960, tanto per cambiare). E lo stesso cavo si inerpicava su per il sentiero, e lo stesso cavo era quello che aveva attirato la mia attenzione, una notte, facendomi incuriosire fino a seguirlo da una punta all'altra, per molti kilometri di terra riarsa...
Francis, guardandomi con circospezione, mi fa incazzare: "Credi che non ci troveranno solo perche' siamo in mezzo alla campagna? Tracceranno la chiamata..."
Io, spazientito: "E andranno laggiu'", puntando in basso, "ad oltre 30 kilometri da qui. A meta' strada c'era la cassetta di derivazione: ho scelto l'azienda agricola piu' lontana, che per ora e' in disuso, ci ho lasciato qualche bel fuoco di paglia con quella puttanata di terminale aperto e poi ho paro paro rigirato i loro due fili con quelli della stazione."
Francis sorrideva soddisfatto: se fossero venuti, li avremmo visti ed avremmo avuto tutto il tempo di scappare.
Era una cosa che avevo visto milioni di volte, quella di tracciare un telefono. Ma il massimo che era successo per non farsi tracciare era di collegare fra di loro alcune cabine del telefono. Perche' nessuno ha mai pensato a giuntarsi ad una linea telefonica, o ad invertire due linee di due posti, in modo che le "forze dell'ordine" puntassero nella casa sbagliata?
Tagliata la piccola rete di recinzione, entro e punto subito dietro l'ingresso del piccolo prefabbricato di metallo.
In un attimo con le tronchesi in mano spello il vecchio doppino da campo, e ficco i due morsetti, mentre Francis tira fuori da dietro il cavo elettrico.
Pogiamo il terminale sul coperchio della botola che conduce al sismografo. Sono pochi istanti, per raggiungere una via diversa.
Francis mi guarda stupefatto mentre estraggo dalla tasca la card. Una vecchia placchetta di plastica ingiallita; sopra ci sono due innoqui numeretti, uno sopra all'altro, laconicamente.
"Se non fosse stato per questo, non ci saremmo mai arrivati."
Il cursore del terminale lampeggia, il mio comando arriva.
.LOGIN U#=00113870 /PUB /PASSWORD=60132
"Eccolo!", l'esclamazione di trionfo mi pervade mentre sul monitor, sotto le decine di frasi senza senso, appare solo un innocuo asterisco.
Il cuore inizia a battermi forte.
Lo digito lentamente, per non commettere errori:
SERVICE /CMD=CLOSE /ACTION=PRITV /NORETURN
Premo con soddisfazione il tasto di invio, per trovarmi davanti solo il laconico messaggio:
THIS WILL CLOSE ALL SATELLITAR AND LAND COMMUNICATIONS
IF YOU ARE REALLY SURE, PLEASE ENTER DEFINITION CODE:
Il cursore lampeggia tranquillo, fermo immobile mentre digito quella maledetta password:
QUESTO E' IL CODICE DI BLOCCO DEFINITIVO DELLE COMUNICAZIONI
Non so se questo sia il codice di default per i routers del sistema multistandard di comunicazione, ma sta di fatto che questa scoperta per me e' stata peggio di quando sul mainframe di Parigi si entrava dando "SYSTEM" ad ogni domanda di identificativo, codice di accesso, nome della libreria e puttanate simili. E si entrava System, mica ospite. Abbiamo buttato giu' Parigi tre volte, una volta sono rimasti isolati una settimana: il simbolo della loro vergogna, ma non se ne erano resi conto.
"Francis, ora tocca a noi"; ci scambiamo un'occhiata d'intesa. Prendo il suo indice con la mia mano, e li avviamo tutti e due a premere una sola volta, in un solo gesto, a due mani, il tasto di invio.
Si.
SELF-DESTRUCT IN PROGRESS... HANG UP
NO CARRIER
Francis si lancia sul cavo della corrente e lo stacca, mentre io con calma tolgo i due coccodrilli e riavvolgo il cavo.
Ci riavviamo, il fedele terminale sotto il mio braccio, Francis con i due mitici cavetti da campeggio.
In lontananza, sulla provinciale, si vedono le luci lampeggianti che corrono verso l'ignara azienda agricola.
Chissa' se si renderanno mai conto di come ho fatto.
Specie adesso, che per parlare devono affacciarsi a gridare dal balcone.
giovedì 23 ottobre 2008
Il giorno che fregarono il Grande Fratello
Faceva caldo, la notte che bruciammo Chrome. Eh, si'. La notte che raccontava William Gibson era una torrida notte d'estate. Quel giorno, invece, era un freddo giorno di fine autunno, e c'era freddo, non molto freddo, ma quel genere di freddo che ti entra nelle ossa e ti scuote facendoti maledire l'arrivo dell'inverno.
Alfredo si guardo' allo specchio, cercando di sistemare a qualche modo i capelli, lunghi e crespi, che voleva lo facessero assomigliare piu' alla Statua della Liberta' o a Jimi Hendrix che a qualche altra figura decisamente patetica quale dava l'impressione a primo acchitto.
La barbetta ben curata sembrava quasi stonare con la zazzera incolta che la circondava, e gli occhiali con montatura nera in classe anni '70 lo facevano sembrare un hippy fuori dal tempo.
Mentre si guardava allo specchio, pensava: "Chissa' quante altre persone staranno guardandomi, in questo momento...?"; d'altronde era indubbio che proprio questa sua forte caratterizzazione lo aveva aiutato moltissimo in questo progetto, e se ora era divenuto un finalista della trasmissione "Grande Fratello", e stava dividendo la casa assieme agli ultimi due finalisti per gli ultimi quattro giorni (beh, tre giorni, data la notte inoltrata).
Ma nessuno era veramente a conoscenza di come si erano svolti tutti i fatti e - soprattutto - nessuno degli spettatori era a conoscenza del grande imbroglio che c'era dietro la trasmissione, ma anche della grande operazione che Alfredo, assieme al Movimento per la Liberalizzazione dell'Informazione aveva architettato.
Tutto aveva preso inizio con l'ultima estromissione, proprio quel pomeriggio, di Giovanni.
"Finalmente abbiamo i nostri finalisti: Alfredo, il nostro studente di sociologia alla Sapienza; Anna: la giovane cassiera di un centro commerciale che sogna il cinema; e Joseph, il nostro giovane barista. Ci vedremo giovedi' per sapere finalmente chi si aggiudichera' il primo premio di questa edizione del Grande Fratello. Mi raccomando, voi continuate a votare telefonicamente o via SMS per il vostro personaggio preferito... La nostra trasmissione finisce qui, ma voi potrete continuare a seguire quello che avviene nella Casa, 24 ore su 24, sui nostri canali satellitari..." la voce monotona della giovane presentatrice che leggeva sul gobbo, prima della chiusura del collegamento con lo studio (il teatro 9, poco distante dalla Casa, in quel magico mondo che e' lo stabilimento cinematografico di Cinecitta' in Roma) era ancora cristallina nella mente di Alfredo. Ma era giunto il momento di muoversi. E muoversi, in una casa circondata di telecamere e specchi finti, non era certo facile.
Anna e Joseph avevano accettato senza alcun sospetto la sigaretta che Alfredo aveva offerto loro, da quel mitico pacchetto di MS bionde che aveva portato con se' all'ingresso nella casa, mantenendolo sigillato come "il pacchetto da usare solo se (e con chi) arrivero' in fondo". Per festeggiare l'eventuale ingresso in finale. Peraltro una delle poche cose che la rigidissima selezione del Grande Fratello aveva consentito ad Alfredo di portare dentro la Casa. D'altronde chi avrebbe mai immaginato che in quel piccolo pacchetto di sigarette si celava un segreto piu' grande?
Come poter notare che in quelle venti sigarette la prima, che si era presa Alfredo, aveva un piccolo segno di pennarello rosso sul filtro? Ma soprattutto come riuscire ad immaginare che tutte le altre 19 sigarette erano state impregnate di barbiturico?
Anna e Joseph, dopo la sigaretta, annunciarono la loro stanchezza e si ritirarono a letto quasi ubriachi dalla sensazione di essere giunti in finale (eh, gia', fumare del fenobarbital deve dare l'impressione di essersi ubriacati, ma essersi aggiudicati la finale del Grande Fratello a quasi cento giorni dall'inizio, ed aver salutato per l'ultima volta un ragazzo che stava con loro sin dall'inizio, contribuiva certo a rendere l'atmosfera strana), mentre Alfredo annuncio' che voleva scaricare i nervi facendo un po' di pulizia.
Il trucco era proprio quello: fare una cosa straordinaria nascosta in un gesto pressoche' quotidiano.
Alle due e mezza di notte (ma in realta' non sapeva di certo l'orario, dato che non aveva l'orologio da polso) era impegnato a passare la scopa e lo straccio nella grande sala comune. Poi raccolse il sacchetto della spazzatura e si avvio' verso l'uscita della Casa. La porta era sempre aperta (perche', da regolamento, chiunque era libero di lasciare, in qualsiasi momento, la Casa), anche per motivi logistici dato che il cassonetto della spazzatura si trovava al di fuori della struttura, subito a lato dell'ingresso esterno.
-Grande Fratello, vado a buttare la spazzatura...
La frase, pronunciata verso una delle tante telecamere interne, era la rassicurante frase che annunciavano meccanicamente i concorrenti quelle volte che uscivano dalla casa per questi motivi prettamente logistici, tecnicamente non era obbligatorio da regolamento dirla, ma era diventata una consuetudine da routine; ma c'era qualcosa sotto che nessuno del turno di notte della produzione (solo un aiuto regista, un cameraman e una guardia giurata) si sarebbe mai aspettato.
Alfredo usci' con il saccone della spazzatura in mano. Si fermo' davanti al cassonetto, poi lo apri' schiacciando la barra inferiore e vi lancio' dentro il sacco, si fermo' un istante osservando il coperchio che si richiudeva lentamente, aiutato dallo stantuffo a pressione che evitava la caduta immediata e pericolosa del coperchio, poi agi' senza alcun indugio.
Si fiondo' di corsa in direzione del box telefonico pubblico che faceva capolino vicino alla parete esterna di un teatro di posa, alzo' la cornetta e compose rapidamente il 443-1465729.
La voce meccanica del sistema di controllo della carta Call-IT annuncio' solo: "Selezionare il PIN, grazie", mentre sul display del telefono compariva un simile messaggio. Segui' una veloce digitazione del pin, poi del tasto 1 ("Selezionare 1 per effettuare la chiamata") e la composizione veloce di un numero di cellulare.
La gente del Movimento per la Liberalizzazione dell'Informazione aspettava la chiamata, su un cellulare sacrificale intestato ad un prestanome, per muoversi. Una sola frase: -Subito all'ingresso: sto arrivando.
Alfredo chiuse la comunicazione e corse in direzione del cancello d'ingresso di Cinecitta', mentre il regista lasciava gli appunti per la diretta di giovedi' per cominciare a chiedersi che fine avesse fatto il concorrente andato a buttare la spazzatura da almeno un paio di minuti.
C'era voluta molta preparazione, c'era voluto soprattutto il lavoro certosino di molte persone, e questa operazione era stata messa a punto fin nel piu' piccolo dettaglio gia' da un anno. Alfredo giunse al cancello e si fiondo' fuori passando chinato sotto al gabbiotto d'ingresso della portineria, mentre la guardia giurata era intenta a guardare la televisione. Fu solo qualche istante dopo, quando giunse il furgone bianco, che improvvisamente scatto' in piedi e si diresse verso l'uscita, ma era ormai troppo tardi: Alfredo con un balzo salto' dentro al furgone, che parti' sgommando in direzione nord, imboccando la Tuscolana verso il centro citta'.
Alfredo aveva i capelli lunghi e la barba curata, portava un paio di occhiali con montatura nera, una maglietta polo azzurra con una riga bianca, un paio di jeans scuri e delle scarpe da ginnastica beige, cosi' come era stato concordato (e verificato via diretta TV durante l'arco della giornata).
A Cinecitta' era scoppiato il subbuglio, le trasmissioni erano state interrotte mentre dopo diversi tentativi, finalmente era un medico quello che cercava di tirare fuori dallo stato catatonico Anna e Joseph, addormentati non gia' dalla stanchezza quanto dal fenobarbital che avevano fumato pochi minuti prima, mentre auto della produzione cominciavano a muoversi stancamente da Cinecitta', coadiuvati da operatori delle forze dell'ordine e dell'istituto di vigilanza per ripescare il fuggitivo.
Il regista aveva un diavolo per capello: -Ma come diavolo ha fatto a comunicare con l'esterno?
Rispose un agente di polizia, che aveva appena allontanato il cellulare dall'orecchio: -Una carta di credito telefonica.
-Ma non aveva niente del genere quando e' entrato! Abbiamo controllato!
-Non serve: con questo genere di carte, se uno si ricorda a memoria il codice, basta digitare un numero di accesso e poi comporre il numero telefonico.
-E chi ha contattato?
-Uhm, un cellulare, ma non servira' a molto: subito dopo e' stato spento, e sto aspettando conferme ma, se la penso corretta, la scheda sara' intestata a Babbo Natale o all'Uomo Nero...
-Abbiamo almeno la targa del furgone?
-Solo una parte, ma abbiamo modello e colore: stiamo diramando avvisi per rintracciarli in tutta Roma.
Mentre Alfredo, nel furgone, celato dal vano di carico chiuso, indossava al volo dei pantaloni chiari, un paio di sandali, una camicia a scacchi ed un cappello da baseball sulla folta chioma che trovava a fatica un elastico, dai Parioli, da Trastevere, dalle vincinanze di Piazza di Spagna e dal Colosseo, altrettanti furgoni bianchi fecero scendere degli attori che portavano una pettinatura simile a quella di Alfredo, vestiti con gli stessi jeans, la stessa maglietta e gli stessi occhiali per confondere le idee.
C'era bisogno di tempo, e questo diversivo, unito ad un cambio di veicolo in un parcheggio sotterraneo in prossimita' della via Appia, diede tutto il tempo di cui c'era bisogno.
L'anonima station wagon blu giunse nella villa di Frascati intorno alle tre del mattino (a meno di mezzora dall'inizio dell'operazione), mentre a Roma tutti erano impegnati ad inseguire anonimi furgoncini mercedes bianchi diretti verso nord, dando adito alle segnalazioni di quelli che, una volta fermati, si rivelavano come dei grandi fan di Alfredo, che portavano la sua pettinatura ed i suoi occhiali solo per imitarlo, e che ignari di questa sua fuga (e molto colpiti da cio') erano solo usciti per andare a farsi una birra in compagnia.
Nella villa, un anonima abitazione unifamiliare subito fuori Vermicino, la squadra era al gran completo: Alfredo fece subito una doccia, poi si infilo' sotto alle mani sapienti di due barbieri che in men che non si dica gli lasciarono in testa una piccola formazione di capelli a spazzola, tolsero tutta la barba con delicatezza lasciandogli solo un anonimo pizzetto che gli circondava la bocca, poi fu il turno di togliere quegli occhiali che gli avevano fatto compagnia per tutti i giorni di trasmissione, sostituiti da un paio di anonimi occhialetti con una leggerissima montatura in titanio. Un orologio Longines d'oro comparve al polso sinistro, e una fede in oro zecchino da 8 grammi preparata gia' da qualche mese fece capolino sul suo anulare sinistro; l'operazione si concluse quindi con un abito gessato, una camicia bianca ed una cravatta regimental a strisce bianche e azzurre che trasformarono l'immagine di Alfredo in quella del piu' anonimo rappresentante di commercio.
Alle sei e mezzo del mattino Alfredo, con questa nuova immagine, lascio' la villa accompagnato dall'anonima station wagon blu per raggiungere la stazione ferroviaria di Ciampino, dove intorno alle 7 lo avrebbe atteso l'intercity che in poche ore lo avrebbe portato in Trentino.
-Luther, da qui in poi sarai da solo, almeno fino a Trento. Un nostro collaboratore si mettera' in contatto con te appena arrivi alla stazione di Trento. Da li' sarai accompagnato presso la casa del nostro contatto. Noi ti raggiungeremo fra domani e dopodomani, con altri mezzi, il tempo di far calmare le acque, e nel frattempo tu ti potrai occupare di gettare qualche altro sasso nello stagno.
Alfredo inarco' un attimo le sopraciglia: dopo quasi cento giorni in cui si era abituato a sentire chiamare per nome, era difficile ritornare all'abitudine secondo cui tutti quanti, nel Movimento, lo chiamavano Luther.
Alfredo-Luther entro' nella stazione di Ciampino, in gessato e cravatta con solo una ventiquattrore da PC portatile, con il suo biglietto integrato nella valigetta, e rimase sul marciapiede accanto al binario uno in attesa dell'Intercity per il Brennero. Sotto alla valigetta teneva con la mano una copia del quotidiano "La Repubblica" appena preso all'edicola, su cui in prima pagina campeggiava il titolone "Mistero al Grande Fratello: Alfredo e' scomparso".
Era nervoso, ma non lo lasciava intravedere per niente. Si accese una Merit, dal pacchetto iniziato che gli aveva regalato uno dei due barbieri, poi rimase in piedi a guardare il binario in direzione sud, come facevano stancamente alcuni pochi altri viaggiatori sul marciapiede intorno a lui.
L'altoparlante della stazione, con la voce meccanica del software di gestione, annuncio' "E' in arrivo, sul binario uno il treno Intercity 186 'Michelangelo' proveniente da Napoli e per Brennero. Ferma a Roma Termini, Firenze, Bologna, Verona, Rovereto, Trento, Mezzocorona, Ora, Bolzano, Fortezza. Espleta servizio solo per passeggeri in possesso di biglietto integrato Intercity con prenotazione obbligatoria dei posti. Prima classe settore E. Approaching train intercity 1-8-6 'Michelangelo'..." e Alfredo non fece caso al resto dell'annuncio in lingua inglese: lancio' la sigaretta sui binari mentre la locomotiva affusolata dell'ETR-500 faceva capolino dal fondo della stazione, squarciando con i fari accesi il buio della notte che ormai si stava rompendo dai primi raggi dell'alba.
Prese posto sul treno e rimase stancamente impegnato a leggere il giornale o guardare il panorama, ma tenendo l'orecchio teso verso il mormorio che girava per tutto il treno: alla fine della fiera la sua fuga dalla trasmissione aveva fatto piu' scalpore di qualsiasi altro fatto di cronaca nera. Tuttavia anche la stanchezza la faceva da padrone, e per buona parte del resto del viaggio si limito' a sonnecchiare distrattamente mantenendo l'interesse ed i pensieri solo al panorama che scorreva rapidamente fuori dal finestrino.
Il treno entro' nella stazione di Verona Porta Nuova intorno alle tre del pomeriggio di lunedi', e mentre si svuotava dei molti dei pendolari, salirono a bordo due agenti della Guardia di Finanza con il cane al seguito. Passavano fra i sedili, guardando rapidamente i pochi viaggiatori; quando giunsero in prossimita' di Alfredo, egli alzo' lo sguardo e sorrise al giovane agente, che sorrise di rimando e passo' avanti: stavano cercando evidentemente qualche spacciatore, e la cosa fini' li'.
Finalmente poco prima delle cinque il treno giunse alla stazione di Trento, annunciato dalla voce stentorea del capotreno attraverso l'interfono gracchiante: "Prossima fermata Trento. Nexter Halt Trento".
Alfredo usci' sul marciapiede del secondo binario e si diresse al sottopassaggio, salendo sulla piattaforma centrale del primo binario, entro' in stazione e si diresse con passo sicuro al bar, alla sua sinistra, dove ordino' un caffe' ristretto.
Mentre sorseggiava quella brodaglia imbevibile, una persona dietro di lui attiro' la sua attenzione: -Dottor Blissett?
Alfredo, sfoggiando un italiano stentato con un marcato accento americano, si giro' e si rivolse all'uomo, porgendogli la mano: -Doctor Streibizer, suppongo. Moltho lietho.
Il citato dottor Streibizer accetto' anch'egli un caffe', poi i due uscirono per dirigersi verso destra, in direzione del bordo del parco di Piazza Dante.
Per un istante la loro attenzione venne richiamata dalla voce di un bambino: -Mamma, guarda, c'e' Alfredo del Grande Fratello...
Si fermarono un istante. Alfredo si senti' il sangue gelare nelle vene, e si giro' lentamente nella direzione da cui era venuta la vocina, ma fortunatamente solo in tempo per vedere la mamma che prendeva in braccio il bambino redarguendolo, con forte inflessione dialettale: -Ma va la', che quel signore non e' Alfredo, smettila di farti guardare da tutti...
Qualche istante per riprendere fiato, e i due si avviarono silenziosamente in direzione di via Torre Vanga, costeggiando il parco, fino ad una anonima Nissan bianca parcheggiata sulle strisce blu, accanto alla biblioteca comunale, in mezzo a tante altre auto anonime. A bordo dell'auto i due mantennero un tono distaccato: ancora non si sentivano al sicuro da occhi ed orecchie indiscrete. L'autista, dopo aver fatto tutto il giro ripasso' davanti alla stazione ed imbocco' la via Rosmini fino a giungere in prossimita' del bivio del cimitero.
Passo' oltre e si diresse con sicurezza all'ingresso del parcheggio posteriore. I due scesero e si diressero stancamente verso l'ingresso del cimitero storico. Streibizer prese un mazzetto di semprevivi e poi i due si diressero fra le file di tombe in prossimita' dell'ingresso della cappella, fermandosi davanti ad una tomba dove un ragazzo dell'apparente eta' di Alfredo, ed un tizio con i capelli bianchi stavano fermi osservando una tomba, in religioso silenzio.
Streibizer prese la parola, prima con tono di voce normale: -Buonasera, el go portato dei fiori per so mama, come state voi?
Non appena il gruppetto che li precedeva passo' oltre in direzione della cappella, mentre Streibizer si abbassava per infilare i fiori dentro il vaso, fu Alfredo a prendere la parola, sottovoce, con i due: -Allora: e' tutto quasi pronto. Adesso io arrivo a casa, comincio a stilare il primo articolo per il blog e preparo la registrazione. Raggiungetemi verso le 23, e vi daro' il materiale. E' importante che venga pubblicato prima di mezzanotte. Ci sono problemi con le connessioni ADSL?
Il giovane prese parola: -No, tutto a posto. Abbiamo gia' preparato cinque diversi canali basati su Tor e Privoxy, cinque diverse connessioni adsl, e sono tutti quanti pronti ed in funzione.
-Ottimo. E per il resto, che notizie mi date?
A questo punto prese parola il signore: -Anna e Joseph sono stati ricoverati in ospedale, anche se Anna sta facendo la vittima ipocondriaca e Joseph, invece, probabilmente sara' dimesso oggi stesso. La trasmissione e' stata sospesa, stasera dovrebbe esserci un qualche speciale perche' si vuole cercare di salvare il salvabile.
-Sono curioso di vedere che succedera': Anna e' stata una puttanella per tutto il periodo, e non credo che si smentira' adesso. Ora andiamo: a piu' tardi.
Alfredo e Streibizer si allontanarono ritornando all'auto, poi fecero un giro complesso che li porto' in direzione di via Maccani, fino ad imboccare la rotatoria per la Statale 12, ed infine per la Gardesana Occidentale.
La strada continuo' tranquilla per pochi chilometri fino ad incontrare la galleria del Forte, a cui Streibizer fece seguire una secca svolta a destra all'uscita della stessa, in direzione della piccola frazione di Cadine dove, giunto al campo sportivo, giro' di nuovo a destra costeggiando i campi da tennis ed infilandosi in un piacevole quartiere con poche villette unifamiliari che avrebbe fatto da contorno a questi tre giorni di operazione, in quel tranquillo giardino che e' la Localita' Coltura.
L'appartamento, minuscolo (inferiore ai 30 metri quadri) era stato ricavato da una parte del cantinato, ma era funzionale e dotato di ogni confort. Alfredo venne lasciato solo dal suo accompagnatore, pote' cambiarsi, fare una doccia e poi indossare un pigiama comodo. Poi osservo' con soddisfazione il frigorifero e la dispensa ben forniti. Il giardino circondato da siepi alte un paio di metri, le poche finestre con i vetri fume' che davano a pochi centimetri d'altezza sulla linea della villa e il terreno privato avrebbero garantito tutta la privacy necessaria. Al resto ci avrebbero pensato la totale mancanza di linea telefonica e telefoni cellulari. Ma ora c'era altro a cui pensare: Alfredo aveva del lavoro da svolgere, e non c'era tempo per cincischiare.
Alle 19:30 in punto si sedette a tavola, in vestaglia, per consumare una cena leggera e composta da un piatto di crema di funghi porcini, pane e formaggio. Successivamente lavo' i piatti e si sedette quindi a tavola con il portatile davanti al naso e il televisore acceso, poco dietro.
Mentre le sue dita si muovevano rapidamente sulla tastiera e mormorava qualcosa sottovoce, con una sigaretta appoggiata sull'orecchio, dalla televisione giungevano le ultime notizie, prima della sigla del telegiornale, preceduta dall'annuncio che, al termine del contenitore sportivo, sarebbe seguito lo speciale sul Grande Fratello.
Alfredo diede gli ultimi colpi alla tastiera del computer e, sentendosi soddisfatto, salvo' il documento e si alzo' per andare verso la porta d'ingresso. Quindi trovando posizione vicino all'ingresso, prese la sigaretta che aveva dietro l'orecchio e se l'accese, pochi istanti prima che una voce richiamasse la sua attenzione: -Luther, non e' sicuro mettersi a fumare qui davanti.
Alfredo guardo' verso l'alto, in direzione del ragazzo che aveva incontrato poche ore prima al cimitero, e che ora faceva capolino da dietro il giardino.
-Fammi compagnia, allora. In due diamo meno nell'occhio...
In realta' la villa dirimpetto era vuota, dato che i padroni erano andati a passare una vacanza in qualche paradiso tropicale, e le due case confinanti, invece, erano abitate da semplici contadini di campagna piu' preoccupati dell'andamento dell'orto che per le sigarette che poteva fumare il vicino. Porse una sigaretta al compagno, poi continuo': -Ti aspettavo molto piu' tardi.
-Ho pensato di fare un'improvvisata- disse il giovane, accettando una delle ultime Merit del pacchetto di Alfredo -e a proposito: ti ho portato anche delle sigarette.
Estrasse dalla tasca della giacca un pacchetto di MS bionde e le porse ad Alfredo, che annuncio': -Finalmente qualcosa che merita di essere fumato.
-Come puoi fumare questa robaccia lo sai solo tu.
-Me l'hanno detto in molti, la' dentro...
-Si, lo so...
Alfredo si sentiva un po' intontito: era difficile rendersi conto che i suoi ultimi tre mesi di vita erano trascorsi davanti praticamente a tutta la popolazione italiana.
Tornarono dentro, e mentre Alfredo seguiva distrattamente il contenitore sportivo, il giovane lesse con calma quanto aveva gia' scritto sul portatile, poi i due rimasero in silenzio a seguire per quasi un'ora lo speciale in cui tutto lo staff della trasmissione parlava di come erano andate le cose sino agli ultimi giorni.
Poi verso la parte finale dello speciale apparvero le interviste registrate durante la giornata: per primo Joseph, all'uscita dall'ospedale. Era semplicemente imbufalito con Alfredo per via di questa improvvisa interruzione.
-Mah, forse avrebbe meritato lui di vincere, e' un ragazzo spigliato, ma molto piu' tranquillo e intelligen...
La frase di Alfredo gli si congelo' in bocca, mentre la telecamera adesso trovava Anna, ancora distesa sul suo letto d'ospedale, impegnata a singhiozzare molto rumorosamente e molto spettacolarmente, mentre l'inquadratura che cercava di non essere troppo invadente si soffermava piuttosto sui mazzi di fiori che facevano capolino sul davanzale della finestra, o sull'orsacchiotto di peluche beige seduto sorridente sul comodino accanto al letto. Il giovane commento': -I fiori? E l'orsacchiotto? E chi glieli ha portati 'sti regali se la tengono sotto stretta sorveglianza?
Anna era disperata dalla caduta della trasmissione, dal fatto che questo avrebbe provocato danni alla sua carriera che sognava nel cinema, da come si sentiva un fallimento su tutti i fronti... e di questo ne spiegava ogni punto faticando fra mille singhiozzi.
Alfredo sbotto' e comincio' a intercalare: -Ma sentila, sentitela quella bambina!... Ma e' ridicolo... E' puerile... Oh, che peccato, alla povera bella bambina e' scoppiato il palloncino... Ma chi se ne frega!
All'improvviso usci' dalla stanza, incazzato come una iena, e si butto' avidamente sul pacchetto di MS che gli aveva portato il giovane poco prima; da una parte aveva bisogno di scaricare la tensione nervosa che aveva accumulato in quasi cento giorni di trasmissione nella quale aveva dovuto fingere, dall'altra perche' sapeva quanta altra finzione c'era tutto intorno alla trasmissione.
Alle 23 il giovane parti' da Cadine in direzione di uno di quei luoghi, ignoti ad Alfredo, da cui sarebbe partito il messaggio per il Blog. Ma il piu' era fatto: ora poteva andare a dormire tranquillo: l'indomani sarebbe stato il momento di contrastare le negazioni della produzione esecutiva per mezzo di un filmato da preparare e mettere su youtube.
La mattina la reazione giunse. Nervosa per quanto possibile, ma era stata ripresa da molti giornali, e non solo. Molti Blog riportavano il messaggio.
La mattina successiva, martedi', qualcosa si mosse.
Era ormai nell'aria, e molti telegiornali locali e nazionali si erano tuffati a pesce sulla ghiotta notizia di gossip. C'era chi giurava di aver incontrato Alfredo nei posti piu' impensabili d'Italia ed esteri, non mancavano analisi tecniche sui messaggi, nonche' tentativi di discreditare il messaggio da parte di chi non aveva avuto visione del video-audio-messaggio su youtube, ma per la prima meta' della mattinata l'Italia non parlava d'altro, ed ormai il video stesso aveva fatto il giro del mondo.
E piu' del messaggio, le notizie citate fecero scalpore: Anna fu smascherata quasi subito da diversi giornalisti che avevano ripescato sia vecchi compagni di teatro che vecchi filmati in cui la giovane attrice, tale Federica Carlini, aveva recitato prima di questa avventura al Grande Fratello.
La segretaria d'edizione, raggiunta telefonicamente da una redazione telegiornalistica nazionale, dapprima nego' di sapere dei fatti e annuncio' di riservare una querela nei confronti della giovane per aver partecipato dopo aver fornito dati falsi, tuttavia quando anche Federica-Anna si fece intervistare con il solito tono singhiozzante sugli imbrogli a cui era stata convinta dalla redazione, e soprattutto quando diverse redazioni di "controcultura" smascherarono alcune stranezze a cui si era assistito non solo in quest'ultima, ma in molte delle passate edizioni della trasmissione, stranezze che trovavano chiara spiegazione in quelle che erano state definite "Le farneticanti dichiarazioni di un criminale che cercava solo fama personale" (Alfredo si sentiva onorato da questa definizione, e nel pomeriggio durante una riunione con gli altri amici del Movimento, giunti nel frattempo da Roma, si presento' esordendo con: "Signore e signori, ecco a voi Alfredo Sarini: un criminale che cerca fama personale attraverso dichiarazioni farneticanti!"), e soprattutto dopo che diversi spettatori inferociti avevano cominciato a chiamare dappertutto per avere notizie, soprattutto riguardo alla presunta truffa del televoto, la situazione comincio' a sfuggire di mano all'editore.
Alle 18 in punto in un'edizione straordinaria del telegionale del canale su cui andava in onda il programma, apparve il direttore di emittente ad annunciare la sospensione delle selezioni per la prossima edizione del Grande Fratello, e l'avviamento di un'indagine interna per accertare delle presunte irregolarita' nella gestione del programma. Alle 18:30 su un'altra rete nazionale un'altra edizione straordinaria annuncio' invece l'irruzione della Guardia di Finanza sia presso gli uffici editoriali della casa di produzione del programma, che nel teatro di posa di Cinecitta', ivi compreso l'ingresso nella Casa e l'acquisizione di documentazione su richiesta di diversi magistrati, con le ipotesi di reato di truffa aggravata a danno dei telespettatori, comprese anche ipotesi di falso ideologico, appropriazione indebita ed altri reati.
Nello stesso frangente le associazioni dei consumatori italiane invitavano, dagli schermi dei vari telegiornali, ad avviare una class-action per il recupero dei soldi spesi per il televoto.
Alle 19 circa il direttore d'emittente annuncio' le sue dimissioni, seguito a ruota dall'editore del programma; nel frattempo un'inchiesta stava partendo anche nei confronti della societa' che aveva fornito le numerazioni per il televoto, di cui dapprima l'amministratore delegato annuncio' la sospensione dei pagamenti verso la produzione editoriale, poi la sospensione della richiesta di pagamento verso le societa' di telefonia degli utenti, per poi dimettersi quando, dopo una decina di minuti, una serie di avvisi di garanzia annunciava l'avviamento di indagini specifiche anche nei suoi confronti e di quelli della societa' suddetta.
Alle 21, mentre Alfredo ed altre otto persone del Movimento erano sedute a tavola, il tg nazionale annuncio' che il produttore aveva fatto le sue prime ammissioni. Vigeva molta felicita' intorno al tavolo e, quando comparve una bottiglia di Muller Thurgau con cui brindare alla riuscita dell'operazione, giunse anche la notizia che altre ammissioni venivano tutto intorno: molte teste sarebbero cadute e, soprattutto, era stato sollevato quel polverone che il Movimento voleva si sollevasse.
La mattina successiva comincio' la seconda fase dell'operazione. Due persone di corporatura e pettinatura simili all'Alfredo della Casa, si diressero ad orari differenti alla biblioteca comunale di via Roma, per usare la connessione ad internet wi-fi del Comune di Trento; successivamente piu' tardi anche Alfredo scese in biblioteca, e si collego' anch'egli per lanciare l'ultimo messaggio:
Si avvicino' alla porta, quando un agente di polizia che stava controllando i documenti di tutte le persone che uscivano gli fece un cenno. Alfredo, senza scomporsi infilo' una mano nella tasca del loden e ne estrasse un documento americano, che porse all'agente: Luther Blissett, nato a Londra (da madre italiana e padre americano), cittadino naturalizzato italiano se pur residente negli Stati Uniti, a Orlando - Florida, al numero 1492 di Bear Island Road. Alfredo sfoggio' nuovamente il suo italiano molto stentato e spiccatamente americaneggiante: -Che succede, officiale?
L'agente fece un sorriso, porgendogli indietro il documento e disse molto lentamente: -Sembra che abbiamo trovato una delle persone coinvolte nello scandalo del Grande Fratello, la trasmissione televisiva, e il giudice deve interrogarlo.
-Ah, well, non ho seguito molto questa... ehm... fact, ma penso che sia molto interessanthe, comunque grazie, officiale, arriveddersci.
-Di nulla, dovere signore, arrivederci e buona permanenza in Italia.
Alfredo si guardo' allo specchio, cercando di sistemare a qualche modo i capelli, lunghi e crespi, che voleva lo facessero assomigliare piu' alla Statua della Liberta' o a Jimi Hendrix che a qualche altra figura decisamente patetica quale dava l'impressione a primo acchitto.
La barbetta ben curata sembrava quasi stonare con la zazzera incolta che la circondava, e gli occhiali con montatura nera in classe anni '70 lo facevano sembrare un hippy fuori dal tempo.
Mentre si guardava allo specchio, pensava: "Chissa' quante altre persone staranno guardandomi, in questo momento...?"; d'altronde era indubbio che proprio questa sua forte caratterizzazione lo aveva aiutato moltissimo in questo progetto, e se ora era divenuto un finalista della trasmissione "Grande Fratello", e stava dividendo la casa assieme agli ultimi due finalisti per gli ultimi quattro giorni (beh, tre giorni, data la notte inoltrata).
Ma nessuno era veramente a conoscenza di come si erano svolti tutti i fatti e - soprattutto - nessuno degli spettatori era a conoscenza del grande imbroglio che c'era dietro la trasmissione, ma anche della grande operazione che Alfredo, assieme al Movimento per la Liberalizzazione dell'Informazione aveva architettato.
Tutto aveva preso inizio con l'ultima estromissione, proprio quel pomeriggio, di Giovanni.
"Finalmente abbiamo i nostri finalisti: Alfredo, il nostro studente di sociologia alla Sapienza; Anna: la giovane cassiera di un centro commerciale che sogna il cinema; e Joseph, il nostro giovane barista. Ci vedremo giovedi' per sapere finalmente chi si aggiudichera' il primo premio di questa edizione del Grande Fratello. Mi raccomando, voi continuate a votare telefonicamente o via SMS per il vostro personaggio preferito... La nostra trasmissione finisce qui, ma voi potrete continuare a seguire quello che avviene nella Casa, 24 ore su 24, sui nostri canali satellitari..." la voce monotona della giovane presentatrice che leggeva sul gobbo, prima della chiusura del collegamento con lo studio (il teatro 9, poco distante dalla Casa, in quel magico mondo che e' lo stabilimento cinematografico di Cinecitta' in Roma) era ancora cristallina nella mente di Alfredo. Ma era giunto il momento di muoversi. E muoversi, in una casa circondata di telecamere e specchi finti, non era certo facile.
Anna e Joseph avevano accettato senza alcun sospetto la sigaretta che Alfredo aveva offerto loro, da quel mitico pacchetto di MS bionde che aveva portato con se' all'ingresso nella casa, mantenendolo sigillato come "il pacchetto da usare solo se (e con chi) arrivero' in fondo". Per festeggiare l'eventuale ingresso in finale. Peraltro una delle poche cose che la rigidissima selezione del Grande Fratello aveva consentito ad Alfredo di portare dentro la Casa. D'altronde chi avrebbe mai immaginato che in quel piccolo pacchetto di sigarette si celava un segreto piu' grande?
Come poter notare che in quelle venti sigarette la prima, che si era presa Alfredo, aveva un piccolo segno di pennarello rosso sul filtro? Ma soprattutto come riuscire ad immaginare che tutte le altre 19 sigarette erano state impregnate di barbiturico?
Anna e Joseph, dopo la sigaretta, annunciarono la loro stanchezza e si ritirarono a letto quasi ubriachi dalla sensazione di essere giunti in finale (eh, gia', fumare del fenobarbital deve dare l'impressione di essersi ubriacati, ma essersi aggiudicati la finale del Grande Fratello a quasi cento giorni dall'inizio, ed aver salutato per l'ultima volta un ragazzo che stava con loro sin dall'inizio, contribuiva certo a rendere l'atmosfera strana), mentre Alfredo annuncio' che voleva scaricare i nervi facendo un po' di pulizia.
Il trucco era proprio quello: fare una cosa straordinaria nascosta in un gesto pressoche' quotidiano.
Alle due e mezza di notte (ma in realta' non sapeva di certo l'orario, dato che non aveva l'orologio da polso) era impegnato a passare la scopa e lo straccio nella grande sala comune. Poi raccolse il sacchetto della spazzatura e si avvio' verso l'uscita della Casa. La porta era sempre aperta (perche', da regolamento, chiunque era libero di lasciare, in qualsiasi momento, la Casa), anche per motivi logistici dato che il cassonetto della spazzatura si trovava al di fuori della struttura, subito a lato dell'ingresso esterno.
-Grande Fratello, vado a buttare la spazzatura...
La frase, pronunciata verso una delle tante telecamere interne, era la rassicurante frase che annunciavano meccanicamente i concorrenti quelle volte che uscivano dalla casa per questi motivi prettamente logistici, tecnicamente non era obbligatorio da regolamento dirla, ma era diventata una consuetudine da routine; ma c'era qualcosa sotto che nessuno del turno di notte della produzione (solo un aiuto regista, un cameraman e una guardia giurata) si sarebbe mai aspettato.
Alfredo usci' con il saccone della spazzatura in mano. Si fermo' davanti al cassonetto, poi lo apri' schiacciando la barra inferiore e vi lancio' dentro il sacco, si fermo' un istante osservando il coperchio che si richiudeva lentamente, aiutato dallo stantuffo a pressione che evitava la caduta immediata e pericolosa del coperchio, poi agi' senza alcun indugio.
Si fiondo' di corsa in direzione del box telefonico pubblico che faceva capolino vicino alla parete esterna di un teatro di posa, alzo' la cornetta e compose rapidamente il 443-1465729.
La voce meccanica del sistema di controllo della carta Call-IT annuncio' solo: "Selezionare il PIN, grazie", mentre sul display del telefono compariva un simile messaggio. Segui' una veloce digitazione del pin, poi del tasto 1 ("Selezionare 1 per effettuare la chiamata") e la composizione veloce di un numero di cellulare.
La gente del Movimento per la Liberalizzazione dell'Informazione aspettava la chiamata, su un cellulare sacrificale intestato ad un prestanome, per muoversi. Una sola frase: -Subito all'ingresso: sto arrivando.
Alfredo chiuse la comunicazione e corse in direzione del cancello d'ingresso di Cinecitta', mentre il regista lasciava gli appunti per la diretta di giovedi' per cominciare a chiedersi che fine avesse fatto il concorrente andato a buttare la spazzatura da almeno un paio di minuti.
C'era voluta molta preparazione, c'era voluto soprattutto il lavoro certosino di molte persone, e questa operazione era stata messa a punto fin nel piu' piccolo dettaglio gia' da un anno. Alfredo giunse al cancello e si fiondo' fuori passando chinato sotto al gabbiotto d'ingresso della portineria, mentre la guardia giurata era intenta a guardare la televisione. Fu solo qualche istante dopo, quando giunse il furgone bianco, che improvvisamente scatto' in piedi e si diresse verso l'uscita, ma era ormai troppo tardi: Alfredo con un balzo salto' dentro al furgone, che parti' sgommando in direzione nord, imboccando la Tuscolana verso il centro citta'.
Alfredo aveva i capelli lunghi e la barba curata, portava un paio di occhiali con montatura nera, una maglietta polo azzurra con una riga bianca, un paio di jeans scuri e delle scarpe da ginnastica beige, cosi' come era stato concordato (e verificato via diretta TV durante l'arco della giornata).
A Cinecitta' era scoppiato il subbuglio, le trasmissioni erano state interrotte mentre dopo diversi tentativi, finalmente era un medico quello che cercava di tirare fuori dallo stato catatonico Anna e Joseph, addormentati non gia' dalla stanchezza quanto dal fenobarbital che avevano fumato pochi minuti prima, mentre auto della produzione cominciavano a muoversi stancamente da Cinecitta', coadiuvati da operatori delle forze dell'ordine e dell'istituto di vigilanza per ripescare il fuggitivo.
Il regista aveva un diavolo per capello: -Ma come diavolo ha fatto a comunicare con l'esterno?
Rispose un agente di polizia, che aveva appena allontanato il cellulare dall'orecchio: -Una carta di credito telefonica.
-Ma non aveva niente del genere quando e' entrato! Abbiamo controllato!
-Non serve: con questo genere di carte, se uno si ricorda a memoria il codice, basta digitare un numero di accesso e poi comporre il numero telefonico.
-E chi ha contattato?
-Uhm, un cellulare, ma non servira' a molto: subito dopo e' stato spento, e sto aspettando conferme ma, se la penso corretta, la scheda sara' intestata a Babbo Natale o all'Uomo Nero...
-Abbiamo almeno la targa del furgone?
-Solo una parte, ma abbiamo modello e colore: stiamo diramando avvisi per rintracciarli in tutta Roma.
Mentre Alfredo, nel furgone, celato dal vano di carico chiuso, indossava al volo dei pantaloni chiari, un paio di sandali, una camicia a scacchi ed un cappello da baseball sulla folta chioma che trovava a fatica un elastico, dai Parioli, da Trastevere, dalle vincinanze di Piazza di Spagna e dal Colosseo, altrettanti furgoni bianchi fecero scendere degli attori che portavano una pettinatura simile a quella di Alfredo, vestiti con gli stessi jeans, la stessa maglietta e gli stessi occhiali per confondere le idee.
C'era bisogno di tempo, e questo diversivo, unito ad un cambio di veicolo in un parcheggio sotterraneo in prossimita' della via Appia, diede tutto il tempo di cui c'era bisogno.
L'anonima station wagon blu giunse nella villa di Frascati intorno alle tre del mattino (a meno di mezzora dall'inizio dell'operazione), mentre a Roma tutti erano impegnati ad inseguire anonimi furgoncini mercedes bianchi diretti verso nord, dando adito alle segnalazioni di quelli che, una volta fermati, si rivelavano come dei grandi fan di Alfredo, che portavano la sua pettinatura ed i suoi occhiali solo per imitarlo, e che ignari di questa sua fuga (e molto colpiti da cio') erano solo usciti per andare a farsi una birra in compagnia.
Nella villa, un anonima abitazione unifamiliare subito fuori Vermicino, la squadra era al gran completo: Alfredo fece subito una doccia, poi si infilo' sotto alle mani sapienti di due barbieri che in men che non si dica gli lasciarono in testa una piccola formazione di capelli a spazzola, tolsero tutta la barba con delicatezza lasciandogli solo un anonimo pizzetto che gli circondava la bocca, poi fu il turno di togliere quegli occhiali che gli avevano fatto compagnia per tutti i giorni di trasmissione, sostituiti da un paio di anonimi occhialetti con una leggerissima montatura in titanio. Un orologio Longines d'oro comparve al polso sinistro, e una fede in oro zecchino da 8 grammi preparata gia' da qualche mese fece capolino sul suo anulare sinistro; l'operazione si concluse quindi con un abito gessato, una camicia bianca ed una cravatta regimental a strisce bianche e azzurre che trasformarono l'immagine di Alfredo in quella del piu' anonimo rappresentante di commercio.
Alle sei e mezzo del mattino Alfredo, con questa nuova immagine, lascio' la villa accompagnato dall'anonima station wagon blu per raggiungere la stazione ferroviaria di Ciampino, dove intorno alle 7 lo avrebbe atteso l'intercity che in poche ore lo avrebbe portato in Trentino.
-Luther, da qui in poi sarai da solo, almeno fino a Trento. Un nostro collaboratore si mettera' in contatto con te appena arrivi alla stazione di Trento. Da li' sarai accompagnato presso la casa del nostro contatto. Noi ti raggiungeremo fra domani e dopodomani, con altri mezzi, il tempo di far calmare le acque, e nel frattempo tu ti potrai occupare di gettare qualche altro sasso nello stagno.
Alfredo inarco' un attimo le sopraciglia: dopo quasi cento giorni in cui si era abituato a sentire chiamare per nome, era difficile ritornare all'abitudine secondo cui tutti quanti, nel Movimento, lo chiamavano Luther.
Alfredo-Luther entro' nella stazione di Ciampino, in gessato e cravatta con solo una ventiquattrore da PC portatile, con il suo biglietto integrato nella valigetta, e rimase sul marciapiede accanto al binario uno in attesa dell'Intercity per il Brennero. Sotto alla valigetta teneva con la mano una copia del quotidiano "La Repubblica" appena preso all'edicola, su cui in prima pagina campeggiava il titolone "Mistero al Grande Fratello: Alfredo e' scomparso".
Era nervoso, ma non lo lasciava intravedere per niente. Si accese una Merit, dal pacchetto iniziato che gli aveva regalato uno dei due barbieri, poi rimase in piedi a guardare il binario in direzione sud, come facevano stancamente alcuni pochi altri viaggiatori sul marciapiede intorno a lui.
L'altoparlante della stazione, con la voce meccanica del software di gestione, annuncio' "E' in arrivo, sul binario uno il treno Intercity 186 'Michelangelo' proveniente da Napoli e per Brennero. Ferma a Roma Termini, Firenze, Bologna, Verona, Rovereto, Trento, Mezzocorona, Ora, Bolzano, Fortezza. Espleta servizio solo per passeggeri in possesso di biglietto integrato Intercity con prenotazione obbligatoria dei posti. Prima classe settore E. Approaching train intercity 1-8-6 'Michelangelo'..." e Alfredo non fece caso al resto dell'annuncio in lingua inglese: lancio' la sigaretta sui binari mentre la locomotiva affusolata dell'ETR-500 faceva capolino dal fondo della stazione, squarciando con i fari accesi il buio della notte che ormai si stava rompendo dai primi raggi dell'alba.
Prese posto sul treno e rimase stancamente impegnato a leggere il giornale o guardare il panorama, ma tenendo l'orecchio teso verso il mormorio che girava per tutto il treno: alla fine della fiera la sua fuga dalla trasmissione aveva fatto piu' scalpore di qualsiasi altro fatto di cronaca nera. Tuttavia anche la stanchezza la faceva da padrone, e per buona parte del resto del viaggio si limito' a sonnecchiare distrattamente mantenendo l'interesse ed i pensieri solo al panorama che scorreva rapidamente fuori dal finestrino.
Il treno entro' nella stazione di Verona Porta Nuova intorno alle tre del pomeriggio di lunedi', e mentre si svuotava dei molti dei pendolari, salirono a bordo due agenti della Guardia di Finanza con il cane al seguito. Passavano fra i sedili, guardando rapidamente i pochi viaggiatori; quando giunsero in prossimita' di Alfredo, egli alzo' lo sguardo e sorrise al giovane agente, che sorrise di rimando e passo' avanti: stavano cercando evidentemente qualche spacciatore, e la cosa fini' li'.
Finalmente poco prima delle cinque il treno giunse alla stazione di Trento, annunciato dalla voce stentorea del capotreno attraverso l'interfono gracchiante: "Prossima fermata Trento. Nexter Halt Trento".
Alfredo usci' sul marciapiede del secondo binario e si diresse al sottopassaggio, salendo sulla piattaforma centrale del primo binario, entro' in stazione e si diresse con passo sicuro al bar, alla sua sinistra, dove ordino' un caffe' ristretto.
Mentre sorseggiava quella brodaglia imbevibile, una persona dietro di lui attiro' la sua attenzione: -Dottor Blissett?
Alfredo, sfoggiando un italiano stentato con un marcato accento americano, si giro' e si rivolse all'uomo, porgendogli la mano: -Doctor Streibizer, suppongo. Moltho lietho.
Il citato dottor Streibizer accetto' anch'egli un caffe', poi i due uscirono per dirigersi verso destra, in direzione del bordo del parco di Piazza Dante.
Per un istante la loro attenzione venne richiamata dalla voce di un bambino: -Mamma, guarda, c'e' Alfredo del Grande Fratello...
Si fermarono un istante. Alfredo si senti' il sangue gelare nelle vene, e si giro' lentamente nella direzione da cui era venuta la vocina, ma fortunatamente solo in tempo per vedere la mamma che prendeva in braccio il bambino redarguendolo, con forte inflessione dialettale: -Ma va la', che quel signore non e' Alfredo, smettila di farti guardare da tutti...
Qualche istante per riprendere fiato, e i due si avviarono silenziosamente in direzione di via Torre Vanga, costeggiando il parco, fino ad una anonima Nissan bianca parcheggiata sulle strisce blu, accanto alla biblioteca comunale, in mezzo a tante altre auto anonime. A bordo dell'auto i due mantennero un tono distaccato: ancora non si sentivano al sicuro da occhi ed orecchie indiscrete. L'autista, dopo aver fatto tutto il giro ripasso' davanti alla stazione ed imbocco' la via Rosmini fino a giungere in prossimita' del bivio del cimitero.
Passo' oltre e si diresse con sicurezza all'ingresso del parcheggio posteriore. I due scesero e si diressero stancamente verso l'ingresso del cimitero storico. Streibizer prese un mazzetto di semprevivi e poi i due si diressero fra le file di tombe in prossimita' dell'ingresso della cappella, fermandosi davanti ad una tomba dove un ragazzo dell'apparente eta' di Alfredo, ed un tizio con i capelli bianchi stavano fermi osservando una tomba, in religioso silenzio.
Streibizer prese la parola, prima con tono di voce normale: -Buonasera, el go portato dei fiori per so mama, come state voi?
Non appena il gruppetto che li precedeva passo' oltre in direzione della cappella, mentre Streibizer si abbassava per infilare i fiori dentro il vaso, fu Alfredo a prendere la parola, sottovoce, con i due: -Allora: e' tutto quasi pronto. Adesso io arrivo a casa, comincio a stilare il primo articolo per il blog e preparo la registrazione. Raggiungetemi verso le 23, e vi daro' il materiale. E' importante che venga pubblicato prima di mezzanotte. Ci sono problemi con le connessioni ADSL?
Il giovane prese parola: -No, tutto a posto. Abbiamo gia' preparato cinque diversi canali basati su Tor e Privoxy, cinque diverse connessioni adsl, e sono tutti quanti pronti ed in funzione.
-Ottimo. E per il resto, che notizie mi date?
A questo punto prese parola il signore: -Anna e Joseph sono stati ricoverati in ospedale, anche se Anna sta facendo la vittima ipocondriaca e Joseph, invece, probabilmente sara' dimesso oggi stesso. La trasmissione e' stata sospesa, stasera dovrebbe esserci un qualche speciale perche' si vuole cercare di salvare il salvabile.
-Sono curioso di vedere che succedera': Anna e' stata una puttanella per tutto il periodo, e non credo che si smentira' adesso. Ora andiamo: a piu' tardi.
Alfredo e Streibizer si allontanarono ritornando all'auto, poi fecero un giro complesso che li porto' in direzione di via Maccani, fino ad imboccare la rotatoria per la Statale 12, ed infine per la Gardesana Occidentale.
La strada continuo' tranquilla per pochi chilometri fino ad incontrare la galleria del Forte, a cui Streibizer fece seguire una secca svolta a destra all'uscita della stessa, in direzione della piccola frazione di Cadine dove, giunto al campo sportivo, giro' di nuovo a destra costeggiando i campi da tennis ed infilandosi in un piacevole quartiere con poche villette unifamiliari che avrebbe fatto da contorno a questi tre giorni di operazione, in quel tranquillo giardino che e' la Localita' Coltura.
L'appartamento, minuscolo (inferiore ai 30 metri quadri) era stato ricavato da una parte del cantinato, ma era funzionale e dotato di ogni confort. Alfredo venne lasciato solo dal suo accompagnatore, pote' cambiarsi, fare una doccia e poi indossare un pigiama comodo. Poi osservo' con soddisfazione il frigorifero e la dispensa ben forniti. Il giardino circondato da siepi alte un paio di metri, le poche finestre con i vetri fume' che davano a pochi centimetri d'altezza sulla linea della villa e il terreno privato avrebbero garantito tutta la privacy necessaria. Al resto ci avrebbero pensato la totale mancanza di linea telefonica e telefoni cellulari. Ma ora c'era altro a cui pensare: Alfredo aveva del lavoro da svolgere, e non c'era tempo per cincischiare.
Alle 19:30 in punto si sedette a tavola, in vestaglia, per consumare una cena leggera e composta da un piatto di crema di funghi porcini, pane e formaggio. Successivamente lavo' i piatti e si sedette quindi a tavola con il portatile davanti al naso e il televisore acceso, poco dietro.
Mentre le sue dita si muovevano rapidamente sulla tastiera e mormorava qualcosa sottovoce, con una sigaretta appoggiata sull'orecchio, dalla televisione giungevano le ultime notizie, prima della sigla del telegiornale, preceduta dall'annuncio che, al termine del contenitore sportivo, sarebbe seguito lo speciale sul Grande Fratello.
Alfredo diede gli ultimi colpi alla tastiera del computer e, sentendosi soddisfatto, salvo' il documento e si alzo' per andare verso la porta d'ingresso. Quindi trovando posizione vicino all'ingresso, prese la sigaretta che aveva dietro l'orecchio e se l'accese, pochi istanti prima che una voce richiamasse la sua attenzione: -Luther, non e' sicuro mettersi a fumare qui davanti.
Alfredo guardo' verso l'alto, in direzione del ragazzo che aveva incontrato poche ore prima al cimitero, e che ora faceva capolino da dietro il giardino.
-Fammi compagnia, allora. In due diamo meno nell'occhio...
In realta' la villa dirimpetto era vuota, dato che i padroni erano andati a passare una vacanza in qualche paradiso tropicale, e le due case confinanti, invece, erano abitate da semplici contadini di campagna piu' preoccupati dell'andamento dell'orto che per le sigarette che poteva fumare il vicino. Porse una sigaretta al compagno, poi continuo': -Ti aspettavo molto piu' tardi.
-Ho pensato di fare un'improvvisata- disse il giovane, accettando una delle ultime Merit del pacchetto di Alfredo -e a proposito: ti ho portato anche delle sigarette.
Estrasse dalla tasca della giacca un pacchetto di MS bionde e le porse ad Alfredo, che annuncio': -Finalmente qualcosa che merita di essere fumato.
-Come puoi fumare questa robaccia lo sai solo tu.
-Me l'hanno detto in molti, la' dentro...
-Si, lo so...
Alfredo si sentiva un po' intontito: era difficile rendersi conto che i suoi ultimi tre mesi di vita erano trascorsi davanti praticamente a tutta la popolazione italiana.
Tornarono dentro, e mentre Alfredo seguiva distrattamente il contenitore sportivo, il giovane lesse con calma quanto aveva gia' scritto sul portatile, poi i due rimasero in silenzio a seguire per quasi un'ora lo speciale in cui tutto lo staff della trasmissione parlava di come erano andate le cose sino agli ultimi giorni.
Poi verso la parte finale dello speciale apparvero le interviste registrate durante la giornata: per primo Joseph, all'uscita dall'ospedale. Era semplicemente imbufalito con Alfredo per via di questa improvvisa interruzione.
-Mah, forse avrebbe meritato lui di vincere, e' un ragazzo spigliato, ma molto piu' tranquillo e intelligen...
La frase di Alfredo gli si congelo' in bocca, mentre la telecamera adesso trovava Anna, ancora distesa sul suo letto d'ospedale, impegnata a singhiozzare molto rumorosamente e molto spettacolarmente, mentre l'inquadratura che cercava di non essere troppo invadente si soffermava piuttosto sui mazzi di fiori che facevano capolino sul davanzale della finestra, o sull'orsacchiotto di peluche beige seduto sorridente sul comodino accanto al letto. Il giovane commento': -I fiori? E l'orsacchiotto? E chi glieli ha portati 'sti regali se la tengono sotto stretta sorveglianza?
Anna era disperata dalla caduta della trasmissione, dal fatto che questo avrebbe provocato danni alla sua carriera che sognava nel cinema, da come si sentiva un fallimento su tutti i fronti... e di questo ne spiegava ogni punto faticando fra mille singhiozzi.
Alfredo sbotto' e comincio' a intercalare: -Ma sentila, sentitela quella bambina!... Ma e' ridicolo... E' puerile... Oh, che peccato, alla povera bella bambina e' scoppiato il palloncino... Ma chi se ne frega!
All'improvviso usci' dalla stanza, incazzato come una iena, e si butto' avidamente sul pacchetto di MS che gli aveva portato il giovane poco prima; da una parte aveva bisogno di scaricare la tensione nervosa che aveva accumulato in quasi cento giorni di trasmissione nella quale aveva dovuto fingere, dall'altra perche' sapeva quanta altra finzione c'era tutto intorno alla trasmissione.
Alle 23 il giovane parti' da Cadine in direzione di uno di quei luoghi, ignoti ad Alfredo, da cui sarebbe partito il messaggio per il Blog. Ma il piu' era fatto: ora poteva andare a dormire tranquillo: l'indomani sarebbe stato il momento di contrastare le negazioni della produzione esecutiva per mezzo di un filmato da preparare e mettere su youtube.
La mattina la reazione giunse. Nervosa per quanto possibile, ma era stata ripresa da molti giornali, e non solo. Molti Blog riportavano il messaggio.
"Mi chiamo Alfredo Sarini, sono nato a Roma ventisei anni fa e sono uno studente di sociologia fuori corso all'Universita' 'La Sapienza' di Roma. Sono stato un concorrente dell'attuale edizione del programma televisivo 'Grande Fratello', ma sono fuggito la notte tra domenica e lunedi', a solo tre giorni dalla fine del programma e dall'annuncio del vincitore dell'edizione. L'ho fatto per vari motivi, e questo messaggio serve a svelare molte verita'. Anzitutto sono un attivista del Movimento per la Liberalizzazione dell'Informazione, e in questo frangente sono conosciuto con il nome di Luther Blissett, come molti altri attivisti non solo di questo movimento. Sono stato selezionato per partecipare a questa edizione del 'Grande Fratello' circa cinque mesi fa. Durante uno dei provini, ad una pausa mentre ero in bagno, ho sentito casualmente due persone della produzione che parlavano del programma. Li ho seguiti di nascosto ed ho scoperto che tutto il programma e' una finzione. Degli altri due finalisti, voglio parlarvi di Anna. Anna Lombardi in realta' e' un nome falso: il suo vero nome e' Federica (ne ignoro il cognome) ed e' un'attrice teatrale che e' stata scelta per fare la macchietta nella Casa. Lo schema delle nomination e il vincitore sono stati decisi sin dall'inizio: ero io destinato a vincere questa edizione. Per pilotare le nomination il trucco era molto semplice: tutti quanti avrete notato l'ipocrisia con cui molti giocatori dopo aver promesso al gruppo che avrebbero nominato una persona ne hanno nominata, nel confessionale, un'altra. Facile: sotto la telecamera del confessionale c'era un monitor. Ogni volta che entravamo in confessionale, prima di esprimere le nostre opinioni o altre situazioni del genere, leggevamo sul monitor le novita' che sarebbero seguite nei giorni successivi, o semplicemente il nome della persona da nominare. Ignoro se anche Joseph sia stato preso come macchietta o attore, anche se mi ha sempre dato l'impressione di essere all'oscuro di tutto: d'altronde anche io ufficialmente non sapevo nulla. Sono fuggito per far sapere a tutti che lo scopo di questo programma e' diventato ormai solo quello di fare audience, di 'vendere', e soprattutto di guadagnare lucrando sui servizi automatici di televoto, che sono stati bellamente ignorati sin dall'inizio. Piu' volte ho sentito, mentre buttavo la spazzatura, di operatori del programma usciti a fumare una sigaretta che gongolavano per i guadagni di quel sistema di televoto. Ma sin dall'inizio conoscevo l'ordine delle persone che sarebbero state nominate, e delle esclusioni. Era necessario che aspettassi il momento propizio per smontare questa realta', e ora posso dire a tutti quanti come stanno veramente le cose. Sta a voi decidere se credermi o meno, ma sappiate una cosa: quello che io sto dicendo e' solo la verita', niente di piu' e niente di meno. Io sono nascosto in una localita' segreta e sara' inutile cercare di rintracciarmi usando i dati di accesso al portale: uso dati registrati da un ignaro prestanome e mi connetto usando Tor e Privoxy: ogni volta che passo sul portale del blog lo faccio da una parte qualsiasi del globo, in maniera anonima. Mi sto nascondendo in un luogo sicuro e saro' costretto a restare nascosto ancora per qualche giorno, finche' la gente della produzione non avra' smesso di cercarmi."Dopo le prime prese di posizione della produzione, che nego' categoricamente si trattasse delle parole di Alfredo, ai commenti segui' un video su youtube, in cui apparivano solo alcune fotografie tratte da momenti della trasmissione, altre scattate dal Movimento prima dell'ingresso di Alfredo alla trasmissione, ed una foto rubata sul furgone poco prima che si cambiasse per celare la sua identita'. Non erano tanto le immagini a lasciar trasparire qualcosa (d'altronde, per mantenere nascosta la sua identita' non poteva mostrarsi in video con i capelli corti e il pizzetto: qualcuno di sicuro l'avrebbe riconosciuto), ma piuttosto la sua voce, fuori campo, che leggeva il proclama pubblicato su alcuni Blog e subito diffuso dagli altri blogger grazie ad un pesante tam-tam mediatico, che aveva trovato spazio soprattutto in quei luoghi in cui si criticavano spesso reality di bassa lega quale era considerato a buon titolo proprio il 'Grande Fratello'.
La mattina successiva, martedi', qualcosa si mosse.
Era ormai nell'aria, e molti telegiornali locali e nazionali si erano tuffati a pesce sulla ghiotta notizia di gossip. C'era chi giurava di aver incontrato Alfredo nei posti piu' impensabili d'Italia ed esteri, non mancavano analisi tecniche sui messaggi, nonche' tentativi di discreditare il messaggio da parte di chi non aveva avuto visione del video-audio-messaggio su youtube, ma per la prima meta' della mattinata l'Italia non parlava d'altro, ed ormai il video stesso aveva fatto il giro del mondo.
E piu' del messaggio, le notizie citate fecero scalpore: Anna fu smascherata quasi subito da diversi giornalisti che avevano ripescato sia vecchi compagni di teatro che vecchi filmati in cui la giovane attrice, tale Federica Carlini, aveva recitato prima di questa avventura al Grande Fratello.
La segretaria d'edizione, raggiunta telefonicamente da una redazione telegiornalistica nazionale, dapprima nego' di sapere dei fatti e annuncio' di riservare una querela nei confronti della giovane per aver partecipato dopo aver fornito dati falsi, tuttavia quando anche Federica-Anna si fece intervistare con il solito tono singhiozzante sugli imbrogli a cui era stata convinta dalla redazione, e soprattutto quando diverse redazioni di "controcultura" smascherarono alcune stranezze a cui si era assistito non solo in quest'ultima, ma in molte delle passate edizioni della trasmissione, stranezze che trovavano chiara spiegazione in quelle che erano state definite "Le farneticanti dichiarazioni di un criminale che cercava solo fama personale" (Alfredo si sentiva onorato da questa definizione, e nel pomeriggio durante una riunione con gli altri amici del Movimento, giunti nel frattempo da Roma, si presento' esordendo con: "Signore e signori, ecco a voi Alfredo Sarini: un criminale che cerca fama personale attraverso dichiarazioni farneticanti!"), e soprattutto dopo che diversi spettatori inferociti avevano cominciato a chiamare dappertutto per avere notizie, soprattutto riguardo alla presunta truffa del televoto, la situazione comincio' a sfuggire di mano all'editore.
Alle 18 in punto in un'edizione straordinaria del telegionale del canale su cui andava in onda il programma, apparve il direttore di emittente ad annunciare la sospensione delle selezioni per la prossima edizione del Grande Fratello, e l'avviamento di un'indagine interna per accertare delle presunte irregolarita' nella gestione del programma. Alle 18:30 su un'altra rete nazionale un'altra edizione straordinaria annuncio' invece l'irruzione della Guardia di Finanza sia presso gli uffici editoriali della casa di produzione del programma, che nel teatro di posa di Cinecitta', ivi compreso l'ingresso nella Casa e l'acquisizione di documentazione su richiesta di diversi magistrati, con le ipotesi di reato di truffa aggravata a danno dei telespettatori, comprese anche ipotesi di falso ideologico, appropriazione indebita ed altri reati.
Nello stesso frangente le associazioni dei consumatori italiane invitavano, dagli schermi dei vari telegiornali, ad avviare una class-action per il recupero dei soldi spesi per il televoto.
Alle 19 circa il direttore d'emittente annuncio' le sue dimissioni, seguito a ruota dall'editore del programma; nel frattempo un'inchiesta stava partendo anche nei confronti della societa' che aveva fornito le numerazioni per il televoto, di cui dapprima l'amministratore delegato annuncio' la sospensione dei pagamenti verso la produzione editoriale, poi la sospensione della richiesta di pagamento verso le societa' di telefonia degli utenti, per poi dimettersi quando, dopo una decina di minuti, una serie di avvisi di garanzia annunciava l'avviamento di indagini specifiche anche nei suoi confronti e di quelli della societa' suddetta.
Alle 21, mentre Alfredo ed altre otto persone del Movimento erano sedute a tavola, il tg nazionale annuncio' che il produttore aveva fatto le sue prime ammissioni. Vigeva molta felicita' intorno al tavolo e, quando comparve una bottiglia di Muller Thurgau con cui brindare alla riuscita dell'operazione, giunse anche la notizia che altre ammissioni venivano tutto intorno: molte teste sarebbero cadute e, soprattutto, era stato sollevato quel polverone che il Movimento voleva si sollevasse.
La mattina successiva comincio' la seconda fase dell'operazione. Due persone di corporatura e pettinatura simili all'Alfredo della Casa, si diressero ad orari differenti alla biblioteca comunale di via Roma, per usare la connessione ad internet wi-fi del Comune di Trento; successivamente piu' tardi anche Alfredo scese in biblioteca, e si collego' anch'egli per lanciare l'ultimo messaggio:
"Lo scopo ultimo del Movimento per la Liberalizzazione dell'Informazione era quello di sollevare il coperchio del calderone in cui una casta di pochi lobbisti fanno bassi investimenti che portano a lauti guadagni alle spalle della gente che dovrebbe trovare nella televisione quel meccanismo di diffusione della cultura con potenzialita' certamente nobili, quale e' stata l'invenzione della stampa a caratteri mobili. Non smetteremo mai di vigilare e colpire alla base tutti questi fenomeni di costume che sembrano nascere invece con lo scopo di cancellare anche quel minimo di cultura e di cervello che era rimasto al 'popolino' per riempirgli la mente di tv spazzatura fino al fondo. Sono stato mezzo di diffusione di questo messaggio, e di questo ne sono e ne saro' sempre fiero negli anni, perche' ho dimostrato che il mio nome riuscira' a finire sui libri di storia pur non avendo vinto un Grande Fratello."Il messaggio venne inviato apposta dalla biblioteca: in men che non si dica, mentre tutti quanti aspettavano, giunsero diversi agenti di polizia dentro la biblioteca a cercare Alfredo, ma egli, gongolante della sua nuova identita' si limito' a chiudere il pc portatile, restituire "Praticamente innoquo" di Douglas Adams al banco, e avvicinarsi all'uscita mentre due agenti stavano interrogando un suo "sosia" che anch'egli sosteneva la causa di essere un fan sfegatato del vero Alfredo, e che voleva imitarne le fattezze, gli abiti, la pettinatura e gli occhiali.
Si avvicino' alla porta, quando un agente di polizia che stava controllando i documenti di tutte le persone che uscivano gli fece un cenno. Alfredo, senza scomporsi infilo' una mano nella tasca del loden e ne estrasse un documento americano, che porse all'agente: Luther Blissett, nato a Londra (da madre italiana e padre americano), cittadino naturalizzato italiano se pur residente negli Stati Uniti, a Orlando - Florida, al numero 1492 di Bear Island Road. Alfredo sfoggio' nuovamente il suo italiano molto stentato e spiccatamente americaneggiante: -Che succede, officiale?
L'agente fece un sorriso, porgendogli indietro il documento e disse molto lentamente: -Sembra che abbiamo trovato una delle persone coinvolte nello scandalo del Grande Fratello, la trasmissione televisiva, e il giudice deve interrogarlo.
-Ah, well, non ho seguito molto questa... ehm... fact, ma penso che sia molto interessanthe, comunque grazie, officiale, arriveddersci.
-Di nulla, dovere signore, arrivederci e buona permanenza in Italia.
