domenica 30 dicembre 2012

Il flash mob

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Sono sul divano, seduto davanti alla tv, spenta. Accanto a me Lucky mi spiega:

Sardegna. Estate, prima settimana di agosto.
In realtà questa cosa sta avvenendo in moltissimi alberghi di moltissimi luoghi di villeggiatura, ma per ora tutto quello che sanno i turisti e i cittadini che hanno visto i volantini in giro per qualche stabilimento balneare e per qualche albergo è che un'associazione di giovani registi sta cercando qualche persona disposta a fare la comparsa in alcune scene di un cortometraggio horror.
Tutto comincia il venerdì pomeriggio con un incontro presso un albergo ove alloggia lo staff: sono invitati tutti quelli che pensano di poter recitare: saranno fornite informazioni e sarà effettuata una preselezione. Successivamente l'indomani (sabato) vengono fatti degli specifici provini e vengono selezionate, mediamente, dalle quattro alle sei persone (si fa in modo di scegliere, dove possibile, le coppie che si sono presentate senza "spezzarle").
Domenica mattina ci saranno le riprese.
Gli "attori coinvolti" vengono invitati a rimanere a cena con l'eventuale partner/famiglia e viene loro spiegata la scena che si girerà il giorno dopo (es. inseguimento sulla spiaggia, scena in città, quello che capita) e viene detta loro la "prima verità", ossia che sì, saranno girate delle scene di una sorta di cortometraggio horror/comico.
Quello che tutti ignorano è che la settimana successiva si ripeterà la stessa cosa, ma questa volta coinvolgendo molte più persone (mediamente una quarantina/cinquantina a città, in generale più ce n'è, meglio è).
Un'altra scena, questa volta di tipo "urbano" come un attacco di zombie o roba così.
Quello che tutti ignorano è che questi due week-end di riprese si stanno ripetendo uguali (a parte le scene, differenziate) in molte parti d'Italia.
Gli attori selezionati nella prima sessione reciteranno, peraltro, buona parte del tempo in "costume": vestiti come dei pupazzi di un parco giochi a tema, una cosa tipo "Disney de noatri": c'è uno combinato come un dinosauro, uno una sorta di papero-marinaio alla Paperino eccetera.

Quello che poi tutti quanti verranno a sapere solo alla fine, è che genericamente il cortometraggio sarà presentato a una trasmissione televisiva specifica poco tempo avanti, ma solo a quel punto, quando potranno a fine estate guardare la trasmissione, tutti scopriranno che in realtà si è trattato di una sorta di reality-flash-mob che ha coinvolto lo staff che è stato (di nascosto) ripreso durante le prove, e alla fine si riesce persino a produrre questa sorta di cortometraggio fatto con lo stile dell'horror con una trama semplicissima (che ne so: il parco giochi che di giorno attira i bambini ma di notte è infestato dagli zombie) eppure che ha potuto essere sviluppato con un sapiente lavoro alla base riguardo al girare, al montare ma, soprattutto, all'impegno messo da tutti quanti.

A questo punto mi giro verso Lucky, lo guardo sorridendo e gli arruffo la testolina: -Lucky è un'idea splendida! Ti meriti un premio, mi hai veramente fatto sorridere stavolta...

Poi mi sveglio, sono nella mia camera in una domenica pomeriggio di relax. Fondalmentalmente è stato solo un sogno, ma l'idea mi è piaciuta! (-: Arruffo di nuovo la testolina di Lucky, e poi mi avvio al blog per raccontare questo sogno/ideona...

giovedì 9 agosto 2012

Il lavoro del futuro

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Il mio nome è Marco. Mi hanno detto che è un nome importante, che era il nome di uno dei quattro apostoli del vangelo. Non so cosa significhi, me lo ha spiegato anni fa un nostro vicino di casa, una persona anzianissima e con i capelli e la barba grigi come la cenere. Si chiamava Matteo, ed è morto alcuni anni fa, ma prima mi ha spiegato questa storia sull'origine del mio nome, mi diceva che anche lui aveva il nome di uno degli apostoli, ma non ho mai ben capito come funzionasse la cosa. Aveva a che fare con un libro antico, ed un culto passato di cui sono rimaste poche tracce, nel mondo moderno.
L'ingresso nel XXIII secolo è stato meno doloroso del previsto, e oggi, 4 gennaio 2201, mentre cammino lungo la strada osservo la città intorno a me con occhi dolci, ripensando appunto al passato.
Campobasso è cambiata tantissimo solo negli ultimi vent'anni, figuriamoci quanto può essere cambiata nel corso dei secoli. Adesso, mentre guardo con poco interesse edifici antichi, risalenti forse a centinaia di anni fa, sepolti da immondi casermoni di cemento armato, mi chiedo sul serio se anni di rivoluzione e di battaglie ci hanno portato sul serio a quello che avremmo vo‬luto sin dall'inizio, o semplicemente se qualcuno ci ha dato solo uno spazio dove credere di essere ancora uomini liberi.
La povertà è ovunque, la vedi agli angoli delle strade, la vedi nella faccia delle persone, la vedi nelle case. Gli edifici sono tutti quanti scrostati, con i mattoni ed il cemento a vista, le finestre arrabattate ai muri con manate di calce ed intonaco messi in maniera pressapochista. Ci sono vetri rotti riparati con pezzi di nastro adesivo, sagome di alberi rinseccoliti. I tetti di tutti gli edifici sono costellati di pannelli fotovoltaici, e grazie a questo tutti quanti hanno a disposizione la corrente elettrica gratuitamente. Gratuitamente, già, ma in realtà a che prezzo? Tutti quanti dispongono di pesanti limitazioni al consumo complessivo, ci sono ormai limitazioni che non vanno oltre il kilowatt per ogni abitazione, e mentre il caldo dell'inverno e il gelo e i temporali dell'estate ormai sferzano il clima in maniera così disordinata, nessuno può permettersi praticamente una soluzione per riscaldare l'ambiente, o per rinfrescarlo nella calura. L'aria condizionata è diventata un bene di lusso che solo i più ricchi possono permettersi, così come l'acqua, che anch'essa arriva gratis ai tubi di tutte le case, ma razionata, per solo un ora alla mattina e due ore alla sera. Forte, pulita e puzzolente di grandi quantità di cloro. Ci sono dei premi per chi risparmia sulla sua dose giornaliera d'acqua, così come su quella di corrente elettrica, ma ormai siamo tutti quanti lì a tirare la cinghia perché convertiamo questi ristretti premi in crediti per l'acquisto di beni di prima necessità. Ci sono famiglie che riciclano l'acqua di cottura per lavare e lavarsi, pur di potersi permettere certi sacrifici. La cultura, per fortuna, non manca. Da quando la scuola è divenuta un obbligo per tutti fino ai ventiquattro anni d'età, e tutti quanti riescono in un complicato ma efficace percorso di studi almeno a costruirsi una cultura, in questo mondo le cose vanno meglio. O forse, ce lo vogliono far credere.
Svolto verso sinistra, sono vicino alla mia destinazione.
Campobasso ha due quartieri periferici, uno ad est e uno, opposto, ad ovest, completamente moderni e composti da questi giganti casermoni di cemento armato e vetri oscurati. Che sorgono sulle rovine di altri edifici, crollati con il tempo, il bisogno di costruire casermoni ancora più grandi o, senmplicemente, perché crollati. Perché nel gioco del ribasso, del subappalto e del bisogno di creare elementi per il lavoro del popolo, ci sono pochi muratori sottopagati e che muoiono praticamente ogni giorno in un cantiere per tirare su di corsa un edificio con cemento depotenziato all'estremo: ci saranno grandi uffici per grandi uomini in giacca e cravatta che prometteranno grandi guadagni a tanti giovani in maglietta sdrucita che vivono in un altro casermone, di sparuti e miserrimi alloggi popolari da cinquanta metri quadri con tre camere e due bagni per sette persone. Dove non esiste più la dignità di persona, dove non esiste un minimo di privacy, dove ritorni ogni sera sperando di aver recuperato qualcosa, da questa giornata, finché non ti accorgi che il guadagno della giornata non è sufficiente, forse, neppure a sfamare metà del tuo nucleo familiare. Ma che problema c'è? Tanto le famiglie allargate non esistono più: sempre di meno si sposano, sempre di meno fanno figli (per quanto ti propongano una serie di sgravi fiscali e di soluzioni per sostenere i tuoi figli, finisce che rinunci, perché non sei comunque sicuro di avere di che sostenere te stesso, o tua moglie, o i tuoi genitori, che eppure sacrificano così tanto perché tu possa trovare qualcosa di diverso), sempre di più muoiono e la popolazione si riduce.
Il divario fra ricchi e poveri è una profonda linea di demarcazione, una striscia che appare sempre più difficile da superare.
Giungo davanti al portone di quel casermone di cemento, tutto finestre quadrate in linea, neanche un balcone sulla facciata, ma un'ampia terrazza sul tetto, subito sopra il quarto piano. Lì prendiamo il sole la mattina durante la pausa caffè, lì festeggiamo ogni tanto il compleanno di qualcuno di noi, o qualche altro lieto evento. Lì, prima di tornare nel nostro mondo.
Ed eccolo, il mio: il tanto familiare cubicolo grigio, la sedia, lo schermo tattile del terminale che lampeggia. Mi metto l'auricolare e digito il mio pin sui finti tasti numerici sullo schermo.
In auricolare giunge un <click> che mi da un po' fastidio, e a cui ancora non mi sono abituato. Mentre sto per cominciare dagli altoparlanti ben integrati sui muri giunge una voce meccanica: "Questa è la giornata di Isernia. Buon lavoro a tutta la squadra".
E si va in scena.
<click...> "Pronto?"
"Signora buongiorno, sono Marco di Quattropiù, forse la sua nuova compagnia telefonica..."

mercoledì 16 maggio 2012

Ennesima frontiera del rompimento di scatole

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Tutto comincia guardando le statistiche del mio sito e, in particolare, i principali siti che portano link entranti a me.
Ed è così che salta allo sguardo un sito mai sentito nominare, che vado ad aprire con molta calma.
E il sito mi si apre. Mi si apre presentandosi come una bella fotocopia del sito youtube, ma con un filmato che appare piccante e/o intrigante, che sembra coinvolgere Emma Watson (la potteriana Hermione).

Ma qui il gioco si fa interessante, perché ovviamente non sono su youtube, e quindi il sito non funziona come funziona il noto portale di condivisione dei video, e infatti provando a clickare play (o qualsiasi altro filmato presente a lato) immediatamente appare una finestra, molto insistente, che invita ad "aggiornare la propria versione del player multimediale", pretendendo di andare ad installare la classica sequela di toolbar+searchpage+diosolosacosaltro componenti aggiuntivi del browser per rompere le balle all'utente, quando non finisci anche su un sito (lo vedevo spesso quando ero su facebook) che per visionare il filmato ti chiede prima di mettere il tuo numero di cellulare (perché, come c'è scritto nella parte in piccolissimo, ti fai un bell'abbonamento a loghi e suonerie per adolescenti in calore con improbabili rane antropomorfe che cantano brani dance per la modica cifra di 40 euro al mese).
Come sempre in questi casi: fate molta attenzione, tanto tutti questi "filmati shock" sono solo un modo per cercare di fregarvi dei soldi...

martedì 6 marzo 2012

Come sottoscrivere un contratto ENI luce senza saperlo

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Ore 15:45 circa.
Sto per uscire di casa, sto finendo alcune operazioni quando suonano al campanello. Anche con una certa insistenza. Mia madre va ad aprire la porta, mentre io in camera spengo il computer e mi metto le scarpe antinfortunistiche (beh, in casa sto in ciabatte...).
Sento parlottare in cucina, mi giunge una frase che riguarda l'attacco del gas, e la prima cosa che mi sovviene riguarda il fatto che in questi giorni abbiamo ordinato la nuova cucina. Ma poi penso "sì, vabbè, ma quale attacco del gas? Abbiamo la bombola, l'attacco del gas non è fisso, e comunque il piano cottura lo stiamo prendendo noi a parte..."
E, con le scarpe ancora slacciate, mi avvicino in cucina per capire che succede. In cucina ci sono mia madre, una ragazza e un ragazzo ben azzimato in giacca nera e cravatta seduto a tavola. Mia madre un tantino preoccupata che subito cerca di informarmi: "Ah, Mirko, guarda che c'è una dispersione di gas metan..."
Ma io faccio un balzo in avanti: con orrore noto che il ragazzo seduto sta copiando dei dati dalla nostra bolletta ENEL.
Mi fiondo contro di lui, gli strappo la bolletta da sotto le mani e alzando immediatamente la mano destra a indicare la porta, perentoriamente, ordino: "Uscite immediatamente da casa mia"
Ora: i personaggi del dialogo sono:

MM : Mia Madre (peraltro preoccupata a morte dal rischio gas detto dai ragazzi).
Lui : Il venditore
Lei : La compagna del venditore, rimasta silenziosa da quando ho messo piede nella cucina
Io: Il vostro caro Grizzly
Notate che ho interrotto più volte mia madre.

Io (strappando letteralmente da sotto le mani del ragazzo la nostra bolletta enel): "Uscite immediatamente da casa mia"
MM: "Ma Mirko: c'è una perdita di metan..."
Io: "E allora? Noi non abbiamo il metano!" (mi avvicino alla cartelletta che il ragazzo ha poggiato sul tavolo accanto a lui e la alzo, mostrandogliela) "e questi signori vengono qui per conto di ENI, società sul mercato libero dell'energia, non per problemi al metano"
Lui: "No, io veda sto facendo solo..."
Lei: "Ma noi siamo qui per..."
Io: "Ho detto di andarvene, non costringetemi a chiamare la polizia"
MM: "Ma voi per caso siete di enel ener...?"
Lui: "No, ma che sta dicendo, siamo qui per il gas..."
Il tizio: "Siamo infatti qui per..."
MM: "Ma allora?"
Io: "Sono agenti commerciali e stanno cercando di farti sottoscrivere un contratto con un fornitore di energia sul mercato libero. Mi sbaglio?"
Lui: "No... io, non sono qui per questo, c'è pericolo che..."
Mia madre: "Ma Mirko, è pericolos..."
[a questo punto i toni si fanno alti. Molto alti. Sto praticamente sbraitando]
Io: "Bene! BENISSIMO! Visto che c'è una perdita di metano allora chiamiamo i carabinieri ed evacuiamo tutto il palazzo, che ne dite?"
Mi avvicino al telefono e alzo la cornetta, cominciando a comporre le prime cifre del 112, mentre Lui e Lei si avvicinano alla porta. Lui, stizzito, mi risponde "Io sto solo facendo il mio lavoro, c'è un pericolo, sa!"
Mia madre, terrorizzata dal pericolo del gas, mi guarda di traverso.
Io estraggo il tesserino di servizio della protezione civile e glielo mostro: "Anche io sto facendo il mio lavoro, se c'è una perdita di gas dobbiamo avvisare subito le autorità ed evacuare il palazzo. D'altronde se lei sta facendo il suo lavoro non avrà problemi a farsi aiutare dai carabinieri, no?"
Il ragazzo impallidisce
Lui: "Non c'è bisogno di fare tutto questo, stavo solo..."
Io: "E poi lei certamente è un collega, giusto? Posso vedere IL SUO tesserino, ministeriale come questo?"
Il ragazzo, seguito a ruota dalla collega impallidita, esce dalla porta: ormai ha capito la mala parata, ma ciò nonostante pensando di essere forte mi mostra un tesserino di un'agenzia dell'ENI.
Un tesserino con nome, cognome, e la chiara qualifica "venditore", che mostro a mia madre, dicendo: "Oppure non c'è nessuna perdita di gas e avevo ragione. E se ci fossero i carabinieri o i colleghi lei sarebbe nei guai per procurato allarme. Si vergogni! Lei ha cercato di gabbare una persona anziana solo per fargli firmare un contratto. Per quello che ha fatto è persino passibile di denuncia, e meriterebbe di perdere il lavoro! Sparite e non fatevi più vedere"
Chiudo la porta sui due che si allontanano silenziosamente sulle scale, mi giro verso mia madre che mi guarda sconvolta.
Io: "Che cosa ti è saltato in testa di dargli la bolletta dell'ENEL? Ma sei impazzita? Non si mostrano documenti o bollette A NESSUNO per NESSUN MOTIVO!"
MM: "Ma... ma... ma mi hanno spaventato con la storia della perdita di gas metano!"
Io: "Il metano? Ma che stai scherzando? Quale cazzo di fuga di metano? Se ci fosse una fuga di metano ti avrebbe BUSSATO (e non SUONATO) un signore con una tuta arancione e una striscia catarifrangente che dice 'Vigili del fuoco', che t'avrebbe preso di peso e buttato fuori dal palazzo nel tempo che impiegavi a dire 'ma che succede?', te ne rendi conto? E anche se ci fosse una fuga di metano: primo qui non c'è il metano, secondo quei due non avevano strumenti di misurazione per le fughe di gas. Ma apri gli occhi, cavoli. Se non c'ero avevi già fatto il contratto con loro..."

Altro che vederlo su "Le Iene": a Siracusa ci sono agenti commerciali per ENI che giocano sporco.

domenica 6 novembre 2011

Orsacchiotti...

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Immagine di Begemott, tratta da deviantart
Ogni tanto ci vuole qualcosa per ricordarsi che sono lì, in silenzio, piccoli ma pieni di coraggio [e in grado di fare il cu$etto a strisce a molti mostri... (((-: ]

giovedì 22 settembre 2011

Un orsacchiotto mi protegge, XI

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Il sentiero che percorro è dannatamente lungo. Così lungo che ormai non riesco più a vedere la strada da cui è partito. Si dipana lungo una vegetazione non molto fitta e un po' di sterpaglie verdi, anche se la temperatura mi lascia presagire una calura non indifferente in arrivo di lì ad un'oretta al massimo.
Ma poi, finalmente, il percorso gira sulla sinistra e un grosso cespuglio di oleandro bianco sembra essere la giusta conclusione a questa strada. Da questo punto comincia la sabbia. Sabbia fine, rosata, pulita e poco movimentata dal vento. Una spiaggia, ma vedo il mare molto in lontananza: ci sono diverse centinaia di metri di sabbia.
La visione in sé è molto rilassante, ma quello che io sento è che devo fare presto, che devo arrivare alla mia destinazione prima che si alzi il sole. Sono vestito con dei jeans, una camicia e le scarpe antinfortunistiche, che mi permettono di camminare velocemente persino sulla sabbia, ma non le sento molto comode.
Mentre comincio ad affrontare la sabbia, tagliando diagonalmente la spiaggia verso sinistra, ma dirigendomi comunque verso il mare, il sole si sta alzando e comincia a farsi sentire addosso, anche se per il momento non sto sudando. È in questo momento che comincio a riflettere sui fatti della serata. A riflettere su come tutto è cominciato: le immagini di una piazza semideserta mi si parano davanti agli occhi.
La piazza è piccola, con una specie di fontana spenta al centro e qualche negozio circostante. Sono seduto al tavolino di un bar su un lato e, dal lato esattamente opposto, c'è un grosso appezzamento di terra incolto e abbandonato, pieno di sterpaglie. Siamo in notte inoltrata (sarà almeno mezzanotte: a parte il bar sono circondato da botteghe chiuse.
Con me ci sono quattro persone: un amico che non vedo da un sacco di tempo, una donna che non conosco e che l'amico mi ha detto essere sua moglie, e due ragazzine che (lo suppongo, ma non me l'ha detto) dovrebbero essere le loro due figlie.
Stiamo discutendo (anche un po' animatamente, devo dire) a proposito del genio della lampada di Aladino. Soprattutto di come vi siano varie interpretazioni della favola tratta da "Mille e una notte" in proposito della presunta regola dei "tre desideri", che non appare nel racconto originale.
Seguo la discussione con poco interesse e molta noia. Poi mi accendo una sigaretta e guardo in direzione del cielo. È a quel punto che lo vedo: è un piccolo punticino azzurro, al centro del cielo, che si muove scendendo verso il basso.
Ma si espande, fino a diventare come un gigantesco fuoco d'artificio che cade verso il basso. E cominciano a notarlo tutte le persone che sono in piazza, e cominciano a zittirsi tutti.
Si avvicina, come se volesse colpire proprio quello squarcio di sterpaglie davanti a noi, e infatti qualcuno comincia a indietreggiare mentre questa sfera azzurra comincia a lasciarsi dietro un'inquietante scia di scintille azzurrognole.
E a questo punto l'amico e la moglie si alzano di scatto. Si comincia a sentire un sibilo sinistro: le due ragazzine appaiono congelate dalla paura e io comincio ad assistere a questa scena come se fossi uno spettatore che la vede in televisione: sento le urla di terrore di tutti quanti, vedo la gente che comincia ad alzarsi e scappare in direzione della strada alla nostra destra. Anche l'amico, e la moglie, e le figlie cominciano a correre.
Mi alzo, con molta calma. Ormai l'oggetto (un diametro di alcune decine di centimetri) è a poche centinaia di metri di altezza. Mi dirigo verso la strada a passo lento, faccio qualche decina di metri e poi mi giro, in tempo per vedere che si abbatte al centro di quel terreno incolto. Un lampo bianco-azzurro molto luminoso mi fa chiudere gli occhi per qualche istante, mentre uno schianto non molto rumoroso si spande tutto intorno. Quando riapro gli occhi la luce è cambiata: adesso ci sono i riflessi gialli e arancio di un mastodontico incendio, e dopo qualche istanto cominciano a risuonare scoppi cupi molto forti: in mezzo alle sterpaglie sta bruciando un bel cespo di canne, sicuramente.
A questo punto mi fermo, e rimango per qualche istante rapito dall'immagine di quell'incendio che cresce. Il fuoco che crepita sempre più forte, le fiamme sempre più alte, tutte immagini che mi lasciano a bocca aperta. Ma poi viene un leggerissimo vento contrario, e con esso il fumo. Per cui mi giro e continuo lungo la strada cui si sono diretti tutti.
E la passeggiata continua, ancora per poco, poi prendo l'auto e mi sposto.
Ritorno quindi sulla spiaggia. Mi sto avvicinando ormai alla linea del mare, e vedo una ampia battigia quasi pianeggiante. Le pochissime onde si infrangono sulla linea della spiaggia spostandosi pigramente in avanti, ma io finalmente vedo anche il punto che sto cercando. È proprio vicino alla battigia, a non più di una ventina di metri da dove mi trovo. Allungo il passo e ormai il sole è quasi del tutto alzato e il colore dell'alba quasi non si vede più.
Davanti a me, semisepolta nella sabbia, c'è una vecchia lampada ad olio: la lampada di Aladino, a quanto pare. Anche perché so che è quella, e perché la prendo e tolgo qualche granello di sabbia dal bordo. Poi col palmo della mano le do una strisciata, e un'altra, e un'altra ancora.
Niente fumo, niente effetti speciali. No, niente di tutto questo. Solo una voce: "Io sono qui per te, padrone: comandami e sarai immediatamente servito".
La voce è alle mie spalle, ma io non mi giro neppure per controllare chi sia, mi limito a rispondere: "Per quanto tempo ti potrò comandare?"
La voce è argentina, dolce. Sembra la voce di un nonnino premuroso: "Fino a quando possiederai la lampada, potrai evocarmi e chiedermi di soddisfare qualsiasi tua esigenza. Hai un solo limite: non potrai chiedermi di farti del male, né di ucciderti. Ma se vorrai potrò assassinare qualcuno per te, mio padrone"
Un brivido mi corre lungo la schiena: "No, nessun omicidio, grazie. Limitiamoci a restare con i piedi per terra, ti prego."
A questo punto la voce si fa un po' più maliziosa: "E allora cosa preferisci? Forse il denaro? Il potere?"
Faccio un respiro profondo, poi comincio a ravanare fra le tasche dei pantaloni e della camicia. Ho l'impressione di indossare una camicia hawaiana, ma ad ogni modo quello che cercavo salta fuori dalla tasca sinistra dei pantaloni: sigarette ed accendino.
Con moltissima calma e misurata attenzione mi accendo una MS Club, poi inspiro profondamente e dopo qualche istante sbuffo nervosamente del fumo: "Direi che potremmo evitare quello che è successo stanotte in piazza."
"Mio signore, questo è impossibile"
"Mi hai detto che l'unico limite è che non puoi farmi del male, il mio desiderio è di evitare quel meteorite di stanotte"
"Ma io sono arrivato questa notte, proprio con quel meteorite."
"Cosa? Il meteorite è caduto a miglia e miglia [sì, ho usato questa unità di misura, ndG] da qui, e adesso l'incendio sarà ancora in corso. Tu sei su questa spiaggia, e sapevo da tempo che eri qui."
Il personaggio si gira, e mi si piazza davanti. Mi aspettavo un mostro gigante in una nuvola di fumo, e invece è un tizio alquanto anonimo in camicia bianca, giacca nera gessata e cravatta nera. Capelli radi, biondissimi, e occhi di un blu non dissimile dal mare che sto guardando.
Mi abbasso, spengo la sigaretta nella sabbia, poi metto il mozzicone fra i lacci delle scarpe. Mi alzo di nuovo e lo guardo, per qualche istante, prima di sbottare con una domanda a bruciapelo: "Quando dovrai andartene via?"
"Non potrò allontanarmi da te sino a quando avrai la mia lampada, ma potrò andarmene via qualora tu lo desiderassi. È questo che vuoi?"
"E posso liberarti? Farti diventare un normale essere umano?"
"Non credo che funzionerebbe. O almeno: probabilmente mi polverizzerei all'istante. Ho più di ventimila anni. Conosci uomini della mia età?"
Il sole è ormai alto, il caldo comincia a farsi sentire.
"Va bene. Non voglio averti chiamato per nulla. Non voglio il potere, né il denaro. Mi basta essere felice. Io non sono felice, o almeno non in questo momento. Puoi rendermi felice?"
Il genio alza il braccio destro: "Naturalmente, padrone".
Schiocca le dita. Mi sento qualcosa fra le braccia. Abbasso lo sguardo, e mi trovo Lucky fra le braccia. Il genio sembra perplesso: "Ah! Tutto qui? Bastava questo per renderti felice, padrone?"
"Sono uno che si accontenta di poco. Grazie, per ora puoi andare".
Abbraccio il cucciolo e guardo il mare, mentre il sole all'improvviso sembra essere partito per il tramonto, anche se non sono passati chiaramente che pochi minuti.
Chiudo gli occhi, e penso: "Ok, è ora di svegliarsi, adesso".

Quando riapro gli occhi la proiezione dell'ora segna le cinque meno cinque di mattina. Accendo la luce, alzo il braccio sinistro e guardo Lucky.
"Adesso tutta la mia felicità è stare in riva al mare abbracciando un orsetto di peluche? Certo che sei particolare, Lucky. Lo sai?"
Però devo dire che mentre ero in quella posizione, mi sentivo felice. Anche questo significa avere un orsetto di compagnia, forse. (-:

mercoledì 21 settembre 2011

La breve storia di Lucky

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Già da qualche tempo ho sottolineato alcune peculiarità tipiche di alcuni dei miei orsetti.
Una delle cose che ho evidenziato, in passato, è una presunta paura di Lucky per temporali, fuochi artificiali et similia.
Ma voglio raccontarvi come è cominciato tutto. Lucky è stato il regalo di un cliente (ehm, *una* cliente, per essere precisi) in occasione delle festività natalizie di tempo fa.
In quel periodo ero alquanto incasinato, e passai anche un capodanno schifoso a causa di un pesante raffreddore che mi aveva preso proprio il 31 dicembre, in cui ho dovuto lavorare con un piacevole 38 e passa di febbre, e che conclusi alla sera nell'orario di "cena canonica" (le 21, al più) con un po' di pastina in brodo, un actidue e il letto poco dopo, fino a risvegliarmi la mattina del primo gennaio alle sei, con molto meno mal di testa e la febbre quasi del tutto scesa.
Ma non divaghiamo, e arriviamo a pochi giorni dopo. Poche notti dopo, in effetti. Sarà stata la notte fra il quattro e il cinque gennaio, o quella immediatamente successiva. Erano circa le due e mezza di notte: dormivo, con Philippe sotto il braccio.
Aprii un occhio con circospezione perché un rumore mi aveva ridestato appena, e mentre lo facevo il secondo rumore mi chiarì la cosa: un tuono cupo e molto lungo attirò la mia attenzione, seguito dal rumore di uno scroscio di pioggia non indifferente. Sbuffai, poi mi rigirai sull'altro lato del letto e cercai una posizione comoda. In quel momento ci fu un tuono molto forte ed improvviso, segno di un fulmine caduto veramente vicino. E mi svegliai di soprassalto: non tanto per il tuono, quanto per l'improvvisa caduta di qualcosa sul letto. Ero da solo in casa, e quindi la cosa non mi era piaciuta per niente. Accesi la abat-jour e trovai Lucky a muso in giù sul piumone. Sorrisi, poi tranquillizato lo presi e lo rimisi sulla mensola sopra il letto, quindi spensi la luce e allungai una mano sulla mensola trovando le zampe degli altri cuccioli; pochi secondi dopo sentii nuovamente qualcosa che mi cadeva addosso, ma prima che potessi sbuffare un altro tuono molto forte scoppiò vicino alla casa. Riaccesi la luce e mi ritrovai di nuovo Lucky supino accanto a me.
Mi guardava.
Lo guardai anche io: "Che c'è, piccolo? Hai paura del temporale?"
Presi Philippe da sotto il piumone e lo posizionai delicatamente sulla mensola: "Scusa, Philippe: tu sei un veterano, e qui c'è qualcosa di più urgente...", poi presi Lucky e, dopo aver spento di nuovo la luce, mi girai sul fianco sinistro tenendo il cucciolo fra me e la parete, sotto il piumone. Lo accarezzai delicatamente sulla testa, e sentii pervadermi da una grande sensazione di rilassamento. Rimanemmo così qualche minuto: lo coccolai un po' e intanto sentivo il sonno che ritornava, ma ora mi sembrava di aver fatto la cosa giusta. Ancora adesso consento a Lucky di dormire con me nelle notti di pioggia, e se invece durante il giorno devo uscire e promette di arrivare un fortunale, mi accerto che sia comunque in compagnia degli altri cuccioli, e che la finestra della mia camera sia ben chiusa. Ci tengo ai miei cuccioli, anche per queste piccole cose. So che probabilmente ormai è più tranquillo nelle lunghe notti di pioggia, ma so anche che lo fa apposta a farmi credere di essere ancora terrorizzato: mi sa che gli piace dormire assieme a me mentre fuori tira un fortunale e io mi preoccupo che non tremi di paura (-: