La voglia di prendere la patente radioamatoriale, intendo.
Sono un radioascoltatore con licenza SWL da un paio d'anni. Un paio d'anni che spazzolo le frequenze radioamatoriali, e da sempre rappresenta un'ambiente interessante quello dei ponti radio ministeriali.
I ponti radio ministeriali dovrebbero essere utilizzati solo per verifiche di transito (e tanto poi sono sicuro che se sto facendo servizio antincendio e non prende il cellulare, se mi azzardo a transitare sull'RU2 per parlare col campo base, viene qualcuno a rompermi i marroni nonostante lo scopo dei ponti ministeriali sia proprio quello di creare un'infrastruttura di comunicazioni utile in caso di emergenza), ma sempre più spesso coloro i quali si ergono a signori e padroni dell'etere li utilizzano per le loro chiaccherate degne dei tempi delle ruote sulla CB degli anni d'oro.
E se non è così, spiegatemi perché stamattina mentre scendevo a Trento per fare colazione mi sono fatto una cultura sui piloti d'aereo della seconda guerra mondiale e di quelli che poi hanno continuato facendo i piloti civili per aerei da turismo fino alla metà degli anni '60.
Ma veramente mi passa la voglia di patentarmi, anche se so che con una patente in tasca potrei avere anche un VHF in mano ed esprimere tutto il mio amore per questi sani sperimentatori che hanno fatto del radiantismo una cultura profonda e ricca.
Continuiamo ad ascoltare, va, vediamo che cosa propone il mercato...
Il luogo (e lo spazio) dei più pesanti, discutibili e profondi deliri di Grizzly: alcuni di essi potrebbero urtare la sensibilità di chi legge, pertanto le Pagine Oscure sono in secondo piano.
Comunque, come sul Diario di Viaggio sarete ospiti ben graditi.
Pagine importanti
lunedì 23 agosto 2010
sabato 12 giugno 2010
Fuoco, purificaci tutti
-Non riuscirai a comprenderlo in tempo. Ma non ti preoccupare, non ti servirà a molto comprenderlo. Non è per te che è stato scritto, o pensato, o semplicemente concepito.
-Forse. Ma comunque è stato concepito. E se qualcuno è stato in grado di pensarlo, qualcun altro potrà anche svelarne i segreti. Non vedo perché non potrei essere io, quel qualcuno.
Lo guardai di sottecchi, con l'attenzione rivolta allo schermo del terminale portatile anche per non soffermarmi sulla terribile visione d'insieme. Era sporco, indossava abiti lerci e consumati, aveva due scarpe differenti, la barba incolta di almeno tre settimane. Solo a guardarlo faceva tanto di quel ribrezzo da farti venire voglia di allontanarti di almeno cento metri, e persino l'odore che emetteva ti faceva valutare seriamente quella ipotesi.
Ma lo ammiravo. Lo ammiravano tutti. Era un mito. Seduto su una pietra infangata con le gambe incrociate, sulla vetta della collina, le mani consumate dal lavoro sulla terra, un sigaretto consunto e fetente che teneva fra le dita tremolanti della mano sinistra, e gli occhi.
I suoi occhi blu, profondi.
Come il più misterioso degli oceani. Come l'immagine rilassante del cielo nello sfondo dei sistemi multilivello basati su quella nuova versione del sistema operativo.
I suoi occhi ti lasciavano senza fiato.
Aveva l'espressione rilassata, l'aspetto di un vecchio agricoltore sul suo terreno che si gode una meritata pausa dopo una giornata trascorsa sui campi. Ma i suoi occhi.
Avevi paura dei suoi occhi.
Pensavi che ti avrebbe potuto uccidere con i suoi occhi. Ucciderti. Con la sola profondità del suo sguardo, anche a miglia e miglia di distanza.
Riportai lo sguardo che fugacemente si era soffermato su di lui, sul terminale.
Gli eventi degli ultimi sei giorni avevano cambiato completamente la mia vita. Mentre osservavo quei simboli, il mio raziocinio sapeva che avrei dovuto occuparmi di decifrare quel codice, ma la mia mente divagò quasi subito, tornando al primo giorno. Tornando a come era cominciato tutto quanto. E come non tornare indietro? Era passata meno di una settimana, da quando era cominciato tutto quanto.
Il mio nome, non ha importanza. Quello della larva umana che mi stava davanti con quegli occhi blu fumando un minibido, neppure. Numeri. Ecco quello che siamo. Solo numeri.
Io sono stato un numero uno, nel mio campo. Nel mio piccolo.
Ho una famiglia.
Una moglie amorevole.
Una magnifica bambina di sette anni.
Una casa: una bella villa in periferia, dotata di ogni comfort.
Auto sportive.
Moto, computer, dipendenti.
Un intero impero nelle mie mani.
Che schifo!
Ora che guardo l'uomo che è stato (ed è) la guida spirituale per tantissimi, provo schifo e vergogna per me stesso.
Sono arrivato a questo punto con anni di duro lavoro e sudore della mia fronte, senza dover mai dare conto a nessuno di quello che facevo. Come lui. Sono riuscito a superare molte sfide, molte analisi, grazie al raziocinio. Grazie alle conoscenze in ambito tecnico ma, soprattutto, grazie alla mia mente fredda e matematica. Anni di tecnologie sempre più evolute hanno insegnato a tutti come appiattire la vita e renderla un lento e noioso fluire dalla mattina alla sera nel solito tran-tran quotidiano.
Un lento e noioso fluire dei giorni, delle settimane, dei mesi, degli anni. Novità? No, le solite cose, sai.
E invece no! Porcaccia miseriaccia: per una volta no!
Non dopo aver visto come chiudere con tutto e con tutti, non quando è finalmente possibile scandire la propria vita senza temi, senza titoli, senza 140caratteri, senza la tastiera del computer, senza smartphone, senza terminale, senza terminazione, senza corrente elettrica, perché no?
Il raziocinio. Ritrovare il raziocinio, scoprire che la mente umana è un'arma meravigliosa e terribile, anzi riscoprirlo. Scoprire che forse la radice quadrata di 78432 non è "batteria della calcolatrice scarica". Anzi no, scoprire proprio che non serve una macchina per tenere in esercizio la mente.
Isolamento.
Questo ci vuole, per capire, per pensare, per ragionare. No, isolamento per sentire i propri pensieri, per sentire in mezzo alle onde wi-fi, bluetooth e hyperlan che c'è ancora del raziocinio. Che l'uomo può ancora pensare.
Che esiste ancora la fantasia.
Sei giorni fa ho lasciato tutto. Ho lasciato tutti. Ho lasciato tutti e tutto, e sono entrato nel "monastero".
Che bel nome. Antico. Altisonante. D'altronde, mi hanno detto che l'edificio molti, tanti, troppi anni fa ospitava proprio un monastero. E ora quello che serve è solo silenzio, una cella fredda, un letto duro, e niente tecnologia. Niente corrente, niente telefoni, niente terminali, niente di niente.
-Le notti a lume di un mozzicone di candela e i giorni scanditi solo dallo scorrere del sole e dal bisogno di respirare a pieni polmoni a stretto contatto con la natura, sono duri. All'inizio per tutti sono duri. Il primo giorno è quello in cui decidi se hai carattere. Se sei carismatico. Molti vengono al monastero, pochissimi superano il primo giorno. Io sono il Priore. Da quando uscirai da questa cella, sarai solo tu, la tua mente e gli altri, se vorrai rapportarti con loro. Qui vige solo una regola: coloro che alzano il cappuccio del saio sulla testa applicano la regola del silenzio. Non potrai parlare con loro: loro non parleranno con te.
Che belle parole. Alzai il cappuccio sulla testa non appena giunsi all'arcata della porta per uscire, e da allora per tutti i sei giorni di permanenza non lo abbassai mai.
Il primo giorno passò. Lento, omologo, poco efficace, e il terrore che mi fece tremare la colonna vertebrale fu quello che in qualche modo nel monastero si cooperasse solo per costruire l'ennesimo cliché di vita preconfezionata e dettata da regole di ripetitività generica. Ma superai il mio primo giorno dimostrando una forza d'animo mai vista in anni di monastero.
Nessuno me lo disse, perché invitando a rispettare la mia scelta del silenzio portavo sempre il cappuccio del saio sdrucito ben alzato sul collo e sui capelli corti e spettinati, che in quei sei giorni giunsero anche a un opportuno livello di lerciume non dissimile a quello del personaggio che ora, alla fine di tutto, mi stava osservando. Anche una settimana di barba cominciava a darmi fastidio, ma era una sensazione lontana, assente.
Gli ero vicino lo stesso. Nonostante il fetore che emanava. Nonostante desse l'impressione di essere un pazzo. Ma gli stavo vicino perché avevo provato quelle sensazioni anche io. E se io avevo assaggiato la profondità di quello stato dopo sei giorni, pur sapendo di non avere la forza di affrontare una vita di privazioni, ascetica come quella della nostra guida spirituale, lo ammiravo. Lo ammiravo proprio perché aveva trovato il coraggio di allontanarsi da tutto. Di allontanarsi così tanto da essere riuscito a capire il passato, il presente e il futuro della tecnologia senza neppure bisogno di esserne a contatto.
Il secondo giorno rimasi a passeggiare nel giardino interno del monastero. Cercavo di mettere in ordine la mia testa. Cercavo di trovare il bandolo della matassa di pensieri e ragionamenti che - finalmente - urlavano dall'interno del mio cervello cercando di uscirne tutti assieme appassionatamente.
E fu dura, ma quando giunsi alla sera e mi ritirai nella mia cella, in attesa di addormentarmi sul duro letto di pietra e fieno, cominciavo già ad assaporare un senso differente del tempo.
-Non cercare di trovare segni di una profondità disarmante. Non immaginare chissà quali allitterazioni metafisiche, né intricate e poco controvertibili formule trigonometriche sviluppate in codice esadecimale o che coinvolgano magari anche l'insieme dei numeri complessi coniugati: la strada è molto meno complessa di quanto possa apparire al primo sguardo. Non è una strada semplice, e non a caso ti dico che sinora in centinaia di anni che si tramanda questo codice, nessuno è mai riuscito nell'intento. Cadiamo nella superstizione, nella leggenda e profezia che vuole dell'esistenza di un uomo dalla mente contorta eppure pura, forse un pazzo. Un uomo che potrà decifrare questo codice senza bisogno di studiarlo. Un codice concepito da una mente superiore...
-No. Non è opera di una mente superiore, è opera di una mente libera, ma inferiore. Vuoi la verità? Quello che non vi tramandate dai secoli è un rasoio di Occam: questo codice è stato concepito da un uomo che non ha mai conosciuto la tecnologia, la tecnica, la matematica. Nulla. Forse da un uomo che non era neppure in grado di leggere né scrivere, o fare di conto.
Il terzo giorno. Oh, il terzo giorno, come mi ricordo il terzo giorno. Come dimenticarsi quel giorno in cui uscii dal monastero solo per passeggiare fino al limitare del bosco? Solo per scoprire che c'è ancora un sole che splende alto nel cielo, solo per scoprire che ci sono ancora uccelli che cinguettano. Per scoprire che la natura esiste, e va avanti secondo un disegno che non si può sintetizzare in una formula matematica. Che non si può sintetizzare in 140 caratteri, che non si può far diventare un concetto.
E il quarto giorno, che semplicemente passò.
E il quinto. No. Il quinto no, il quinto fu il giorno difficile: sapevo che mi rimanevano solo ventiquattrore prima di dover incontrare di nuovo il maestro. Sapevo che avrei dovuto trovare una risposta, e che la risposta non era solo e semplicemente dettata dalla quiete interiore che stavo raggiungendo. Che non era solo dettata dai miei pensieri che finalmente avevano trovato il loro spazio e la loro realtà, senza bisogno di urlare per cercare di venire fuori da una mente offuscata dai tempi e dai ritmi della tecnologia.
Ma quel sesto giorno, all'alba, fu il giorno. Ero uscito di corsa dalla cella, di nascosto. Avevo camminato per delle ore fino ad arrivare dal maestro. Ero sudato, la bocca impastata, la gola riarsa. In piedi, davanti al maestro guardavo il terminale e leggevo il codice.
No. Guardavo il terminale, tenendolo il mano come un oggetto sconosciuto. Solo sei giorni avrebbero potuto cambiare radicalmente la mia vita, il mio rapporto con la tecnologia, forse persino il mio rapporto con l'intero universo.
Ma poi, all'improvviso tutto divenne chiaro. Come se quell'accozzaglia di caratteri casuali fosse diventato all'improvviso uno di quei pensieri-in-140-caratteri da social network tanto di moda. Breve, conciso, forse persino ridicolo.
-Forse. Ma comunque è stato concepito. E se qualcuno è stato in grado di pensarlo, qualcun altro potrà anche svelarne i segreti. Non vedo perché non potrei essere io, quel qualcuno.
Lo guardai di sottecchi, con l'attenzione rivolta allo schermo del terminale portatile anche per non soffermarmi sulla terribile visione d'insieme. Era sporco, indossava abiti lerci e consumati, aveva due scarpe differenti, la barba incolta di almeno tre settimane. Solo a guardarlo faceva tanto di quel ribrezzo da farti venire voglia di allontanarti di almeno cento metri, e persino l'odore che emetteva ti faceva valutare seriamente quella ipotesi.
Ma lo ammiravo. Lo ammiravano tutti. Era un mito. Seduto su una pietra infangata con le gambe incrociate, sulla vetta della collina, le mani consumate dal lavoro sulla terra, un sigaretto consunto e fetente che teneva fra le dita tremolanti della mano sinistra, e gli occhi.
I suoi occhi blu, profondi.
Come il più misterioso degli oceani. Come l'immagine rilassante del cielo nello sfondo dei sistemi multilivello basati su quella nuova versione del sistema operativo.
I suoi occhi ti lasciavano senza fiato.
Aveva l'espressione rilassata, l'aspetto di un vecchio agricoltore sul suo terreno che si gode una meritata pausa dopo una giornata trascorsa sui campi. Ma i suoi occhi.
Avevi paura dei suoi occhi.
Pensavi che ti avrebbe potuto uccidere con i suoi occhi. Ucciderti. Con la sola profondità del suo sguardo, anche a miglia e miglia di distanza.
Riportai lo sguardo che fugacemente si era soffermato su di lui, sul terminale.
Gli eventi degli ultimi sei giorni avevano cambiato completamente la mia vita. Mentre osservavo quei simboli, il mio raziocinio sapeva che avrei dovuto occuparmi di decifrare quel codice, ma la mia mente divagò quasi subito, tornando al primo giorno. Tornando a come era cominciato tutto quanto. E come non tornare indietro? Era passata meno di una settimana, da quando era cominciato tutto quanto.
Il mio nome, non ha importanza. Quello della larva umana che mi stava davanti con quegli occhi blu fumando un minibido, neppure. Numeri. Ecco quello che siamo. Solo numeri.
Io sono stato un numero uno, nel mio campo. Nel mio piccolo.
Ho una famiglia.
Una moglie amorevole.
Una magnifica bambina di sette anni.
Una casa: una bella villa in periferia, dotata di ogni comfort.
Auto sportive.
Moto, computer, dipendenti.
Un intero impero nelle mie mani.
Che schifo!
Ora che guardo l'uomo che è stato (ed è) la guida spirituale per tantissimi, provo schifo e vergogna per me stesso.
Sono arrivato a questo punto con anni di duro lavoro e sudore della mia fronte, senza dover mai dare conto a nessuno di quello che facevo. Come lui. Sono riuscito a superare molte sfide, molte analisi, grazie al raziocinio. Grazie alle conoscenze in ambito tecnico ma, soprattutto, grazie alla mia mente fredda e matematica. Anni di tecnologie sempre più evolute hanno insegnato a tutti come appiattire la vita e renderla un lento e noioso fluire dalla mattina alla sera nel solito tran-tran quotidiano.
Un lento e noioso fluire dei giorni, delle settimane, dei mesi, degli anni. Novità? No, le solite cose, sai.
E invece no! Porcaccia miseriaccia: per una volta no!
Non dopo aver visto come chiudere con tutto e con tutti, non quando è finalmente possibile scandire la propria vita senza temi, senza titoli, senza 140caratteri, senza la tastiera del computer, senza smartphone, senza terminale, senza terminazione, senza corrente elettrica, perché no?
Il raziocinio. Ritrovare il raziocinio, scoprire che la mente umana è un'arma meravigliosa e terribile, anzi riscoprirlo. Scoprire che forse la radice quadrata di 78432 non è "batteria della calcolatrice scarica". Anzi no, scoprire proprio che non serve una macchina per tenere in esercizio la mente.
Isolamento.
Questo ci vuole, per capire, per pensare, per ragionare. No, isolamento per sentire i propri pensieri, per sentire in mezzo alle onde wi-fi, bluetooth e hyperlan che c'è ancora del raziocinio. Che l'uomo può ancora pensare.
Che esiste ancora la fantasia.
Sei giorni fa ho lasciato tutto. Ho lasciato tutti. Ho lasciato tutti e tutto, e sono entrato nel "monastero".
Che bel nome. Antico. Altisonante. D'altronde, mi hanno detto che l'edificio molti, tanti, troppi anni fa ospitava proprio un monastero. E ora quello che serve è solo silenzio, una cella fredda, un letto duro, e niente tecnologia. Niente corrente, niente telefoni, niente terminali, niente di niente.
-Le notti a lume di un mozzicone di candela e i giorni scanditi solo dallo scorrere del sole e dal bisogno di respirare a pieni polmoni a stretto contatto con la natura, sono duri. All'inizio per tutti sono duri. Il primo giorno è quello in cui decidi se hai carattere. Se sei carismatico. Molti vengono al monastero, pochissimi superano il primo giorno. Io sono il Priore. Da quando uscirai da questa cella, sarai solo tu, la tua mente e gli altri, se vorrai rapportarti con loro. Qui vige solo una regola: coloro che alzano il cappuccio del saio sulla testa applicano la regola del silenzio. Non potrai parlare con loro: loro non parleranno con te.
Che belle parole. Alzai il cappuccio sulla testa non appena giunsi all'arcata della porta per uscire, e da allora per tutti i sei giorni di permanenza non lo abbassai mai.
Il primo giorno passò. Lento, omologo, poco efficace, e il terrore che mi fece tremare la colonna vertebrale fu quello che in qualche modo nel monastero si cooperasse solo per costruire l'ennesimo cliché di vita preconfezionata e dettata da regole di ripetitività generica. Ma superai il mio primo giorno dimostrando una forza d'animo mai vista in anni di monastero.
Nessuno me lo disse, perché invitando a rispettare la mia scelta del silenzio portavo sempre il cappuccio del saio sdrucito ben alzato sul collo e sui capelli corti e spettinati, che in quei sei giorni giunsero anche a un opportuno livello di lerciume non dissimile a quello del personaggio che ora, alla fine di tutto, mi stava osservando. Anche una settimana di barba cominciava a darmi fastidio, ma era una sensazione lontana, assente.
Gli ero vicino lo stesso. Nonostante il fetore che emanava. Nonostante desse l'impressione di essere un pazzo. Ma gli stavo vicino perché avevo provato quelle sensazioni anche io. E se io avevo assaggiato la profondità di quello stato dopo sei giorni, pur sapendo di non avere la forza di affrontare una vita di privazioni, ascetica come quella della nostra guida spirituale, lo ammiravo. Lo ammiravo proprio perché aveva trovato il coraggio di allontanarsi da tutto. Di allontanarsi così tanto da essere riuscito a capire il passato, il presente e il futuro della tecnologia senza neppure bisogno di esserne a contatto.
Il secondo giorno rimasi a passeggiare nel giardino interno del monastero. Cercavo di mettere in ordine la mia testa. Cercavo di trovare il bandolo della matassa di pensieri e ragionamenti che - finalmente - urlavano dall'interno del mio cervello cercando di uscirne tutti assieme appassionatamente.
E fu dura, ma quando giunsi alla sera e mi ritirai nella mia cella, in attesa di addormentarmi sul duro letto di pietra e fieno, cominciavo già ad assaporare un senso differente del tempo.
-Non cercare di trovare segni di una profondità disarmante. Non immaginare chissà quali allitterazioni metafisiche, né intricate e poco controvertibili formule trigonometriche sviluppate in codice esadecimale o che coinvolgano magari anche l'insieme dei numeri complessi coniugati: la strada è molto meno complessa di quanto possa apparire al primo sguardo. Non è una strada semplice, e non a caso ti dico che sinora in centinaia di anni che si tramanda questo codice, nessuno è mai riuscito nell'intento. Cadiamo nella superstizione, nella leggenda e profezia che vuole dell'esistenza di un uomo dalla mente contorta eppure pura, forse un pazzo. Un uomo che potrà decifrare questo codice senza bisogno di studiarlo. Un codice concepito da una mente superiore...
-No. Non è opera di una mente superiore, è opera di una mente libera, ma inferiore. Vuoi la verità? Quello che non vi tramandate dai secoli è un rasoio di Occam: questo codice è stato concepito da un uomo che non ha mai conosciuto la tecnologia, la tecnica, la matematica. Nulla. Forse da un uomo che non era neppure in grado di leggere né scrivere, o fare di conto.
Il terzo giorno. Oh, il terzo giorno, come mi ricordo il terzo giorno. Come dimenticarsi quel giorno in cui uscii dal monastero solo per passeggiare fino al limitare del bosco? Solo per scoprire che c'è ancora un sole che splende alto nel cielo, solo per scoprire che ci sono ancora uccelli che cinguettano. Per scoprire che la natura esiste, e va avanti secondo un disegno che non si può sintetizzare in una formula matematica. Che non si può sintetizzare in 140 caratteri, che non si può far diventare un concetto.
E il quarto giorno, che semplicemente passò.
E il quinto. No. Il quinto no, il quinto fu il giorno difficile: sapevo che mi rimanevano solo ventiquattrore prima di dover incontrare di nuovo il maestro. Sapevo che avrei dovuto trovare una risposta, e che la risposta non era solo e semplicemente dettata dalla quiete interiore che stavo raggiungendo. Che non era solo dettata dai miei pensieri che finalmente avevano trovato il loro spazio e la loro realtà, senza bisogno di urlare per cercare di venire fuori da una mente offuscata dai tempi e dai ritmi della tecnologia.
Ma quel sesto giorno, all'alba, fu il giorno. Ero uscito di corsa dalla cella, di nascosto. Avevo camminato per delle ore fino ad arrivare dal maestro. Ero sudato, la bocca impastata, la gola riarsa. In piedi, davanti al maestro guardavo il terminale e leggevo il codice.
No. Guardavo il terminale, tenendolo il mano come un oggetto sconosciuto. Solo sei giorni avrebbero potuto cambiare radicalmente la mia vita, il mio rapporto con la tecnologia, forse persino il mio rapporto con l'intero universo.
Ma poi, all'improvviso tutto divenne chiaro. Come se quell'accozzaglia di caratteri casuali fosse diventato all'improvviso uno di quei pensieri-in-140-caratteri da social network tanto di moda. Breve, conciso, forse persino ridicolo.
domenica 30 maggio 2010
Ed è andato in onda OGGI...
Sì, se volete clickate per ingrandire. 450k/s: mi è arrivato in venti minuti... gosh, ancora devono completare i sottotitoli.
giovedì 20 maggio 2010
sabato 3 aprile 2010
Ma per chi mi hanno preso?
Questo riepilogo non è disponibile.
Fai clic qui per visualizzare il post.
mercoledì 31 marzo 2010
Google ricerca immagini e SafeSearch
"SafeSearch? Naaa, non serve, tanto BigG non indicizza immagini porno"
Uhm, SafeSearch sulle mie impostazioni è disattivato, quindi chissene. Dunque, per quella slide che mi ha chiesto Tizio ci vuole un'immagine carina. Ma vediamo se trovo un'orsacchiotta di peluche in gonna e fiocchetto rosa sulle orecchie. Cosa si cerca su Google Immagini? Ovvio "teddybear skirt".
Ora, quello che intendevo io si trova fra i primi risultati, ed è l'immagine che vede alla vostra sinistra.
Semplice, oserei dire persino efficace, e volendo potrei fermare la ricerca qui.
Ma no... ma prima vediamo se per caso qualche altra immagine può stuzzicare un po' di più la mia immaginazione (devo fare altre sei slide), o che possibilmente sta meglio con la veste grafica della slide, e tante belle menate gratuite a piacimento: alla fine quando ho pensato alla ricerca, mentre guardavo le immagini che venivano è anche venuta fuori la mia anima di plantigradofilo, per cui qualche immagine di orsacchiotti di peluche mi fa sempre rilassare un po'.
Il punto è però un altro.
Questa tipetta in tutù vi viene fuori nella prima pagina della risposta alla ricerca "teddybear skirt" [aka: "orsacchiotto in gonna", anche perché non so bene come puntare al femminile in inglese... she teddy, forse? (-: ], ma dato che sto continuando a cercare, clicko semplicemente su "Avanti" e vado alla seconda pagina dei risultati.
Ed ecco che in mezzo a formine da biscotti, interno di teddy-bear-shop e peluche in abiti vittoriani, mi casca l'occhio su un'immagine.
La didascalia spiega molto laconicamente solo "plays with her teddy" e il link al sito http://russianteensclub.qualcosa... mi fa capire che decisamente sono entrato nella strada sbagliata.
E si, in effetti c'è la gonna, e c'è anche l'orsacchiotto... e c'è anche una tipa che gioca col peluche (-:
... ma c'è anche un consiglio spassionato: da oggi soprattutto se avete figli piccoli che usano il PC e internet usate il filtro SafeSearch nella ricerca immagini di Google, perché come vedete a imbattersi in scene dal contenuto esplicito pure cercando cose innocenti non è così difficile come possa sembrare.
E se ancora non mi credete, provate a fare qualche ricerca col SafeSearch disattivato, di qualunque cazzata a piacere, e scoprirete come è vera la teoria che qualunque argomento si possa ricercare su internet, ci sono almeno cinque siti osè che rispondono alle caratteristiche richieste. (-:
Uhm, SafeSearch sulle mie impostazioni è disattivato, quindi chissene. Dunque, per quella slide che mi ha chiesto Tizio ci vuole un'immagine carina. Ma vediamo se trovo un'orsacchiotta di peluche in gonna e fiocchetto rosa sulle orecchie. Cosa si cerca su Google Immagini? Ovvio "teddybear skirt".
Ora, quello che intendevo io si trova fra i primi risultati, ed è l'immagine che vede alla vostra sinistra.
Semplice, oserei dire persino efficace, e volendo potrei fermare la ricerca qui.
Ma no... ma prima vediamo se per caso qualche altra immagine può stuzzicare un po' di più la mia immaginazione (devo fare altre sei slide), o che possibilmente sta meglio con la veste grafica della slide, e tante belle menate gratuite a piacimento: alla fine quando ho pensato alla ricerca, mentre guardavo le immagini che venivano è anche venuta fuori la mia anima di plantigradofilo, per cui qualche immagine di orsacchiotti di peluche mi fa sempre rilassare un po'.
Il punto è però un altro.
Questa tipetta in tutù vi viene fuori nella prima pagina della risposta alla ricerca "teddybear skirt" [aka: "orsacchiotto in gonna", anche perché non so bene come puntare al femminile in inglese... she teddy, forse? (-: ], ma dato che sto continuando a cercare, clicko semplicemente su "Avanti" e vado alla seconda pagina dei risultati.
Ed ecco che in mezzo a formine da biscotti, interno di teddy-bear-shop e peluche in abiti vittoriani, mi casca l'occhio su un'immagine.
La didascalia spiega molto laconicamente solo "plays with her teddy" e il link al sito http://russianteensclub.qualcosa... mi fa capire che decisamente sono entrato nella strada sbagliata.
E si, in effetti c'è la gonna, e c'è anche l'orsacchiotto... e c'è anche una tipa che gioca col peluche (-:
... ma c'è anche un consiglio spassionato: da oggi soprattutto se avete figli piccoli che usano il PC e internet usate il filtro SafeSearch nella ricerca immagini di Google, perché come vedete a imbattersi in scene dal contenuto esplicito pure cercando cose innocenti non è così difficile come possa sembrare.
E se ancora non mi credete, provate a fare qualche ricerca col SafeSearch disattivato, di qualunque cazzata a piacere, e scoprirete come è vera la teoria che qualunque argomento si possa ricercare su internet, ci sono almeno cinque siti osè che rispondono alle caratteristiche richieste. (-:
venerdì 26 marzo 2010
C'è un po' d'Italia anche a Auckland?
Compro spesso su e-bay.
Compro ogni genere di piccolo gadget, che mi torna utile in moltissime situazioni.
Ultimamente, girando su e-bay, trovo un venditore italiano, con il prodotto che mi interessa dichiarato venire dall'Italia, a un prezzo più che accettabile.
"Vabè, dai. Manco a cercare lo stesso affare scrauso a 3 euro a Hong Kong che ci mette due mesi ad arrivare; fai l'ordine: tac! paga subito con paypal: tac!".
E a questo punto passano dei giorni. Molti giorni. Troppi giorni. Contatto il venditore ma non ottengo nessuna risposta. Passano ancora dei giorni, e finalmente ieri arriva una busta dalla NUOVA ZELANDA.
"Dalla Nuova Zelanda? Ma io non ho ordinato nulla dalla Nuova Zelanda..."
Niente? Altro che niente: proprio l'oggetto che avevo ordinato!
Ricontrollo l'inserzione. "Luogo in cui si trova l'oggetto: ITALIA". Cerco i dati sul venditore, e il venditore è di Hong Kong.
Mi dispiace amico, ma questo è prendermi in giro: a questo punto cercavo direttamente a Hong Kong: tu non puoi dirmi che spedisci dall'Italia con posta prioritaria quando invece il pacco gira mezzo mondo.
Feedback neutro (no, per rilasciarlo negativo devono scomparire oggetto e danari, sono onesto in questo), e dalla busta mi salta fuori persino un bell'avviso, in cui questo bravo tomo dopo avermi preso in giro per la spedizione, mi prende in giro ANCHE sulla valutazione.
No, gioia bella. Cinque stelle te le sogni, e le stronzate che mi dici sulla possibilità che e-bay ti faccia pagare di più in caso di valutazioni inferiori alle cinque stelle... ma a chi? Ma dove? Ma per favore...
I miei 90 feedback positivi me li sono guadagnati facendo la persona seria, onesta e affidabile. Mi aspetto la stessa cosa da parte dei venditori!
martedì 23 marzo 2010
Quando proprio non vogliono capire...
Frammenti di un e-mail che ho inviato un paio d'anni fa ai titolari di un sito web (dominio ".it") che avevano pensato di fare cosa gradita nel farmi giungere in posta elettronica la loro newsletter e quella di qualche loro partner, senza avermi chiesto nulla.
universitas@gXXXXXXXXXXXa.it ha detto: in data 27/02/2007 7.26:Io non sono nato ieri, purtroppo per molti. (-:
> OGGETTO: trattamento dati personali
>
> Alla cortese attenzione di Mirko Tuccitto.
>
> Ai sensi del D.Lgs. 196/03 sul trattamento dei dati personali (art. 7), rispondiamo
> alla sua e-mail del 22 febbraio 2007.
> Essendo Ella uno scrittore, il suo nome e' presente in piu' siti Internet
> e blog specificamente dedicati al settore artistico e culturale, e il suo
> indirizzo di posta elettronica e' conoscibile in rete. In ragione di cio',
> le abbiamo inoltrato una e-mail informativa sulla nostra attivita' culturale
> non profit, in conformita' al principio espresso dal Garante per la Protezione
> dei Dati Personali secondo cui la disponibilita' degli indirizzi di posta
> elettronica reperibili su Internet va rapportata alle finalita' per le quali
> gli stessi vi sono stati pubblicati (decisione 25 settembre 2003).
Sono spiacente di ricordarVi che quanto state dichiarando e' palesemente in violazione di tale normativa, ci tengo a ricordarVi infatti che secondo l'allegato tecnico in materia di trattamento dei dati personali: "La disponibilita' pubblica di un indirizzo di posta elettronica non implica automaticamente la disponibilita' a ricevere comunicazioni non richieste."
Premesso e preso atto del fatto che la mia casella di posta elettronica e' presente sia sul mio sito istituzionale che su quello della casa editrice Lulu.com (e - almeno per quanto mi risulta, in nessun altro luogo, poiche' blog ed altri siti/gruppi di discussione che frequento o utilizzo hanno dedicata un'altra casella di e-mail totalmente differente), in entrambi i siti si fa divieto esplicito (dunque: http://www.uibbs2.com/legal, "Si segnala inoltre che è fatto divieto di utilizzare gli indirizzi di e-mail presenti su questo sito allo scopo di inviare materiale pubblicitario o promozionale, i trasgressori saranno puniti ai sensi di quanto previsto dal d.l. 196/2003 in materia di protezione dei dati personali.", e poi ancora: http://www.lulu.com/help/index.php?fSymbol=privacy_pledge "forniamo i dati a partner fidati che lavorano per conto di o con Lulu sotto degli accordi di riservatezza. Queste aziende possono usare i tuoi dati personali per aiutare Lulu a comunicare con te. Tuttavia, queste aziende non hanno diritto a condividere questi dati, né hanno il diritto di contattarti per questioni che non concernono Lulu. Lulu non condivide i suoi dati con terze parti;", e ancora http://www.lulu.com/about/member_agreement.php "You also may not use Personal Data about other Lulu Users in a way that is inconsistent with Lulu's Garanzia della privacy") di fare uso dei dati disponibili allo scopo di inviare qualsivoglia comunicazione di tipo promozionale.
Nel ringraziarVi per aver operato con solerzia la cancellazione dell'indirizzo dai Vostri archivi, devo comunque segnalarvi che questa (a memoria di Mozilla Thunderbird) era stata addirittura la *settima* comunicazione fra settembre 2006 e febbraio 2007 (pertanto non mi avete "inviato *una* email informativa della [etc...]") e devo inoltre ricordarVi che la Vostra risposta ha coperto _solo_ _in_ _parte_ i miei dubbi.
In particolare Vi prego di volermi indicare se il mio indirizzo di posta elettronica sia stato desunto da un sito e/o blog al di fuori dei due siti istituzionali citati, e comunque di citare _chiaramente_ la fonte o le fonti dello stesso e gli estremi dell'informativa da me firmata che autorizza Voi od un'azienda al di sopra di Voi a detenere ed utilizzare i dati inerenti la mia casella di posta elettronica.
In attesa di un Vostro cortese riscontro, e certo che questo incidente sia chiuso o comunque sulla strada della chiusura "amichevole", pongo distinti saluti.
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Saluti/Greetings/Regards
Grizzly aka Mirko Tuccitto
CEO - Undefined Illusion BBS
12A, via Monteforte - 96100 Siracusa IT
tel/fax/mob +39 [0 or 3]-931.702.385
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