Buddismo (anzi, in avanti buddhismo) per principianti: la natura vive in costante equilibrio, il buddhismo e' la via che porta l'uomo a raggiungere lo stato di pace interiore che consente di contemplare tale equilibrio divenendone parte integrante.
Nel mondo sono molti i praticanti di questa che, più che una religione, è da considerarsi come una filosofia, un modo di porsi con l'ambiente circostante.
Qui in Italia, invece, sono molti (e ne conosco almeno una decina) quelli che per vivere l'esperienza del buddhismo sono stati, per così dire, plagiati dall'illusione di un movimento che si fa chiamare buddhista pur non avendo molto a che spartire con le idee del Siddhartha Gautama (anzi, che per la cronaca eleva alla posizione di Buddha il monaco Nichiren).
Parlo del movimento Soka Gakkai. Di fatto una setta religiosa, che l'opera con il suo attuale presidente-santone-proprietario etc. etc. Daisaku Ikeda [figlio di pescatori e divenuto ricchissimo grazie al business che ruota intorno alla "religione" che gestisce (non vi ricorda qualcun altro, per caso?)].
Come dicevo, conosco almeno una decina di "presunti buddhisti". Io sono agnostico, e quando lo dico e mi sento rispondere "io, invece, sono buddhista", la mia risposta piu' folgorante, di solito, e': "No, tu non sei buddhista. Tu sei un praticante della Soka Gakkai, che è molto diverso" (e di solito ci prendo. Mi suona difficile che un *vero* buddhista allacci con me discorsi religiosi).
La mia potrebbe suonare come una posizione anti-religiosa, e non è così. Perché ammiro i buddhisti (quelli veri, non le vittime della setta Soka Gakkai), e considero il Dalai Lama (specie la figura dell'attuale quattordicesimo) una persona decisamente più carismatica di molte altre figure, pontefice compreso.
Con questo articolo volevo esprimere il mio parere sulla Soka Gakkai, e da bravo blogger ho girato per informarmi un po', ma dato che non sono praticante e non voglio sembrare una voce fuori dal coro, invece mi limitero' a consigliare un paio di link.
Uno in particolare: http://www.fiorediloto.org/sokagakkai.htm che è il racconto di chi è stato dentro la setta, e la ha vista e toccata con mano. Questo per darvi un'idea, e un altro, in generale: http://sokagakkai.splinder.com per avere invece oltre ad un'idea più specifica, anche una serie abbondante di link in tal senso.
Con la speranza che sia stato utile.
Il luogo (e lo spazio) dei più pesanti, discutibili e profondi deliri di Grizzly: alcuni di essi potrebbero urtare la sensibilità di chi legge, pertanto le Pagine Oscure sono in secondo piano.
Comunque, come sul Diario di Viaggio sarete ospiti ben graditi.
Pagine importanti
giovedì 30 aprile 2009
venerdì 10 aprile 2009
Il senso dell'ipocrisia nella beneficenza
Quando è partita la prima squadra, lunedì sera, con il camion cucina, con l'autobotte per il servizio antincendio (ma in questo caso utile perché può trasportare 6500 litri di acqua potabile), il gruppo elettrogeno e la prima squadra logistica con un camion di attrezzatura e un bel po' di gente...
... sì, proprio quella sera, poco prima che l'autocolonna partisse, per viaggiare tutta la notte in un tour-de-force di proporzioni bibliche: quella sera: lunedì 6.
Quella sera c'erano un paio di persone del Dipartimento Regionale di Protezione Civile, con noi. C'erano e discutevano con il coordinatore, il quale fece notare l'uso di un furgone prestato da un amico per portare attrezzature: "perché noi non abbiamo molto, come attrezzature specifiche ci manca parecchia roba, ma stiamo partendo lo stesso. E non partiamo perché ce lo ha chiesto la Regione, perché a noi della Regione, per dirlo chiaramente, non ce ne fotte un cazzo: noi partiamo per la povera gente che è rimasta senza nulla!"
Perché lo spirito che mi muove, che ci muove tutti, che ci ha fatto dare le nostre disponibilità, alla fine, è quello: quello di aiutare la gente che ha bisogno. Ma non è solo il nostro fine, è anche quello della gente che viene, che si fa sentire, che cerca di dare il suo contributo.
Vedo cose che voi umani non potete neppure immaginare.
Vedo il capo della protezione civile Guido Bertolaso che invita la gente a non raccogliere generi alimentari o di conforto, mentre contemporaneamente parliamo con il coordinatore a Tornimparte che ci dice, senza mezzi termini: "Brioche e biscotti mandatemene a valanga: qua la mattina a dover dare ai bambini, col latte, quattro biscotti di numero mi casca la faccia per terra..."
(NON MANDATE CIBO, COMUNQUE! Contattate le associazioni di Protezione Civile della vostra città che abbiano squadre logistiche sul luogo, e chiedete loro come potete aiutarli: qui a Siracusa sono in molti che hanno raccolto anche dei fondi, ma abbiamo chiesto loro di non darci soldi, che lì servono a poco, ma piuttosto di usare quei soldi per comprarci direttamente infrastrutture e materiali: pannolini, prodotti per celiaci, cibo a lunga conservazione et cetera)
Ma vedo anche gente che mi viene in associazione e chiede: "Ma noi vorremo spedire degli abiti in Abruzzo"
Il mio collega, giustamente, fa notare: "Guardi, noi facciamo solo cucina, se volete lasciare degli abiti, portateli alla Caritas..."
E lì mi arriva la domanda, quella per la quale esco dalla stanza e mi accendo una sigaretta per non pensarci: "Ma se li portiamo alla Caritas, poi li spediscono in Abruzzo?"
No. Li rivendono.
Ma porca puttana! Ma pensate che siccome c'è stato il terremoto in Abruzzo, non esistono più gli altri poveri? La gente in Abruzzo ha bisogno di vestiti, di mangiare... e per strada non ci sono più pensionati con 350 euro al mese che non arrivano non già alla fine del mese, ma manco alla metà del mese!
Ma che cazzo è? Facciamo le guerre di religione a chi è più povero??
Che schifo.
La beneficenza si fa indipendentemente da un fatto che scuota le coscienze, e non si fa in una sola direzione!
Che dire dei volontari di Cosenza che non sono partiti per l'Abruzzo e hanno cercato quel bambino per tutto il giorno e tutta la notte? Quelli sono forse scemi?
... sì, proprio quella sera, poco prima che l'autocolonna partisse, per viaggiare tutta la notte in un tour-de-force di proporzioni bibliche: quella sera: lunedì 6.
Quella sera c'erano un paio di persone del Dipartimento Regionale di Protezione Civile, con noi. C'erano e discutevano con il coordinatore, il quale fece notare l'uso di un furgone prestato da un amico per portare attrezzature: "perché noi non abbiamo molto, come attrezzature specifiche ci manca parecchia roba, ma stiamo partendo lo stesso. E non partiamo perché ce lo ha chiesto la Regione, perché a noi della Regione, per dirlo chiaramente, non ce ne fotte un cazzo: noi partiamo per la povera gente che è rimasta senza nulla!"
Perché lo spirito che mi muove, che ci muove tutti, che ci ha fatto dare le nostre disponibilità, alla fine, è quello: quello di aiutare la gente che ha bisogno. Ma non è solo il nostro fine, è anche quello della gente che viene, che si fa sentire, che cerca di dare il suo contributo.
Vedo cose che voi umani non potete neppure immaginare.
Vedo il capo della protezione civile Guido Bertolaso che invita la gente a non raccogliere generi alimentari o di conforto, mentre contemporaneamente parliamo con il coordinatore a Tornimparte che ci dice, senza mezzi termini: "Brioche e biscotti mandatemene a valanga: qua la mattina a dover dare ai bambini, col latte, quattro biscotti di numero mi casca la faccia per terra..."
(NON MANDATE CIBO, COMUNQUE! Contattate le associazioni di Protezione Civile della vostra città che abbiano squadre logistiche sul luogo, e chiedete loro come potete aiutarli: qui a Siracusa sono in molti che hanno raccolto anche dei fondi, ma abbiamo chiesto loro di non darci soldi, che lì servono a poco, ma piuttosto di usare quei soldi per comprarci direttamente infrastrutture e materiali: pannolini, prodotti per celiaci, cibo a lunga conservazione et cetera)
Ma vedo anche gente che mi viene in associazione e chiede: "Ma noi vorremo spedire degli abiti in Abruzzo"
Il mio collega, giustamente, fa notare: "Guardi, noi facciamo solo cucina, se volete lasciare degli abiti, portateli alla Caritas..."
E lì mi arriva la domanda, quella per la quale esco dalla stanza e mi accendo una sigaretta per non pensarci: "Ma se li portiamo alla Caritas, poi li spediscono in Abruzzo?"
No. Li rivendono.
Ma porca puttana! Ma pensate che siccome c'è stato il terremoto in Abruzzo, non esistono più gli altri poveri? La gente in Abruzzo ha bisogno di vestiti, di mangiare... e per strada non ci sono più pensionati con 350 euro al mese che non arrivano non già alla fine del mese, ma manco alla metà del mese!
Ma che cazzo è? Facciamo le guerre di religione a chi è più povero??
Che schifo.
La beneficenza si fa indipendentemente da un fatto che scuota le coscienze, e non si fa in una sola direzione!
Che dire dei volontari di Cosenza che non sono partiti per l'Abruzzo e hanno cercato quel bambino per tutto il giorno e tutta la notte? Quelli sono forse scemi?
venerdì 27 marzo 2009
Mattinata del tecnico
La mattina entro in laboratorio. Dopo qualche minuto ricevo una telefonata.
Ma vediamo come comincia la mattina e come finisce la telefonata.
Passo dopo passo, però.
Ora, mi spiegate perché nonostante ciò, c'è ancora un sacco di gente che alla mia domanda al telefono ha sempre l'ardire di rispondermi:
CL: "Insomma: è un mese che il computer non funziona!"
No, dico: me lo spiegate?
MA CAZZO! CHIAMARMI UN MESE PRIMA NO, EH? DEVO SAPERLO IO CHE IL VOSTRO COMPUTER NON FUNZIONA???
Ma vediamo come comincia la mattina e come finisce la telefonata.
Passo dopo passo, però.
- Mi sveglio. Mi stiracchio, guardo la proiezione dell'ora sul tetto. Se sono già le sei o mancano pochi minuti, è il momento di alzarsi, se ancora siamo più prossimi alle cinque rimango un altro po' a letto, impegnato a coccolare l'orsacchiotto che ho sotto il braccio;
- Una volta alzato vado in bagno, e mi occupo di varie funzioni, ivi compreso una doccia ed uno shampoo [ora che porto di nuovo i (pochi) capelli, serve];
- Ritorno in camera da letto, finisco di asciugarmi e comincio a vestirmi: ultimo passaggio sono durante la settimana le scarpe anti-infortunistiche che uso per il lavoro;
- Accendo il computer, mi collego ad internet, leggo la posta, curo il Blog, leggo i newsgroup, piccola manutenzione della macchina, poi si fanno le sette ed è il momento di andare;
- Esco, salgo in macchina, ascolto un po' la radio e mi dirigo al bar ove ogni mattina faccio colazione con un ottimo cornetto al miele ed un caffè ristretto. Lì leggo un po' il giornale, poi fumo una sigaretta e infine mi dirigo nello studio di miei amici ascensoristi, ove comincio un po' di manutenzione minimale della loro rete e poi leggo i giornali on-line;
- Intorno alle 8:30, quando è "svaporata" un po' di confusione che si genera nella zona perché c'è una scuola elementare cui tutti i genitori devono portare contemporaneamente i bambini in SUV davanti alla porta, riprendo l'auto per dirigermi verso casa;
- Lascio l'auto in cortile, esco dal cancello e mi dirigo in ufficio;
- Apro l'ufficio: stacco l'antifurto, apro la serranda, apro la porta;
- Entro in ufficio, salgo in laboratorio e lascio la giacca o il gilet e indosso il camice da lavoro, poi scendo e mi occupo di un po' di pulizia spicciola;
- Alle nove accendo il cellulare aziendale, indi se ho delle macchine che mi aspettano sul bancone del laboratorio le accendo, altrimenti mi occupo della gestione delle mie macchine in dmz, e di solito lo faccio dall'ufficio;
- Dopo qualche minuto suona il telefono o il cellulare, a scelta. La mia risposta è formale ed automatica: "BBS buongiorno, sono Grizzly, la posso aiutare?";
Ora, mi spiegate perché nonostante ciò, c'è ancora un sacco di gente che alla mia domanda al telefono ha sempre l'ardire di rispondermi:
CL: "Insomma: è un mese che il computer non funziona!"
No, dico: me lo spiegate?
MA CAZZO! CHIAMARMI UN MESE PRIMA NO, EH? DEVO SAPERLO IO CHE IL VOSTRO COMPUTER NON FUNZIONA???
martedì 17 marzo 2009
Chi sceglie il controllore?
Monaco di Baviera, Germania, gennaio 1998.
A Monaco i trasporti pubblici sono a dir poco eccezionali, specie dato il traffico non poco caotico del centro città ed il fatto che al contrario che in Italia (purtroppo...) le multe ad esempio per divieto di sosta sono pressoché implacabili.
I trasporti integrati [autobus, tram, U-Bahn (metropolitana "sotterranea") e S-Bahn (metropolitana "di superficie") sono tutti gestiti direttamente dalla compagnia ferroviaria "Deutsche Bahn".
Monaco è una città molto ampia, suddivisa in "quartieri" che dispongono ognuno dei suoi uffici periferici, del suo borgomastro e via discorrendo. Il trasporto pubblico integrato fa uso di biglietti particolari, che dispongono di piu' aree per la timbratura: infatti a seconda del numero di quartieri che devono essere superati con il mezzo pubblico è necessario timbrare una o due tacche del biglietto.
Data la confusione sull'argomento, e la mia poca dimestichezza con la lingua tedesca [la frase più utile che ho imparato in tedesco è "sprechen sie englisch?" (ossia "parla inglese?")], dietro consiglio della persona che mi ha ospitato, ho preso una "Grüne Karte" [la "carta verde", un abbonamento mensile che vale su tutti i mezzi pubblici cittadini senza limite di spazio, tempo o aree urbane ed è attivo dalle sei di mattina alla mezzanotte (con possibilità comunque di concludere la corsa iniziata a quell'ora)].
Al contrario del biglietto, la carta verde non va timbrata a bordo dei mezzi e va solo esibita al personale di controllo (ad esempio nelle stazioni U-Bahn c'è il varco per i possessori di carta verde: la si mostra all'impiegato mentre si passa); nonostante la sua grande comodità, il costo non indifferente della stessa (all'epoca 89 marchi, circa una quarantina di euro) rispetto al costo dei biglietti comuni fa sì che solo particolari pendolari ne facciano uso.
Dato che a Monaco mi spostavo spessissimo con i mezzi pubblici (soprattutto per andare da Gräfelfing, dove ero ospitato, al centro città); una sera, dopo una cena al volo in un ristorante italiano, presi la S-Bahn fino a Planegg, e poi alla stazione mi misi ad aspettare l'autobus che sarebbe arrivato, appunto, a Gräfelfing. Saranno state le 22 circa. Arriva il mezzo. Salgo. Ci sono una decina di persone. L'autista non mi guarda nemmeno mentre faccio un cenno verso il taschino della camicia per prendere la carta verde, ma l'autista si limita a chiudere le porte e riparte; mi aspettano altri dieci-quindici minuti prima di arrivare a casa, e sono stanchissimo, per cui mi limito a sedermi. In quella si avvicina una signora abbastanza anziana (direi oltre la settantina) con uno scialle sulle spalle, un sacchetto della spesa sgualcito in mano e una faccia dolcissima (da nonnina delle favole) incorniciata da un ciuffo di capelli argentanti.
Mi guarda, sorride e mi abbaia qualcosa di incomprensibile in tedesco stretto. Dato che l'autobus è pressoché deserto e sono relativamente sicuro che non voglia il posto, balbetto con poca convinzione: "Entschuldigung: ich nicht sprechen deutsch..." ("scusi: non parlo tedesco").
Mi guarda con un sorriso a 32 capsule (-: poi sprofonda la mano nel sacchetto e...
... ESTRAE UN TESSERINO DELLA DEUTSCHE BAHN dicendomi, con una pronuncia inglese a dir poco inoppugnabile: "may i see your ticket sir, please?"
era il controllore!
Io: "Ah, sure! I've got a green card, ma'am"
e prendo dal taschino la carta. Molto rinfrancata, si siede accanto a me e discutiamo un po' (in inglese). Mi dice di essere un'insegnante di inglese in pensione (e mi pareva!) che svolge questa attività come lavoro socialmente utile, tanto per arrotondare un po'. Parliamo dell'Italia per qualche minuto, mi dice che è la prima volta che incontra un italiano che parla inglese così bene [guuuu! (-: ] e poi ci salutiamo quando arrivo alla mia fermata.
... Che posso dire? Semplicemente PAZZESCO! (((((-:
A Monaco i trasporti pubblici sono a dir poco eccezionali, specie dato il traffico non poco caotico del centro città ed il fatto che al contrario che in Italia (purtroppo...) le multe ad esempio per divieto di sosta sono pressoché implacabili.
I trasporti integrati [autobus, tram, U-Bahn (metropolitana "sotterranea") e S-Bahn (metropolitana "di superficie") sono tutti gestiti direttamente dalla compagnia ferroviaria "Deutsche Bahn".
Monaco è una città molto ampia, suddivisa in "quartieri" che dispongono ognuno dei suoi uffici periferici, del suo borgomastro e via discorrendo. Il trasporto pubblico integrato fa uso di biglietti particolari, che dispongono di piu' aree per la timbratura: infatti a seconda del numero di quartieri che devono essere superati con il mezzo pubblico è necessario timbrare una o due tacche del biglietto.
Data la confusione sull'argomento, e la mia poca dimestichezza con la lingua tedesca [la frase più utile che ho imparato in tedesco è "sprechen sie englisch?" (ossia "parla inglese?")], dietro consiglio della persona che mi ha ospitato, ho preso una "Grüne Karte" [la "carta verde", un abbonamento mensile che vale su tutti i mezzi pubblici cittadini senza limite di spazio, tempo o aree urbane ed è attivo dalle sei di mattina alla mezzanotte (con possibilità comunque di concludere la corsa iniziata a quell'ora)].
Al contrario del biglietto, la carta verde non va timbrata a bordo dei mezzi e va solo esibita al personale di controllo (ad esempio nelle stazioni U-Bahn c'è il varco per i possessori di carta verde: la si mostra all'impiegato mentre si passa); nonostante la sua grande comodità, il costo non indifferente della stessa (all'epoca 89 marchi, circa una quarantina di euro) rispetto al costo dei biglietti comuni fa sì che solo particolari pendolari ne facciano uso.
Dato che a Monaco mi spostavo spessissimo con i mezzi pubblici (soprattutto per andare da Gräfelfing, dove ero ospitato, al centro città); una sera, dopo una cena al volo in un ristorante italiano, presi la S-Bahn fino a Planegg, e poi alla stazione mi misi ad aspettare l'autobus che sarebbe arrivato, appunto, a Gräfelfing. Saranno state le 22 circa. Arriva il mezzo. Salgo. Ci sono una decina di persone. L'autista non mi guarda nemmeno mentre faccio un cenno verso il taschino della camicia per prendere la carta verde, ma l'autista si limita a chiudere le porte e riparte; mi aspettano altri dieci-quindici minuti prima di arrivare a casa, e sono stanchissimo, per cui mi limito a sedermi. In quella si avvicina una signora abbastanza anziana (direi oltre la settantina) con uno scialle sulle spalle, un sacchetto della spesa sgualcito in mano e una faccia dolcissima (da nonnina delle favole) incorniciata da un ciuffo di capelli argentanti.
Mi guarda, sorride e mi abbaia qualcosa di incomprensibile in tedesco stretto. Dato che l'autobus è pressoché deserto e sono relativamente sicuro che non voglia il posto, balbetto con poca convinzione: "Entschuldigung: ich nicht sprechen deutsch..." ("scusi: non parlo tedesco").
Mi guarda con un sorriso a 32 capsule (-: poi sprofonda la mano nel sacchetto e...
... ESTRAE UN TESSERINO DELLA DEUTSCHE BAHN dicendomi, con una pronuncia inglese a dir poco inoppugnabile: "may i see your ticket sir, please?"
era il controllore!
Io: "Ah, sure! I've got a green card, ma'am"
e prendo dal taschino la carta. Molto rinfrancata, si siede accanto a me e discutiamo un po' (in inglese). Mi dice di essere un'insegnante di inglese in pensione (e mi pareva!) che svolge questa attività come lavoro socialmente utile, tanto per arrotondare un po'. Parliamo dell'Italia per qualche minuto, mi dice che è la prima volta che incontra un italiano che parla inglese così bene [guuuu! (-: ] e poi ci salutiamo quando arrivo alla mia fermata.
... Che posso dire? Semplicemente PAZZESCO! (((((-:
sabato 14 marzo 2009
Chi controlla il controllore?
Trento. Estate. Qualche anno fa.
A Trento i mezzi pubblici funzionano. Molto bene. Ci sono i parcheggi di scambio fuori città con gli autobus che passano continuamente. Ci sono i controlli per i biglietti. Molti controlli, e poche multe perché tutti pagano il biglietto.
Il biglietto integrato costava 90 centesimi e valeva 90 minuti. Poi, se uno deve spostarsi spesso coi mezzi pubblici, a 4 euro c'è anche il biglietto giornaliero.
Comincio la mia mattina in giro per luoghi vari. Alle 9 e qualcosa timbro il mio bel biglietto giornaliero e comincio a spostarmi per la città con il biglietto già obliterato (si oblitera solo la prima volta, e vale fino alla mezzanotte sulla tratta urbana, fino alle due di notte su quelle pendolari extraurbane.
Mezzogiorno. Prendo l'autobus per giungere alla stazione delle autocorriere e prendere la navetta verso il parcheggio di scambio. Devo fare un po' di strada perché sono relativamente decentrato. Sale il controllore. Sembra uno con la luna storta, ma non ci faccio caso. Sull'autobus ci sono una decina di persone.
Chiede i biglietti a tutti. Infilo la mano in tasca, prendo il biglietto giornaliero (quelli normali sono azzurri, quello giornaliero è identico ma color porpora) e glielo passo. Lo prende in mano, guarda la timbratura e mi dice solo un laconino: "no" guardandomi storto.
Io: "Eh? Come no? Ma se è un..."
Lui: "(interrompendomi) Ehi, furbetto: hai timbrato alle nove, ormai è scaduto!" e STRAPPA IN DUE IL BIGLIETTO.
Lo guardo.
Lui: "Documenti!"
Io: "... ha appena strappato un biglietto *giornaliero*, CRETINO!"
Mi guarda. Strabuzza gli occhi. Osserva i due pezzi di biglietto che ha ancora in mano. Impallidisce.
Lui: "Ah, scusami, io... veramente... l'orario"
Io: "(lo interrompo) Anzitutto mi dia del lei. Alla prima edicola vi fermate, e lei mi ricompra un bel biglietto giornaliero, lo timbra lei stesso e me lo da, perché ho ancora da girare in autobus oggi."
Lui: "Ma no... ma le firmo il biglietto, ma faccio una dichiarazione, ma eventualmente configuro gli antani con la supercazzora prematurata e confermo lo scappellamento quadratico con piega verso sinistra..."
Io: "Accanto alla prossima fermata c'è una tabaccheria, si muova!"
L'autobus si ferma. L'autista è diviso fra il prendere le difese del collega e ridere, e per ora propende alla seconda ipotesi soffocando risate chiaramente percettibili. Il tizio scende, ritorna dopo 30 secondi con un biglietto giornaliero in mano, mi guarda un po' stravolto, lo oblitera e me lo riconsegna. Fa per scendere dall'autobus.
Io: "Scusi!"
Lui: "Sì?"
Io: "Se non le dispiace, vorrei vedere il suo tesserino: dovrei segnarmi nome e numero di matricola"
Lui: "(diventa sardonico) E se io non avessi intenzione di darglieli?"
Io: "(metto la mano sinistra avanti, con la destra prendo il cellulare) Che problema c'è? Chiamo subito i carabinieri e vediamo se la possono arrestare direttamente per interruzione di pubblico servizio..."
Lui: "No, no... va bene, va bene..." ed estrae dalla tasca della giacca il tesserino, montato in un portatessera da agganciare al taschino. Poso il telefonino e prendo la penna, scrivo due appunti sul retro di un biglietto da visita, glielo porgo indietro e gli indico la mollettina del portatessera.
Io: "Questo, per la cronaca, è fatto per essere messo a vista, non tenuto in tasca."
Si aggancia il tesserino alla giacca, scende dall'autobus e fa un segno fra lo stizzito e il liberatorio in direzione dell'autista, che chiude le porte e riparte.
Io: "Ma roba da matti..."
L'autista mi fa: "Non gli faccia passare dei guai, che di certo non l'ha fatto apposta"
Io: "Tu non strappi il biglietto valido di un utente, perché non è per quello che ti pagano uno stipendio"
Mah. Mi ricorda una battuta di Beppe Grillo: siamo un popolo di approfittatori, di furbi. L'altro giorno a Roma sono salito sull'autobus. Da bravo cittadino ho timbrato il mio biglietto: DLIN/DLON. L'autista ha tirato una frenata: "CHE CA$$O E' STATO QUEL RUMORE???"
A Trento i mezzi pubblici funzionano. Molto bene. Ci sono i parcheggi di scambio fuori città con gli autobus che passano continuamente. Ci sono i controlli per i biglietti. Molti controlli, e poche multe perché tutti pagano il biglietto.
Il biglietto integrato costava 90 centesimi e valeva 90 minuti. Poi, se uno deve spostarsi spesso coi mezzi pubblici, a 4 euro c'è anche il biglietto giornaliero.
Comincio la mia mattina in giro per luoghi vari. Alle 9 e qualcosa timbro il mio bel biglietto giornaliero e comincio a spostarmi per la città con il biglietto già obliterato (si oblitera solo la prima volta, e vale fino alla mezzanotte sulla tratta urbana, fino alle due di notte su quelle pendolari extraurbane.
Mezzogiorno. Prendo l'autobus per giungere alla stazione delle autocorriere e prendere la navetta verso il parcheggio di scambio. Devo fare un po' di strada perché sono relativamente decentrato. Sale il controllore. Sembra uno con la luna storta, ma non ci faccio caso. Sull'autobus ci sono una decina di persone.
Chiede i biglietti a tutti. Infilo la mano in tasca, prendo il biglietto giornaliero (quelli normali sono azzurri, quello giornaliero è identico ma color porpora) e glielo passo. Lo prende in mano, guarda la timbratura e mi dice solo un laconino: "no" guardandomi storto.
Io: "Eh? Come no? Ma se è un..."
Lui: "(interrompendomi) Ehi, furbetto: hai timbrato alle nove, ormai è scaduto!" e STRAPPA IN DUE IL BIGLIETTO.
Lo guardo.
Lui: "Documenti!"
Io: "... ha appena strappato un biglietto *giornaliero*, CRETINO!"
Mi guarda. Strabuzza gli occhi. Osserva i due pezzi di biglietto che ha ancora in mano. Impallidisce.
Lui: "Ah, scusami, io... veramente... l'orario"
Io: "(lo interrompo) Anzitutto mi dia del lei. Alla prima edicola vi fermate, e lei mi ricompra un bel biglietto giornaliero, lo timbra lei stesso e me lo da, perché ho ancora da girare in autobus oggi."
Lui: "Ma no... ma le firmo il biglietto, ma faccio una dichiarazione, ma eventualmente configuro gli antani con la supercazzora prematurata e confermo lo scappellamento quadratico con piega verso sinistra..."
Io: "Accanto alla prossima fermata c'è una tabaccheria, si muova!"
L'autobus si ferma. L'autista è diviso fra il prendere le difese del collega e ridere, e per ora propende alla seconda ipotesi soffocando risate chiaramente percettibili. Il tizio scende, ritorna dopo 30 secondi con un biglietto giornaliero in mano, mi guarda un po' stravolto, lo oblitera e me lo riconsegna. Fa per scendere dall'autobus.
Io: "Scusi!"
Lui: "Sì?"
Io: "Se non le dispiace, vorrei vedere il suo tesserino: dovrei segnarmi nome e numero di matricola"
Lui: "(diventa sardonico) E se io non avessi intenzione di darglieli?"
Io: "(metto la mano sinistra avanti, con la destra prendo il cellulare) Che problema c'è? Chiamo subito i carabinieri e vediamo se la possono arrestare direttamente per interruzione di pubblico servizio..."
Lui: "No, no... va bene, va bene..." ed estrae dalla tasca della giacca il tesserino, montato in un portatessera da agganciare al taschino. Poso il telefonino e prendo la penna, scrivo due appunti sul retro di un biglietto da visita, glielo porgo indietro e gli indico la mollettina del portatessera.
Io: "Questo, per la cronaca, è fatto per essere messo a vista, non tenuto in tasca."
Si aggancia il tesserino alla giacca, scende dall'autobus e fa un segno fra lo stizzito e il liberatorio in direzione dell'autista, che chiude le porte e riparte.
Io: "Ma roba da matti..."
L'autista mi fa: "Non gli faccia passare dei guai, che di certo non l'ha fatto apposta"
Io: "Tu non strappi il biglietto valido di un utente, perché non è per quello che ti pagano uno stipendio"
Mah. Mi ricorda una battuta di Beppe Grillo: siamo un popolo di approfittatori, di furbi. L'altro giorno a Roma sono salito sull'autobus. Da bravo cittadino ho timbrato il mio biglietto: DLIN/DLON. L'autista ha tirato una frenata: "CHE CA$$O E' STATO QUEL RUMORE???"
mercoledì 18 febbraio 2009
X-Box 360 parte seconda
Anche perche' il cavo analogico, invece, ha una presa gigantesca che una volta inserita COPRE del tutto il connettore hdmi della console.
Non fosse che, una volta ricevuto il cavo, hanno scoperto (youtube docet) che anziche' spendere tutti quei denari, e' sufficiente possedere il cavo hdmi, indi si procede sventrando la maxipresa del cavo analogico che ha il solo scopo di tappare l'uscita hdmi, e si sostituisce con un opportuno eventuale giro di nastro adesivo intorno al connettore...
lunedì 16 febbraio 2009
Supereroi e crisi
Superman arriva nel laboratorio dello scienziato pazzo, che ha fregato un sacco di investitori per costruire il suo supermagnete con il quale attirare una cometa contro il pianeta terra (a che scopo, poi? Di studio? Per vedere se macella il pianeta? Mah...).
Dicevo Superman arriva, un paio di pugni da alieno di Kripton e il supermagnete, con tutto il palazzo intorno (magari un antico ateneo in un edificio di più di cento anni) si sbriciolano, mentre il giovane scienziato viene riposto in una cella del posto di polizia più vicino (per essere processato? Chi può saperlo...).
E io mi chiedo. Ma chi resta? Ma chi ha investito denaro, tempo e risorse nelle idee di quello scienziato? Chi nell'edificio aveva i suoi laboratori, i suoi piani e progetti importantissimi (tutti rigorosamente in unica copia: il backup questo sconosciuto), magari i virus e le colture di batteri pro-vaccini che fine hanno fatto?
Ma possibile che nessuno dica nulla? Che siano tutti felici e contenti dopo che Superman ha preso a calcinculo la cometa e nessuno rimpianga denaro, strutture e/o infrastrutture andati irrimediabilmente persi?
E se lo scienziato avesse prima conseguito, che so io, il premio Nobel? Gli lasciamo i soldi? La famiglia? Magari ha una moglie, due figli, una casa di campagna...
... questa notte Simon mi ha lasciato proprio da pensare... e voi che ne dite? (-:
Dicevo Superman arriva, un paio di pugni da alieno di Kripton e il supermagnete, con tutto il palazzo intorno (magari un antico ateneo in un edificio di più di cento anni) si sbriciolano, mentre il giovane scienziato viene riposto in una cella del posto di polizia più vicino (per essere processato? Chi può saperlo...).
E io mi chiedo. Ma chi resta? Ma chi ha investito denaro, tempo e risorse nelle idee di quello scienziato? Chi nell'edificio aveva i suoi laboratori, i suoi piani e progetti importantissimi (tutti rigorosamente in unica copia: il backup questo sconosciuto), magari i virus e le colture di batteri pro-vaccini che fine hanno fatto?
Ma possibile che nessuno dica nulla? Che siano tutti felici e contenti dopo che Superman ha preso a calcinculo la cometa e nessuno rimpianga denaro, strutture e/o infrastrutture andati irrimediabilmente persi?
E se lo scienziato avesse prima conseguito, che so io, il premio Nobel? Gli lasciamo i soldi? La famiglia? Magari ha una moglie, due figli, una casa di campagna...
... questa notte Simon mi ha lasciato proprio da pensare... e voi che ne dite? (-:
domenica 28 dicembre 2008
Semi-conclusione
Il materiale già preparato per questo blog, e già programmato per la pubblicazione, al momento è finito. Ma state collegati: non ho finito di scrivere su questo blog e da questo momento la pubblicazione di materiale sarà solo meno regolare, ma non per questo mancheranno i contenuti. (-:
Devo ancora concludere un po' di cosucce, ma il tempo di gestire il blog non manca, per cui... ((-:
Devo ancora concludere un po' di cosucce, ma il tempo di gestire il blog non manca, per cui... ((-: