lunedì 4 luglio 2011

E che schifo

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Di ritorno dall'assemblea di condominio. Si è posto il problema che una decina di giorni fa qualche disgraziato ha usato l'ascensore come bagno. Una decina di giorni fa. Rientro a casa e l'amara (e fetente, ma chiaramente umana) sorpresa è di nuovo lì
Ma vaffanculo, porci!

giovedì 19 maggio 2011

Posizionamento del Diario di Viaggio

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Da: TEMPLATE****.com <info@template****.com>
Oggetto: ai primi posti su GOOGLE
Data: gio 19 mag 2011 8:01
------------------
Salve,
facendo una ricerca, ho notato che il Vs. sito non e' facilmente raggiungibile su GOOGLE e sui principali motori di ricerca utilizzando come parole chiave i vs. prodotti.
L'azienda con la quale collaboro ha aiutato molte aziende a raggiungere i primi posti sui principali motori di ricerca.
In caso foste interessati, rispondete a questa email, Vi farò avere un’analisi gratuita del Vs. sito web ed i consigli per raggiungere la massima visibilità sui motori di ricerca e per fare apparire il vs. sito web davanti a tutta la concorrenza.
Per effettuare l'analisi gratuita, Vi prego fornire in risposta alla presente i seguenti dati:
- indirizzo sito web
- vs. nome e cognome
- numero di telefono

Cordialmente,
S****** F*******
Template****.com

nota: ricevi questa email perchè hai richiesto un contatto a template****.com, se non desideri ricevere altre email, clicca qui per cancellare i tuoi dati
Ecco, al solito. A parte che non ho mai richiesto un contatto a questi rompiscatole, questa volta rido.
Rido, perché metà dei miei referrer sono ricerche su Google, e soprattutto a sentire un porcaio di gente rido: un porcaio di gente che mi dice "Cavoli! Qualsiasi cosa cerco su google, minimo ci trovo una pagina del tuo blog fra i risultati!"
Rido, perché apro il loro sito, vado sulla pagina "Contatti" e lì c'è un bel form:
E quel characters left tradotto con "caratteri a sinistra" mi fa veramente impazzire (((-:
MA PER CORTESIA! SAPETE COSA DOVETE FARCI CON LA VOSTRA PROPOSTA DI CONSULENZA?
Se volete ve la do io, una consulenza: volete sapere come evitare una querela per spam, la chiusura di tutti i vostri domini internet, la sospensione di tutti gli indirizzi di posta elettronica e un'altra lunga serie di problemi? Contattatemi e vi spiegherò tutto: i miei prezzi non sono molto modici, ma le mie consulenze funzionano, credetemi! (-:

sabato 2 aprile 2011

Mi valutate il template?

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Se volete, mi sarebbe molto utile conoscere quello che pensate di questo nuovo tema di impaginazione del sito, che vorrei far diventare definitivo anche sul Diario di Viaggio.
Questo modulo on-line vi permette di esprimere il vostro parere su questo tema; grazie sin da ora: ci tengo molto a quello che pensano i miei lettori.

giovedì 24 marzo 2011

Un orsacchiotto mi protegge, X

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Decimo capitolo dei racconti che spiegano perché è il caso di dare un po' di fiducia al proprio totem-acchiappasogni. Spero vi faccia provare le sensazioni che ho provato anche io.
Tutto cominciò in una freddissima notte d'inverno.
Il televisore non mi da più nessuna compagnia, per cui sotto il piumone avevo trovato il piacevole tepore di un buon libro (sì e no: lo ammetto. Stavo rileggendo "L'essenza oltre il buio"). Poi la stanchezza si è fatta sentire, e gli occhi sempre più pesanti mi convinsero a lasciare il compagno pieno di pagine e parole, per dedicarmi al compagno pieno di pelo e occhioni neri e profondi. (-:
Dopo aver spento la luce, trovato una posizione comoda e poggiato Rafael alla parte sinistra del torace, mi abbandonai al sonno. Questo sogno, però, è venuto quando ormai si avvicinava l'orario del risveglio mattutino.

Cortile. Mattina inoltrata (saranno almeno le dieci). Mi sono appena sentito telefonicamente [ma il sogno comincia quando in realtà il contatto c'è già stato: so che ho questo impegno, e che lo ho preso poco prima] con un amico, che è anche scout.
In pratica mi ha "coinvolto" nella collaborazione a una recita (dato l'argomento penserei una cosa tipo "Civitoti in pretura"), chiedendomi di fare la parte di un "giurato popolare", ma è anche una cosa non tanto scrausa, dato che devo presentarmi in giacca & cravatta.
Ora sto uscendo per raggiungerlo e seguire le prove della recita.
Giro a destra e mi dirigo verso il parcheggio della mia auto, notando senza darci troppo peso che ci sono moltissimi condomini giù in cortile che discutono, soprattutto alcuni vicini alle loro auto.
Ma dopo aver fatto pochi altri passi, pur rimanendo a circa dieci metri dalla mia auto, comincio ad avere il sentore dei toni non esattamente amichevoli con cui si tiene questa discussione. Affretto leggermente il passo e raggiungo la mia auto, guardando la fiancata della mia auto ammaccata, graffiata e - letteralmente - martoriata da un qualcosa che ci è passato attaverso lasciando abbondanti segnacci di un rosso acceso tutto intorno
Mi giro, guardando dietro di me e in direzione del lato centrale del cortile interno, dove era condensata la maggior parte dei condomini più sbraitanti, appurando che fa bella mostra di sé una vecchissima Apecar rossa, con una sfilata di modifiche al cassone e alla cabina di guida (appaiono diversi giri di filo metallico, assi di legno, chiodi e bulloneria varia).
Un tizio che non deve essere molto anziano, ma ha la faccia scavatissima di rughe, sta parlando mogio mogio al cellulare.
Molte delle persone presenti mi dicono che è lui il responsabile di tutto questo karaoke, e lui stesso dopo qualche istante mette via il cellulare e cerca di calmare tutti quanti.
Mi colpisce una sua frase: "Tranquilli, è tutto a posto, adesso sta venendo il perito della mia assicurazione, non vi preoccupate."
Con le pive nel sacco, prendo il telefonino e sto per chiamare l'amico scout per dirgli che ritardo, ma nello stesso istante suona il cellulare ed è lui che mi avverte che l'appuntamento è saltato, per cui prendo un paio di condomini e li porto in direzione del bar per un caffettino veloce.
Ritorniamo dopo qualche minuto, e un tizio in giacca&cravatta armato di macchina reflex è già impegnato ad immortalare tutta la scena, mi avvicino alla mia mia auto (una delle ultime prima di raggiungere l'Ape) e questo tizio (più o meno avrà la mia età. Pizzetto di una simmetria irreale, occhiali con montatura di metallo lucidissimi, capelli che sembrano finti talmente sono pettinati in linea. Mi guarda e mi tende la mano: "Sì, questa è la sua auto, giusto? Allora, consideri che come assicurazione abbiamo deciso di non pagare i danni per fare le riparazioni, bensì di sostuirvi il veicolo con uno nuovo di pari caratteristiche. Le faremo avere in settimana una nuova Ford Mondeo, però l'avverto che potremmo avere qualche problema per il colore blu. Eventualmente le va bene grigio metallizzato?"
Faccio un respiro profondo, pensando che il tizio mi stia prendendo in giro, ma a questo punto tutta l'immagine vacilla e...
... mi ritrovo steso sul mio letto con la calda sensazione di Rafael sotto al braccio destro.
"Beh, adesso pure la macchina nuova? Tranquillo, che fra un po' la cambio..." (((-:

martedì 22 febbraio 2011

Quando piove sul... bagnato!

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Siamo in sei, a bordo di un semicabinato bianco, al largo dell'area della Mazzarrona.
Non conosco le persone che ci sono assieme a noi, ovvero: non le ho mai viste prima, ma nel sogno so benissimo di conoscere tutti da un sacco di tempo.
Non è estate, direi che è piuttosto autunno inoltrato: il cielo è molto nuvoloso, il vento va lentamente a peggiorare e nel giro di pochi minuti le onde, che erano già una brutta increspatura della superficie marina, diventano alti cavalloni che sferzano l'imbarcazione da ogni lato.
Io non sto conducendo, ma sono accanto al pilota e gli grido delle indicazioni, sovrastando il rumore del vento e dell'acqua, e le voci delle altre persone che si stanno occupando di non cadere fuori bordo e di verificare anche che la barca non si ribalti né vada a sbattere contro qualcosa (almeno una volta ho in mente la voce di uno dei sei che ci grida di scartare sulla sinistra, perché a destra ci avviciniamo a uno scoglio). Non ci sono altre imbarcazioni in acqua e, sebbene ci troviamo vicini ad una insenatura che permetterebbe di approdare, ho l'impressione che anche la città sia mezza deserta.
Con un clamoroso colpo di mano mi allontano dal pilota in direzione della fiancata sinistra della barca, che si sta ponendo parallelamente alla linea di costa. Prendo al volo il gancio/pagaia e ne allungo il manico telescopico, poi (mentre le oscillazioni della barca rischiano veramente di farci volare tutti quanti fuori) inficco il gancio in acqua due o tre volte e riesco, alla fine, ad acchiappare una corda sintetica che ho intravisto galleggiare in acqua già da un pezzo.
Il colpo di mano riesce: siamo a circa venti metri dalla costa, e questa corda è lunga almeno il doppio e finisce in costa, dove è attaccata stabilmente a una bitta che appare in mezzo agli scogli.
Comincio a tirare questa corda, e grido agli altri di darmi una mano, per cui tutti (pilota compreso) si accodano e tirando questa cima ci trasciniamo con tutta la barca dentro l'insenatura e ormeggiamo, riuscendo con non poca difficoltà a scendere a terra. Poi, con molta fatica riusciamo persino a tirare in secca l'imbarcazione. Da quando siamo riusciti a scendere a terra il vento si è placato, ma in compenso comincia a piovere con una certa decisione.
A questo punto, come se non fosse letteralmente successo niente, ci salutiamo e io raggiungo una camera d'albergo che da sul mare quasi di fronte a dove abbiamo lasciato la barca. La pioggia battente ci ha reso letteralmente zuppi (siamo vestiti con abiti normali: niente cerata, niente stivali, niente di utile a ripararci come si deve), per cui quando arrivo in albergo mi spoglio, mi faccio una doccia rovente e infine mi cambio. Saranno passate un paio d'ore, e vengo raggiunto in camera da uno degli amici con cui eravamo in barca. Il tempo si è calmato quasi del tutto, e io esco sul balcone della camera d'albergo per fumare una sigaretta. È in questo frangente che mi rendo conto di una cosa: l'insenatura è sulla destra, e ancora più sulla destra, un tantinello al largo, in mezzo al mare si alza una gigantesca colonna d'acqua (una specie di fontana dal diametro di una decina di metri che vomita acqua a un'altezza di circa una ventina di metri. L'immagine della colonna d'acqua in mezzo al mare mi lascia a bocca aperta, ma prima che possa dire mezza parola, è l'amico che mi ha raggiunto che mi spiega di che si tratta.
C'è un tubo dell'acquedotto sottomarino, che dovrebbe dare acqua in Ortigia, e che si è danneggiato a causa del maltempo: quello che vediamo è il risultato della pressione non indifferente dell'acqua.
Mentre sto per chiedermi quando avrebbero intenzione di chiudere l'acqua per capire come effettuare una riparazione, l'amico mi batte una pacca sulla spalla. Il gesto mi sveglia, e mi ritrovo sul mio letto in una fredda domenica pomeriggio d'inverno. Mah, di tutti i sogni strani, questo secondo me meritava un po' d'attenzione.

mercoledì 26 gennaio 2011

Il metano di Gefrano

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Gefrano. Un paesino di montagna sul fondo di una piccola vallata circondata di montagne. Una sola strada che, attraverso una lunga galleria, porta in città [l'idea che mi sono fatto (sapete come sono i sogni, no?) è che si trovi nell'hinterland pavese, peraltro proprio a un tiro di schioppo dal capoluogo. Il classico agglomerato di casupole in una specie di periferia estremamente scostata, punto ideale per operai e impiegati in pensione che cercano solo un luogo tranquillo in cui curare l'orticello e giocare a bocce o a carte nel bar locale]. Casetta di montagna: piccola, accogliente, unifamiliare ma ricca di ogni comfort.
Salotto.
Una televisione accesa, su un canale locale. Passa uno spot pubblicitario, con degli sportivi in casacca da gioco che corrono per una cittadina, in mezzo ai palazzi. Ogni tanto qualcuno inforca un portone d'ingresso e si eclissa, mentre il claim recita: "Caldaie a gas metano e allaccio in tutti i luoghi: palazzi antichi, condomini, villette unifamiliari: PROPONETECI LA VOSTRA SFIDA!"
Mentre il claim si conclude, appaiono cucine a gas e caldaie ritagliate in ogni spazio di case signorili di fine settecento, inserite nell'arredamento con le stesse sensazioni che avrebbe dato un quadro antico.
La signora spegne la televisione, ed esce di casa.
Quando ritorna, diverse ore dopo, il sole è tramontato, l'ora di cena si avvicina e il marito, seduto su una poltrona vicino al camino, sta leggendo con calma e relax un libro.
-Ciao, cara. Hai preso appuntamento con l'idraulico, alla fine?
-Molto meglio.
Dicendo queste due criptiche parole, tirò fuori dalla borsa una carpetta bianca con il marchio di una società del mercato libero dell'energia.
L'uomo strabuzzò gli occhi: -Ma... Marta, che significa?
-Ho ordinato una caldaia a gas metano. Verranno in settimana a fare l'allaccio: mi hanno detto che non c'è nessun problema!
-L'allaccio? Ma... ma come avrebbero intenzione di fare?
La signora è convintissima di quello che ha fatto scendendo in città: -Non c'è nessun problema: ci portano il gas tranquillamente fin dentro casa!
-Il gas? Quale gas? Marta qui a Gefrano non c'è la rete del metano, cavoli!
Il problema della mancanza del gas nella frazione, diventa il minore. Quello più importante si visualizza pochi giorni dopo, quando la finanziaria che ha avviato la pratica per l'acquisto della caldaia chiede e pretende il pagamento delle rate. Tutto per l'acquisto di una caldaia che, tra l'altro, non può neppure essere convertita per funzionare a GPL, mentre la società che si occupa della distribuzione del metano e dell'installazione delle caldaie (ah, il mercato libero!) rifiuta di onorare l'accordo con un laconico "la vostra richiesta di allaccio è andata in KO".
Passano alcuni mesi. Alcuni mesi durante i quali la famiglia si trova a dover sbattere contro il muro di gomma della società del gas, contro quello della finanziaria, contro quello, infine, di non poter manco dichiarare risoluto il contratto perché la società chiede una pesantissima penale in caso di recesso senza allaccio.

Poi intervengono i giornali, e la famiglia viene contattata da un avvocato di un movimento nazionale consumatori che offre gratuitamente il suo patrocinio in questo caso, riuscendo a trascinare in tribunale le società coinvolte (anzi no, la società coinvolta, perché la finanziaria, non appena arriva il primo avviso di atti giudiziari dichiara concluso il finanziamento e rilascia immediatamente abbondante ed esaustiva liberatoria).
In tribunale, il giudice di pace determina delle cose inquietanti.
Anzitutto il contratto stipulato fra la famiglia e la società è assolutamente privo di qualsivoglia valenza per una serie impressionante di clausole palesemente vessatorie, compreso il prevedere una penale da parte dell'utente in caso di recesso anticipato, ma non trattando in nessun caso l'impossibilità della controparte a dar seguito al contratto per mancato o impossibile allaccio.
In solo due udienze (la prima rinviata per consentire alla società di produrre della documentazione aggiuntiva), la società viene condannata senza pietà al pagamento di una cospicua multa, oltre a dover risarcire tutti i danni morali e materali alla famiglia con una cifra contente diversi zeri.
Come secondo punto, moltissimi abitanti dei paesi limitrofi segnalano all'Autorità per le Garanzie sulla Concorrenza e il Mercato lo spot pubblicitario che riempie i canali televisivi locali del circondario, il quale viene immediatamente sospeso e sanzionato perché palesemente ingannevole.
Altre situazioni, lentamente, vengono a galla, e decine di casi del tutto simili a quelli della famigliola di Gefrano diventano di dominio pubblico, gettando se possibile ancora più fango sull'immagine della società, portandola lentamente sull'orlo del tracollo...


Suona la sveglia. Sono le cinque e dieci di mattina. Arruffo la testa a Philippe: -Cos'era? Il sogno di uno che non fa altro che sbattere la testa contro le ingiustizie fino a coinvolgere le unioni consumatori?
Però mi sono divertito. E voi no?

lunedì 24 gennaio 2011

The bug and the bank

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Il signor Frank M. Valletto entrò nel suo ufficio di mattina presto, per respirare ancora il residuo odore della nuova pittura murale.
Direttore di filiale da solo un giorno: un gran risultato per un uomo che in banca c'era entrato una decina di anni prima facendo la gavetta con l'inizio dalla cassa.
Un gran risultato, indubbiamente. E questo nuovo sistema informatico installato da appena una settimana aveva reso l'efficienza della rete bancaria ancora più affidabile: tutte le filiali collegate con la sede in tempo reale, e controlli duplici su ogni singola transazione.
Quel lunedì passò come era normale, senza alcun problema, e alla chiusura alle 17 l'italo-americano Valletto tornò nella sua villa patronale poco fuori New York.
I problemi cominciarono il martedì mattina, quando tutti i terminali della filiale semplicemente non volevano aprirsi, con un laconico "Errore 219".
La mattina andava male, e fino alle 10:30 non si riusciva a venirne a capo, nonostante l'immediato intervento di un team tecnico altamente specializzato, ci vollero diversi reset, ripristini e recovery di km e km di nastri di backup per cercare di venirne a capo, ma almeno il geniale direttore Valletto verso le 9 di quella stessa mattina, vista la folla non indifferente di gente che premeva agli sportelli, aveva deciso intanto di operare manualmente e telefonicamente: certo, le cose non andavano ad una velocità decente, ma potevano funzionare.
Le operazioni in contanti erano però limitate, perché la cassaforte temporizzata, collegata anch'essa al sistema elettronico, non voleva saperne di aprirsi...
Finalmente verso le 11:30 il sistema si piegò al volere del team tecnico e, con molta lentezza, decise di collaborare e anche la cassaforte decise di aprirsi.
Il mercoledì andrò peggio.
Dopo aver trovato il medesimo difetto del giorno prima, i tecnici tentarono subito la strada avviata il giorno precedente, ma dopo qualche istante di sblocco, il sistema tornava ad essere caparbiamente congelato. Fu un giorno inutile, e costò non soltanto molte lamentele da parte di tutti i clienti, ma anche la perdita di qualcuno.
Al termine di una giornata non facile, il team tecnico aveva identificato il baco nella procedura del database dipendenti, ma non erano venuti a capo del motivo per cui la procedura si incartasse non appena andava a leggere l'elenco dei nomi, ove peraltro non apparivano errori di inserimento o codice sql malevolo iniettato in giro.
Ma pur non avendo in mente il motivo di questo blocco, il giovedì mattina il sistema era stato ripristinato usando la forza bruta: l'agenzia doveva saltare il controllo del database dipendenti, e grazie a questa forzatura la giornata andò avanti tranquilla e il povero Valletto riuscì a riprendere fiato.
La catastrofe, però, era dietro l'angolo. E venne venerdì mattina sulla scrivania del direttore, sotto forma di una bella lettera in procedura automatica: licenziamento in tronco del direttore Frank M. Valletto per "violazione della procedura 219".
Frank andò su tutte le furie e passò il tempo a farsi rimpallare fra i vari uffici dell'amministrazione, ove praticamente tutti i consiglieri cascavano dalle nuvole, e alla disperata ricerca del segretario che aveva firmato la lettera di licenziamento.
Ma neanche trovare quel segretario servì a molto: aveva firmato la lettera perché era giunta con la normale procedura interna postale, assieme a decine di altre comunicazioni, per cui si era attenuto semplicemente alla procedura di portare alla firma del presidente tutti gli incartamenti della giornata, e quindi aveva inviato per posta tutto quanto.
Quella mattina, nel frattempo, finalmente uno dei tecnici del team venne a capo di quella oscura "direttiva 219": significa "Bisogna imparare con l'esperienza".
Il punto è che attenendosi a questo regolamento interno del team di programmazione del sistema, un programmatore con seri problemi aveva realizzato nella procedura di controllo dei nominativi di clienti e dipendenti una blacklist basata su determinati nomi. Fra cui "Mussolini", ossia il secondo nome dell'attuale direttore di filiale Frank Mussolini Valletto. La scheda di Valletto era stata caricata il martedì, quando il sistema era già stato avviato, e per questo non c'erano stati problemi. Viceversa il mercoledì il sistema non si era voluto avviare fino a venirne convinto con la forza dai tecnici, e il giovedì addirittura praticando la regola di imparare dall'esperienza, aveva bloccato anche le procedure usuali di sblocco manuale.
La situazione non era semplice, e il direttore si sentì discriminato palesemente e trascinò in causa il CdA della banca.
Durante il processo si determinò che la lettera di licenziamento era palesemente non valida, perché non esisteva una specifica richiesta da parte del CdA, bensì era stata emessa automaticamente dal computer, e nessuno si era preoccupato di visionarla, limitandosi a porre le firme e i contrassegni necessari per validarla. La cosa inquietante che si scoprì dopo pochi giorni dall'inizio del processo fu che invece molte delle persone coinvolte nella lettera non si fossero poste alcun dubbio sull'operato dei colleghi nell'emettere un licenziamento in tronco, supponendo che si trattasse di una giusta sanzione disciplinare nei confronti di Frank Mussolini Valletto, perché la filiale era rimasta chiusa due giorni di fila, e diversi clienti avevano chiuso i loro conti correnti e le loro linee di credito. Nessuno si era posto il problema che, nonostante la rigida e severa procedura interna, non fosse stata convocata alcuna assemblea dei membri per deliberare su un argomento tanto scottante.

Mesi dopo, il processo si conclude, e con esso il gigantesco tracollo finanziario della banca ormai boicottata da metà degli Stati Uniti per via del suo comportamento palesemente xenofobo.
Frank entrò nell'ufficio spoglio e si trovò faccia a faccia con quello che ormai era il suo ex presidente. Questi firmò un assegno di oltre 260 milioni di dollari, come risarcimento previsto dalla corte federale per il comportamento tenuto, e la lettera di licenziamento inviata con tanta leggerezza.
Era una cifra importante, ma soprattutto era l'ultima cifra che il gruppo bancario poteva permettersi. Per sempre, visto che Frank Valletto uscì da quell'ufficio con l'assegno ben nascosto nel taschino della giacca, e un sorriso sardonico a un lato della bocca, mentre una nutrita schiera di ufficiali giudiziari entrava nell'ufficio sequestrando, peraltro, la sedia del presidente del gruppo, nonché la stessa scrivania su cui l'uomo aveva appena firmato quell'assegno.

Poi mi girai sulla destra, ritornando sul mio letto e sentendo il caldo pancino di Rafael contro il mio torace. Le cinque di mattina: è ora di alzarsi e non pensare più a questi sogni assurdi ((-:

lunedì 27 dicembre 2010

My Christmas Carol

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Dicembre 2010, Londra. Vigilia di Natale. Mattina
E.S., presidente di una grossa corporazione che gestisce centri commerciali in metà Europa è nel suo ufficio. Sono le nove di mattina.
Improvvisamente bussano alla porta: una persona trafelata si fionda quindi dentro l'ufficio con una serie di cartellette e incartamenti in mano: -Mi scusi, signore: c'è un traffico tremendo per via della vigilia, ed ho trovato pure la neve per strada.
E.S. alza lo sguardo dallo schermo del portatile che ha sulla scrivania, e tira un'occhiataccia al suo segretario, poi ritorna con lo sguardo e la concentrazione alle immagini del computer.
Mentre l'uomo appena arrivato deposita tutte le cartellette sulla scrivania accanto a quella presidenziale, e si avvicina alla parete per appendere il cappottone imbiancato dalla neve che sta cercando di togliersi velocemente, però, E.S. riprende la parola senza distogliere lo sguardo: -Lo so che c'è confusione, Mike. Ma lo sapevi anche tu che sarebbe stato così oggi. Potevi organizzarti meglio e partire qualche minuto prima, o forse vorresti dirmi che dovevi accompagnare i tuoi figli a scuola?
Mike si ferma vicino alla parete con la giacca in mano: -Ha ragione, signore. Mi scusi, non si ripeterà più.
-È già pronto tutto? Lo sai che domani non possiamo sbagliare. Ci sarà un sacco da lavorare, però.
Il repentino cambio di argomento da parte di E.S. lascia per un istante il giovane segretario con le sopracciglia alzate, ma poi torna l'abitudine al lavoro e subito risponde: -Naturalmente. Tutto organizzato sin nei minimi dettagli: domani mattina alle otto in punto saremo tutti quanti qui; non un solo dipendente si è azzardato di proporre scuse o prendere giorni di malattia. Sappiamo tutti quanti che ci sarà del lavoro duro da fare, ma siamo tutti pronti, stia sicuro, signore.
Il presidente accenna una specie di abbozzo di sorriso e poi i due cominciano la giornata analizzando conti e studiando strategie commerciali da applicarsi con l'anno nuovo.
Giunge finalmente la sera, si fanno le 19 e il grande edificio di uffici chiude. Mike e il presidente escono dallo stabile deserto.
-Uff, si è fatto tardi, ma è la sera della Vigilia. Signore, è sicuro di non voler venire da noi in questa cena di Natale?
Mike si rivolge con un sorriso amichevole al suo presidente, nonostante l'espressione stanca di entrambi, ma quest'ultimo lo guarda di sottecchi con un'espressione scura: -Sai bene cosa ne penso di Natale, per cui lasciami perdere. A domani.
E.S. arriva davanti alla casa, un po' defilata dal centro città. Grande, austera e vuota. Si avvicina alla porta e guarda il battacchio di ottone in stile antico. Il solito leone che tiene l'anello gli fa l'occhiolino.
E.S. rimane surgelato davanti alla porta e comincia a guardare il fregio, che appare statico e freddo come al solito. L'uomo fa spallucce e varca la porta d'ingresso, chiudendosela alle spalle con un colpo secco.
Serata. E.S. è da solo, in casa, in vestaglia e davanti al caminetto acceso in un salone molto grande. Si siede in poltrona con un bicchiere di brandy in mano, quando all'improvviso sente un rumore secco che risuona dalla stanza adiacente.
-Ma che...?
La porta si spalanca con un colpo secco e una figura evanescente si fionda dentro la camera, trascinandosi appresso delle catene attaccate a dei grossi macigni.
E.S. è letteralmente paralizzato da questa visione: l'uomo si avvicina al piano-bar, si versa una copiosa dose di scotch in un bicchiere e poi si posiziona malamente sulla poltrona da cui E.S. è schizzato via quando ha assistito a quella visione assurda.
Una veloce sgargarozzata di quasi tutto il bicchiere, un commentaccio a proposito del bicchiere che il fantasma continua a tenere con la mano sinistra, e poi stende il braccio puntandolo verso l'uomo, che sta abbandonando il terrore per cercare di capire chi sia quell'entità. Poi il fantasma comincia a parlare, come un fiume in piena avvolge l'uomo di parole: -Ebenizer Scrooge: suppongo che tu ti stia ricordando di me, sono Jacob, il tuo vecchio socio. Sono qui per lanciarti un messaggio: non fare il mio stesso errore, mio buon amico. Non isolarti e non morire da solo come ho fatto io. Non puoi portarti i soldi nella tomba, e finirai come me e a cercare di vedere la luce nell'oscurità dell'aldilà, senza una meta fino alla fine dei tempi. Questa notte riceverai la visita di altri tre spiriti, come me, che ti mostreranno come puoi cambiare. Ora devo andare, vecchio bastardo. Ricordati delle mie parole: i tuoi soldi non ti seguiranno nella tomba.
La figura evanescente scompare come in una specie di dissolvenza. Il bicchiere che stringeva in mano con un residuo di whisky cade sulla moquette con un tonfo sordo e macchiando in terra. Ci vogliono diversi minuti prima che E.S., sconvolto, si riscossa dalla sua catatonia.
-Il mio ex socio... Jacob?
Passano un paio d'ore, l'uomo molto preoccupato da questa strana storia è ormai in camera da letto, e sta per infilarsi fra il calore del piumone, quando uno scricchiolio scuote il corridoio fuori dalla camera.
La porta della camera da letto (chiusa a chiave, nonostante l'uomo fosse da solo) si spalanca di schianto con un rumore violentissimo. Ne entra una figura simile a una bambina di neanche dodici anni, meno incorporea del fantasma che ha visitato l'uomo solo un paio d'ore prima; si avvicina, gli acchiappa una mano e comincia: -Buona sera, Ebenizer. Io sono lo spirito dei natali passati e sono qui per farti rivedere come hai vissuto questo periodo dell'anno nel passato.
-Ma, ma io...
-Oh, taci, abbiamo fretta.
La ragazzina da uno strattone al braccio di E.S., la stanza cade nell'oscurità e improvvisamente i due si trovano sul balcone di un grosso condominio. La bambina continua: -Non possono vederci, né toccarci, ma noi potremo vivere questa storia in tempo reale, come un film. Vieni, Ebenizer: entriamo.
-Ma io...
-Non discutere, brutto idiota, guarda che cosa succedeva a Natale quando eri piccolo. Vedrai se non ti commuoverai quando rivedrai i tuoi genitori!
La scena è molto semplice: i due genitori e il ragazzino dai lineamenti molto simili a quelli di E.S. sono seduti intorno alla tavola. Su un mobile alla parete un televisore a colori da 28" manda in onda il telegiornale della sera. Uno sparuto albero di natale con quattro palline e quattro luci è nell'angolo opposto della cucina. Padre e figlio stanno discutendo piacevolmente.
-Papà... io glielo ho spiegato che pensare ad essere buoni una volta l'anno, e dimenticarsi degli affetti per il resto dell'anno è molto ipocrita, ma non ci sono santi di farglielo capire a quella testaccia dura.
-Sai bene che gli atei come noi sono sempre visti di cattivo occhio da chi non riesce a guardare oltre il lume del proprio naso, ma che cosa ci vuoi fare?
-Niente: l'importante è andare avanti per la propria strada tenendo il massimo rispetto per coloro i quali hanno invece deciso di seguire altre strade. Finché c'è rispetto, c'è tutto.
-Bravo, belle parole. E tanto ormai negli ultimi anni il valore spirituale di questa festa è andato sempre più scemando, in favore del valore commerciale. E secondo me invece non dovresti sottovalutare questa funzione, specie in vista di future ipotesi lavorative nel campo della grande distribuzione.
-Ma certo! Un'occasione del genere non ho nessuna intenzione di farmela sfuggire. Vaben, io sono stanco, finiamo di mangiare che vado a dormire.
La bambina guarda E.S. sconvolta: -Ma... ma.... ma che razza di cena della Vigilia sarebbe mai questa?
-Ma noi da sempre siamo at...
E.S. si interrompe, mentre la bambina comincia a singhiozzare rumorosamente, e quindi scoppia in un pianto disperato, prende per il braccio E.S. e lo tira indietro. Un istante di buio e i due si trovano di nuovo nella camera da letto di E.S., che si avvicina alla bambina e cerca di abbracciarla per rincuorarla un po', ma scopre che ella è evanescente come un fantasma, e non è in grado di toccarla.
Passano pochissimi istanti, e una seconda figura supera la porta della camera da letto. È un uomo altissimo, quasi un gigante: sarà alto almeno due metri e trenta, ha dovuto piegarsi in avanti per passare dall'uscio e ora rischia di dare una sonora capocciata al lampadario in vetro di Murano che scende dal tetto della camera. Non è solo altissimo, è letteralmente enorme: ha una rotondità non indifferente e il fisico di un camionista norvegese in piena attività. Non appena entra e assiste a quella scena, diventa furioso: -Ma che cosa succede? Ma questo non mi era mai successo! Ebenizer, che cosa hai combinato?
-Ma io non...
Afferra l'esile (in confronto...) E.S. per il braccio sinistro e lo scuote violentemente: -A quanto pare con te sarà più difficile del previsto, eh? Bene, niente paura: io sono lo spirito del natale presente e ti farò scoprire che cosa ne pensa di te chi lavora con te, i tuoi collaboratori e soprattutto... vieni con me!
Un altro strattone, di nuovo buio, e di nuovo luce. In mezzo alla strada, nel quartiere dove abita Mike. Lo spirito del Natale presente prende E.S. di peso e lo spinge contro la porta di casa. E.S. la attraversa come un fantasma, ma poi si spalma contro la parete opposta a circa un metro con un tonfo secco.
Mentre il povero E.S. si allontana dalla parete e comincia a tastarsi il naso per capire se è tutto intero (rendendosi conto che la sua immagine non si riflette nello specchio accanto al punto ove è andato a sbattere) il fantasma lo prende per l'avambraccio destro e lo tira sulla sua destra, fino a raggiungere il salone della casa di Mike.
La tavola è apparecchiata, e sono presenti varie decorazioni natalizie, compreso un albero di natale piacevolmente decorato, delle calze rosse attaccate a una mensola sulla parete e persino due palline rosse attaccate alla carrozzina parcheggiata a capotavola.
Mike e la moglie sono in piedi ai lati della carrozzina, su cui è seduto un bambino dell'apparente età di otto anni, senza capelli né sopraciglia, con degli occhi di un blu così profondo che potresti annegare nel suo sguardo. La sua espressione è molto serafica, e mentre gli altri parenti stanno discutendo del posto di lavoro di Mike, prende la parola con qualche difficoltà ma un tono risoluto: -Smettetela. D'accordo, non è venuto qui, ma ha comunque rispetto di noi, e noi dobbiamo rispettare le sue scelte spirituali. Prima di tutto perché noi non possiamo giudicare un uomo solo perché ha deciso di non festeggiare il Santo Natale, giudicare è un compito di Dio. Secondo, perché comunque è Natale, e dobbiamo mostrarci comprensivi e rispettosi per il nostro prossimo, soprattutto per l'uomo che ha fatto così tanto per la nostra famiglia.
Commenti di approvazione girano per la tavola, sopra tutti quanti quello della madre: -Bravo Timmy. Belle parole, le tue. E in fondo anche se domani tuo padre sarà in ufficio già di mattina presto, sarà comunque un Natale splendido.
Lo spirito del natale presente guarda la scena strabuzzando gli occhi, poi si gira di scatto verso E.S.: -Ebenizer vuoi spiegarmi che diavolo significa?
Gli da uno spintone e in un breve istante di oscurità ritornano nella camera da letto, dove la bambina è ancora lì in lacrime. Una terza figura con un saio nero e incappucciato entra nella stanza, mentre E.S. prende la parola: -È quello che sto cercando di dire da un pezzo. Prima di tutto io...
E.S. si ferma osservando la figura incappucciata che lo guarda puntandogli contro una mano ossuta che fa capolino da una manica troppo larga.
-Spirito del natale futuro, eh? E vuoi portare Ebenizer Scrooge con te a mostrargli che cosa lo aspetta nel natale del futuro, giusto? Bene. Aspetta uno stramaledetto istante, adesso.
Un ruggito cupo risuona per la stanza, ma lo spirito del natale presente gli indica la bambina che piange e gli fa: -Un minuto, Bruce. C'è qualcosa che non va...
-Ecco, appunto. Intanto io non so chi diavolo sia questo Ebenizer Scrooge che continuate a cercare, anche perché io mi chiamo Erbert Soorce! E avevo cercato di spiegarlo a quell'altro squinternato di... come si chiama, Jack?
-Jacob- lo corregge lo spirito del natale futuro con una voce cupa.
-Sì, Jacob. Il mio ex socio? Ma quale ex socio? Io vinsi alla lotteria dieci anni fa e ho aperto i grandi magazzini Soorce da solo! Quale cavolo di socio?
Si gira, guardando in direzione del terzo spirito: -E ora? Vuoi farmi vedere il natale futuro? Andiamo pure! Vuoi mostrarmi Mike e la moglie che piangono sulla tomba del piccolo Timmy? Lo so già. Lo sappiamo già tutti quanti: Timmy è un malato terminale di cancro. Gli hanno amputato le gambe, e ogni settimana si sottopone a massacranti cicli di chemioterapia e radioterapia, che lo lasciano debilitato anche per due giorni. Eppure lui per primo se ne è fatta una ragione. Ha una forza incredibile, quel povero bambino: il suo semplice sorriso mi ha insegnato più cose di quante abbiate cercato di farmene imparare voi tre, anzi quattro squinternati in una intera stramaledetta serata. Altrimenti perché pensate che sono io a pagare tutte le sue costosissime spese mediche?
La bambina, continando a singhiozzare, alza lo sguardo e chiede, incredula: -Sei tu che paghi le sue spese mediche?
-Andiamo: Mike con il solo stipendio di segretario non riuscirebbe a donare alla sua famiglia quella dignità che li fa andare avanti ogni giorno! Lo considero un brav'uomo, che non merita di vivere un dolore così grande!
Dalla porta spuntò Jacob, puntando baldanzoso il dito contro Erbert: -Ma Mike domani sarà al lavoro, anzi lo saranno tutti quanti. L'hai detto tu stamattina, e lui l'ha confermato. Avete detto che ci sarà molto da lavorare! Mike sarà lontano dalla famiglia...
-E certo! Le decorazioni non si metteranno da sole in sala, e c'è bisogno di cucinare per tutti i dipendenti, ma siamo tutti quanti felici di poter passare una giornata in compagnia e in allegria, forse in nome del natale, ma soprattutto in nome del rapporto di fiducia e amicizia che ci lega tutti quanti. Mike mi ha promesso che con molti dipendenti verranno di mattina presto, mentre i familiari ci raggiungeranno solo a ora di pranzo!
-Cosa?
-Domani abbiamo il pranzo aziendale di natale, nonché la festa per tutti i figli dei dipendenti. Come ho già fatto negli ultimi cinque anni mi vestirò da Babbo Natale e consegnerò regali a tutti i bambini dei dipendenti.- Erbert si fermò, fece un sospiro e i suoi occhi divennero lucidi. -Me lo chiese Timmy quando era più piccolo, e io non ho avuto bisogno di pensarci un solo istante, prima di promettergli che avrei organizzato la festa di natale aziendale ogni anno. Visto? Non c'è bisogno di spiritualità per fare delle buone azioni.
I quattro fantasmi uscirono dalla stanza, visibilmente commossi, tenendosi spalla su spalla. Aver sbagliato il proprio lavoro è seccante, ma aver cercato di lanciare un messaggio a una persona come Erbert Soorce era stato l'errore più stupido che mai si potesse fare. L'ultima frase che echeggiò nella stanza, prima che la porta si richiudesse, fu quella di Erbert, che concludeva: -Ad ogni modo, se vorrete unirvi a noi domani, ne saremo molto lieti tutti quanti. Per me il natale non è altro che un giorno festivo sul calendario, in cui si chiude bottega. Ma questo non ci proibisce di riunirci tutti insieme per un momento di spensieratezza, lontani dallo stress e dal tran tran quotidiano del lavoro, riscoprendo l'altissimo valore dell'amicizia, e della famiglia.